=La coda si prolunga.=
Sono le dieci del mattino.
La marchesa donna Fabia Santacroce è seduta nella gran sala di
ricevimento.
—C’è là fuori una visita, dice Clementina, posando sulla tavola una
guantiera d’argento...
—Una visita a quest’ora?
—È don Cecilio Speranza.
—Un’altra chicchera di cioccolatta... e il reverendo venga
introdotto!... Questi reverendi sanno cogliere il momento! Essi non
possono rinunziare alle buone abitudini!
Il reverendo parroco di L..., appena entrato nella sala, fece un
profondo inchino, e baciando la mano alla marchesa, lanciò una occhiata
furtiva al cioccolatte.
—Qual buon vento, signor don Cecilio?... Presto, Clementina! Una
chicchera per il nostro degno curato!... Spero che la reverenza vostra
vorrà accettare....
—Tutto che viene dalla gentilissima... ed onorandissima signora
marchesa...
—Sempre disposta... ai vostri servigi...
—Obbligatissimo alle vostre grazie, colendissima signora marchesa...
Don Cecilio Speranza avea già fatto mezza dozzina di profondissimi
inchini. Appena la fanticella rientrò nella sala per versargli
la cioccolata, il reverendo si assise, tolse dalla guantiera un
biscottino, e immergendolo devotamente nella bevanda profumata, prese a
parlare di tal guisa:
—Non è il caso, o il solo piacere di farvi una visita, che oggi mi ha
condotto da voi, colendissima signora marchesa... Io debbo parlarvi di
un’ affare assai grave, debbo svelarvi un segreto, dal quale dipende il
decoro della vostra casa, l’avvenire della vostra famiglia, l’onore,
la pace, la tranquillità della vostra amabilissima figliuola in questo
mondo, e la sua salute eterna nell’altro... Siete voi ben sicura che
nessuno possa spiare le nostre parole?..
La marchesa suonò il campanello.
Clementina ricomparve.
—Bada che nessuno deve entrare in questa sala, nè tampoco avvicinarsi
alle porte, disse la marchesa alla cameriera in tono solenne. Io debbo
conferire col signor don Cecilio di affari molto importanti...
La cameriera fece un inchino, girò intorno uno sguardo scrutatore, uscì
dalla sala, fece traballare l’anticamera con quattro salti rumorosi,
poi leggiera, leggiera, sulla punta de’ piedi, tornò presso la porta, e
pose l’orecchio al buco della serratura.
Don Cecilio Speranza, con voce pecorina riprese a parlare:
—Voi non ignorate, signora marchesa, quanto amore io porti alla vostra
nobile e generosa famiglia, quanto mi stia a cuore il vostro decoro,
e qual sentimento di predilezione paterna mi leghi a quella cara e
buona fanciulla che è la marchesina Virginia. Io l’ho battezzata, io
l’ho iniziata alla prima comunione, l’ho diretta fino dai primi anni
co’ miei consigli, colle mie esortazioni, sia in casa, sia nel sacro
tribunale di penitenza... La vostra Virginia mi ha sempre ascoltato...
mi ha sempre obbedito... Grazie agli aiuti della divina provvidenza,
ella è cresciuta nel santo timor di Dio... In una parola, ella è degna
figlia di una madre, che noi abbiamo sempre citata come modello di
tutte le virtù.
La marchesa crollò leggermente la testa, facendo un sorrisetto di
compiacenza.
—Era a desiderarsi, che a complemento di tante belle doti, quella
santa fanciulla prediletta da Dio vivesse mai sempre fra le dolcezze
della verginale innocenza... Ma questa vocazione delle anime elette non
è oggidì molto comune alle fanciulle... All’età di sedici anni quasi
tutte propendono verso il sesso più forte... La vostra buona ed amabile
Virginia in ciò seguì l’esempio delle altre...
—E di sua madre, interruppe la marchesa sorridendo.
—Il che prova, soggiunse don Cecilio inchinandosi, che anche nello
stato coniugale si può vivere santamente... purchè la donna sia tanto
avventurata da trovare un degno marito...
—Io vedo a che tendono questi vostri preliminari, disse la marchesa
con qualche impazienza... Trovereste forse a che dire sulla scelta da
noi approvata? Avreste mai qualche dubbio sul carattere e sulla onestà
del signor cavaliere Lodovico, il fidanzato di nostra figlia?...
