Nella bottega dell'orefice.
Era una domenica di luglio e stava per sonare il mezzogiorno. Uno dei
garzoni si avvicinò al padrone e chiese:--Si deve chiudere?
--Chiudete pure--rispose Girolamo Bardelli.
Una signora vestita a bruno, ch'era in compagnia d'un fanciullo fra i
sei e sett'anni e ritta dinanzi al banco chiacchierava confidenzialmente
con l'orefice, esclamò:--Diamine! È così tardi?... Vado, vado... Su,
Pinotto...
--Eh, non c'è fretta, signora Merlini--disse Bardelli.--Prima di tutto
a chiudere ci vogliono dieci minuti... Poi si può uscire per la
porticina di dietro: e in fine si può anche restare, perchè io resto.
Pronunziate queste parole, Girolamo Bardelli diventò rosso come un
papavero, perch'egli era timidissimo col bel sesso, e una proposizione
siffatta gli pareva il colmo dell'audacia, quantunque dovesse capire
che la presenza di Pinotto era una salvaguardia contro tutti i
pericoli.
La signora Merlini sorrise maliziosamente.--Eh, signor Bardelli, che
direbbe il mondo?... No, no, me ne vado... E siamo intesi...
Occorrendo, posso fare assegnamento su lei per la stima di quei pochi
oggetti...
--Ma per qualunque cosa, si figuri...
--Già se non potessi proprio fare a meno di venderli, verrei qui...
Lei non è uno speculatore, è un amico....
--Questo sì, ma speriamo che non abbia bisogno...
--Eh, una povera vedova con un figliuolo da educare, non si sa mai...
Una gran brutta condizione, caro signor Bardelli, quella d'una vedova
che sia ancora abbastanza giovine e che voglia restar ligia al proprio
dovere... Se non è un mostro--e la signora Merlini ebbe un gesto che
significava: «Io non sono tale;»--se non è un mostro, degli appoggi ne
trova in quantità; ma a qual prezzo?
Questa volta l'orefice arrossì per conto della signora Merlini e
balbettò:--Pur troppo gli uomini sono raramente disinteressati.
Ella lo interruppe.--Ce ne sono però; siamo giusti. Ce ne sono e ne
conosco anch'io... molto da vicino....
Così dicendo, la vedova porse al signor Girolamo una mano bianca e
grassottella ch'egli prese con delicatezza in una delle sue, mentre
con l'altra accarezzava i capelli di Pinotto.
La signora Merlini puntò sul banco tutti e due i gomiti e chinandosi
verso Bardelli sussurrò a bassa voce:--C'è una cosa ch'io non riuscirò
mai ad intendere.
--Ed è?
--Perchè gli uomini migliori non si facciano una famiglia.
La onesta curiosità della signora Merlini rimase inappagata, perchè
giusto in quel momento due persone irruppero nella bottega che i
garzoni non avevano ancora finito di chiudere. Era la signora Marianna
Bardelli in compagnia del figliuolo Eugenio.
--Scappo--disse la vedova ripigliando la posizione verticale. E
soggiunse in un soffio:--Stasera alle nove conduco Pinotto a prendere
una boccata d'aria al Valentino.
Indi, voltandosi verso i nuovi arrivati.--Buon giorno, signora
Bardelli, come sta? Buon giorno professore... Pinotto, da bravo,
levati il berretto. Questi ragazzi non imparano mai la creanza.
Scambiati i saluti, la signora Merlini uscì rapidamente, tenendo a
mano il figliuolo.
La signora Bardelli la seguì con uno sguardo sospettoso e
malevole.--Che civetta!
--Oh Dio--obbiettò l'orefice.--Non vedo...
--Civetta sopraffina--ribadì la madre.--E come si dipinge gli occhi!
--Non mi pare...
--Tu non te ne intendi, caro mio... E bazzica molto in questa bottega,
la signora.... Grandi affari, ha...
--Desidera ch'io le stimi degli oggetti d'oro...
