I due però continuarono a tacere.

--Mio caro--disse finalmente Olga,--voi siete l'uomo il più fortunato

di questo mondo. Vostra moglie è....

--Un angelo,--interruppe placidamente Giuliano.

--Ah!--continuò Olga non meno placidamente--lo sapete?

--Ma l'avete detto tante volte.... sfido io.

--Non mai abbastanza, mio caro. Quando si hanno delle fortune di

questa entità, bisogna capacitarsene.

Egli alzò le spalle sorridendo.

--Creolo!--disse la Baronessa.

Giuliano si fe' serio. Non rispose. Guardava laggiù, in fondo, nelle

brume della pianura.

Milla camminava diritta pel viale, senza voltarsi.

Olga disse ancora a Giuliano ch'egli aveva una moglie adorabile;

glielo disse sei giorni dopo a cena.

Ordinariamente, non si cenava alla villa. Quel giorno, però, una gita

lunga e divertentissima aveva ricondotto la comitiva ad ora tarda e

s'era sentita la necessità di un gaio: _souper_.

Alle frutta la Baronessa tornò sull'argomento.

--Adorabile! Guardate come le sta bene quel costume pifferaro...;

ecco.... avrebbe bisogno di esser sempre così.... contenta e animata.

È di carattere molto calmo, nevvero?...

--Sì,--rispose Giuliano. E soggiunse:--Un poco di champagne,

Baronessa?

--No, basta; grazie. Voi ne avete già bevuti cinque bicchieri...

Veramente, questo è eccellente.

--Non c'è male, infatti; io però preferisco....

--Il _Tokay_,--suggerì prontamente la Baronessa.

Poi, in modo che si vedesse bene, si morse le labbra. Ah! le era

sfuggito....

Egli depose il bicchiere e la guardò.... Ah! si ricordava! Sorrise e

bevette. Dopo tutto, che male c'era?

Essa cominciò subito a parlar di tutt'altro. Poi, come se cercasse un

rifugio più definitivo, tornò sull'argomento di Milla.

--Vi assicuro che è simpaticissima.

Giuliano si mise a ridere.--Proprio?--chiese. E, con quell'eterno

vezzo che hanno tanti a questo mondo di mostrare o di fingere lo

sprezzo di tutto ciò che loro appartiene, soggiunse:--Puh! una buona

ragazzetta!

--Oh, Giuliano!--insistè la Russa.--Orsù, datemi retta; ascoltate il

parere d'una vecchia amica.

--Vecchia?!--interruppe Giuliano, guardando cogli occhi lustri quel

viso fresco, forte, sodo, dove la vita rigogliosa imperava.

Si guardarono sorridendo. Essa era sicura del pensiero che quella

parola gli andava suscitando nella mente, sicura della parola che

avrebbe tenuto dietro a quel pensiero.

E nella fiacca, pigra facilità dell'animo di Giuliano, nella

vigliaccheria di quel momento, stranamente foggiato dai ricordi

ravvivati dallo sciampagna, quella parola uscì lenta, strascicata

sulle sue labbra:

--Vecchia, cioè prima!

--Oh!--rispose lietamente Olga--c'è qualche cosa di meglio dell'esser

la prima.

--Cioè?--chiese languidamente Giuliano.

--Esser l'ultima, per esempio.

Egli non rimase soddisfatto. Fece una smorfia bizzarra, grottesca, e

questa esprimeva un tale ammasso di contraddizioni intime,

involontarie forse, ma così patenti, che la Baronessa non potè

trattenere un gaio scoppio di risa.

--Quante sciocchezze!--rispose.--Ora datemi un mandarino, e state

zitto.

Mentre sbucciava il mandarino, mandò di sbieco una lunga occhiata

verso Milla, che calma, dignitosa, ma un po' pallida, guardava ogni

tanto laggiù, verso loro.

«Perchè non hai voluto venir con me nel _drag_?» pensava la Baronessa.

«Guarda ora!»

E si voltò verso Giuliano:

--Vi prego, fatemi fresco.

Gli porse il suo ventaglione di piume d'aquila, ed egli cominciò

coscienziosamente a farle fresco.

