_26 Maggio._
Ieri un acquafrescaio del vico Marconiglio è stato spedito
all'ospedale dei matti. Era un giovane pallido, un po' grasso, muto e
pensoso. Altri dà di volta per mancanza di denaro, per fede politica,
per ambizione; costui è impazzito per l'acqua di Serino. Così dicono
quelli della sua famiglia, in cui la professione di venditori d'acqua
è atavistica. Ma il vicinato dico che no, dice che Peppino Battimelli
è ammattito per amore.
Peppino Battimelli aveva la sua _banca_ in un cantuccio in penombra,
nel vico Marconiglio, sotto un balconcello dalla balaustra di
colonnine di legno, una balaustra a petto di colombo, come se ne
vedono spesso nei quartieri bassi di Napoli. Tra le colonnine
barocche, in maggio, le rose d'una _capera_ fanno capolino qua e là e
l'edera selvaggia s'attorciglia al legno antico. Un merlo impertinente
ripete, senza mai stancarsi, il suo ritornello chiaro e vivace, da una
gabbia che rimane, anche la notte, attaccata ad un chiodo, fuori al
banconcello. Disotto c'era la _banca_ Battimelli. Niente di più
primitivo della pittorica decorazione di questa _banca_. Sulla faccia
di mezzo una larga via, una signora ed un signore a braccetto, con
alle calcagne un cagnolino. Alberelli in fila a destra ed a manca.
Cielo di verderame carico. Sulla faccia a sinistra una fontana
pubblica tra cespi di fiori strani, un ragazzetto che si manda innanzi
il cerchio e, in fondo, un palazzo rosso con le finestre verdi. Sulla
faccia a destra il mare. Un pescatore accoccolato sopra uno scoglio ha
preso all'amo un pesce più grande di lui e lo tira su con la lenza. In
fondo il Vesuvio in eruzione. È giorno, ma il pittore se n'è scordato
e ha fatto scendere per le falde del monte la lava rossa. Alcune
bianche vele s'allontanano pel mare.
Tutto ciò pei monellucci del vico Marconiglio era stupendo. Nella
_controra_ afosa tre o quattro di loro, non avendo a far altro, si
mettevano in contemplazione dei dipinti della _banca_, inginocchiati
come innanti ad una immagine di Santa Lucia benedetta. Peppino
Battimelli, in camicia azzurra, rimboccate le maniche fino ai gomiti,
sognava in una gran seggiola alta che lo faceva troneggiare sulla
_banca_, sui limoni in fila, sulla fila riverberante delle _giarre_ di
vetro sottile, capacissime. Un alito di fuoco passava nel vicoletto,
al tramonto. Le pietre sconnesse del selciato ardevano. Ma la luce, in
questo vico Marconiglio stretto e scuro, anche nell'estate, è mite;
sul cadere del sole, mentre la gente si sveglia dal torpore della
giornata, il vico si rianima di moto e di voci; la _capera_
s'affaccia, sbadigliando, al suo balconcello e incorona per poco la
balaustra delle bianche braccia nude, tornite e lisce. Rimane un poco
a guardare nella viuzza, chiacchiera con una sua comare, e torna in
camera per riuscirne dopo un pezzetto, con un secchio in mano. Inaffia
le rose e si china ad aspirarne il profumo. Quando c'era di sotto
Peppino Battimelli la _capera_ lo salutava, picchiando col secchio di
latta sulla balaustra.
--_Peppì, bonasera._
Lui rispondeva, con gli occhi levati:
--_Bonasera._
--_Sentite che caldo nfame?_
--_Sì._
--_Peppì, io sto adacquanno 'e teste, si cade l'acqua dicitemmello, ca
me dispiace._
--_Nonzignore, l'acqua nun cade._
--_Pecchè me dispiacciarria, Peppì..._
--_Nonzignore._
La _capera_ sospirava e rientrava, lentamente. Impossibile commovere
quest'_acquaiolo_ malinconico. Nella stanzetta che già andava
accogliendo dolci penombre, lo specchio luceva in un cantuccio. La
_capera_ ha dovuto spesso mirarvisi. Ancora i capelli neri erano
copiosi e belli, ancora, tra la frangia diffusa, gli occhi neri
splendevano, ancora la bella bocca era rosea. Che importava la sua
vedovanza? A volte meglio una vedova che una zitella. Ma Peppino non
ne voleva sapere. Che peccato!