--Uhm!... Son donne da starne lontani le mille miglia.... Basta, spero
bene che non cascherai nella rete...
--Oh mamma, che idee!--E mutando discorso, domandò:--Hai da
parlarmi?... Anche tu, Eugenio?
A un cenno affermativo degli interrogati, egli si rivolse ai
garzoni:--Andatevene pure e date i catenacci anche per di fuori... Io
uscirò dalla porticina di dietro, e chiuderò a chiave da tutte e due
le parti.
Quando non ci fu più nessun estraneo, Girolamo Bardelli precedette sua
madre e suo fratello nella retrobottega ove spirava un po' d'aria, li
fece sedere e disse:--Che cera scura avete! Ci son dei guai?
--Pur troppo--sospirò Eugenio.
La signora Marianna gli diede sulla voce--Oh, lui esagera sempre.
Certo ch'è una cosa sgradevole.
--Ma spiegatevi, in nome del cielo--insistè Girolamo.
Eugenio tirò fuori una lettera dalla tasca del soprabito, e la
consegnò a suo fratello.--Leggi: è del professore Varedo.
Con molte circonlocuzioni, Alberto Varedo scriveva da Roma a Bardelli
ch'era dispiacentissimo di non poter conservargli il posto di
assistente che egli occupava già da due anni. Questi posti destinati a
essere un utile tirocinio pei giovani aspiranti all'insegnamento non
erano mai dati a perpetuità allo stesso individuo; anzi molti
professori ad ogni nuovo anno scolastico prendevano un assistente
nuovo. Egli, Varedo, aveva resistito fino allora alle molte
sollecitazioni che gli venivano fatte, e se adesso aveva ceduto non
era certo per mancanza di stima e d'affezione verso Bardelli alla cui
opera efficace si onorava di render giustizia; era soltanto per non
incorrer nell'accusa di favoritismo. Sperava che questa deliberazione
non sarebbe stata presa in mala parte dal suo valido collaboratore col
quale egli si riprometteva di mantenere intatti i rapporti di amicizia
personale e di fratellanza scientifica.
--È una bella lettera, non si può negarlo, una lettera che si potrebbe
metter in cornice come qualunque diploma--osservò la signora Bardelli
facendosi fresco col ventaglio.
L'orefice ripiegò il foglio, lo rimise nella busta e lo restituì a
Eugenio, dicendo:--Sì, la lettera è gentile, ma...
--Ma la conclusione si è che ho perduto il posto--continuò
l'assistente.--Lo so benissimo che non son posti conferiti a
perpetuità, e nemmeno io potevo pretendere di esercitar questo ufficio
fino alla consumazione dei secoli. Aspettavo sempre che s'aprisse un
concorso a qualche cattedra della mia materia o di materia affine...
Quello che mi pesa di più è il modo.... Perchè il professore non m'ha
detto niente l'ultima volta che ci siam visti? Perchè, volendo mutare,
non ha scelto uno dei giovani usciti dalla nostra Università? Perchè
mi dà per successore un certo Quinzani che ha fatto i suoi studi parte
a Pisa, parte a Lipsia, e che qui non si conosce punto?...
--Nella lettera non c'è nessun nome--interruppe Girolamo.
--Quest'è il peggio... Il nome l'ho saputo all'Università a cui il
professore Varedo l'ha comunicato per le formalità d'uso.... Quinzani!
Una assoluta mediocrità che ha pubblicato una memoria insignificante
di diritto internazionale... Ma è nipote d'un uomo politico...
La signora Bardelli che aveva la pretesa di esser una donna pratica e
positiva rimise in carreggiata la discussione.
--Son chiacchiere vane... Sia uno o l'altro il successore, è lo
stesso. L'essenziale è d'intendersi sul _quid faciendum_. Eugenio
crede che ormai sia inutile qualunque passo per far recedere il
professore Varedo dalla deliberazione presa.
--Inutilissimo.
--Sarà. A ogni modo è necessario rispondere. E poichè il professore
mostra tanta amicizia, tanta deferenza, bisogna coglier la palla al
balzo e sollecitare il suo appoggio in un prossimo concorso... Non ho
ragione, Girolamo?
