=L’arrivo di una coda.=
I mercanti chiudono le botteghe, gli impiegati desertano dagli uffizi,
gli operai cessano dal lavoro.
Già da un’ora la piazza è gremita di curiosi...
Suona il mezzogiorno... Fra pochi minuti la vettura del Ciccino deve
tornare da Milano; con quella vettura giungerà il cavaliere Lodovico
Albani e la sua... coda.
—È dunque vero? chiede il calzolaio al suo compare falegname.
—Caspita, se è vero!... Il matrimonio è andato in fumo, e la marchesa
ha dato ordine al portinaio che il signor Lodovico non debba metter
piede in palazzo.
—Ma questa coda, chi l’ha veduta? chi l’ha toccata? domanda la moglie
del parrucchiere.
—C’è chi l’ha veduta, c’è chi l’ha toccata, c’è chi l’ha misurata,
risponde una vecchia. E una coda lunga tre braccia... Bisogna giuocare
il tre di primo estratto... ovvero il settantaquattro (coda) e il
ventisette (età del signor Lodovico).
Il medico del paese passeggia gravemente tra la folla in compagnia
del sindaco, arrestandosi di tratto in tratto per rispondere alle
interpellanze.
—Che ne dice lei di questa coda, signor dottore? S’è mai dato un
fenomeno più strano, più sorprendente?
—Io non trovo nulla di strano, nulla di sorprendente a che un uomo
abbia la coda. La natura è varia ed infinita nelle sue produzioni. Chi
conosce le cause, non può meravigliarsi degli effetti. Io respingo
l’opinione di quei dotti naturalisti, i quali pretenderebbero che
l’uomo _ab origine_ fosse animale codato, e che, degenerando le razze,
egli abbia insensibilmente perduto questo accessorio parassita. Ma come
in cielo fra milioni e milioni di astri scodati, vediamo a certe epoche
apparire delle comete con una coda incommensurabile, così non trovo
ragione a sorprendermi che il signor Lodovico Albani riproduca nella
specie umana questo grande fenomeno, che più volte vedemmo ripetersi
nelle regioni celesti.
Mentre il vecchio Galeno della borgata spaccia, a chi degnasi
interrogarlo, siffatte teorie, e spiega le misteriose influenze
degli _appetiti_ o _voglie_ femminine, le cause degli aborti e
delle mostruosità; il contino Tiburzio trapassa rapidamente dall’uno
all’altro gruppo, tutto lieto del proprio trionfo. Per istornare ogni
sospetto, egli interroga, sorride, crolla la testa, da la baia a questi
e a quello, perfino a donna Marta Passeroni, che in tutta confidenza
gli ha mostrato il dispaccio del signor Frigerio.
Don Cecilio Speranza e Don Domenico Crescenzi hanno anch’essi le
loro buone ragioni per mostrarsi increduli. Il secondo è venuto
sulla piazza, ma si tiene in disparte, evitando d’immischiarsi alle
conversazioni. Il parroco è trattenuto in chiesa da donna Letizia
Novena, la quale ha voluto consultare il suo direttore spirituale per
un brutto sogno che ha fatto la notte a proposito della coda.
Ma un grido sorge dalla massa... poi silenzio solenne... Tutti gli
occhi si convertono verso il fondo della contrada, ove la vettura
del Ciccino entra rumorosamente. Perchè mai questa folla? chiede a
sè stesso Lodovico Albani, mettendo il capo agli sportelli della
carrozza.—Questa buona gente vuoi forse darmi una prova di simpatia...
Eh! non vi è dubbio!... Si grida: viva lo sposo!... Grazie... bravi e
buoni popolani... Io non credeva meritare sì cortese dimostrazione...
La vettura entra nell’albergo del Pavone... Tutti i viaggiatori
discendono... Lodovico Albani, leggiero come un daino, balza di serpa
in un salto...
Sbalordito dalla stanchezza, dal sonno, dall’appetito, il giovine
fidanzato non si accorge della ironica espressione dei volti.
Egli non può udire gli epigrammi sommessi dei circostanti... Se qualche
strana parola gli ferisce l’orecchio, è ben lungi dall’immaginare che a
lui sia diretta.
Nello scendere dalla vettura, la mente del giovane sposo fu però
contristata da una grave sorpresa. Perchè mai donna Fabia non è venuta
ad incontrarlo? Dov’è l’amabile Virginia? Ella sapeva del mio ritorno.
Come avviene che ella non si trovi qui a farmi festa, mentre tutto il
paese si è mosso? Ma ecco l’amico Tiburzio... Egli forse potrà darmi
novelle... Ben trovato, mio caro contino...
—Ben trovato, cavaliere!
I due titolati si danno di braccio, e insieme attraversano la folla,
mentre da ogni parte crescono le risate e i motteggi.
—Vedete come egli cammina! dice il calzolajo... Eh! non deve essere
molto comodo il portarsi attorno tre braccia di quella mercanzia!
—Ei deve trovarsi meglio di presente che non poco dianzi nella
vettura...! dice un altro.
