--Sì: vi ho compresa perfettamente, risposi con qualche vivacità--forse
meglio che voi non comprendiate voi stessa.
»Io non vi accuserò di ipocrisia... Qual'è la donna tanto abbrutita
nel vizio, che, alla sua volta, non sappia creare un sublime sofisma,
per coonestare la propria condotta?--Ciò è nella stessa natura del
sesso--e voi, marchesa, oltre all'esser donna, appartenete ad una
classe sociale, dove suol farsi uno inverecondo abuso di cotali sofismi!
»Io mi guarderò bene dal turbare la vostra coscienza con degli scrupoli
inopportuni. Solo mi permetterò di farvi notare, come vi siate
stranamente ingannata sulla origine dei vostri traviamenti...
»All'età di sedici anni, la prima volta che vi trovaste da sola a solo
con un suonatore di flauto, voi soccombeste senza il menomo sforzo
di resistenza... Credeste in quel giorno innamorarvi di un uomo, ed
oggi ancora vi sembra di aver amato un uomo per tutta la vita. Ecco
l'errore!... Voi vi innamoraste di un flauto, e non siete vissuta che
per il flauto...
--Di mio marito?
--Perdonate, marchesa--io parlo del flauto in genere... E credo che la
più parte delle donne prendano lo stesso errore...
La marchesa ascoltava senza dar segno di irritazione--da ultimo sorrise
maliziosamente, e pareva sul punto di dichiararsi convinta... quando
un suonatore girovago passò sotto le finestre, e si fece a soffiare nel
flauto quattro note stonate.
La marchesa ritorse gli occhi, e lasciò cadere le braccia con
significante abbandono--onde io, vedendo a che mirasse lo stratagemma,
anzichè espormi a qualche imbarazzo, prevenni lo svenimento e uscii
dalla sala.