I.

La creaturina nella culla aprì gli occhi e disse:--Ho fame.

Nulla si mosse nell'ombra della camera silenziosa e l'infante ripetè il

breve grido inarticolato. Allora s'udì un fruscìo di vesti, un lieve

accorrere di passi: due tenere braccia lo sollevano, e lo acqueta un

cinguettìo di dolci parole vane. Ecco per la puerile guancia il fresco

petto materno, per la piccola bocca avida ecco la fonte di blande e

bianche delizie.

Sopita e soddisfatta la creaturina ricade nel sonno.

La piccola Edith Avory tornò dalla scuola correndo, col cappello a

sghembo e le treccie al vento, ed entrò ansante nella sala da pranzo

della Casa Grigia.

--Sono arrivate?--domandò a Florence, che stava apparecchiando la tavola

per il thè.

--Sì, signorina,--rispose la cameriera.

--Dove sono? Il «béby»¹ com'è? Dove l'hanno portato?

¹ Mancando nella lingua italiana familiare la parola

neutra equivalente a _baby_ o _child_ dell'inglese,

_enfant_ del francese, _Kind_ del tedesco, l'autore

si permette di adattare al concetto la parola

inglese. Lo stesso valga per le parole _nurse_ e

_nursery_.

E senza aspettar risposta, la ragazzetta scappò dalla stanza e corse

sgambettolando su per le scale. Giunta alla «nursery», che fino allora

era stata camera sua, si fermò. Attraverso la porta chiusa udì un

piccolo grido querulo che le tolse il respiro. Sporse, esitando, la

mano, ed aprì la porta. Poi si fermò, attonita e delusa, sul limitare.

Presso la finestra, con lo sguardo noncurante rivolto alle verdi

praterie del Hertfordshire, sedeva una donna, severa, quadrata, vestita

di percalle rosa. Batteva con mano distratta, a colpettini leggeri e

regolari, un piccolo involto di flanella che teneva sulle ginocchia. Era

il béby! con la faccia in giù. Edith vedeva spuntare dalla flanella da

una parte la pianta di due piedini rossi e dall'altra una piccola testa

oblunga coperta di morbida lanugine nera.

--Oh Dio!--esclamò,--è quello il béby?

--Prego di chiudere la porta, miss,--disse la «nurse».

--Ma credevo che i bambini piccoli fossero tutti biondi, e vestiti di

bianco... con nastri celesti,--balbettò Edith.

La nurse non si degnò di rispondere. Continuò a batterellare

distrattamente colla grossa mano sulla piccola schiena tonda coperta di

flanella.

Edith si avvicinò, timida.

--Perchè fate così?--domandò.

La donna, inarcando le sopracciglia con aria sprezzante, la guardò da

capo a piedi. Poi disse brusca e subitanea:--Flatulenza! ventosità--e

continuò a picchiettare.

Edith, interdetta, si domandò che cosa significasse quella risposta.

Poteva riferirsi al cattivo tempo? od era forse un modo volgare di dire

a Edith di star zitta?

Dopo un po', osò domandare:

--La sua mamma--e additò l'involto--è arrivata anche lei?

--Sissignora,--rispose la nurse.--E quando ve ne andrete, abbiate la

cortesia di chiudere la porta dietro di voi.

Edith mortificata e attonita obbedì.

Udendo delle voci nella camera di sua madre, guardò dentro, e vide una

giovinetta vestita di nero, con capelli neri come quelli del béby,

seduta sul sofà, accanto a sua madre. L'estranea piangeva, tutta scossa

da singhiozzi, colla faccia nascosta in un piccolo fazzoletto ad orli

neri.

--Vieni, vieni, Edith,--disse la madre.--Vieni, guarda! Questa è tua

cognata Valeria. Dàlle tanti baci e dille di non piangere.

--Ma dov'è la mamma del bambino?--disse Edith, per guadagnar tempo prima

di baciare quel lacrimoso viso sconosciuto.

La giovinetta in lutto alzò gli occhi dal fazzoletto--occhi oscuri

inondati di lacrime.