—Io non so comprendere—osserva il barbiere—io non so comprendere
dov’egli possa collocare tutta quella roba... Probabilmente è una coda
a criniera come l’hanno i cavalli.
—Scommetto che ei la striglia ogni mattina e la riduce a gomitolo...
—Eh! non v’ha dubbio, dice il sartore. Se ben gli guardate, vedrete,
che il paletot gli fa una piega molto pronunziata presso la spaccatura.
—Povero Lodovico! sospira la Passeroni. Quel giovine ora mi interessa
più che mai... Sì elegante! sì bello!... Io poi... non avrei tanta
paura di una coda... io!
Lodovico saluta colla mano e col sorriso quanti gli occorrono per via,
ma egli è troppo interessato a chiedere notizie della sua Virginia, per
comprendere il senso di quelle strane conversazioni.
—Tu dunque non sei più tornato in casa della marchesa? chiede Lodovico
al contino.
—Durante la tua assenza, ho creduto mio dovere l’astenermi...
—– Ma in paese non sarebbe corsa qualche sinistra notizia?
—No... ch’io mi sappia... Ma ieri e ier l’altro io sono stato a
cacciare nelle paludi di Ticino in compagnia di alcuni amici... A dir
vero, anch’io mi sono meravigliato di non vedere la tua Virginia presso
la vettura...
Usciti dalla folla, al primo svolto di contrada, il conte trovò un
pretesto per allontanarsi da Lodovico. Questi raddoppiò il passo,
e pieno il cuore di tristi presentimenti, si diresse alla propria
abitazione.
Sulla porta stava ad attenderlo una donna, Clementina, la cameriera
di donna Fabia, la confidente di Virginia, altre volte messaggiera
d’amore, ed ora di sventura.
Il volto di Clementina annunziava disastri.
—Mio Dio!... che sarà mai?
—Entriamo! che niuno ci vegga parlare insieme, disse la fida
ancella.—Io sarei perduta.
—Vieni nella mia camera, Clementina...
—Non posso... Non ho tempo... Povera signora Virginia!
—Che è dunque avvenuto?...
—È avvenuto, signore... che qualche birbone... qualche vostro nemico
ha scoperto ogni cosa... Voi mi intendete... signor Lodovico!... La
marchesa sa tutto! La signora Virginia sa tutto! Il signor curato sa
tutto! In tutto il paese non si parla che di questo brutto affare...
—Ma... spiegati, mio Dio!... Cosa si è saputo?...
—Eh! via! non stiamo a fare delle scene... Io non ho tempo da
perdere... La mia povera padroncina è là che piange, che si dispera,
che si strappa i capelli...
—Oh! presto! corriamo da lei...! esclama Lodovico, muovendo per
uscire.
—Ci mancherebbe altro, signor cavaliere, per accrescere lo
scandalo!... Io sono espressamente qui per avvertirvi di non provocare
altri guai... Il portinaio ha avuto ordine di non lasciarvi più entrare
in casa della marchesa... Se voi vi presentaste, nascerebbe una
scena... e al punto in cui siamo bisogna evitare nuove pubblicità!...
—Ma vorrai tu spiegarmi una volta, che vogliano dire tutte queste
novità, tutti questi misteri?...
—Voi lo saprete questa notte... signor Lodovico. Virginia avrà forse
il coraggio di parlare... Io non ho potuto resistere alle lagrime,
alla disperazione di quella poverina. Ella dice che non è possibile...
Ella sostiene che qualche vostro, o suo nemico vi ha calunniato... per
mandar a monte il matrimonio...
—– Ah! trattasi dunque di una calunnia! sclama Lodovico... Ma che
possono aver detto sul mio conto di tanto grave, che la marchesa mi
chiuda l’accesso alla sua casa e mi tolga il mezzo di giustificarmi? In
questo paese io non ho nemici... Io non ho mai fatto male ad alcuno...
—Eh!... lo sappiamo che finora non avete fatto male ad alcuno... Ma
potreste farne... e molto... del male... alla signora Virginia!...
signor Lodovico... Le ho detto che non ho tempo da perdere... Dunque,
sbrighiamoci... Punto primo: non uscire di casa durante la giornata, e
sopratutto guardarsi bene dal metter piede nel palazzo della signora
marchesa. Punto secondo: questa notte, alle ore undici precise,
trovarvi presso la porticiuola del giardino che mette al sagrato...
Virginia verrà ad aprirvi... Io sorveglierò perchè nessuno interrompa
il vostro colloquio... Voi vedete ch’io rischio di compromettermi per
voi... Non domando altro compenso che un po’ di sincerità da parte
vostra... Guardatevi dall’ ingannarla, quella povera figliuola!...
Franchezza! Schiettezza!...Coraggio!... Se non l’avete, tanto meglio...
se l’avete, tanto vale una confessione sincera... Badate di non
alterare la misura; poichè, braccio più, braccio meno, il matrimonio
non avrebbe effetto...
Quella inesplicabile conclusione pose il colmo allo stupore di
Lodovico...
Clementina non attese risposta, e disparve.