III.

Ad Astianello la notizia giunse improvvisa, in una lunga lettera

d'affari, scritta dal tutore all'agente. Il matrimonio sarebbe

celebrato a Torino, il giorno tal dei tali, e, dopo un viaggio di sei

ore, gli sposi giungerebbero alla stazione ferroviaria di ***, dove

troverebbero le carrozze di casa per recarsi alla villa. I viali

inghiaiati, dar aria all'appartemento celeste, quello della stanza da

letto che dava sul terrazzino, e prepararlo per gli sposi. Il desinare

per due, alle sette.

Fu una gran cosa, quell'annunzio inaspettato, quel vento di padrone

nuovo, che si era levato così repentino nell'atmosfera. Chi era?

com'era lo sposo della signorina?... questo essere privilegiato che

aveva incontrata una fortuna di quella sorte?...

Le informazioni giunsero poche e alla spicciolata, ma qualche cosa si

seppe di questo benedetto sposo. Era un Duca... un nobilone anche lui,

che sino ad allora aveva fatta la bella vita... e di quattrini non

glie n'eran rimasti molti. Si diceva però ch'era bellissimo, e la

signorina si era innamorata di lui in convento... anche perchè una

mamma avveduta aveva saputo metter le mani in pasta. Siccome il loro

quartiere non era pronto, venivano ad Astianello.

La curiosità era grande fra quella buona gente, e l'incertezza pure.

Come l'andrebbe con questo padrone nuovo? Chi comanderebbe, lui o lei?

E le razze? Se ne intendeva colui? Avrebbe saputo mantenerle bene?...

Nei pascoli non si parlava d'altro. E, a misura che s'avvicinava il

giorno dell'arrivo, una trepidazione più affettuosa, meno egoista,

teneva agitati i dipendenti della tenuta, e questo era il pensiero del

marito della signorina.

Finalmente il gran giorno spuntò. Un bel giorno degli ultimi d'aprile,

tiepido, sereno; un vero giorno di nozze.

L'agente diede ordini precisi. Alla stazione, alle 4 pom., il

_landau_, con quattro cavalli, e un cacciatore a cavallo per seguire

la carrozza: Drollino per l'appunto, ch'era il cavalcatore più destro

e più appariscente che ci fosse in tutta la tenuta.

Veramente, nello spazio di questi otto anni, Drollino s'era fatto

bellissimo. Era cresciuto rapidamente; snello e gagliardo come un

antico discobulo. L'indole sua non aveva subito grandi mutazioni; egli

aveva serbato una grande indipendenza di carattere, non era nè

allegro, nè socievole, e non bazzicava coi suoi compagni più di quanto

lo comportassero le esigenze del comune mestiere. Stava sempre in

mezzo ai cavalli, in scuderia e ai pascoli, errava continuamente per

tutta la vasta zona dell'allevamento. Ora non bestemmiava quasi più,

ma continuava nel suo sistema di parlar poco. Era ormai presso ai

venti anni, e, se avesse voluto, avrebbe potuto destare grandi

passioni fra le ragazze del paese; ma era così poco gentile con loro,

se ne occupava così poco, che le simpatie, scoraggiate, si smorzavano

presto. In complesso, ispirava più soggezione che simpatia. Ma nella

tenuta si faceva molto calcolo di Drollino.

Intollerante d'ogni lezione, aveva imparato solo, a furia di volontà

tenace, le più ardite prodezze del suo mestiere. Era il primo domatore

che vantasse casa d'Astianello. Ahimè! non più d'Astianello...

Lantieri! Aveva un metodo tutto suo per venire a capo delle bestie più

ribelli, un metodo ch'egli non insegnava ad altri, che aveva appreso,

si diceva, da un certo mandriano di tori, mezzo stregone, mezzo

zingaro, un pochino contrabbandiere. Può essere che non fosse tutta

arte naturale. Si dubitava d'un segreto; d'una specie di malìa. Egli,

per non essere seccato, lasciava che questa diceria si perpetuasse

nella tenuta; forse lui stesso ignorava come gli venisse fatto di

dominare a quel modo, con una specie di forza magnetica, i cavalli più

indocili. Voleva! ecco tutto.

Era sempre serio, benchè non si potesse accusarlo di tetraggine o di

malumore. E meglio che coi compagni, meglio che colle rusticane beltà

della tenuta, egli pareva trovarsi contento nelle solitudini grandiose

del piano, dove la sua compagna, quasi inseparabile, era Mia!

Mia era diventata una stupenda giumenta, celebre per la bellezza

eccezionale delle sue forme, e per le qualità dell'indole propria.

