ACATE _indi_ ENEA.
ACATE _(venendo da sinistra)_. Queste cartaginesi sono insaziabili.
Lode a Giove, son riuscito a liberarmi dalla principessa Anna e a
rinviarla alla reggia. Buon per me che la grandine è venuta in mio
soccorso, traforandomi l’ombrello. Numi immortali, che proteggete
l’Italia futura, operate qualche prodigio in favore dell’augusto mio
principe, ond’egli riesca a svincolarsi dalle panie amorose, in cui lo
tien stretto e avviluppato la regina. Frattanto, nella mia qualità di
_fido_, ho compartito gli ordini perchè tutti si tengano pronti alla
partenza. Il ministro della marina, al quale abilmente ho promesso la
croce di commendatore, ha messo a nostra disposizione uno dei più bei
navigli dello Stato.
ENEA _(uscendo dalla grotta)_. La pioggia è cessata... La regina
assopita in profondo letargo... Oh! chi vedo? Acate... il mio fido...
ACATE. Augusto sire, io andava in traccia di voi...
ENEA. A bassa voce, per carità!... La regina di Cartagine giace svenuta
in quella grotta... Converrà profittare del fausto accidente per
correre alle navi coi nostri, e sciogliere immediatamente le vele alla
volta d’Italia. Se debbo credere ad un sogno che ho fatto la scorsa
notte, i venti ci saranno propizii.