Tornarono sullo scorcio del settembre, nella molle e tiepida stagione
in cui l'anno, come un saggio epicureo, si riposa e dice: godiamo,
prima di prepararci a morire.
La Duchessa aveva lasciata ai bagni la sua celeste speranza. Aveva
abortito, chi diceva per una passeggiata troppo faticosa, chi per un
accidente, chi per uno spavento, chi per una grande emozione. Qualcuno
parlò di una scena avvenuta fra lei e Giuliano per certe gelosie,
senza capo, nè coda. Poi era successa una riconciliazione, e tutto era
finito: gli sposi tornavano e felicissimi.
Il Duca era ingrassato un altro po'; Milla invece era dimagrata. E più
ancora di prima, era pazzamente innamorata di suo marito.
Nel suo amore c'erano due elementi nuovi, la gelosia e il timore.
Ecco com'era venuta la gelosia.
Ai bagni a Viareggio, avevano trovata molta gente. Vecchie conoscenze
di Giuliano, che naturalmente non s'erano potute scansare.
L'isolamento, in un luogo così frequentato, sarebbe stato
assolutamente ridicolo. Almeno Giuliano diceva così, e Milla era
troppo ragionevole per non capire che Giuliano, sino a un certo punto,
non aveva torto. L'intimità dunque era finita. Bisognò unirsi a quei
gruppi chiassosi di bagnanti, prender parte a delle allegre gite,
cenare a ora tarda al Nettuno, fare scampagnate alla Pineta, a Massa,
a Lucca. Dio! che tormento! Erano tutte buone, gentili quelle
signore, e facevano un mondo di feste alla sposina; e i signori,
quelli poi gentilissimi, al punto di farla rimanere un po' impacciata,
qualche volta: ma che stordimento, che noia in quel chiasso, in quel
divertimento che pareva tanto piacere a Giuliano! Egli ci si trovava
come nel suo elemento, ed ella invece....
Uno sciaguratissimo giorno, era capitata da Livorno, con un vaporetto
della Marina, una compagnia elettissima.... oh si, proprio eletta....
di signore e di signori. Eran venute a fare una gita di piacere a
Viareggio. Fra quelle signore ce n'era una bellissima, vestita con
impareggiabile eleganza che a un tratto, aveva detto a Giuliano,
passandogli accanto--Oh caro Duca! lei qui?...--con una piacevolezza,
una disinvoltura infinita. Giuliano sulle prime era rimasto lì come un
po' impacciato; poi s'era messo a ridere. E aveva risposto:--Ma....
pare.... Baronessa....
--Olga!--aveva chiamata un'amica della signora, e la signora s'era
fatta accompagnare in là da Giuliano. Quindici minuti dopo, le due
società s'erano fuse in una sola, e la signora, che Giuliano aveva
presentata a sua moglie, le usava mille gentilezze, le presentava alla
sua volta i cavalieri del suo gruppo, e assicurava a tutti, con un
sorriso singolarmente gentile, che la Duchessa Lantieri era proprio
un'adorabile donnina!...
Milla non aveva mai visto Giuliano così animato. Si divertiva
immensamente, fu brillantissimo, prodigò mille attenzioni alle
numerose signore della brigata. Nella cena, che coronò splendidamente
quella giornata campale, il Duca fu spiritosissimo, i suoi occhi
azzurri ebbero certi strani lampi, come di sfida. La signora
elegantissima rideva molto, eran tutti di buon umore, e lo sarebbe
stata anche Milla, se non avesse afferrata al volo un frammento del
colloquio imprudente di due vicini.
--Caso?... davvero?--aveva chiesto un signore accennando, con un
lievissimo moto del mento, Giuliano e la signora elegantissima.
--Speriamo....--aveva risposto l'altro.
E s'erano guardati, ridendo, con una cert'aria, ammiccando.
Poi uno degli interlocutori aveva fatto, accorgendosi ch'ella era
vicina.--St..., come per avvisar l'altro. E avevan cambiato discorso,
con grande prontezza.