--Son io,--disse, con un rapido sorriso luminoso, ed una lacrima,

cadendo, le si fermò in una fossetta della guancia.--Ma non è un

bambino, sai; è una bambina. Che cara!--soggiunse, baciando Edith,--che

cara ragazzina che potrà giocare col mio angioletto!

--Oh, ma è troppo piccola quella lì, per giocare,--disse Edith con

disprezzo.--E poi,--soggiunse,--ho visto quella donna che la batteva.

--La batteva!--esclamò la ragazza in lutto, balzando in piedi.

--La batteva!--gridò la madre di Edith.

Ed entrambe uscirono precipitosamente.

Edith, rimasta sola, volse lo sguardo per la camera familiare. Sul letto

di sua madre giaceva una piccola coperta di flanella ricamata, uguale a

quella che avvolgeva il béby; ed una cuffietta minuscola; e degli

scalfarotti; e un sonaglino di gomma. Sopra una seggiola vide una

giacchetta nera, ed un cappello nero guarnito di crespo e di grosse

ciliegie, nere ed opache.

Edith ne schiacciò una fra le dita, e la ciliegia si ruppe, vitrea e

glutinosa. Poi la ragazzetta andò allo specchio e si provò il cappello.

Le piacque vedere il suo piccolo viso lungo sotto quella acconciatura

caliginosa, e la fece traballare, tentennando il capo in qua e in là.

--Quando sarò vedova--disse tra sè--porterò anch'io un cappello come

questo.--Poi lo fece cadere dalla sua testa sopra la seggiola. Schiacciò

rapidamente un'altra ciliegia, e uscì per andare a vedere la bambina.

La trovò nella nursery tra le braccia della nonna, che la faceva ballare

in su e in giù. La creaturina teneva il pugno in bocca, e i larghi occhi

guardavano nel vuoto. La ragazza in lutto, le stava davanti in

ginocchio, battendo le mani e cantando: «Cara! cara! cara!... bella!

bella! bella!» mentre Wilson, la nurse, voltando le larghe spalle

indifferenti, vuotava i tiretti del cassettone di Edith, piegando le sue

cose e mettendole da parte per portarle disopra nella cameretta che

doveva d'or innanzi servire alla ragazzina; poichè della camera di Edith

aveva bisogno il béby.

Edith si stancò presto di star lì, e scese in giardino a cercare del

«Brown Boy», il ragazzo del giardiniere. Lo trovò nell'orto intento a

tagliare i germogli delle piante di fragola. Era tutto colore del

terriccio, e ne aveva come sempre sulle mani, sulla faccia e nei

capelli. Perciò più che per la sua parentela, si chiamava il «Brown

Boy».

--Buona sera,--disse Edith fermandosi davanti a lui con le mani dietro

la schiena.

--Buona sera,--disse Jim Brown, senza smettere il suo lavoro.

--Sono arrivate! Sono già lì tutt'e due,--disse la ragazzetta.

--Ah sì?--E Jim Brown sedette sulle calcagna pulendosi le mani sui

pantaloni.

--Il béby è nero,--disse Edith, cupamente.

--Misericordia!--esclamò Jim, spalancando gli occhi grandi e chiari.

--Sì,--proseguì Edith.--Ha i capelli neri e la faccia rossa. Un orrore.

--Oh, miss Edith,--disse Jim Brown,--che paura m'avete fatto! Avevo

capito che il bambino fosse un moro, visto che la mamma sua è di paesi

così lontani!

Edith crollò il capo.

--Proprio moro, no. Ma è un béby sbagliato. Se fosse giusto avrebbe i

capelli biondi e gli occhi celesti.

--La madre com'è?--domandò Jim.

--Nera, nera anche lei. E quella nurse! Una donna orribile,--sospirò

Edith.--Sono tutti diversi da come me li aspettavo.

E sconfortata sedette sull'erba.

--Valeria, che è la mamma del béby, è italiana, e tutta vestita di

lutto,--narrò Edith, sempre più depressa.--E sono venute a star qui per

sempre. E quel béby avrà la mia camera, e io andrò disopra vicino a

Florence in quella stanza piccola.... piccola così.--Edith per

illustrare fece un cerchio unendo i pollici e gli indici.--E anche noi

ci vestiremo tutti di lutto perchè mio fratello Tom è morto. E Tom era

il papà di quel béby. E quel béby è mia nipote.

