Chi togliere mi può questa possanza
Ch'eccita il core delle morte cose?
Se un dio si agita in me, ben alla forza
Che schiaccia il mondo io mi ribello e balzo
Sopra il dolor e là dove trascorsa
È poc'anzi la Sfinge scolorita
Figlia di morte col massiccio carro,
Del mio pensier (io magico poeta)
Suscito i fiori e a nuove danze incito
Le figlie del mio sogno. Inutilmente
Tenta intralciarmi di sua spine il passo
L'orrida selva, oppur di sue tristezze
Accumulate mi fa cerchio e muro
L'ora che passa. Il mio poter s'innalza
Incontro al fato e dalla morte chiamo
Fonte viva d'immagini viventi.
A lor io mi accompagno e vo superbo
Del mio corteo, qual simile non ebbe
Il gaio re della leggenda Arturo
E nessun dei dipinti Saladini,
Che di Georgia trassero e di Samo
Le più candide spose. Io son tal sire
Nell'ampio regno del pensier, che tutte
Meco trascino le letizie e i giochi
Che infiorano le culle. Io d'ogni bionda
Pargoletta che ride esser presumo
Fratello e d'ogni bimbo ingenuo amico.
Chi può vietar che al core del poeta
Scenda la voce e l'innocente invito
Dei fanciulli che chiamano? e chi vuole
Un amplesso intralciar d'anime amanti?