--Il caffè....--ordinò bruscamente la Duchessa,--di là.... in sala!

* * * * *

Drollino era capo di scuderia, disponeva e preparava gli attacchi,

assegnava il posto ai cocchieri e ai palafrenieri. Egli non saliva

mai a cassetto. Pure una volta gli accadde di farlo. E fu così.

La Duchessa voleva andare, sola, ad un certo santuario distante quasi

tre miglia da Astianello. Accanto a quel santuario, in un vecchio

convento, pochi frati agostiniani esaurivano quietamente l'esistenza

propria e quella della casa. Fra essi si trovava il confessore della

Duchessa, il buon sacerdote a cui era toccato il facile còmpito di

guidare quell'anima innocente e soave. Essa andava a trovarlo ogni

tanto, facendosi per lo più accompagnare da una vecchia cameriera. Suo

marito, compiacente qual'era, le permetteva queste debolezze, col

patto, ben inteso, di non farsene complice.

In quella notte, nella stanza coi parati celesti c'era stato un gran

silenzio. Giuliano e Milla, turbati entrambi, avevano finto ognuno un

sonno straordinario. Milla stava immota, tutta raccolta al suo posto,

cogli occhi spalancati nel buio, colle mani strette tenacemente sul

petto. Ora che nessuno poteva vederla, si mordeva le labbra.... Oh,

com'era stata imprudente! Non accusava nessuno, no.... ma perchè

soffriva tanto.... perchè il ricordo di tanti episodi di quella gita

le riesciva intollerabile?.... perchè si rammentava ora tante piccole,

piccolissime cose?... perchè le recavano un fastidio così

intollerabile?... La sera precedente a quella notte s'era fatta tardi

ballando nel gran salone illuminato.... ella li aveva visti più volte

assieme... stretti nei giri molli d'una mazurka di Chopin.... Le altre

coppie non ballavano a quel modo, pallidi, in silenzio.... Oh! come la

martellava quel ricordo così recente! che ansie senza nome le destava

in cuore! Si sentì quasi infelice. E pensò alla necessità d'un

consiglio.... al conforto d'una parola intima, segreta di

consolazione.... Sì, andrebbe al convento da padre Loria, ci andrebbe

subito, di gran mattino, mentre le altre signore, stanche,

dormirebbero ancora mentre lui.... Giuliano.... sarebbe tuttora

addormentato. Il suo dolore senza nome, cullato da quella

risoluzione, s'acquietò in una malinconia spossata, che le procurò un

po' di sonno.

Giuliano dormì pure assai poco, durante quella notte. Era anch'egli

profondamente turbato; nei sensi, nella mente, in quel po' di animo

che Dio gli aveva consentito. Sentiva d'essere su una via pericolosa,

di subire un fascino che non era meno potente di prima, benchè lo

fosse altrimenti. Egli avvertiva bene, in quella specie di falsa

amicizia che aveva, senz'avvedersene, stretta colla Baronessa, il

fermento dell'antica passione, sentiva l'impero di quella donna

ch'egli aveva creduto un momento di poter punire, mortificare,

presentandosele in tutta la pompa della sua felicità. E ora, che suono

bizzarro aveva quella parola in bocca sua!...

Ebbe anch'egli una brusca, strana consolazione. In fin dei conti,

Milla non aveva _diritto_ di lagnarsi di nulla. Egli era tuttora un

marito.... fedele.... E lo sarebbe.... diavolo.... non c'era pericolo

del contrario.... Ma non si poteva negare che Olga.... perdio, che

donna di spirito! E il Viscontino! non era vero niente.... gliel'aveva

assicurato lei, positivamente.

* * * * *

La Duchessa s'alzò di buonissima ora, dopo avere, nell'incerta luce

del mattino che penetrava dalla porta socchiusa, gettato uno sguardo

triste e appassionato verso Giuliano. Egli dormiva ora, bellissimo

nella sua attitudine riposata e serena. Essa richiuse la porta,

procurando di non far rumore, per non destarlo.

Mentre si pettinava, mandò giù la Carolina, la sua cameriera

prediletta, ad avvisare che attaccassero subito la _vittoria_.

