ERMINIO _ed_ EDVIGE.
ERM. (_a Edvige_) Cosa vuoi?
EDVIGE. Volevo salutarti papà.
ERM. (_dopo una breve pausa_) O sei forse venuta per assicurarti di ciò
che io faceva? Hai forse da fare la guardia?
EDVIGE. (_con forza_) Io papà? No!...
ERM. (_sempre lavorando_) Cosa fa la mamma.
EDVIGE. Prepara l’insalata di aringhe. (_avvicinandosi a Erminio_) Vuoi
che ti aiuti in qualche cosa?
ERM. No, no; è molto meglio che faccia tutto da me. Di te non c’è
bisogno, almeno fino a che sarò sano.
EDVIGE. Non dire queste cose. (_gira per la stanza fino a che giunta
al solaio s’alza sulla punta dei piedi per vedere, attraverso la rete
nell’interno_)
ERM. (_che l’avrà seguita cogli occhi_) Cosa fa?
EDVIGE. (_senza rivoltarsi e sempre guardando_) Scava il terreno,
procura di fare un muro canale per l’acqua della tina.
ERM. (_lavorando_) Da solo, non ci riescirai mai piùl Male.... Io ho da
lavorare.
EDVIGE. (_avvicinandosi_) Dammi il pennello, papà sono capace anch’io.
ERM. No.... per guastarti la vista.
EDVIGE. Esagerazioni.... Dammi il pennello.
ERM. (_alzandosi_) Già non si tratta che di due minuti.
EDVIGE. Non avere furia. (_si siede al posto di Erminio, prende il
pennello e si mette a lavorare_) È cosa facile, c’è anche il modello.
ERM. Ma non stancarti gli occhi.... Sei tu nevvero che hai voluto?...
In cinque minuti ho finito.
EDVIGE. (_lavorando_) Non dubitare, non dubitare.
ERM. (_guardandola lavorare_) Sei molto brava, brava EDVIGE. Circa
due minuti eh? (_alza la tenda ed entra nel solaio, Edvige al tavolo
lavora, si sentono Ekdal e Erminio che disputano_)
ERM. (_alzando la tenda e sporgendo il capo_) Edvige dammi quella
tenaglia che è sulla scrivania. (_volgendosi entro il solaio_) Lascia
fare da me, papà, lascia fare da me.