Quindici giorni dopo il funerale, Nino si arricciò i baffi e se ne andò
a Londra. Suo padre non gli fece rimostranze. Veramente lo zio Giacomo
stesso trovava la casa esageratamente lugubre; e sentiva intorno a sè
un'atmosfera di vaga irrequietezza angosciosa che non poteva attribuirsi
alla scomparsa della mite figura dell'avo.
Valeria errava per le camere nel suo vestito di lutto, con
un'espressione spaurita e sonnambulesca. Se lo zio Giacomo voleva
parlarle, ella scattava in mezzo alla conversazione con aria di bestiola
inseguita, e correva a vedere di Nancy. Lo zio Giacomo s'infastidiva. Ma
non c'era dunque Fräulein per badare a Nancy? E se Fräulein fosse
occupata con la signora Avory e con le domestiche, v'era pur sempre
Edith! Edith non adorava forse la piccina, accarezzandola e viziandola?
Che bisogno c'era che Valeria si agitasse a questo modo?... Ma Valeria
si agitava, impallidiva e correva via. Non più piccole premure per lo
zio Giacomo; non più minestroni freddi, fatti espressamente da lei sotto
il naso disapprovante della cuoca inglese. Più nulla. In quanto a Nino,
poveretto! pareva proprio che per Valeria egli non esistesse più. Ella
non aveva occhi che per Nancy e per Edith. Sempre le guardava, le
seguiva, s'intrometteva nei loro discorsi; sempre le spiava con
quell'aria di bestiola inseguita che faceva pietà. Quando le due
ragazzette sedevano insieme, felici, leggendo o chiacchierando, Valeria
con voce rauca e nervosa chiamava Nancy, e la mandava via a far qualche
commissione inutile; oppure se la teneva vicina, facendole dei lunghi
discorsi incoerenti. Edith talvolta si domandava perchè mai Valeria le
portasse via così la bambina; perchè la chiamasse sempre a sè con fare
così improvviso e severo. Ma poi vedendo il viso ansioso e pallido di
Valeria--e guardando Nino, che per lo più sembrava distratto e seccato,
Edith pensava a litigi d'innamorati, e non faceva domande.
Ma non v'erano litigi d'innamorati tra Nino e Valeria. Dal cuore
affannato di lei l'amore materno aveva scacciato ogni altro sentimento;
e un solo pensiero la possedeva: il pensiero di proteggere Nancy, di
tener Nancy lontana dal lieve alito di Edith, dai teneri baci di Edith!
E Nino, vedendola sempre colla figlioletta sulle ginocchia o al fianco,
si abituò gradatamente a vedere in Valeria la madre più che l'amante, la
parente più che la fidanzata.
Poichè la creatura in grembo a sua madre vieta e frena la passione.
Una sera Nino, sbadigliando, prese in mano un giornale, e per
esercitarsi nell'inglese ne lesse le notizie. Ed ecco che le notizie lo
interessarono!
All'indomani si arricciò i baffi e partì per Londra. Andò a pranzo da
Pagani e vi trovò un vecchio compagno di università, Carlo Fioretti, che
pranzava con una signora inglese, troppo ingioiellata e dai capelli
troppo dorati, a una tavola presso la sua. Fioretti gli fece gran festa,
e la bionda signora gli sorrise. Lo invitarono a prendere il caffè con
loro, e Fioretti gli raccontò molte cose sulla colonia italiana di
Londra. Poi lo invitarono a venir con loro all'Alhambra. Ma Nino,
spiacentissimo--oh, desolato!--non poteva. Andava appunto stasera al
teatro Garrick...
--Ma è vero!--esclamò la signora bionda.--C'è quella grande attrice
italiana, stasera, al Garrick! Come si chiama? Villari! Già, Villari.
Perchè non ci avete pensato?--E scotendo un dito rimproverante a
Fioretti:--Perchè non mi avete condotta a sentire la Villari?
Fioretti si profuse in discolpe e scuse, e baciandole le dita ingemmate,
promise che ve l'avrebbe condotta l'indomani, e la sera appresso, e
tutte le sere!
Quindi Nino si accommiatò, con molti inchini e baciamani; e Fioretti lo
condusse sino alla porta.
--Chi è?--domandò Nino.
--Una «lady» dell'aristocrazia,--disse Fioretti.--Divorziata.
--Deliziosa,--disse Nino.
--Milionaria,--soggiunse Fioretti; e, stretta rapidamente la mano
all'amico, tornò al suo tavolo.
Le tragiche donne del Cossa salmodiavano già le loro nenie quando Nino
entrò in teatro. Prese posto in una poltrona di quarta fila; e subito il
suo cuore si aprì al suono delle voci italiane. Il suo sangue latino
pulsava in perfetto accordo colla sonora dolcezza delle parole
familiari, colla graziosa violenza dei gesti noti.
All'improvviso entrò in scena la Villari, e tutto sparve per Nino
all'infuori di lei. Fervida e sottile, ardente e leggiadra, ella tenne
subito tra le piccole mani calde i cuori del placido pubblico inglese,
scuotendone i nervi, costringendoli e attirandoli verso inusitate
passioni.