Allora essa sentì, per la prima volta, di non esser felice, sentì che
fra quella donna e Giuliano c'era _forse_ qualche cosa.... Ebbe un
momento d'angoscia terribile, l'angoscia dell'incertezza.... Oh!
quella cena terribile, lunga, così gaia per gli altri, così tremenda
per lei....
Non disse nulla, sentì la suprema necessità della dissimulazione. Ma
non potè impedirsi di osservare! E nell'osservazione, rimase astratta,
confusa, quasi istupidita. Li guardava come incantata: erano
abbastanza lontani da lei perchè la fissità del suo sguardo non
paresse rivolta soltanto a loro.... Essi erano allegri entrambi,
allegrissimi; quella signora lo trattava con una certa cordialità
serena, indulgente. Egli aveva l'aria contenta, molto contenta; essa
da lontano le mandò un sorrisetto amichevole, festoso, a cui la
Duchessa tentò rispondere con uno sforzo che le parve faticosissimo.
Il mare, sotto all'impalcato, diceva, nell'eccitamento ondoso della
notte sopraggiunta, delle cose gravi e severe, che nessuno ascoltava.
I tappi delle bottiglie volavano ad ogni momento, oltre le balaustre
di legno, e andavano a posarsi sui dorsi e sulle irrequietudini delle
spume candide, nel buio.
Finalmente, quell'angoscia crudele ebbe fine. La Baronessa e la sua
comitiva s'imbarcarono per Livorno.
Ma non prima d'aver combinato coi bagnanti della Spezia una seconda
gita. C'erano le regate a Genova; s'andrebbe tutti assieme alle
regate.
Milla si sentì morire.... E mentre il vaporetto illuminato
s'allontanava rapidamente sul mare, bianco di raggi lunari, essa
diceva a sè stessa:
--Stanotte gli domanderò....
Giuliano era di cattivo umore tornando a casa. Lo sciampagna non
valeva nulla, disse a sua moglie. E non aveva sonno. Era quasi
impensierito. Non triste, un po' irritato. Pure, a Milla, pareva più
affascinante che mai. E irritata anch'essa, malaccorta, impetuosa,
entrò bruscamente a interrogare:--Perchè quei due avevan detto
così?...
Giuliano s'alzò di botto, e sul viso stravolto di sua moglie lesse
l'avvicinarsi d'una scena.
S'alzò, s'inchinò lievemente e passò nella camera vicina.
E Milla rimase col martellamento della gelosia, col dubbio d'essere
stata una gran sciocca, col terrore d'aver offeso Giuliano. Era la
prima volta che le accadeva tutto ciò.
All'indomani, al Nettuno la Duchessa parve a tutti molto pallida.
Giuliano era più piacevole che mai, invece. Ma la povera sposa
soffriva così visibilmente che, alla sera, non potè uscir di casa....
E due giorni dopo, un'animuccia, disgustata, sgomentata, tornava
dond'era venuta, senza aver pagato all'eternità lo scotto d'un'umana
esistenza.
Nel momento del pericolo, mentre si sentiva oscillare fra la vita e la
morte, Milla ebbe una bizzarra parola. Disse a Giuliano:--Perdonami.
Il Duca, nell'angoscia stessa ond'era compreso, ebbe un istante di
maraviglia. Poi capì. Più tardi, quando La Duchessa, ancora
pallidissima nella sua veste da camera bianca, gli sorrideva, beata di
sentirsi a rivivere e di vederlo tornato suo, egli le disse
dolcemente:--Cattiva!
Ella chinò il capo, arrossendo. Oh! sì era stata tanto cattiva....
Aveva avuto certi pensieri.... Ma aveva sentito. E gli disse cosa
aveva sentito.
Egli prese un'aria seria, quasi paterna.--Ah! se la sua Milla non
fosse stata così bambina da dar retta a delle assurdità. Certamente,
un tempo c'era stato qualche cosa. Ma....
--Ah! c'era stato?...--osservò Milla, mentre sulle sue gote pallide
passava un rossore di fiamma.
Il Duca alzò le spalle e si mise a ridere.
--Certo--disse placidamente--ero un po' scapato ai miei tempi. E per
farmi far giudizio ci volevi proprio tu....