--Povero signor Tom!--disse Jim Brown, scotendo la testa.--Era il

prediletto di voi tutti, non è vero?

--Oh! sì,--fece Edith,--si capisce. Eravamo in tanti, che, naturalmente,

quelli di mezzo erano i preferiti.

--Non vedo perchè,--disse Jim.

--Ma è evidente,--ragionò Edith.--Essendo in tanti si era già stufi di

quelli più grandi, e nessuno aveva voglia di quelli più piccoli... ecco

perchè! Del resto,--riprese gaia,--poco importa. Tanto, adesso sono

tutti morti.

E si levò dall'erba, e lo aiutò un poco a rimondare le piante di

fragola, per far venire l'ora del thè.

Venne a chiamarla suo nonno, una bella figura di vecchio, alto e

maestoso. S'avvicinò lentamente, trascinando un po' i piedi sulla ghiaia

del viale.

Edith gli saltellò incontro e mise la sua mano tiepidetta nelle dita

fredde e avvizzite del vecchio. Quindi si avviarono insieme verso la

casa.

--Le hai viste, nonno?--chiese lei, sgambettandogli intorno mentre egli

procedeva a passo lento traverso il prato.

--Visto chi, cara?--domandò il vecchio.

--Ma Valeria, e la bambinetta.

--Che bambinetta?--disse il nonno, fermandosi a riposare ed ascoltare.

--Ma la bambina di Tom, nonno!--disse Edith.--Sai bene! la piccola

bambina del povero Tom, che è morto. E' venuta a star quì, con la sua

mamma. E c'è anche la sua nurse. Si chiama Wilson.

--Ah sì?--disse il nonno vagamente, e si mosse per andare avanti. Poi si

fermò di nuovo.--Dunque Tom è morto?

--Ma nonno! nonno! Lo sai bene! Te l'ho pur detto mille volte in questi

giorni.

--E' vero,--disse il vecchio, pensosamente, togliendosi il berretto di

velluto nero e passandosi la mano nei fini capelli bianchi.--E' vero;

Tom è morto. Povero Tom. Ma....--continuò, esitando,--quale Tom? Mio

figlio Tom? o suo figlio Tom?

--Tutt'e due quei Tom,--disse Edith;--son morti tutt'e due. L'uno è

morto quattro giorni fa, e l'altro è morto sette anni fa; e tu non li

devi confondere a quel modo. Dunque, ricordati: un Tom era mio papà e

tuo figlio, e l'altro era suo figlio e papà del béby. Adesso non li

confonderai più, vero?

--No, cara,--disse il nonno.

Dopo qualche istante si fermò di nuovo.

--E dici che si chiama Wilson?

--Che chi si chiama Wilson?--esclamò Edith, molto impaziente.

--Ma come vuoi che lo sappia io?--disse il nonno.

Allora Edith rise, e rise anche il vecchio.

--Via, fa lo stesso, nonno,--disse Edith;--non pensarci più. Vieni a

vedere il béby.

--Che béby?--disse il nonno.

--Ma, nonno!... Il béby del figlio di tuo figlio Tom.

--Come?--disse il nonno.--Torna un po' a dire....

--Ma sta attento e ricordati!--spiegò Edith.--Il figlio di tuo figlio

Tom, era il papà di questo béby.

--Il figlio... del tuo Tom... del tuo papà... Dimmi quando devo dire

béby....--disse il nonno.

Edith si svegliò nella notte e si rizzò spaurita a sedere sul letto.

--Cos'è? Cos'è?--gridò--Che cos'è successo?

--Ma niente,--rispose la voce di Florence dalla camera vicina.--Dormi,

dormi, caruccia; non è che il béby.

--Ma perchè strilla così?

--Eh, sarà, come si dice, «rigirato»,--spiegò Florence, con voce di

sonno.

--Allora perchè non lo rigirano per il suo verso?

--Oh! miss Edith,--esclamò Florence impazientita,--adesso dorma e stia

zitta. Quando si dice di un bambino che è rigirato, vuol dire che dorme

tutto il giorno e strilla tutta la notte.

E infatti il béby fece così.

I divoratori: romanzo · 第 14 / 90 题