Non vi doveria già accadere alcuna consolatione per esser stati
biasmati gli vostri scritti da chi forse non li intendeva. questo non
vi deve dar noia imperoche voi non gli scriveste per guadagnarvi il
pane che n'havete (la Iddio mercè) da darne ad altri: non scriveste
per acquistarne loda sendo la virtù di se stessa contenta, senza premio
cercar di gloria, scriveste sol per fugir l'otio nemico capitale della
donnesca pudicitia & scriveste per essercitar l'intelletto accioche
ruginoso non divenisse come veggiamo divenir il ferro quando non
è dal fabro posto in esercitio. se hora altri si muove à biasimare
gli vostri belli componimenti, che ce ne potete voi fare? come li
potete voi rimediare? puote forsi riparare Platone che biasmato non
fusse di esser nell'ordine poco distinto? puote riparare Aristotele
di non esser per la smoderata sua oscurità chiamato Sepia? puotero
oviare Empedocle, Anasagora, Democrito, Leucippo & altri tanti che
dall'arogante Aristotele tassati non fussero? Puote Virgilio rattenere
altri che non lo notassero di poco ingegno & non lo chiamassero
apertamente usurpatore dell'altrui fatiche? non pare a M. Tullio che
spesso dorma Homero? non rimane M. Tullio alcuna fiata poco sodisfatto
di Demostene? non è accusato Tullio dell'essere troppo ridondante,
lento nelli principij, ocioso nelle digressioni, tardo nel commoversi
& rade volte riscaldarsi? fu reputato Senophonte troppo slombato. ha
forsi potuto Livio con la sua candida eloquentia far dimeno che le
sue divine concioni non sieno state da Trogo Pompeio dannate? che ne
puo far il povero Plauto se ad Horatio non piace & a Lucillo pare
incomposto? Se l'è stato morduto Plinio (che fu al scriver molto
accorto) di non haver ben digerito cio che scrisse, & è rassimigliato
ad un torbido fiume, potete ben sofferire con patientia se anchora voi
siete stata tassata di soverchia abondantia è condennato Ovidio quel
chiaro lume di Sulmona, non puote Salustio tener la lingua ad Asinio
Pollione che troppo affettato non lo chiamasse. non puote Terentio con
istrema fatica frenar la lingua a suoi maledici ch'egli fu costretto
pervertire l'ordine de suoi prologhi: non puote tener la lingua Seneca
a molti, liquali dicevano che li suoi componimenti erano come l'arena
senza calzina. & voi crederete di andarvene senza acqua calda a questi
tempi ispetialmente dove sono tanti giudiciosi? Non si puote contenere
S. Gieronimo di non lacerar Ambrogio (è quel irrefragabil dottore) &
di chiamare i commentari ch'egli scrisse sopra San Luca pure, ciancie
in diversi luoghi dandogli nome hor di Corbo, & hor di Cornacchia.
Il medesimo non si rattemperò di affermare haver letto nelle pistole
di S. Agostino alcune cose heretiche. Se adunque l'invidia non
perdonò a queste si chiare & illustri persone, come perdonera ella
a voi che siete di minor fama, & di minor riputatione? Fu infinita
l'invidia ch'era tra Platone et Senophonte, & videsi chiaramente poi
che scrivendo di simili cose, hanno sempre Socrate in bocca & una sol
volta l'un dell'altro fa tepida mentione. Le parole di Eschine dette
a Socrate Platone per odio a Critone le attribuisce. Considerarete
anchora meglio quanto regnasse già per altri tempi (quai migliori
riputiamo) l'invidia, poiche M. Tullio facendo memoria d'infiniti
oratori sol d'uno ò di dui, al piu, fece mentione: considerate se
questo morbo d'invidia puote in Quintiliano; poi che sotto silentio
trapassa quasi tutti i scrittori dell'età sua & di uno tace il nome,
affermando ch'egli fusse la gloria di quel secolo: ne altro dico per
consolarvi: se pur tuttavia vi attristate che i scritti vostri non
sieno aggraditi a ciascuno, poi che ciascuno non ha il vero gusto delle
perfette cose & l'invidia suole accecare la maggior parte de mortali,
quelli ispetialmente che di piu alto spirito & di piu generoso cuore
al mondo appaiono. State sana & non vi tribolate. Da Crema alli XV. di
Marzo.