--Sì.... veramente--rispose il figliuolo maggiore....--Ma c'è questo
concorso?
--Pare che il Ministero si deciderà ad aprirne uno a Bologna--disse
Eugenio Bardelli.
--Non c'è dubbio--ripigliò la signora Marianna con l'usato
ottimismo--non c'è dubbio che il professore favorirà la tua nomina...
È una specie d'obbligo morale per lui... Io però farei qualche cosa di
più... Io senza perder tempo andrei a visitare la signora Diana, ch'è
in villeggiatura sul Lago Maggiore fra Stresa e Belgirate, e la
pregherei di patrocinar la mia causa... Quella è un angelo...
--Oh sì, sì--esclamò Eugenio con enfasi.--E m'ha anche invitato ad
andarla a trovare... Gli è che non vorrei cascare in un giorno che ci
fosse il professore.
--Perchè? Se ci fosse, meglio. Vi spieghereste a voce. Ma già ora è a
Roma... E poi ci s'informa.
Non ci volle molto a persuadere Eugenio Bardelli dell'opportunità di
questa visita. Più ancora che del posto perduto egli si crucciava
all'idea di non poter frequentare la casa Varedo con la solita
intimità, e gli pareva mill'anni di assicurare la signora Diana che i
suoi sentimenti per la famiglia erano inalterati, e che, assistente o
no, egli era sempre al servizio di lei, del professore e di Bebè.
Adesso la loquace signora Bardelli venne al nocciolo della questione.
Se Eugenio non aveva il posto, naturalmente egli non riscuoteva
neanche lo stipendio.
L'orefice capì a volo.--Quant'era?
--Una miseria. Cento lire al mese--replicò la madre.--Ma gli bastano
pel suo vestito, per i suoi libri, pe' suoi minuti piaceri... Un
giovinotto non può star senza un centesimo in tasca... Se davo retta a
lui, non te ne parlavo...
--No, proprio--disse Eugenio mortificato. Tu hai tutto il carico della
casa sulle spalle.
Girolamo sorrise con bontà.--Non pensare a questo, oggi.... Tu avrai
col tempo la tua brava cattedra e sarai indipendente. Frattanto per
quel che occorre, son qua io.
Mentre Eugenio, commosso, si profondeva in ringraziamenti e la madre
tributava i dovuti elogi alla bontà del suo primogenito sempre
disposto ad aiutare i fratelli, Girolamo faceva tra sè e sè alcune
giudiziose considerazioni.--Già io non ho inclinazione pel matrimonio,
ma se pur ne avessi, sfido io a prender moglie fin che questi
benedetti ragazzi non siano sistemati.... E la signora Merlini non
capisce la ragione per cui certi uomini vivono scapoli.... Gliela
spiegherò io la ragione, stasera, al Valentino.
--Girolamo!--riprese con qualche esitanza la signora Marianna.
Egli si scosse e credendo ch'ella volesse andarsene disse
pronto:--Eccomi qua. Vi faccio uscire per la porticina.... Io rimango
un paio d'orette sinchè ho finito un lavoro.
La signora Bardelli, impacciata contro il suo solito, accennò
negativamente col capo.
--No.... Abbi pazienza... Dovrei dirti ancora qualche cosa....
--Oh Dio!... Altre disgrazie?
E l'orefice interrogò con lo sguardo Eugenio che teneva gli occhi
fissi al suolo.
La madre intervenne pronta.--No, no, lui non c'entra.
--Paolo allora!... Ha da gettare dei nuovi quattrini nei suoi progetti
colossali?
--Oh Girolamo--saltò su la vecchia signora in tuon di rimprovero.--Tu
pure diffidi del genio di Paolo?... E sì che presto o tardi quello
farà strabiliare il mondo.
Girolamo mise un sospirone.--Aspetta cavallo che l'erba cresca.
