»Il mio amore per Adolfo era un segreto fra me e Dio... proseguì la
imperturbabile donna--ma desso non mi fece dimenticare che fra me ed
il marchese era seguito un atto pubblico e solenne--ed io promisi
rispettarlo, e corrispondere all'affetto di mio marito con una fedeltà
irriprovevole!...
»Sa Iddio se quel voto era sincero!... Giuro per quanto vi ha di più
sacro sulla terra, per la memoria di Adolfo, per le ceneri della mia
dilettissima madre, che, per circa due mesi, nessun uomo, fuori di mio
marito, potò vantarsi di avermi toccata una mano...
--Caspita!.... due mesi di fedeltà!... Permettete, marchesa, che io vi
esprima la mia ammirazione!...
--L'ironia è fuori di proposito, Eugenio! Noi ci avviciniamo
all'episodio culminante, nel quale si racchiude la spiegazione di tutta
la mia vita...
»Il marchese non ebbe che un solo rivale--il fantasma di Adolfo.--Qual
colpa ebbi io mai, fragile creatura, se il destino mi pose al fianco
un marito, il quale non cessò mai, finchè visse, di evocare in proprio
danno una larva irresistibile? Io non ho mai ceduto alle insistenze
dei miei adoratori, se non quando essi vennero a me colle sembianze
di Adolfo--presentati, condotti, introdotti dal.... flauto di mio
marito!--E dire che quel povero dabben uomo sceglieva sempre, per
soffiare nel flauto, i momenti più pericolosi... alla sua sicurezza
coniugale!
»Due mesi erano trascorsi dalle nostre nozze. Eravamo alla campagna, in
un magnifico casino a poca distanza da Varese. Un amico di mio marito,
il conte Smilza, venne a trovarci--mio marito lo pregò di rimanere
con noi qualche giorno. A quell'epoca tutto il mondo fu scandolezzato
della avventura.--La mia _relazione_ col giovane conte fu, pei due mesi
di autunno, il pascolo più ghiotto della malignità villeggiante...
Tutte le apparenze m'accusavano. Qual altri fuori di me, avrebbe potuto
sapere, che il solo, il vero colpevole di quella sciagurata avventura,
era.... il flauto di mio marito?
»Il conte Smilza era ciò che nel mondo elegante suol chiamarsi un bel
giovane--vale a dire: una figura simetrica e suscettibile di quella
distinzione artifiziale, che i ricchi possono procacciarsi a buon
prezzo dal sartore e dal parrucchiere!
»Io non comprendo come alcune donne possano innamorarsi per la semplice
attrazione della bellezza fisica. Le doti personali del conte non
avrebbero prodotto nell'animo mio veruna impressione, se non avessi
riscontrato nel di lui volto qualche rapporto di somiglianza con un
tipo adorato... Il conte Smilza aveva le sopraciglia, il naso, e
i mostacchi di Adolfo!... Tanto bastò, perchè in vederlo la prima
volta, io provassi una viva commozione. I miei occhi si fermarono a
contemplarlo con simpatia... Sentii una leggiera vampa di rossore
salirmi alle guancie--e il contino, illudendosi sulle cause del mio
turbamento, si credette in obbligo di farmi la corte...
»Ferma ne' miei propositi di onestà, io mi studiava di evitarlo, di
imporgli soggezione col mio freddo contegno--sopratutto io sfuggiva
tutte le occasioni di trovarmi sola con lui. Lo scellerato poneva
altrettanta costanza nel perseguitarmi! Per lui il progetto di
conquista, in pochi giorni, era divenuto passione, amore irresistibile
... Mio marito, il buon uomo!... favoriva tutti i piani strategici
dell'ospite amico...
»Due settimane trascorsero senza gravi conseguenze... Qualche
volta, per simpatia di ricordanze, i miei sguardi indugiavano troppo
espressivi sulle sembianze del conte. Egli ringalluzziva... prendeva
coraggio--ma tosto la mia indifferenza e la mia austerità gli
imponevano nuovo freno. Non aveva egli ragione di trovare inesplicabile
la mia condotta?
»Le apparenze erano tali, ch'egli poteva credermi una civettuola
capricciosa ed altera, il tipo di quelle _donne di marmo_, che si
piacciono di veder liquefare gli amanti!
»Io aveva già provata la mia virtù negli intimi e solitari colloqui,
ed ero uscita vittoriosa. Mi tenevo sicura di me stessa, forte a
qualunque attacco. Da ultimo mi abbandonai improvvidamente al pericolo,
non sospettando, che il poco formidabile adoratore dovesse avere
quandochessia un alleato irresistibile... onnipotente--il flauto di
mio marito...
»Sull'imbrunire di una tepida giornata, il conte mi offerse il
suo braccio per accompagnarmi ad una passeggiata in giardino. Mi
opposi dapprima, quasi presaga del pericolo--poi cedetti alle
insistenze di mio marito, che promise raggiungerci.--Il marchese era
predestinato!--Obbedii... Scendemmo in giardino... percorremmo un
lungo viale... ci internammo in una specie di labirinto... alla fine,
ci trovammo assisi sovra un banco di pietra circondato di mirti.--Sul
nostro capo un padiglione di fiori--sotto il piede un tappeto di
muschio e di timo selvaggio....
»Il conte non aveva proferito parola durante la passeggiata--e
frattanto la mia mente fantastica si era smarrita nel prediletto
sentiero delle rimembranze... Io dimenticava di aver al fianco un
nemico, un cospiratore, il quale spiava il buon momento per aprirsi una
breccia nella mia virtù!... Troppo tardi me ne sovvenni, quando, seduti
nel misterioso boschetto, il conte prese la mia mano, la portò con
violenza alle labbra, e gettandosi alle mie ginocchia...
»Egli tentò un assalto da vero maestro--senza proferire parola--con
quella audacia, che è propria delle grandi passioni.
»Feci uno sforzo per respingerlo... per levarmi in piedi--ma in quel
punto un suono fatale.... giunse al mio orecchio... mi turbò i sensi
... mi paralizzò le forze... ed io rimasi soggiogata dal fascino
melodioso... Mio marito, da una finestra del casino, salutava il
sorgere dalla luna cornuta, intuonando sul flauto l'aria del _meco tu
vieni!_»
La marchesa interruppe il racconto con un sorriso un po' equivoco,
quasi a lasciarmi dubitare ch'ella parlasse per celia. La ipocrisia
ebbe un lampo di pudore, ed io seppi frenarmi, e contrapporle la
dissimulazione più perfetta.