La ragazza, una bella e franca giovanotta, fece la commissione a

Drollino. Questi chiese laconicamente:

--Sola?

--Eh! certo!--rispose la giovane, che trovava Drollino un originale

_mica antipatico_--chi vuol l'accompagni al convento a quest'ora? il

signor Duca?... forse?...

Quel «forse» biricchino, e illustrato da un sorriso maliziosetto,

avrebbe potuto essere un programma di conversazione; ma il capo di

scuderia non lo considerò sotto quest'aspetto. Fece un cenno col capo,

e s'allontanò.

--Stupido!...--pensò la ragazza mentre, leggermente indispettita,

teneva dietro collo sguardo a quell'originale.

Questi se ne andò a dar gli ordini. Ma non accennò al cocchiere che

avrebbe dovuto guidare la _vittoria_. Quando tutto fu pronto, egli

stesso salì in serpino. La Duchessa scese verso le otto, vestita

semplicissimamente, e seguita dalla Tonia, la vecchia guardarobiera.

Il legno aspettava davanti alla scalinata dell'atrio. A cassetta, a

fianco del domestico, stava Drollino, colle redini in mano, bellissimo

nel suo _raglan_ bianco.

Si misero in via, con un tempaccio malinconico. Una nebbia grigia

serrava la campagna circostante, circuendo gli orizzonti in una

sfumatura umida e greve. Giunsero finalmente, e la carrozza si fermò

sul piazzale del Santuario. La Duchessa scese, e la sua delicata

personcina scomparve dietro il portone, ingolfandosi nell'ombra mite e

tiepida della chiesa. Drollino, facendo muovere lentamente i cavalli,

aspettò un'ora all'incirca sul piazzale deserto, ornato da due filari

di tisiche acacie, sulle quali il cadere continuo e minuto della

pioggia produceva un lieve strepito cadenzato e susurrante. Finalmente

Milla riapparve. Si fermò un istante sulla soglia, guardando il tempo.

Si vedeva che aveva pianto molto, e con quell'effusione ardente che,

nei dolori delle anime giovani, diventa bene spesso un trasporto

delirante. E doveva aver pregato con una fede intensa, piena di

passione e d'angoscia. Il visino aveva pallidissimo, gli occhi gonfi e

sbattuti, con un gran cerchio livido. Il labbro serbava ancora un po'

di tremito, la mano stringeva sul petto il libro di preghiere, come

quella d'un guerriero che preme l'elsa della spada consueta, nel

giorno della battaglia.

Drollino vide tutto ciò. Sentì uno strano rimescolìo.... Ah! la

padroncina piangeva.... la padroncina pregava.... Ed egli sapeva

perchè.... Battista, il cameriere del Duca, aveva detto un giorno, tra

due bicchierini di cognac:--La signora ha paura della Russa....--E

aveva ammiccato, in modo che si sapesse, che si capisse, perchè la

padrona aveva paura della Russa.... Drollino fece avanzare i cavalli

sino a che la _vittoria_ fosse proprio di fianco alla porta; poi,

gettate le redini fra le mani del domestico attonito, fu d'un balzo a

terra. Rialzò il mantice e abbassò il grembiale di cuoio; porse quindi

rispettosamente il gomito alla Duchessa per aiutarla a salire.

Allora soltanto Milla lo ravvisò. Sul suo visino stravolto passò il

mesto sforzo d'un sorriso.... essa aveva ancora tanta voglia di

piangere!... Ma nel suo sguardo stanco c'era come una inconscia

preghiera, un ignaro appello alla compassione e alla simpatia. Essa

era tuttora agitatissima; calda ancora del recente slancio religioso,

aveva il cuore pieno di quell'entusiasmo profondo della preghiera che,

di tutto, fa anima e fraternità! Ci voleva ben poco per maggiormente

commoverla. Infatti, la vista di quella persona, ch'ella sapeva essere

affezionata a lei, alla memoria del padre suo, le fece in quello

strano momento un effetto non meno strano. Nel dolore delle sue

inquietudini, del suo isolamento morale, Drollino le parve quasi un

amico. Lo guardò con una dolcezza ignara, ma affettuosa, e per un

momento, senza saperlo, come una persona stanca che cerchi un

appoggio, trattenne la sua mano nuda, tremante, su quella, guantata di

camoscio, che Drollino teneva pronta per aiutarla a salire.