Verso le cinque o le sei della sera le comari del vico scopavano le
case. Qualcuna si pigliava briga di rinfrescare il selciato arso,
buttando acqua qua e là. Il selciato si macchiava di tante chiazze
nere, onde saliva un tanfo di polvere cacciata via dall'acqua. La
viuzza faceva toletta. Ma, dopo, aspettando che vi arrivassero, da
tutte l'altre vie del quartiere, gli operai dal lavoro, le femmine
dalla fabbrica dei tabacchi, le _rivettatrici_ dalle botteghe dei
calzolai, i cenciaiuoli ambulanti con la gerla piena di stracci e di
cappelli vecchi, la viuzza taceva, presa da quella malinconica pace
delle stradicciuole napoletane, ove ogni casa nasconde e cova un
dolore. Peppino Battimelli continuava a meditare.
*
* *
Tempo fa capitò nel vico la mamma, una vecchia. Chiese conto a tutto
il vicinato di quello che il figlio di lei, Peppino, facesse, stando a
vender acqua. Rispose ognuno: Che volete che faccia? Vende l'acqua.
--_Diciteme 'a verità!_--insisteva la vecchia.
--_Ma ch'è stato?_
Allora quella raccontò che il figlio aveva dato di volta. Non si
sapeva perchè. Non aveva voluto mangiare, non bere; s'era spogliato
nudo e voleva precipitarsi dal balcone Un balcone al quinto piano, al
vico Fico. Nemmeno l'ossa si sarebbero trovate.
--_Ma avite appurato pecche è mpazzuto?_
--_Gioia mia, pe l'acqua d'o Serino. L'acqua nosta nun se veve cchiù.
A che simmo arrivate! Come fosse veleno!_
A casa--seguitò la vecchia--Peppino nominava sempre l'acqua di Serino.
Un'ingiunzione municipale che ordina agli acquafrescai di non vendere
acqua che non sia di Serino aveva colpito per lui, giorni addietro. Il
giovanotto _se c'era fissato_. Domenica scorsa, bestemmiando--Gesù,
lui che non ha mai bestemmiato!--in un impeto frenetico ha afferrato
un coltello e si voleva ammazzare. Poi ha strappato la gran chiave
all'uscio di casa e si è dato in capo e s'è ferito. Il medico ha detto
che è pazzo. Ma guarirà.
La vecchia piangeva. Tutte le comari si sono intenerite e anche la
_capera_ del suo balconcello pieno di rose. Intorno alla vecchia s'era
radunata gran gente. Quando la madre di Peppino se n'è andata i
commenti duravano ancora.
--_Vuie vedite 'a fantasia 'e l'ommo addò va a sbattere!_--ha
esclamato una rossa, in camicetta bianca.
E ho visto la _capera_ che rispondeva dal balconcello, col secchietto
in mano:
--_Quanno uno sta sulo sbarca. Quann'è nzurato penza 'a mugliera. Chi
tene belli denare sempe conta, e chi tene bella mugliera sempe canta!_
--_È overo_--ha detto la rossa--_Ma Peppino 'o teneva o nun 'o teneva,
'o core mpietto?_
--_I che saccio_!--ha esclamato la capera, ridendo.
La rossa, che ha intorno una nidiata di marmocchi, ha levate le
braccia, gridando a tutti i maschi del vico:
--_Uommene! Uommene! Nzurateve!_
Il mistico matto era dimenticato. Le femmine gridavano con la rossa,
le braccia tese:
--_Nzurateve! Nzurateve!_
E sopra le soglie dei _bassi_, nelle botteghe, nella via, gli uomini
ridevano, contentissimi, e ridevano pur le femmine incitanti, e negli
sguardi accesi degli uni e dell'altre il desiderio luceva. Era, in
quest'ora, ancor tutto caldo di sole il vicoletto. Il diavolo del
terzo peccato alitava sulle facce sudate, passando improvvisamente tra
quello scoppio di miserevole brutalità...