—Iddio mi guardi dal nutrire il menono sospetto sulle doti morali di
quell’ottimo giovine! rispose don Cecilio premendo la mano al petto; ed
è appunto perchè io l’amo assai, e lo stimo, e vorrei dissipare ogni
ombra di dubbio...
—Vedete dunque ch’io ho colto nel segno, disse la marchesa alquanto
turbata. Qualcuno ha cercato insinuare nel vostro animo...
—Non nego... Il caso ha voluto che giungessero al mio orecchio certe
voci...
—Ebbene, che hanno trovato a dire i maligni sul conto di questo
amabile cavaliere? chiese la marchesa con vivacità. Badate, don
Cecilio, che io sono una ammiratrice entusiasta del signor Lodovico. Se
alcuno osasse dubitare della sua onoratezza...
—E chi mai l’oserebbe, signora marchesa? Io vi assicuro che, quanto
al morale, io vi starei garante pel vostro futuro genero. Ma vi hanno,
o signora marchesa (e don Cecilio immerse un altro biscottino nella
cioccolatta), vi hanno certi difetti organici.. leggeri... di nessun
conto, che facilmente si possono dissimulare...
—Oh! sta a vedere che qualcuno è venuto a dirvi che il signor Lodovico
Albani ha il gozzo o la gobba?... Egli! il più avvenente, il più
perfetto gentiluomo, che abbia mai posto piede nelle mie sale!
—Di tale avviso pochi mesi or sono erano tutti gii abitanti di Pavia,
dove quell’eccellente amico era stato inviato dal Governo come
segretario di Intendenza. Colà pure il signor Lodovico in breve tempo
era divenuto l’idolo delle società eleganti e sopratutto delle donne...
—Lo sappiamo...
—Colà pure... egli aveva amato una giovinetta di casato nobile e
ricco, alla quale stava per unirsi in matrimonio...
—Lo sappiamo...
—Ebbene, lo credereste, signora marchesa? Quando si venne a sapere che
il signor Lodovico Albani aveva una certa imperfezione fisica... un
certo prolungamento...
—Un prolungamento! ripetè la marchesa credendo comprendere. Ma siete
voi certo, che il signor Lodovico Albani abbia un prolungamento?
—Perdonate, signora marchesa, se io debbo scendere a certi particolari
che per avventura devono offendere il vostro orecchio delicato. La
coscienza e il dovere soltanto mi spingono a parlare... Quanto vi
narro mi fu riferito da persone degne di fede... da uomini onesti e
prudenti... Il signor Lodovico Albani, come poco dianzi io vi diceva,
avrebbe dunque un muscolo superfluo...
—Che orrore! Ma chi dunque ha potuto sapere?...
—_Relata refero_... Non appena in Pavia si ebbe sentore che il signor
Lodovico era in trattative di matrimonio colla figlia di un ricco
negoziante di formaggi, una rivale gelosa, la quale probabilmente era
stata in intimi rapporti col nostro gentiluomo, divulgò il fatale
segreto... In meno di una giornata tutta la città seppe che il
segretario del regio Intendente... aveva la coda!
—La coda!!!
—Sì, una coda lunga quattro dita; disse il reverendo; facendo il segno
della croce.
—Quattro dita di coda! ripetè la marchesa giungendo le mani.
La cameriera, che stava alla porta origliando, si alzò lestamente,
scese le scale, venne in cucina, adunò il cuoco, i camerieri ed i
guatteri... e fattasi in mezzo al circolo:
—Sapete che c’ è di nuovo?...
—Che c’è, Clementina?...
—Lo sposo della signora Virginia...
—Il signor Lodovico Albani!...
—Il signor Lodovico... Albani... Ma, silenzio... che nessuno lo
sappia, per carità!... Io l’ho udito poco dianzi per caso da don
Cecilio Speranza...
—Ebbene!
—Il signor Lodovico... Albani... ha la coda...
—La coda!!! gridarono il cuoco, i camerieri ed i guatteri...
—L’ha detto don Cecilio Speranza alla marchesa: Il signor Lodovico
Albani, lo sposo di madamigella Virnia... ha una coda lunga un braccio!