Un brivido forte, ma tosto represso, agitò per un secondo la magra

persona di Drollino. Un lampo, subito smorzato, passò nei suoi occhi

neri; poi egli chinò la testa come un colpevole, e, sorreggendo Milla

colla forza del suo pugno d'acciaio, l'aiutò a salire in carrozza.

Essa non s'accorse per nulla dell'impressione violenta che Drollino

aveva risentito in tutte le fibre dell'esser suo.

Drollino fu d'un salto a cassetta, e via, di trotto serrato, per la

strada fangosa. La Duchessa, rannicchiata nel suo _plaid_, immersa in

uno di quegli assoluti abbattimenti d'animo e di corpo che susseguono

quasi sempre all'ardore d'un sincero sfogo della mente o del cuore, si

abbandonava al rapido moto della carrozza. Il suo sguardo inerte si

smarriva nella nebbiosità malinconica, velata di piova, della

campagna. E Drollino faceva volare i cavalli. Li sferzava

continuamente, eccitandoli con certi _ehp!_ stridenti, che parevano

metter loro il diavolo in corpo. Il domestico, intimorito, lo guardava

ogni tanto, senza ardire d'interrogarlo. Nell'interno della _vittoria_

la vecchia guardarobiera, sgomentata, ripeteva sommessamente delle

innumeri _Ave Marie_. La Duchessa non avvertiva nulla di quelle

preghiere, nè di quel timore. Calcolava quanti giorni dovevano

passare, prima che spuntasse quello della partenza di Olga.

Giunsero a casa senza inconvenienti. Milla, nello scendere, s'accorse

che a mala pena si reggeva in piedi. Si ricordò che non aveva ancor

preso nulla; e perciò, invece di dirigersi verso il proprio

appartamento, pensò di fermarsi un momento in sala da pranzo. Questa

si trovava in un'altr'ala della villa, dove il rumore della carrozza

che giungeva poteva benissimo non essere stato avvertito.

La tavola per la colazione comune non era ancora preparata; ma, in un

cantuccio appartato nel vano d'una finestra, un tavolino

elegantissimamente apparecchiato, faceva testimonianza di un allegro

asciolvere, testè compiuto da due persone. Infatti, il Duca e la

Baronessa Olga avevano allora finito di prendere il caffè. Erano

soli; nè ospiti, nè servi. Nella stanza vicina però risuonava

incessante il _clic clac_ delle palle da bigliardo, urtantisi

continuamente sul panno verde, e un incrociarsi non meno insistente di

voci mascoline.

Olga era avvolta in un'ampia veste da camera di _cachemir_ rosso cupo,

e il suo collo spariva nelle pieghe intralciate d'una grande sciarpa

di trina fiamminga. L'energia slava della testa spiccava

maravigliosamente su quel piedestallo di trapunto e sullo sfondo di

cuoio cesellato della tappezzeria.

La Baronessa sedeva, molto allungata, su una poltrona, con un braccio

penzolone. Fumava una sigaretta di tabacco orientale ed un molle

sorriso sfiorava, tra le fresche gote carnose, le tumide e rosse sue

labbra.

Giuliano le era seduto vicino, a cavalcioni su una sedia, e teneva

posata una mano sulla spalliera della poltrona. Aveva chinata la sua

faccia, così bionda e regolare, verso di lei, tuffando con visibile

piacere il naso armato di _pince-nez_, nel fumo acremente profumato

della sigaretta. Poi d'un tratto, arretrando il naso colla mossa d'un

fanciullo che s'allontana dal frutto proibito, mandò un sospiro tra

mesto e comico.

--Ahimè!--disse poscia con un accento che anch'esso aveva un po' del

burlevole, un po' del patetico.--Sapete cosa mi figuro in questo

momento?

Ella lo sapeva benissimo, e non si diede la pena di chiedere cosa

fosse. Ed egli, per non lasciar morire il discorso, finì la frase

così:

--Mi figuro, il vostro _boudoir_ granata e rosa.