Essa arrossì ancora, ma d'orgoglio questa volta, d'un orgoglio
delizioso di donna amata!... E, col cuore pieno di gioia e di rimorso,
tese la mano a suo marito.
Egli la prese, e Milla capì a qual punto era stata sciocca e bambina!
Oh, sì! egli l'amava come essa amava lui, esclusivamente, e per
sempre.... Il passato non esisteva più.... era un sogno svanito.
Tornarono ad Astianello, prima del tempo fissato.
Milla stava attenta, molto attenta! Giuliano sbadiglierebbe ancora?
No. Giuliano non sbadigliava.... almeno in presenza di Milla. Ma,
certe volte, aveva un'aria un po' svogliata e, passeggiando sotto il
viale a passi strascicati, tormentava colla punta degli stivalini
lucidi certi poveri fiorellini, che proprio non ne avevan colpa.
Un giorno, Milla scese a colazione con una novità. Era una piccola
matita elegantissima, tolta ad un _carnet_ da ballo. E strettala fra
le ditine cominciò a tracciare sul margine del giornale, che Giuliano
aveva finito di leggere, qualche nome. La manina tremava un po', ma le
parole eran tracciate bene.
--Che fai?--chiese languidamente Giuliano.
Essa ristette dallo scrivere, con una mossa improvvisa, come d'una
bambina colta in fallo.
Poi, con una dolcezza infinita, disse:
--Penso che, dopo tutto, per l'ottobre si potrebbe invitar qualcuno.
E lo guardava, lo guardava, studiando la sua fisonomia, aspettando
forse ch'egli le dicesse di no.
Ma egli non disse di no. Disse soltanto--Ma cara Milla, tu sei un
angiolo!--E più tardi, quando s'alzarono di tavola, le diede il
braccio, guardandola e sorridendole quasi coma l'aveva guardata e le
aveva sorriso nei primi giorni del suo matrimonio.
E Milla, povera bambina, ebbe un momento di suprema gioia. Ecco!
l'aveva trovato il modo.... Contentarlo nelle piccole cose. Ah! ora
sapeva!
Milla era felice. Il suo Giuliano era tornato di buon umore. Si
divertiva un mezzo mondo mettendo la villa a soqquadro, rinnovando gli
addobbi delle sale, il mobiglio delle camere, rimodernando da capo a
fondo gli appartamenti. Aveva certo _trovate_ artistiche tutte sue,
sapeva combinare meravigliosamente quanto, oltre alla ricchezza,
rivela in un appartamento, il carattere e l'immaginazione signorile di
chi lo abita. Una vera legione d'operai s'era stabilita alla villa, e,
con una rapidità quasi magica, l'interno della casa andava assumendo
un nuovo e più brillante aspetto. Il creolo sapeva dar gli ordini
necessari, e Milla, ch'egli non consultava mai, era in uno stato di
continua ammirazione. Eppure, certe volte, in mezzo al suo entusiasmo
pel talento di Giuliano, un pensiero malinconico le si levava in
cuore: ecco, le vecchie cose se ne andavano tutte, una per volta.
Errava, con passo lento, quasi timido, in mezzo a tutta quella novità
fresca di ricchezze e d'eleganza, che per lei non avevano nessun
ricordo, nessuna attrattiva di segreta intesa. Astianello si mutava;
era una bella cosa, senza dubbio, ed era giusto che, dal momento
ch'essa aveva acconsentito a ricevere, i suoi ospiti avessero a
trovare in casa sua tutto ciò che probabilmente avevano in casa
propria; ma tant'è.... E un giorno, in cui Giuliano le chiese ridendo
dove andrebbero a far dimora durante gli otto giorni indispensabili
per rinnovare quella loro antiquata camera da letto, Milla si sentì
una gran stretta al cuore.
Abbassò il capo.... sentiva due lagrime sull'orlo delle palpebre.
Giuliano alzò le spalle. Ma non insistette; e Milla gli fu
indicibilmente grata di quel sacrifizio.
