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Sebbene a quell'epoca io fossi uno sventato di prima classe, pure
quella lettera gettò nel mio cuore un insolito turbamento. Voi
converrete, miei ottimi amici, che il caso era abbastanza singolare per
dar a riflettere, e suscitare qualche allarme nel più matto dei matti.
Ammirando la schiettezza di quella donna, io non poteva a meno
di essere sorpreso della sua disinvoltura nel mutare di amanti.
L'eccentricità di quel carattere mi allettava in sommo grado, ma io
temeva in pari tempi ch'essa coprisse una leggerezza di cattivo genere.
Malgrado queste considerazioni e in onta di un indefinibile
presentimento di sciagura, all'indomani mi recai sul luogo del convegno.
* * * * *
Allo scoccare delle otto ore, la mia bella misteriosa spuntò dalla
stradicciuola che dà sul bastione, e mosse ad incontrarmi con passo
accelerato. Ella vestiva colla massima eleganza, e in luogo del velo,
questa volta portava in testa un bizzarro cappellino di paglia.
Nell'abbordarmi, mi porse il braccio senza esitazione, con adorabile
abbandono. Il di lei volto era sorridente, e gli occhi si fissavano in
me colla espressione della più cordiale benevolenza.
* * * * *
--Sì, il cuore mi diceva che sareste venuto... Come sono felice!....
usciamo dalla porta.... allontaniamoci dalla città..... gettiamoci
all'aperta campagna... Andiamo a perderci in quel labirinto di
stradicciuole deserte, dove esultano i liberi uccelli fra il sorriso
delle acque e dei fiori....
E così parlando, mi traeva seco pel braccio, e noi uscivamo dalla città
come due amanti che si conoscano da mesi.
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Non riferirò il lungo ed animato dialogo che ebbe luogo fra noi, sotto
l'ombra di non so quanti faggi, al mormorio di non so quanti ruscelli.
Vi dirò solo che al contatto di quella donna tutte le mie apprensioni
svanirono. La nostra conversazione assomigliava ad un duetto
istromentale che esprime dei concetti indefiniti. Ci parlavamo come due
esseri che non hanno rapporti col mondo. Eseguivamo delle variazioni, a
volta patetiche, a volta brillanti, sovra una sola melodia--la melodia
dell'amore.
Così passarono parecchie ore.--Al momento di rientrare in città, noi
sostammo presso gli argini del ponte.
--Quando ci rivedremo?--mi chiese ella, coll'accento dell'insaziato
desiderio...
--Quando vorrai--le risposi--quando senza comprometterti....
--Ebbene: a che servono le dilazioni?... Poichè ti ho dato tutto il
mio amore io debbo anche accordarti la mia piena fiducia. No! le
convenienze, i pregiudizi del mondo non possono impormi--io abborro
le ipocrisie. Io mi abbandono a te... ti affido il mio onore la
mia riputazione... tutta me stessa. La mia casa ti è aperta--io ti
aspetterò tutti i giorni.... a tutte le ore.... Fra noi da questo
momento è tolta ogni barriera... io sfido tutte le dicerie... come
sono disposta ad ogni sacrifizio. Se questa sera.... se domattina
vorrai recarti alla mia casa, io ti correrò incontro a braccia aperte,
e noi vedremo rinnovarsi nella intimità del mio piccolo appartamento le
ore deliziose che abbiamo passate questa mane sotto la vôlta del cielo
sereno....
Tali presso a poco erano le sue parole: ma io non potrei descrivervi
l'enfasi della voce e degli accenti. La sua esaltazione pareva toccasse
il delirio.
--Amalia, le dissi stringendo colla più viva commozione la sua mano
nella mia; io ammiro il tuo entusiasmo e ti sono grato della fede che
in me riponi, ma non posso incoraggiarti al sacrifizio de' tuoi doveri
e della tua pace. Non accusarmi di freddezza se ti parlo il linguaggio
della ragione. Fino ad ora noi abbiamo conversato come due esseri che
appartengano ad un mondo ideale, dimenticando, nelle estasi del nostro
amore, il triste realismo della vita. Noi stiamo per rientrare nella
città, e per riprendere il posto che la società ci ha inesorabilmente
assegnato. Prima di separarci è necessario che noi avvisiamo ai mezzi
di rimuovere gli ostacoli che potrebbero opporsi alla nostra felicità.
