Dopo un ultimo sforzo, la porta si aprì. I Radusani si precipitarono
con un immenso urlo di vittoria, passando su i corpi degli uccisi,
traendo il santo d'argento all'altare. E una viva oscillazione di
riverberi invase d'un tratto l'oscurità della navata, fece brillare
l'oro dei candelabri, le canne dell'organo, in alto. E in quel chiaror
fulvo, che or sì or no dall'incendio delle prossime case vibrava
dentro, una seconda lotta si strinse. I corpi avviluppati rotolavano
su i mattoni, non si distaccavano più, balzavano insieme qua e là nei
divincolamenti della rabbia, urtavano e finivano sotto le panche, su
i gradini delle cappelle, contro gli spigoli dei confessionali. Nella
concavità raccolta della casa di Dio, il suono agghiacciante del ferro
che penetra nelle carni o che scivola su le ossa, quell'unico gemito
rotto dell'uomo che è colpito in una parte vitale, quello scricchiolìo
che dà la cassa del cranio nell'infrangersi al colpo, il ruggito di chi
non vuol morire, l'ilarità atroce di chi è giunto ad uccidere, tutto
distintamente si ripercoteva. E il mite odore dell'incenso vagava sul
conflitto.
L'idolo d'argento non anche aveva attinto la gloria dell'altare, poichè
un cerchio ostile ne precludeva l'accesso. Giacobbe si batteva con la
falce, ferito in più parti, senza cedere un palmo del gradino che primo
aveva conquistato. Non rimanevano se non due a sorreggere il santo.
L'enorme testa bianca barcollava come ebra sul bulicame del sangue
iroso. I Mascalicesi imperversavano.
Allora san Pantaleone cadde sul pavimento, dando un tintinno acuto
che penetrò nel cuore di Giacobbe più a dentro che punta di coltello.
Come il rosso falciatore si slanciò per rialzarlo, un gran diavolo
d'uomo con un colpo di ronca stese il nemico su la schiena. Due volte
questi si risollevò, e altri due colpi lo rigettarono. Il sangue gli
inondava tutta la faccia e il petto e le mani; per le spalle e per le
braccia le ossa gli biancicavano scoperte nei tagli profondi; ma pure
egli si ostinava a riavventarsi. Inviperiti da quella feroce tenacità
di vita, tre, quattro, cinque bifolchi insieme gli diedero a furia nel
ventre d'onde le viscere sgorgarono. Il fanatico cadde riverso, battè
la nuca sul busto d'argento, si rivoltò d'un tratto bocconi con la
faccia contro il metallo, con le branche stese innanzi, con le gambe
contratte. E san Pantaleone fu perduto.