Il suo amore, sempre più cieco, sempre più assoluto, diventava
idolatria. In esso smarriva ogni equo giudizio delle rispettive loro
posizioni, ogni idea dei suoi diritti; non afferrava neppur per ombra,
col pensiero, l'assieme reale delle proprie circostanze. Adorava suo
marito, aveva riunite, per versarle su di lui, tutte le tenerezze
ond'era capace l'assurda potenza dal suo cuore; l'amava come e quanto
avrebbe amato suo padre, sua madre, i fratelli, le sorelle, con tutta
la somma degli affetti che il passato non aveva mai esatti dal suo
cuore, e che vi si eran sempre celati inoperosi. Essenzialmente donna,
nel sano rigoglio della sua imperiosa gioventù, ella subiva il fascino
di quell'uomo bellissimo, che all'ignoranza sacra della sua profonda
verginità morale aveva rivelato il Dio ignoto, quel Dio che alle anime
veramente pure si rivela anche con un mistico e singolare corteo di
purezze indicibili, di suprema poesia. Milla si sentiva completamente
travolta, assorbita nella vita nuova. La Duchessa amava a modo suo,
non a modo della prudenza e dell'antiveggenza. Amava coll'inconscia
forza di una volontà disarmata, con una doppia cecità di istinti,
quella del cuore e.... l'altra. Non era punto santa, e sopratutto non
era punto avveduta. Non chiedeva mai a sè stessa: «faccio bene o
faccio male ad amare così?» Non chiedeva altro a Dio, se non che
continuasse così..., e che ella potesse sempre far felice Giuliano!
Certi amori, onesti, virtuosi hanno un carattere bizzarro, bene
spesso. Si ha torto di non studiarli; sono anch'essi una curiosa
varietà psicologica, hanno profonde e stranissime forme. Si è detto
per molto tempo che il matrimonio è la tomba dell'amore; ma quando,
per caso, n'è la culla? E peggio ancora, quando è tomba da un lato e
culla dall'altro?... quando sulla verde sterilità del cipresso
s'innesta un ramo di rosa nel pieno fermento dei suoi primi
germogli?...
Il Duca si compiaceva assai, specialmente sulle prime, di
quell'adorazione costante, quasi insana. Il suo amor proprio era
soddisfatto; qualche volta, in cuor suo, n'era leggermente commosso.
Eppure.... accadeva, ogni tanto, ch'egli sentisse uno strano moto
d'impazienza. Dio! com'era mai bambina quella cara Milla. Aveva certe
fanciullaggini! Il lato sublime di quelle fanciullaggini gli
sfuggiva.... non era stato abituato _così_...; le fantasticherie di
sua moglie, certe _esagerazioni_ poetiche del suo amore per lui gli
riescivano, ahimè, alquanto stucchevoli! Gli toccava, certe volte, di
fingere di capire ciò che Milla gli diceva e questa per il creolo, era
una fatica improba! La sua lunga esperienza della donna gli tornava
vana di fronte al carattere bizzarramente affettuoso di Milla, davanti
a quel completo oblio di sè stessa, che in lei semplificava tutto, ad
un punto eccessivo. Ora, la semplicità nella donna, era cosa affatto
nuova per Giuliano; egli la confondeva facilmente colla povertà e
mentre trovava che l'amore d'una cara e ingenua donnina era pur
qualcosa di terribilmente elementare, non gli veniva mai la voglia o
la curiosità di studiare le profondità possibili e i probabili
congegni di questo sentimento elementare. Egli aveva certamente la
pretesa di raffazzonare sua moglie a modo suo, in tutto e per tutto,
per questo soltanto l'aveva sposata così giovane e tolta da un
convento, ma educare per lui non era sinonimo di studiare ed egli non
si sentiva affatto di far la parte odiosa del pedagogo. Egli aveva per
principio che colle donne non si discute mai. E però non discuteva
neppur con Milla. Le diceva spesso ch'essa era bellina e, qualche
volta, che le voleva molto bene. E per una di quelle: qualche volta,
per una delle eleganti frasi di affetto ch'egli si lasciava di quando
in quando cader dalle labbra, Milla si sarebbe gettata nel fuoco!
