CAPITOLO I.

*Definizione del piacere.*

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La vita dell'uomo è un misto di _piaceri_ e di _dolori_. Queste due

sensazioni del pari forti e diametralmente opposte si agitano nell'animo

umano, lottano incessantemente tra loro, e a vicenda si vincono, ma ben

di rado si cancellano. L'uomo portato dalla sua natura ardente, vivace

cerca sempre ed ovunque il piacere, come lo stato nel quale egli meglio

può gustare la vita, usandone però moderatamente. E per _piacere_

intendo accennare a qualunque aggradevole sensazione che faccia presa

sui nostri sensi. Così chiamerò _piacere_ le ebbrezze voluttuose di

amore, come le dolcezze del riposo. Le gradazioni del piacere più forte,

più vivo a quello più debole sono innumerevoli. Ma tutti non esciranno

mai da questa grande classificazione, cioè _piaceri sensuali_ e _piaceri

morali_. Inutile pure il dire che i generi sono infiniti.

_I piaceri fisici o sensuali_, quantunque più ricercati, sono quelli che

meno restano impressi, anzi cercano col cessare dell'eccitante che li ha

prodotti. I _piaceri morali_ sono i più puri, sono quelli che giammai si

cancellano dall'animo.

I diversi generi di piaceri però sono prodotti da varie cause. Dalla

condizione sociale, dal temperamento nervoso, dall'educazione, dai

climi, dalle stagioni, dall'età, dal sesso, dallo stato di salute, ecc.

Come ben si può scorgere a priori un vecchio ottuagenario non ricercherà

i piaceri vivaci e focosi della gioventù. Diversi saranno i piaceri che

si ricercheranno in inverno ed in estate, in città ed in campagna. Come

pure diversi sono i piaceri dell'amore da quelli della mensa; quelli

della caccia da quelli del riposo, ecc.

Molto agisce sui piaceri anche il temperamento; infatti lo stesso

piacere farà una più viva impressione sul temperamento nervoso che sul

linfatico.

La nostra vita è dunque un complesso di piaceri e di dolori.

L'indifferenza che tanti definiscono uno stato intermedio fra il dolore

ed il piacere, raramente si scontra nella vita.

Il piacere può anche dirsi il possesso dei beni che si desiderano, il

dolore la loro privazione. E siccome tutti nella loro vita desiderano,

così tutti potranno andar soggetti alla realizzazione di questi

desiderii o alla loro privazione. E questa asserzione è puramente

pratica. Non è forse un piacere il riposarsi quando si è stanchi? Il

mangiare, il bere quando si ha fame o sete? Anche l'amare ed essere

riamato dal nostro ideale, poter sacrificare a lei tutto perfino la

vita, non è forse una dolce soddisfazione, non è forse un piacere?

Soccorrere l'infelice, consolare l'afflitto, morire per la patria, per

un'anima bella non son forse piaceri? E se questi lo sono, la negazione

di essi non produce dolore nell'animo nostro?

Ora dirò che l'uomo cerca sempre il piacere e sempre fugge il dolore.

Questo non ha bisogno di dimostrazione. Anche i bruti per istinto

cercano la gioia, le sensazioni gradevoli. Eccetto nel caso d'una

perversione di istinto tutti cercheranno il piacevole e fuggiranno

quello che può loro nuocere.

Non mi si accusi però di voler fare l'apologia del piacere o del

sensualismo. No; una accusa di tal genere classificherebbe subito chi la

lancia per un'anima poco elevata. Il piacere è anche _morale_, diss'io;

e del resto, anche gustando i _fisici_, sempre però con riservatezza, è

un bene.

Un uomo che sente dignità di se stesso non abusa dei piaceri sensuali,

perchè ha anche la cognizione di sapere che, oltrepassato un dato

limite, diventano dannosi. È forse male gustare l'odore grato d'una

mammola, il delicato sapore d'un frutto maturo? È forse male amare

onestamente una vaga fanciulla dalla treccia nera e lucente? L'Ente

supremo ci ha largiti questi beni affine di sollevare lo spirito nostro

dalle fatiche del lavoro; non sarebbe forse follia il rifiutarlo?

Uno dei più dolci incanti della vita è la unione _dei piaceri dei sensi_

al _godimento dello spirito_, perchè ci sollevano come in un mondo

incantato, tutto nuovo per noi. Guai però a chi si lascia trasportare

dal piacere. Esso non deve mai essere un bisogno, una abitudine, un

vizio! Se lo fosse ci abbasserebbe al livello del bruto, perchè

soffocherebbe in noi qualunque altro lodevole sentimento. Quanti uomini

che, dominati da un piacere sensuale, presentano nella loro fisionomia

analogia coll'animale, cui li assimila la loro inclinazione!....

I piaceri sensuali avviliscono ed annientano l'uomo! Quanti uomini

d'ingegno non si sono per questo completamente abbrutiti. Basterà citare

il romano Antonio. Non avrebbe egli vinto Ottavio se un amore cieco non

lo avesse gettato fra le seducenti braccia della regina Cleopatra!

Da questo capitolo deduciamo dunque la morale seguente: gustiamo i

piaceri leciti con somma prudenza; mai non lasciamoci dominare da essi.

Fuggiamo quei piaceri che, pregiudicando altri, pregiudicherebbero noi

stessi. Non vuotiamo per intiero il calice del piacere; dopo questo

viene l'ebbrezza, la sazietà, il dolore.

Evitiamo dunque gli eccessi, uniformandoci alle nozioni d'igiene che

verranno esposte in questo libro.

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Igiene dei piaceri secondo le età, i temperamenti e le stagioni · 第 4 / 145 题