Quando Drollino attraversava i pascoli, cavalcando Mia anche a dorso

nudo, i palafrenieri ed i cavallanti interrompevano le loro faccende,

per fermarsi ad ammirare quel gruppo magnifico. La riputazione di Mia

aveva oltrepassati i limiti della tenuta e vistosissime offerte di

compra erano giunte sino a Drollino, ma il giovane rispondeva con un

no così brusco e reciso che ormai nessuno più s'attentava a intavolar

trattative. Mia era l'orgoglio, la passione di Drollino. Non aveva mai

permesso a nessuno di cavalcarla nè di governarla ed era istancabile

nell'usarle infinite e delicatissime cure.

Qualche volta le andava mormorando all'orecchio qualche parola, come

se ella potesse intenderlo... dargli retta. Si faceva ubbidire senza

mai batterla, l'aveva avvezzata ad una straordinaria sensibilità di

bocca... Il suo sogno di bambino era esaudito; quella cavalla, era

sua, sempre, veramente sua.... No! non sempre.

Un caso esisteva, solo, ma esisteva, in cui la voce di Drollino

perdeva ogni prestigio per l'orecchio di Mia. In _quel_ caso, Mia si

ribellava. Nulla poteva vincere quella ribellione, non cure, non

richiami, non castighi violenti nè scudisciate crudeli. Mia aveva

paura dello sparo di un'arme da fuoco.

Una paura insana, delirante, che determinava in lei come l'accesso

d'un pazzo orgasmo. Appena udito lo sparo essa partiva a gran

carriera, colle nari al vento, con un acuto nitrito di dolore. E per

non esser balzati di sella o dal legnetto leggero a cui Drollino

soleva talvolta attaccare la sua cavalla, bisognava proprio esser lui,

coi suoi garretti ed i suoi polsi d'acciaio. Drollino aveva fatto il

fattibile per guarire la povera bestia da quella suscettibilità

nervosa dell'udito; ma non era venuto a capo di nulla e Mia in quei

momenti, diventava anche per lui una cavalla pericolosa.

Nella tenuta si sapeva di quest'unico difetto di Mia; ma nessuno

ardiva tenerne parola a Drollino, da poi che un mozzo malaccorto, per

avergli rimproverata con scherno quella codardia della cavalla, s'era

buscata... Dio! che tempesta di pugni s'era buscata colui!

* * * * *

Davanti alla piccola stazione pochi contadini attoniti e sbalorditi

guardano lo splendido _landeau_ che un cocchiere imponente, guidando

quattro massicci cavalli meklemburghesi, fa passeggiare al passo sulla

spianata.

Un po' in disparte, un palafreniere in gran livrea frena a stento lo

scalpicciare inquieto di una superba giumenta, Mia.

Ogni tanto Drollino la lascia sbizzarrire un po', osservando con

occhio malizioso il prudente _dietro front_ del sig. Damelli, agente

della casa, ch'è venuto anch'egli ad ossequiare gli sposi e che non

pare troppo smanioso di proseguire la sua passeggiata in vicinanza

della cavalla. Ma udendo il treno rumoreggiare in lontananza Drollino

si mette in guardia e raccoglie le briglie. Il _landeau_ si ferma

proprio dirimpetto alla stazione, la locomotiva è visibile e le teste

si protendono, curiose.

Un nereggiamento rumoroso s'avvicina velocissimo, traendosi dietro un

gran pennacchio di fumo bianco. Si sente una scampanellata, si vede

sventolare una bandiera rossa. Mia s'inquieta, sbuffa, accenna ad

impennarsi, ma il suo cavaliere le stringe i fianchi come in una morsa

di acciaio, mentre colla mano guantata in pelle di daino, accarezza il

collo della cavalla, battendo leggermente sulla criniera. Mia si

rassegna ed aspetta, ma colle orecchie tese, coi garretti frementi.

Un lungo fischio risuona oltre i cancelli, il treno si ferma e riparte

un minuto dopo, ed in mezzo ad un po' di ressa, emerge dalla porta

della stazione avanzandosi verso il _landeau_, una giovane e

bellissima coppia.

Son dessi!... Gli sposi di otto ore prima.

Drollino la vede subito, la guarda, come trasognato!

Si, è lei... la signorina. Ingrandita, di certo, ma non tanto e

sempre quel visino dolcissimo. Com'è pallida!... Ma ora, con quel

sorriso sulle labbra, par tal e quale la Milla di otto anni fa!