La sua premura di fargli piacere, assumeva talvolta le preoccupazioni
d'un'angoscia. L'aveva fatto arbitro assoluto d'ogni aver suo,
padrone di casa, nel più stretto senso della frase; essa non dava un
ordine senza chiedere il suo consenso e provava un acuto senso di
gioia, quando le accadeva di poter fare, _per lui_ un sacrificio
qualsiasi. E siccome il Duca, con una generosità senza pari, non aveva
più parlato dei progettati mutamenti nella famosa camera celeste,
Milla, in mezzo alla sua stessa soddisfazione, cominciò a provare la
puntura di certi rimorsi. Com'era stata scompiacente, egoista!
Ecco che obbligava suo marito a stare in una camera così male
arredata, mentr'egli, con quel suo buon gusto così squisito avrebbe
fatto chi sa che meraviglie per procacciare a lei il piacere di avere
una stupenda camera da letto. Dio! com'era bello Giuliano! Cento volte
più di lei.... s'intende! E com'era buono! che nobile fiducia aveva
per lei, non guardava mai nel suo scrittoio, come facevano le monache,
laggiù in convento, non leggeva mai le lettere delle sue amiche....
Mentre essa invece, da quell'egoista ch'ell'era l'avrebbe voluto
segregar lì, in campagna e quella volta.... là; a Viareggio!...
Il ricordo della scena di Viareggio era per Milla una vera trafittura.
Oh! com'era stata sciocca, imprudente, cattiva!
Per una parola, per un nonnulla aveva fatto a Giuliano quella
malaugurata scena!... Come se Giuliano fosse stato capace.... Non
perdonava a sè stessa l'ingiustizia cieca di quel dubbio.... le pareva
che ormai le corresse l'obbligo, per tutta la vita, di farselo
perdonare. Chissà quanto ne aveva sofferto, povero Giuliano, senza
dirne nulla!
E un giorno, nell'assurdità incredibile del suo povero cuoricino di
moglie innamorata, nacque un pensiero. Fu respinto sulle prime, e
rinnegato aspramente, tollerato più tardi e finalmente adottato.
Milla aveva ogni tanto il terrore di non essere all'altezza di
Giuliano. Egli trattandola sempre coll'indulgenza più o meno paziente
che si ha verso una bambina l'aveva facilmente persuasa d'esser tale.
E quell'animuccia ardente ed appassionata ne soffriva. Provava ogni
tanto un segreto senso d'umiliazione, aveva delle calde aspirazioni
verso una posatezza, un'assennatezza da gran dama, da signora calma e
sicura del fatto suo.... Diventare come Giuliano, per esempio; egli
non s'alterava mai.... Ah! ma quanto era lontana da questo ideale
colla sua ignoranza, colle sue sciocche timidità, colle sue continue e
tormentose esitanze!
Un giorno, le capitò, a caso, fra le mani, un romanzo inglese. In
esso, due coniugi, nati uno per l'altro, fatti per essere
costantemente virtuosi e felici, vedevano invece minacciata la loro
felicità da un triste malinteso. Un'antica fiamma del marito faceva
capolino nel loro presente, e per un momento le cose s'avviavano
maluccio. Ma la moglie, col suo senno, colla sua presenza di spirito,
con una fortunata audacia di confronti, avvedutamente cercati, con
un'illimitata fiducia, dimostrata al marito, riesciva a scongiurare
il pericolo, mentre il marito, subito ravveduto, avvertiva in quella
lotta stessa e per la prima volta il valore morale di sua moglie. La
rivale, vinta e schernita, s'allontanava, e il trionfo della moglie e
della morale si affermava incontrastato. Tutto questo era molto
gentilmente descritto nella calma sassone d'un nitido volume della
_Tauchnitz edition_.
A vent'anni (tanti ne aveva Milla, Duchessa Lantieri), un libro è bene
spesso una voce autorevole, una specie di suggeritore intimo, col
quale l'immaginazione fervida non tarda a mettersi in rapporto. Nella
sua ingenua ammirazione per l'eroina del libro, la nostra Milla
attinse un'ispirazione che le parve un'ammirabile misura preventiva.
