Il giorno dopo andai a prendere Fulvia per accompagnarla allo scalo.
Sapevo che altri ammiratori sarebbero stati pronti all'ora della
partenza per accompagnarla anch'essi. E, per evitare d'averli in
carrozza in quegli ultimi momenti, uscii io stesso per ordinare ad un
fiaccherajo di venirci a prendere. Gli diedi uno scudo di mancia, e
gli ordinai di prendere il suo _brougham_ più stretto, e di levarne la
panchetta dinanzi.
Quando vennero ad avvertirci che la carrozza ci aspettava, scendemmo
tutti; ma, naturalmente, a nostro grande rincrescimento, soltanto
Fulvia ed io potemmo capire nell'angusto veicolo. Dissi agli amici che
ci raggiungessero alla stazione, e via!... Mancava un'ora alla
partenza.
In quell'ora di corsa Fulvia non fece che piangere. Io le promisi di
raggiungerla il giorno dopo a Reggio. Nulla mi sorrideva di più che
quella scappata. Correrle dietro segretamente, rivederla con mistero
dopo averla tanto veduta ed accompagnata ostensibilmente.
Tutto ciò aveva una tinta d'amore che mi agitava e mi faceva prevedere
la fine di quell'assurda commedia di platonismo e d'amicizia, dietro
la quale tenevamo malamente inceppati i nostri veri sentimenti, le
nostre vere aspirazioni, la nostra doppia libertà.
Fulvia seppe riprendere il suo piglio franco ed un po' mefistofelico
nel salutarmi allo scalo alla presenza di Giorgio; ma dietro le sue
parole acremente scherzose, io sentivo sgocciolare le lagrime che le
ricadevano sul cuore.
Ella doveva arrivare a Reggio la stessa sera; ed io dovevo
raggiungerla la mattina seguente colla prima corsa.
Come lo feci? Come tenni la mia promessa?
Sento che non avrei bel gioco narrando io stesso le mie gesta da
questo punto innanzi.
Più tardi, molto più tardi, il caso mi pose tra le mani il giornale di
Fulvia.
Se qualcuno può dare un giudizio vero, equo, delle azioni d'un uomo e
de' suoi sentimenti, è la donna che lo ama.
Io lascerò dunque che d'ora innanzi il lettore mi giudichi traverso le
opinioni di lei, dietro il suo esame psicologico. Essa mi scruta
l'anima, mette spesso a nudo i miei pensieri un po' egoistici, il mio
cuore arido; ma, sommato tutto, nel suo esame vi sarà sempre più
indulgenza per me che non ne sento in me stesso.