Porta un gran cappellone, tutto velluto nero e piume nere, un abito

inglese, attillato e scuro. Gira attorno uno sguardo, ch'è a un tempo

commosso, sgomentato e felice. L'intendente si fa innanzi ad

ossequiarla. Essa s'intenerisce.--Ah! signor Damelli, nevvero!... il

mio povero Papà...--Sulle palpebre castane spunta una lagrima. Poi la

sposa si scuote, sorride, arrossisce, e presenta il signor Damelli a

Giuliano... il duca... mio marito. È la prima volta che dice così:

«mio marito.» Il qual marito è senza dubbio un bellissimo giovane, non

molto grande, grassotto, con una barba d'oro alla nazzarena. I tratti

signorili all'estremo, tondi, tendenti al floscio. È amabilissimo col

signor Damelli, d'una amabilità languida, che, se si avesse il tempo

di studiarla, parrebbe un pochino sprezzante. Ha un non so che di

seccato che consola; nel suo sorriso fisso, nell'azzurro acceso dei

suoi occhi, si legge una premura insolente d'essere a casa.

Drollino, immobile, snello sulla sua bella cavallona, lo guarda

attentamente, scrutando quella nuova faccia di padrone, che non lo

soddisfa. Però, con una riflessione degna del suo senno pratico, pensa

che per giudicare infallibilmente d'un uomo bisogna prima averlo

veduto in sella.

Mentre si caricano i bauli, Milla si guarda attorno per ritrovare quel

noto paesaggio. E in questo paesaggio vede la macchietta immobile di

un palafreniere a cavallo. Guarda, le pare, non le pare, vede due

occhi scintillanti, una faccia bruna:

--Oh!--dice sorridendo, commossa.--Drollino!

Drollino s'inchina profondamente, mentre una fiamma impetuosa arrossa

la tinta bruna del suo viso. Milla avvicinandosi, gli dice:

--Oh, Drollino! come ti sei fatto grande!

Poi si ricorda di Mia, e gli chiede di Mia.

--Eccola--dice Drollino, accennando la sua cavalcatura.

Milla stende la mano come per accarezzar Mia, ed entrambi,

palafreniere e Duchessa, sorridendo, si ricordano.

Ma i bauli sono caricati, e il Duca s'è sbarazzato del signor

Damelli.--Milla! chiama con impazienza. Essa dimentica Drollino,

dimentica Mia, li lascia sui due piedi senza salutare, e si avvicina a

sua marito, che le offre il braccio, per aiutarla a entrare in

carrozza.--Avanti,--ordina il Duca; e sulla strada polverosa, stretta,

fiancheggiata dai vasti campi del grano ancor verde, i quattro cavalli

trottano rapidi e pomposi. Drollino è rimasto dietro la carrozza,

aspettando che una maggior larghezza della via gli permetta di

oltrepassar l'attacco. Il _landeau_ è aperto; ed egli vede il

cappellone di piume nero e l'elegante berretto scozzese da viaggio

farsi vicini uno all'altro, chinandosi, come se volessero intavolare

loro la conversazione..., vede delle larghe spalle irrequiete e delle

spalluccie fine che tremano un poco.... vedo dei profili in moto,

delle labbra che parlano e sorridono. Ma, ad un tratto, il cappellone

nero, come se avvertise un pericolo, si tira in là... bruscamente.

Allora il Duca, con un movimento d'impazienza quasi brutale, si

volta.--Passa avanti,--dice ruvidamente a Drollino.

Mia si sente a figgere gli sproni nei fiacchi, si sente spinta in un

passaggio strettissimo, che corre fra la carrozza ed i campi, a

sinistra della via. Passa rapida come un lampo, e Drollino non vede la

mano del Duca correre sotto l'ala del cappellone nero e posarsi,

imperiosamente morbida, sulla spalla della Duchessa.

Il personale della tenuta era quasi tutto riunito al cancello del

viale d'ipocastani. La balia di Milla e la fattoressa piagnucolavano,

affettuosamente, parlando della loro piccina che tornava, ed era

sposa! Era un sussurrìo continuo di osservazioni, di ricordi, di

pronostici.... e il coro non faceva sosta se non quando s'udiva da

lungi sulla via il rumore d'un veicolo. Allora le parole si facevano

tronche... sommesse... Ora viene... è lei... a momenti... è qui. Ma

non era mai lei, e intanto annottava.

Finalmente s'udì un galoppo continuo, concitato... Sono loro di certo.

E tutti ritti in punta di piedi, per veder meglio e prima. Ma no...

era Drollino.

Lui a briglia sciolta, coi capelli al vento, pareva un indemoniato.

Mia era tutta bianca di schiuma. Con due sbalzi, cavalla e cavaliere

oltrepassarono il cancello fra le due ali di folla che davanti a

quell'arrivo precipitoso s'erano ritirate gridando. Drollino non si

fermò a dar spiegazioni, corse via sempre di carriera, e scomparve

quasi subito nella direzione dei pascoli.

La carrozza coi quattro cavalli non giunse che venti minuti dopo.

Mia: Romanzo · 第 10 / 18 题