Nel terrore d'un pericolo, che pure non esisteva al momento, essa
trovò il coraggio strano, inverosimile di scendere deliberatamente a
incontrarlo. Con un'audacia imprudente, in un accesso di temerario
ardire, cagionato da un timore intenso, essa volle, con un colpo
solo, tagliar tutte le teste possibili d'una Medusa avvenire, volle
conquistare intiero il futuro, improvvisarsi grande, prudente,
generosa e invincibile. Volle far vedere a Giuliano che la bambina era
una donna. Gli propose d'invitare ad Astianello la Baronessa Olga
Dornelli.... la signora della cena di Viareggio.
Giuliano cascò dalle nuvole:
--La Baronessa Olga?... dici sul serio?... la Baronessa Olga?
La voce di Milla non tremava punto mentre essa rispondeva bravamente:
--Sì, la Baronessa Olga.
Giuliano si mise a ridere.
--Non sei più gelosa, dunque?
--Gelosa, io?... ma ti pare.... sono le sciocche, le bambine che sono
gelose.... io.... so bene, sai, che tu.... che tu mi ami.
Egli la guardò coll'aria maravigliata di chi si trova a fronte d'un
problema divertente e nuovo.
--Cosa ti salta in capo?--le chiese poscia.
Milla era scontenta; avrebbe voluto veder la sua offerta accolta
altrimenti.
--Dico sul serio, sai. È una signora gentile.... elegante.... E.... le
scriverei oggi stesso.... a meno che tu non voglia....
Si fermò aspettando.... guardandolo negli occhi.
--Io? rispose il Duca....--anzi, figurati.... sono affatto
indifferente...; ma... la conosci così poco....
--Non meno delle altre signore che abbiamo invitate....--rispose
Milla. Ma aveva il cuore pieno di malinconia;... ecco.... egli non
s'accorgeva nemmeno....
--Uhm!--disse il Duca,--sai ch'è un'idea curiosa la tua?
--Non vuoi?--chiese impetuosamente Milla. E con un'imprudenza sublime,
piena di passione, domandò:
--Hai paura?
Egli prese a dondolarsi tranquillamente sulla seggiola.
--Bambina!--rispose quasi subito,--non vedi che non me ne importa
nulla?
Ella gettò un grido di gioia.
--Giuliano!... ah! Giuliano!
Nel silenzio del salotto suonò il rumore dolce d'un bacio. Poi ella
scappò via dicendo:
--Vado a scrivere.
Egli s'alzò per tenerle dietro, per dirle: lascia stare, non
voglio.... Poi rimase irresoluto, sopra pensiero.
--Puh!--disse poscia, tornando lentamente indietro,--lasciamo
correre.... Come la prenderà lei?... Non verrà.... forse.... anzi
certo.... non verrà.
Accese un sigaro.
--Sarei curioso, pensò, di vedere cosa dirà.... Dopo tutto, era
impossibile che non c'incontrassimo quest'inverno.... E se viene?...
Ebbene, vedrà come sono le cose, e che non ho perso nulla....
lasciandola.
Il sigaro non si voleva accendere.
--Curioso--continuò il Duca, parlando sempre tra sè.--Curioso
davvero.... Che idea da stordita ha avuta Milla!... Imparerà a
vestirsi, ciò le gioverà.... E se non venisse, quell'altra?... Diavolo
d'un sigaro, non vuol saperne d'accendersi.... _Tout passe, tout
casse, tout lasse!_ Chi sarà ora?... Ancora il Viscontino?... Eh!
sapremo!... Quando si dice il caso! Per fortuna che son sicuro di me
stesso e che....
Non finì il pensiero. Lo sigaro s'era acceso, ed egli fumava
coll'intima delizia d'un esperto.
--Non verrà!--disse risolutamente al fumo azzurro del suo sigaro.--Non
verrà!
--Ecco--pensava, dal canto suo, Milla con una specie di gaiezza
nervosa.--Ecco l'avvenire sicuro....--Ma nella gioia del suo trionfo
era stanca, agitata.
Oh Milla! se tu avessi avuto tua madre!...