LIBRO SECONDO

Il principio del quarto secolo dell'umana redenzione, ed il decorso de'

seguenti anni, vien a recare nel romano Imperio sì strane revoluzioni,

che mostruosamente deformato nel suo capo e nelle membra, prendendo

altri aspetti e nuove forme, più non si riconosce per quello che già

fu. Ecco, che mancato ogni generoso costume, i Romani dati in preda

agli agi ed alle morbidezze, da forti e magnanimi, renduti effeminati

e deboli: da gravi, severi ed incorrotti, pieni d'ambizione e di

dissolutezza. Vedesi perciò snervata e scaduta la militar disciplina; e

quell'armi, che prima avean portato il terrore e le vittoriose insegne

fin a gl'ultimi confini del Mondo, divenire cotanto vili ed imbelli,

che non vaglion più a reprimer le forze di quelle medesime Nazioni,

delle quali esse tante e tante volte avevan gloriosamente trionfato;

ma con eterna lor ignominia cedendo, e lasciandosi vergognosamente

vincere, ne vien in brieve l'Imperio tutto fracassato e miseramente

trafitto. Vedasi la Pannonia, la Rezia, la Mesia, la Tracia e l'Illiria

soggiogate dagli Unni; le Gallie perdute; le Spagne da' Vandali, e da'

Goti manomesse; l'Affrica già occupata da' Vandali; la Brettagna da'

Sassoni; e l'Italia, Regina delle province, dai Goti già debellata

e vinta; e Roma stessa saccheggiata e distrutta. Nè miglior fortuna

ebbero col correr degli anni le cose de' Romani in Oriente. Vedesi la

Siria, la Fenicia, la Palestina, l'Egitto, la Mesopotamia, Cipro, Rodi,

Creta, e l'Armenia occupate da' Saracini. Ecco perduta l'Asia minore.

Ecco finalmente tutte debellate e vinte le province dell'Imperio

romano.

Vedesi nel cader dell'Imperio declinare ancor le lettere e le

discipline tutte: comincia la giurisprudenza a perder quel suo

lustro e quella dignità, in cui per sì lungo corso d'anni l'avevan

mantenuta e conservata tanti preclarissimi Giureconsulti, il favor

de' Principi, la sapienza delle loro costituzioni, la prudenza de'

Magistrati, la dottrina de' Professori, l'eccellenza dell'Accademie.

Più non s'udiranno i nomi di Papiniano, di Paolo, o d'Africano:

tacquero questi oracoli, nè altri responsi per l'avvenire ci saran

dati da' loro successori; i quali, d'oscura fama essendo, maggior

peso non s'addossarono, che d'insegnare nelle Accademie ciò, che que'

maravigliosi spiriti avean lasciato delle loro illustri fatiche. E pure

di queste (tanto calamitosi e lagrimevoli tempi succederono) appena una

rada ed oscura notizia a' posteri n'era pervenuta, la quale sarebbesi

eziandio in tutto certamente spenta, se la prudenza di Valentiniano

III. non fosse opportunamente con le sue costituzioni accorsa al

riparo. E vedesi ancora la scienza delle leggi che prima era solamente

professata da' maggiori lumi della città di Roma, vilmente maneggiata,

e ridutta ad esser mestiere de' più vili uomini del Mondo.

Non si leggeranno più con ammirazione e stupore quelle prudenti e savie

costituzioni de' Principi con tanta eleganza e brevità composte; ma da

ora avanti prolisse e tumide, e più convenienti ad un Declamatore, che

ad un Principe, da non paragonarsi di gran lunga colle prime, nè per

eloquenza, nè per gravità, nè per prudenza civile.

I Magistrati, perduta quella severità e dottrina, prenderanno altri

nomi e co' nuovi nomi, nuovi costumi ancora: da incorrotti, venali:

da sapienti e gravi, ignoranti e leggieri: da moderati, ambiziosi: ed

alla fine ripieni di tanta rapacità e dissolutezza, che se la prudenza

di Costantino, di Valentiniano, e d'alcuni altri Principi di quando in

quando non avesse repressa la loro venalità ed ambizione per mezzo di

molti editti[321], che pubblicarono a questo fine, più gravi ed enormi

disordini avrebbon infallibilmente partorito.

L'Accademie già per l'ignoranza de' Professori, e per li pravi costumi

de' giovani rendute inutili e piene di sconcerti. I giovani dati

già in braccio a' lussi, agl'intemperati conviti, a' giuochi, agli

spettacoli, alle meretrici, ed a mille altre scelleratezze, di rado le

frequentavano; tanto che sarebbon affatto mancate, se la providenza

di Valentiniano il vecchio non fosse stata presta a darvi riparo con

quelle sue XI. leggi Accademiche, che in Roma ad Olibrio Prefetto di

quella città dirizzò nell'anno 370.

Tante e sì strane mutazioni, non solamente alla corrotta disciplina

ed a' depravati costumi deon attribuirsi, ma ancora a quella nuova

divisione e nuova forma, che a Costantino piacque di dare all'Imperio

romano. Egli fu il primo, che volle recare ad effetto, ciò che

Diocleziano avea primo tentato, di divider l'orbe romano in due

principali parti, e di uno far due Imperi[322]. Imperocchè quantunque

fossero stat'innanzi più Imperadori talora a regnare insieme;

nientedimeno non feron fra di loro giammai divisione alcuna, nè

l'Imperio, o le province, nè le legioni furon a guisa d'eredità mai

partite. Costantino fu il primo, che, come dice Eusebio[323], divise

tutto l'Imperio romano in due parti, _quod quidem nunquam antea factum

esse memoratur_. Perciò pose tutto 'l suo studio a fondar nell'Oriente

Costantinopoli, ed impiegò per quest'opera tutta la sua magnificenza

e tutto il suo potere, acciocchè emula di Roma fosse, come questa

Capo nell'Occidente, così quella nell'Oriente[324]. Divise per tanto

l'Imperio in Orientale ed Occidentale, assegnando a ciascuno le

sue province. Tutte quelle province Orientali oltramarine, che sono

dallo stretto della Propontide insino alle bocche del Nilo, l'Egitto,

l'Illirico, Epiro, Acaja, la Grecia, la Tessaglia, la Macedonia, la

Tracia, Creta, Cipro, tutta la Dacia, la Mesia, e l'altre province di

quel tratto, all'Imperio Orientale, ed alla città di Costantinopoli

suo Capo le sottopose, e sotto più Diocesi comprese. All'Imperio

Occidentale ed alla città di Roma lasciò le Spagne, la Brettagna,

le Gallie, il Norico, la Pannonia, le province della Germania, la

Dalmazia, tutta l'Affrica, e l'Italia; disponendole in guisa, che due

Imperadori potessero regger l'Imperio, l'uno nell'Occidente, l'altro

nell'Oriente. Divise parimente il Senato, e que' Senatori, ch'eran

eletti dalle province dell'Imperio occidentale, volle, che rimanessero

in Roma; quelli d'Oriente in Costantinopoli: e lo stesso stabilì de'

Consoli. Diede a Costantinopoli, come a Roma, il Prefetto con uguali

preminenze e privilegi; e tutte le parti dell'Imperio in altra guisa

distinse. La qual nuova divisione è di mestiere qui distintamente

rapportare; poichè gioverà non solamente per ben intendere la spezial

politia e stato temporale di queste nostre province; ma servirà ancora

in appresso per capire con maggior chiarezza la politia ecclesiastica,

e come siasi in quella maniera, che oggi si vede, introdotta

nell'Imperio ed in questo nostro Reame.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 28 / 59 题