Io sono libero come gli augelli dell'aria--ma tu... Amalia!... Puoi
tu dire altrettanto? Puoi tu obliare di avere un marito ed un figlio?
Dovrò io, perchè ti amo, fomentare la tua esaltazione fino al punto
di renderti ribelle alle convenienze che il tuo stato ti impone, e
trascinarti per una via piena di affanni e di umiliazioni? Meno male se
non si trattasse che di un marito, ma poichè un figlio ci sta di mezzo
...
* * * * *
A questo punto della mia patetica allocuzione, una chiassosa risata mi
ruppe gli accenti sul labbro.
--Mio marito!... Mio figlio!--esclamò la giovane donna, abbandonandosi
senza ritegno alla ilarità che la invadeva.--Ma dunque tu credi... tu
puoi supporre?... Oh vedi un poco i bei pazzi che noi siamo!... Abbiamo
passate due ore a parlarci d'amore, a fabbricarci colla immaginazione
un avvenire di gaudio e di felicità, e non abbiamo pensato a liberarci
dalle chimere. Via! sta di buon animo, Eugenio mio--il marito, il
tremendo marito non esiste. Il marmocchio che rappresentava una parte
sì patetica nelle mie lettere, appartiene, per diritto naturale e
legittimo, ad un'Amalia che tu non conosci, all'amante del tuo amico
Della-Valle. È tempo davvero che noi discendiamo nella vita reale per
dissipare ogni equivoco. Noi eravamo in quattro a giuocare la partita.
Tu eri il segretario, il consigliere intimo di un Arturo imbecille; io
d'altra parte scriveva delle lettere d'amore per conto di una signora
Amalia, ammogliata con prole, ma poco ferma nella grammatica e nella
ortografia. Tu ti invaghisti di conoscere l'amante del tuo amico. Io,
nel leggere le tue risposte appassionate, sentii il bisogno di vederne
l'autore. Il caso non poteva meglio favorirci. Domenica scorsa, per
una indisposizione subitamente sopravvenuta, la signora Amalia doveva
mancare al convegno...... Io colsi l'occasione di volo... Spinta dalla
passione, venni sul luogo dell'abboccamento... Mi accostai ad Arturo
... Fingendomi messaggiera della amica indisposta, gli diressi la
parola... Quale disinganno!... Alle poche e tronche frasi proferite
da colui, io mi accorsi d'aver a fare col più volgare degli idioti.
Ma tu eri là... tu corresti sui miei passi... tu mi arrestasti...
mi stendesti la mano, e alle prime parole da te proferite io conobbi
l'autore delle lettere che tanto mi avevano impressionata. Quanto
gaudio in quella rivelazione! Io tornai alla mia casa coll'anima
inebbriata. Ogni scrupolo, ogni rimorso svanì dal mio cuore. Ti
scrissi, ti svelai candidamente la mia passione... ti pregai di usar
meco l'uguale franchezza; ed oggi, dopo le espansioni che avvennero fra
noi, io mi sento pienamente sicura del tuo amore e beata di affermarti
che niuna barriera, niun ostacolo si interpone ai nostri voti. Lascia
dunque ch'io mi appoggi al tuo braccio. Noi possiamo entrare in città
e attraversare la folla così allacciati, senza incontrare uno sguardo
geloso o suscitare un mormorio di riprovazione. Procediamo per la
nostra via colla fronte alta e serena; io ti condurrò alla mia casa,
dove un'ottima zia ci accoglierà entrambi come figliuoli. Più tardi ti
presenterò a' miei fratelli, ai parenti....
--Basta!... basta!... con comodo... uno alla volta!... troppa
felicità!...--interruppi io, accelerando il passo colla mia donna sul
braccio. A queste frasi concitate e convulse tenne dietro un mostruoso
silenzio. Da quel momento io mi sentii accalappiato. Io comprendeva che
quel mio adultero amore non poteva avere altra soluzione fuorchè...
il matrimonio. Infatti, noi attraversammo la città come due consorti
legittimi; io mi lasciai condurre alla casa della giovane donna,
strinsi conoscenza colla zia, dichiarai ad essa le mie buone intenzioni
... e di là a quattro mesi divenni il consorte legittimo della signora
Amalia Ferrarini maestra di prima classe alle scuole di Bassano
Porrone!