ANNA. A me pare...
DID. Basta, vi dico!... (_levando la mano in atto minaccioso_). Già
troppo ho offesa la sacra e imperitura memoria del fu augusto mio
consorte, prestando orecchio ai vostri scandalosi propositi... Io
dovrei punirvi severamente... Ma pure mi sento inclinata a usarvi
clemenza riflettendo alla vostra grossolana costituzione... ai
vostri bassi natali... Parlo a voi, o pettegole... Quanto a te, mia
ottima sorella; a te, inesperta della vita e non colpevole che di
puerili desiderii e di illusioni fallaci, odi bene quanto io sto
per dirti.—Io giuro per ciò che vi ha di più sacro nell’Olimpo e
sulla terra, per la venerabile barba di Saturno, per tutti gli Dei
e le Dee immortali, per lo Statuto proclamato dal mio fu augusto
consorte, per la mia lista civile... giuro di serbare eterna fede al
cenere di Sichéo—giuro che questa mia mano non verrà mai profanata
dal contatto di un uomo, foss’egli per beltà ed eleganza di forme
rivale di Apollo, e per energica costituzione di muscoli pari a Marte
l’invitto. Io porterò eternamente la gramaglia... e i miei capelli
disadorni e sparsi di immonda cenere... faranno testimonianza perpetua
del mio dolore. (_Levando le braccia verso il lampadario_). Numi e
semi–numi dell’Olimpo! a voi, vindici d’ogni spergiuro, salga questo
mio voto solenne... E se mai di un solo desiderio, di un solo pensiero
io offendessi la cara e venerata memoria del mio augusto consorte;
scendano pure i vostri fulmini sulla mia testa regale,
Arda la reggia, e sia
Il cener di lei, la tomba mia!
CORO. Così sia!
(_Breve silenzio.—Didone rimane immobile alcun tempo colle braccia
levate—poi, riscuotendosi, riprende_:)
DID. Anna: dilette ancelle... Ritiratevi fino a nuovo ordine...
Nell’eccesso del mio cordoglio, io dimenticava di propiziare gli Dei...
Recitiamo una dozzina di _Deprofundis_ in suffragio dell’augusto
defunto.
(_Didone va ad inginocchiarsi in un lato della sala, e raccoglie il
capo nelle mani nell’attitudine di chi prega fervorosamente_).