VI.

Anna fu candida testimone. Introduceva i visitatori, tendeva il tappeto

su la tavola, e a mezzo della veglia portava i bicchierini pieni

d'un rosolio verdognolo composto dalle monache con droghe speciali.

Una volta ella sentì su per le scale Don Fiore Ussorio gridare nel

calore della disputa un'ingiuria contro l'abate Cennamele che parlava

sommesso; e poichè l'irriverenza le parve mostruosa, ella da allora

in poi tenne Don Fiore per un uomo diabolico e al comparir di lui si

faceva rapidamente il segno della croce e mormorava un _Pater_.

Nella primavera del 1856, un giorno, mentre sul greto della Pescara

ella sbatteva i panni lavati, vide una torma di barche passare la foce

e navigar lentamente contro la forza dell'acqua. Il sole era sereno; le

due rive si rispecchiavano in fondo abbracciandosi; alcuni ramoscelli

verdi e alcune ceste di giunchi natavano nel mezzo della corrente,

come simboli pacifici, verso il mare; e le barche, aventi quasi tutte

la mitria di san Tommaso dipinta per insegna in un angolo della vela,

avanzavano così nel bel fiume santificato dalla leggenda di san Cetteo

Liberatore. I ricordi del paese natale si svegliarono nell'animo della

donna con un tumulto improvviso, a quello spettacolo; ed ella, pensando

al padre, fu invasa da una gran tenerezza.

Le barche erano tanecche ortonesi e venivano dal promontorio di

Roto con un carico di agrumi. Anna, come le ancore furono gettate,

si avvicinò ai marinai; e li guardava con una curiosità benevola e

trepidante, senza far parole. Uno di loro, colpito dalla insistenza,

la ravvisò e la interrogò famigliarmente. — Chi cercava? Cosa voleva? —

Allora Anna, tratto in disparte l'uomo, gli chiese se non per caso egli

avesse veduto al _paese dei portogalli_ Luca Minella, il padre. — Non

l'aveva veduto? Non stava ancora con _quella femmina_? — L'uomo rispose

che Luca era morto da qualche tempo. — Era vecchio. Poteva campar

di più? — Allora Anna contenne le lagrime; volle sapere molte cose.

L'uomo le disse molte cose. — Luca aveva strette le nozze con _quella

femmina_; ne aveva avuti due figliuoli. Il maggiore dei due navigava

sopra un trabaccolo e veniva qualche volta a Pescara per negozii. —

Anna trasalì. Un turbamento indeterminato, una specie di smarrimento

confuso le occupava l'animo. Ella non giungeva a ritrovar l'equilibrio

e la lucidità del giudizio dinanzi a quel fatto troppo complesso.

Ella aveva ora due fratelli dunque? Doveva amarli? Doveva cercare di

vederli? Ora che doveva dunque fare?

Così, titubante, tornò a casa. E dopo, per molte sere, quando entravano

nel fiume le barche, ella andava lungo lo scalo a guardare i marinai.

Qualche trabaccolo portava dalla Dalmazia un carico di asini e di

cavalli nani. Le bestie prendendo terra scalpitavano; l'aria sonava di

ragli e di nitriti. Anna, nel passare, batteva con la mano le grosse

teste degli asinelli.

Le Novelle della Pescara · 第 30 / 101 题