CUPIDO _entra in scena armato di varii dardi, e si pone a sedere sovra
una tavola cantarellando_.
I. Io sono il bel Cupido,
Il nume dell’amor;
Figlio son io di Venere,
M’è ignoto il genitor.
V’è alcun che può conoscere
Il vero suo papà?...
Mia madre era sensibile...
Di tutti avea pietà.
Lalarà—lalarà.
II. Di scendere a Cartagine
Giunone mi ha ordinato;
Enea co’ suoi famelici
Troiani è qui arrivato;
Vuole l’amabil Dea
Che quel briccon di Enea
E la regina vedova
Delirino d’amor.
Quand’ella passerà,
La freccia scoccherò;
Se una non basterà,
Venti ne scaglierò,
Così quel sen grassissimo.
Forse trapasserò.
Mettiamci in breccia
Coll’arco in mano...
Ecco una freccia
Che andrà lontano...
(_guarda verso la galleria_)
Ella si appressa...
È proprio dessa...
Larà—Larà!
Questa per certo
La colpirà.
(_tira il colpo e fugge_).