Federico si trattenne circa un mese alla campagna, ed Onorina fu molto
lieta di visitare tutti i giorni la vigna col suo bel cuginetto.
Rammentando i bei giorni dell'infanzia, i primi innocenti sollazzi, le
illusioni, le speranze, le promesse, è probabile ch'essi provassero
infinito piacere, giacchè più volte rimasero nel favorito boschetto
fino a notte avanzata.
Nel momento in cui Federico montava nel _tilbury_ per tornare a Milano,
Pasquale, dandogli una buona manata sulla spalla: voglio sperare, gli
disse, che questa primavera sarete ancora dei nostri.
--Ve lo giuro!
--Buon viaggio!
--Buon viaggio! ripetè Onorina con voce fioca.
Questa volta Federico si congedava colle pupille asciutte, mentre
invece la cuginetta lasciava sfuggire dalle palpebre una lagrimuzza
mal frenata. A vent'anni gli uomini perdono affatto l'abitudine di
piangere; le donne sembra invece che l'acquistino.
Del resto, i due cugini si rividero la primavera seguente. Pasquale fu
sempre il buono, l'ingenuo, l'onesto Pasquale; Onorina e Federico si
recarono costantemente sotto il pergolato a pascersi di rimembranze
infantili.
Mi viene assicurato che Onorina è al giorno d'oggi la più felice, la
più invidiabile delle spose. Essa ha due figli, che pajono due bottoni
di rosa, e pone in educarli ogni sua compiacenza. Pasquale li ama
anch'egli coll'eguale tenerezza, e sovente, recandoseli in grembo, e
compartendo a quelle guancie rubiconde i più affettuosi baciozzi, dice
alla moglie:
--Si direbbe, che quel nostro cugino ci ha portato fortuna! Dal giorno
ch'egli è venuto a trovarci la vigna ha prosperato, la raccolta dei
bozzoli è andata bene, s'è fatta sempre buona quantità di frumento, e
poi abbiamo avuto anche due figli, che sono belli quanto lui. Dimmi
Onorina: non ti pare che gli somiglino?
--A lui?--risponde Onorina, sorridendo--guardali bene... e vedrai che
sono il tuo ritratto.
Pasquale, sentendosi dar sul muso le naticuzze rotonde de' suoi due
figliuoletti;--è vero, risponde--hanno proprio la mia faccia!