(_Erminio è seduto al tavolo e sta ritoccando delle fotografie.
Molte altre gli stanno davanti. Dopo qualche secondo dall’alzata
del sipario entra Gina in cappello e mantello, e con un cesto
coperto sotto il braccio_).
ERM. Sei già qui Gina?
GINA. Mi sono affrettata, non c’è tempo da perdere (_posa la cesta su
una sedia e si leva mantello e cappello_).
ERM. Sei andata a vedere se Gregorio abbisogna di qualche cosa?
GINA. Sì, ma sai che il tuo Gregorio è un grande originale?
ERM. Che intendi dire?
GINA. Dice che sa fare ogni cosa da sè e volle accendere la stufa,
dimenticandosi di aprire la valvola, in modo che la stanza si è ben
presto empita di fumo; c’era un odore tale! (_Erminio sorride_) Poi
volendo spegnere il fuoco ci rovesciò sopra una secchia d’acqua e m’ha
inondato tutto il pavimento.
ERM. Questo non è piacevole.
GINA. Ho dovuto chiamare quella donna che sta abbasso, per farle pulire
il suolo; ma fino a mezzogiorno, per lo meno, in quella stanza non ci
si entra.
ERM. E lui che ha fatto?
GINA. Voleva uscire.
ERM. Mentre eri fuori fui da lui un momento.
GINA. Sì, lo so, me lo disse lui, mi disse anche che l’avevi invitato a
colazione.
ERM. A una colazione da poco, frugale, molto frugale; ero in obbligo di
farlo. E poi tu non hai mai la dispensa sfornita del tutto.