--Oh--ella seguitò con amarezza,--lo sa il povero Paolo, lo sa, che i
primi a dubitare di lui sono i suoi fratelli... Meno male Eugenio che
non ha l'obbligo d'intendersene d'arte. Ma tu...
--Io, mamma--rispose Girolamo--non son che un povero manuale
innamorato degli antichi... L'arte moderna non la comprendo, ciò che
non vuol dire ch'io non apprezzi l'ingegno di Paolo e che non gli
auguri i maggiori trionfi.... Sentiamo, via, mamma, che cos'ha Paolo?
Non hanno accettato il suo bozzetto a Monaco?
--Oh sì--ribattè la signora Marianna agitando furiosamente il
ventaglio--vorrei vedere che non glielo avessero accettato... Il
bozzetto non lo ha spedito lui all'ultimo momento perchè non finiva di
piacergli... È coscienzioso, Paolo... Ma non si tratta di questo.
--Di che si tratta dunque?
--Ecco--principiò la vecchietta, e non c'era verso che trovasse la sua
parlantina--ecco.... tu conosci la Gegia, quella che ha servito di
modella a tuo fratello per la sua magnifica baccante?....
--Sì, la conosco di vista... Gira sempre sotto i portici.
--Girava.... Ora non più.
--Insomma--chiese Girolamo inquietissimo--che significa questo
preambolo?
--Se ti riscaldi... disse la madre.
--No, sono calmo... Ma vorrei sapere...
--Or ora... Ecco... da circa un mese la Gegia vive con Paolo...
--È per questo ch'egli dorme nello studio, con la scusa d'esser pronto
la mattina a lavorare?... E tu, mamma, eri a parte del segreto?
La signora Marianna si mise una mano al cuore.--Giuro che fino a oggi
ero all'oscuro di tutto.
--Tu almeno Eugenio, sarai stato nelle confidenze...
--Io?... Neanche per sogno...
--Ma, in conclusione, se ha taciuto prima perchè parla adesso? Che
c'entriamo noi con le sue sudicerie?... Gli artisti, pur troppo, in
tutti i tempi hanno avuto di queste debolezze, ma è inutile che
vengano a raccontarle in famiglia.... Pensi piuttosto a sbarazzarsene
della sua Gegia, che già non avrà mica lo scrupolo di averla
compromessa... O che si compromettono quelle donne?... Ah, spero di
aver indovinato... Paolo ha bisogno di qualche centinaio di lire per
liberarsi... Quanto, via...?... Glieli presterò io i denari... Me li
restituirà con comodo... e se potrà... dopo la prima commissione...
Sempre più confusa, la signora Bardelli si guardava attentamente le
unghie, tentennando la testa.
Girolamo perdette la pazienza.--Non è questo?... In nome di Dio, che
cosa è?
La signora Marianna si decise a spifferar la verità intera.--È... è...
che sembra vi siano delle conseguenze.
Vedendo che il figliuolo sgranava gli occhi, ella soggiunse
timidamente:--Sembra... non si è ancora sicuri... magari non fosse!...
--E se fosse?--gridò l'orefice.
--Se fosse--rispose la madre--pensa quel che faresti tu.
--Ha intenzione di sposarla? Di sposar la Gegia?
--Mettiti nei suoi panni...
--Ah no, mamma--proruppe Girolamo, e la sua faccia ingiallita fuori
dell'aria e del sole si colorava rapidamente e i suoi occhi smorti
mandavano lampi--no ch'io non posso mettermi nei panni di mio
fratello, perchè io non sarei stato tanto minchione da convivere con
una baldracca a rischio ch'ella mi affibbiasse un figliuolo non mio...
--Oh Girolamo! Ma se tu avessi invece l'intima persuasione d'esser il
padre?...