Nino sedeva immobile, col cuore scosso da forti battiti, e si chiedeva
se ella lo ravviserebbe. Ricordò la prima volta in cui gli occhi di
questa donna avevano incontrati i suoi: al Manzoni, a Milano, quattro
anni prima.
Come ricordava quella sera! Gli pareva ieri!... Si dava la «Saffo» di
Daudet; e Nino era andato con la zia Carlotta e la cugina Adele in un
palco di proscenio. Nel secondo atto egli rideva con Adele della
veemenza della scena d'amore quando, all'improvviso, si accorse che la
Villari lo guardava. Sì, guardava lui! Lo fissava con grandi occhi
penetranti, lungamente, deliberatamente, mentre Jean le singhiozzava ai
piedi. Poi ella pronunciò la famosa frase del Daudet: «Toi, tu ne
marchais pas encore que moi déjà je roulais dans les bras des hommes»,
tenendo sempre gli occhi fissi e profondi sul viso di Nino. Capricciosa
e bizzarra qual'era, aveva detto quelle parole in francese, in mezzo al
dramma italiano, quasi per sottolinearle di più. Poi s'era voltata via
ed aveva continuato la sua parte senza più badare a lui. E a Nino pareva
di aver sognato. Adele era stata sarcastica ed acidetta tutta sera.
Poi--ah, come Nino se lo ricordava!--il giorno seguente egli aveva
mandato dei fiori alla Villari. (Essa se li aspettava!)... E una
settimana dopo, le aveva mandato un braccialetto con brillanti e rubini,
avendo venduto a questo scopo il pianoforte della zia Carlotta durante
una sua assenza.
Ed oggi, ecco, ella gli stava davanti ancora, fervida e sottile, ardente
e leggiadra, e Nino, immobile, col cuore palpitante, si domandava se
essa lo ravviserebbe.
A un tratto ella volse gli occhi verso di lui e lo fissò con sguardo
fermo e profondo. Tanto a lungo ella lo guardò che gli parve che tutti
dovessero accorgersene, e Nino si sentì mancare il respiro per la
commozione.
Quando cadde il sipario, le fece portare in camerino il suo biglietto di
visita.
Ma ella si rifiutò di riceverlo. Nè volle vederlo alla fine del dramma.
Il giorno seguente le mandò dei fiori (ella se li aspettava)!--ma quando
andò a trovarla al suo albergo, gli venne detto che la signora non
c'era per nessuno.
Così, egli assistette a nove delle dodici recite; ed ella continuò a non
volerlo ricevere. Poichè ella era astuta e fine; e aveva trentotto anni;
e conosceva il cuore degli uomini. Conosceva anche il proprio cuore; e
più di una volta le era parso di scoprire in esso dei sintomi di ciò
ch'ella chiamava una «cotta», una «~toquade~», per questo giovane Nino
dalla testa ricciuta, dal riso leggiero, dagli occhi violenti.
Nunziata Villari temeva le sue «cotte». E non a torto. Da tempo ne
conosceva i disastrosi effetti. Sapeva quanto fossero dannose alla sua
carnagione, rovinose pei suoi affari; torturanti nel loro svolgersi, e
strazianti alla loro fine. E sopratutto le faceva paura una cotta per
Nino; poichè Nino era uno di quelli dal naso di pasta frolla, e quindi
sarebbe stato certo una fonte di sofferenze per lei.
Così, una sera dopo l'altra, Nino seduto nella sua poltrona al Garrick,
la guardava e contava i giorni che gli rimanevano prima che ella
ripartisse. Ogni sera ella era diversa: era Saffo e Maddalena; era Norah
e Fedora; era Fedra e Desdemona. Ogni sera ella era davanti a lui tutta
sorrisi o lagrime, tutta amore od odio. La vedeva dolce e spaventosa,
feroce e ammaliante. La vedeva abbracciare e uccidere; contorcersi in
morti delicate o terribili. Ella era la purità risplendente e il
trionfale peccato. Era l'Eterno Feminino, l'immortale Amante--la sempre
Desiderante e la sempre Desiderata.
Allorchè dopo l'undecima recita ella gli concesse finalmente di vederla,
egli entrò nel camerino, pallido, con le labbra tremanti. Senza una
parola di saluto, senza rispondere al sorriso di lei, si lasciò cadere
su una seggiola e nascose il volto tra le mani. E ciò fece ridere
Marietta.
Ma Nunziata Villari non rise. Comprese d'un tratto che in tutte le sere
passate ella non aveva recitato che per questo Nino; che per lui, per
lui solo, ella aveva singhiozzato e pianto, riso e delirato. E vedendolo
ora davanti a lei, con la faccia tra le mani, chino il bel capo
ricciuto, ella si sentì nel cuore quel palpito intermittente che
riconosceva e paventava.
--Misericordia!--sospirò.--Ho paura che sia un'altra cotta!
Era un'altra cotta.