Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.
E i giorni lucenti e le notti stellate spinsero la piccola Anne-Marie di
trionfo in trionfo. E le versarono flutti di mare negli occhi e flutti
di sole sui capelli. Ed ella assurse fulgida come un giglio alla
virginea e radiosa gioventù.
Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.
E i giorni e le notti versarono il loro crepuscolo su Nancy, e la
spinsero indietro nell'ombra dove seggono le madri, con miti labbra che
nessuno bacia, con dolci occhi di cui nessuno conta le lagrime.
Ella imparò a scordare. Scordò di essere stata giovane; scordò di essere
stata poeta. Scordò di aver saputo un giorno la storia del Giardino
azzurro:
_La belle qui veut
La belle qui n'ose
Cueillir les roses
Du jardin bleu._
Il Giardino azzurro della gioventù chiuse pianamente le sue porte dietro
di lei; e i fiori che Nancy non vi aveva colti, ora per lei non
fiorirebbero più.
Ma per Anne-Marie, quando il tempo fu venuto, si spalancarono i dorati
cancelli.
Allora il folle Pifferaro della Gloria la chiamò invano.
Anne-Marie aveva udito un'altra voce--la voce lontana del richiamo
d'Amore. Frale e formidabile quell'appello le scuoteva il cuore.
Il Pifferaro gridava: «Vieni! che fai? Vieni! è per di qua la Fama; sei
alla porta dell'Immortalità!»
Anne-Marie esitò... ristette. Poi si volse e seguì la voce novella.
E l'Amore le tolse di mano il violino. L'Amore le cinse di tenui fiori
d'arancio la candida fronte, sulla quale già, grave e maestosa, la
Gloria protendeva l'ombra del serto d'alloro.