--Con la Gegia?... Figurati se l'avrei!... Se l'avessi?... Non so...
forse riconoscerei la creatura, povero innocente, ma non farei certo
la pazzia di sposare la madre... E in ogni caso, qualunque sproposito
io commettessi, vorrei subirne io tutta la responsabilità e tutta la
vergogna... Non proporrei alla mia mamma di accettar per nuora una
Gegia; non domanderei a un fratello che lavora e suda da mattina a
sera di far nuovi sacrifici per mantenere oltre a me anche la mia
rispettabile consorte e il bimbo di cui mi fosse piaciuto assumere la
paternità... Perchè--continuò Girolamo Bardelli animandosi sempre
più--tutti i salmi finiscono in gloria, e se si ricorre a me non è per
domandar consigli (o che sono in grado di darne io dei consigli alla
gente ch'empirà l'Italia di capolavori?); è per aver quattrini.
--Ma Girolamo!--esclamò la signora Marianna congiungendo le palme. Non
aveva mai visto il suo primogenito così acceso in volto, non aveva mai
inteso da lui una simile sfuriata.
Egli s'accorse di aver passato il segno, si pentì d'aver tradito il
malanimo dell'artista coscienzioso, disinteressato, modesto verso il
sognatore spavaldo che vuol conquistare d'un sol colpo la gloria, e
chinandosi sulla madre ne' cui occhi luccicavano due lacrimette, la
baciò in fronte e le disse:--Perdona, mamma, qualche volta si perde la
testa.
--Oh, sei stato ingiusto, molto ingiusto con Paolo--ella replicò poco
opportunamente.
Ma l'orefice aveva ormai ricuperato il dominio di sè.--Paolo--egli
soggiunse con calma--io l'ho aiutato, io seguiterò ad aiutarlo in
tutto quanto si riferisce alla sua arte. Se non ha ancora avuto
fortuna, pazienza. La fortuna e il merito non sono l'identica cosa...
E se il suo ideale è diverso dal mio, non gliene faccio mica una
colpa... Questo diglielo pure; glielo avrei detto io s'egli non avesse
preferito d'incaricar te delle sue ambasciate... Ma circa al resto,
circa ai suoi progetti di matrimonio... di quel matrimonio... non
parlatemene più, chè tornerei ad andare in escandescenze.
Insistente per sua natura, e mortificata di non poter recare una
migliore risposta al suo figliuolo prediletto, la signora Marianna era
lì lì per replicare; ma Eugenio s'interpose.
--Basta per oggi, mamma... Ormai Girolamo sa quello che doveva
sapere... Egli è così buono che possiamo fidarci interamente di lui...
Non c'è pericolo ch'egli abbandoni nessuno della sua famiglia...
Girolamo protestò contro questo certificato di bontà che pareva un
certificato di debolezza.
--Buono, buono... Non tre volte però...
E avrebbe forse ribadito le sue prime dichiarazioni se gli sguardi
supplichevoli del fratello non lo avessero indotto a smettere.
--Adesso, mamma, vi apro la porticina--ripigliò Girolamo.
--Anche di festa lavori?--sospirò la signora Marianna.
---È necessario--egli disse. E dandole il braccio l'accompagnò fin
sulla soglia.
Quand'ebbe richiusa la porta dietro a sua madre e a suo fratello
Eugenio, egli s'avviò pian piano al suo banco, accese una lampada ad
alcool, e tirò fuori da un cassetto una catenella d'oro di cui
s'accinse a saldare le maglie con la stessa minuziosa sollecitudine
con cui avrebbe cesellato una coppa o sfaccettato un diamante.
Nella bottega chiusa giungevano gli echi del giorno festivo,
giungevano i canti dell'allegre brigate che andavano a passare il
pomeriggio in campagna. Per Girolamo Bardelli non c'era vacanza; a lui
non era lecito di bever un mezzo litro con gli amici; non gli era
lecito di far la corte alle ragazze e meno che mai di avere una bella
moglietta al suo fianco.... No, no, egli non si sarebbe recato quella
sera al Valentino in cerca della signora Merlini; che le avrebbe
detto? Che il suo dovere era di tirar la carretta per gli altri e di
restar scapolo tutta la vita... come forse il dovere di suo fratello
Paolo era quello di sposar la modella...?... Sono pur comiche le cose
di questo mondo!