--Sciocchezze.... mio caro; quel ch'è stato è stato. Non è egli

convenuto che voi siete per l'appunto il più felice degli uomini? E se

mai, in vita vostra, avete fatto delle corbellerie, è giusto....

--Ch'io le sconti, nevvero?--chiese Giuliano con un'amarezza d'accento

che voleva esser patetica.

Ella ebbe un maligno sorriso:

--Ma, mio caro creolo, voi siete sempre stato molto indipendente, e

avete voluto....

--No.... non fui io, a volerlo--rispose stizzosamente--è stata mia

madre.

--Ah!--diss'ella.

E lo guardò sorridendo, con quel sorriso che scopriva tutto quanto il

lucido avorio dei suoi denti. In quella giornata grigia, piovosa,

nella atmosfera cupa dell'antica sala da pranzo, il suo volto aveva

una formidabile espressione di vita, di moto, che aizzava il

sangue.... Giuliano si sentiva diventar vile, vile.... vile....

Essa si mise a ridere, ma, nella direzione di quell'occhio azzurro,

languido che la guardava ricordando, mandò un po' di fumo, che

somigliava a un sospiro inebriante....

--Olga--disse il Duca senza curarsi d'abbassare la voce--ditemi, oh

ditemi che non tutte le corbellerie sono irreparabili, e che quella

immensa, mastodontica ch'io commisi nel prender moglie....

Olga, con uno dei suoi più chiassosi scoppi di risa, gli troncò la

parola in bocca. Aveva veduta la Duchessa, rigida, immobile sulla

soglia, di fronte a loro.

Aveva udito? Giudicando dal suo aspetto, c'era poca speranza d'una

risposta negativa. Ma Olga pensò che la fortuna arride agli audaci, e

con un gesto appena percettibile avvertì Giuliano. Poi, con una

disinvoltura superiore ad ogni plauso, s'alzò, e, col più amabile, col

più cordiale dei suoi sorrisi, andò ad incontrar la Duchessa.

--Buon giorno, cara, come stai? Sono scesa di buon'ora, nevvero? Le

altre dormono ancora.... che pigrone! E così, com'è andata la tua gita

misteriosa?

Milla non rispondeva, nè accennava di udire. Ansimava, e, con un gesto

nervoso e macchinale, tentava di togliersi i guanti.

--Poverina!--continuava Olga, sempre più premurosa,--si vede che sei

molto stanca. Lo credo.... con questo tempaccio.... Stavo appunto

dicendo a tuo marito....

--Sicuro.... sicuro--interruppe Giuliano, per secondare la

Baronessa.--Giusto.... mi diceva, e io rispondeva che tu facevi

malissimo, ch'era una delle tue ubbie solite, e che io permettendolo

avevo fatto una corbel....

Ma la Baronessa, che studiava attentamente il viso di Milla, troncò

con uno sguardo la trovata del Duca.

--Ti senti male?--chiese alla Duchessa, con un mirabile crescendo di

gentilezza.

Milla non rispose; si sentiva la gola serrata da uno spasimo isterico.

Eppure voleva parlare.... voleva dirla una parola atta ad esprimere il

senso d'indignazione che la padroneggiava. Ma l'agitazione nervosa che

scuoteva tutta la sua povera personcina fu più forte di lei. Milla si

sentiva smarrire, non ci vedeva quasi più, sentiva nelle orecchie uno

scampanio stridente. Vacillava, e, per non cadere, s'appoggiò con ambe

le mani a un tavolino lì presso.

Olga le corse vicino, e volle sostenerla. Milla, nel suo smarrimento,

avvertì il pericolo di quel contatto, e provò un sentimento così

violento di ripulsione e d'orgoglio che per un istante si riebbe,

galvanizzata.... Si rizzò, diede un passo addietro, e dalle labbra

smorte le uscì un «No» vibrato.... pieno d'odio e di ribellione.

Nella vasta sala da pranzo ci fu un momento di silenzio.... poco

piacevole.

Poi, a un tratto, la Duchessa svenne.

Mia: Romanzo · 第 14 / 18 题