LA CONTESSA AURELIA VERDELLA ALLA S. SULPITIA BIRAGA.

Non vi turbate piu che il fattor vostro, si sia partito da voi, che

per questo il cielo non vi caderà su le spalle. L'è pur gran cosa la

pusilanimità delle donne moderne; perche non possiamo far nulla, senza

l'aiuto de gli huomini, & pur si puo far senza essi in molte cose;

cosi si potesse senza la lor opra mantener l'humana schiatta; io per

me ne sarei molto ben contenta tanto m'hò recato in odio questo sesso

diabolico, prodotto da Dio per nostra eterna peste, per nostro continuo

danno & per nostra perpetua rovina. Io m'hò deliberato di far mia

vita con esso voi; quanto piu tosto havrò maritato le mie figliuole,

con patto però, che mai salvo quanto la necessità ci astringerà ci

lasciamo pratticar huomini per casa. Vi prometto la mia nuda fe, che

vorrei piu tosto veder la faccia di Sathanasso che veder un'huomo.

Siano benedette le Amazoni, sian benedetti Ceneo, Iphi, & Tiresia, che

mutar il sesso mascolino in feminino, & gran bestia credo fusse quella

Arestusa che di femina in maschio si rivolse, et questo fece quello

istesso giorno che sposa haveva da essere. Non dubitate punto che se

faremo la vita nostra insieme, che poco di mestieri non ci habbi da

esser l'opra de gli huomini: governaremo noi i nostri poderi, & con

maggior diligentia ch'essi non farebbono: lasciate pur andare me su

per i mercati, & su per le fiere a far la fattoressa, che non hò paura

che alcun m'inganni, sel fusse ben piu astuto di quel Pirrandro di cui

fa Aristophane memoria; non ho paura che alcuno mi uccelli sel fusse

ben piu versuto di Eucrate, di Cantharo Atheniese, di Phrinonda, di

Hiperbolo, & di qualunque altro per astutia famoso. non temo che alcuno

contra mia voglia mi ci faccia stare s'egli mutasse ben piu forme di

Metra figliuola di Erisitone, piu di Acheloo, & piu di Periclimeno: sel

ci sarà bisogno comprar de boi per arare le pianure nostre, non saperò

io forse che debbano esser di membra pilosi, d'occhi negri & grandi,

di corna similmente negri, d'orecchie compresse, di fronte larga, di

narigi aperte, di grossa cervice & dal collo remota: di corpo grande

& ben costolato, di larghe spalle & di buone natiche. non so io forse

come s'habbino da governare le vacche? che i luoghi freddi le fanno

smagrire, che bisogni pascerle mentre gravide sono, in luoghi verzuti

& acquosi, due volte abbeverarle l'estate, & una sol volta l'inverno.

far di mistieri per esser buone c'habbino i ventri grandi, le orecchie

pilose, le guancie compresse, poca gamba, poca unghia, molta coda, &

gli occhi ben aperti; se farà bisogno comprar de porci, non so io chel

non bisogna che sieno ne lunghi, ne brievi, ma quadrati con l'orecchie

longhe, & con le gambette curte. non so io che l'andar col capo obliquo

è segno d'infirmità, & il mangiare ingordamente esser ottimo inditio?

non so io che di sei mesi sono possenti a generare? Sel farà mestieri

di comprar delle pecore, io le comprarò di lana molle et spessa, di

corpo grande, & di humil gamba: non saperò io raffrenar la ferocità de

montoni col perforargli le corna vicine a gli orecchi? sel bisognerà

comprar delle capre, & governarle; si che non so forse i precetti di

Columella, si che non so quel, che Varrone ne dica, & di qual forma

esser debbano. Lasciate pur far a me, disponetevi voi di non ripigliar

marito, & di sgombrar la casa d'huomini: lasciate Monsignor vostro

figlio nella sua badia, & del resto non vi curate. Io farò venir dodici

femine di Schiavonia grandi & grosse, che pareranno a vederle dodici

Colossi, araranno, zapperanno, cucinaranno, vi prometto, che una di

loro, & la piu debole, farà fattione per quattro huomini, m'havete

inteso pensate a quanto v'ho scritto; & datemi risposta (il piu tosto)

che possibil vi sia. Artemisia & Olinda mie obedientissime figliuole vi

salutano. Di Rivoltela alli VII. di Luglio.

ISABETTA GONFALIERA ALLA S. CONTESSA COGNATA

CARISSIMA.

Vostro marito, mio fratello (per quanto intendo) è ito a Roma per dar

hormai qualche termine alla già incominciata lite; & voi di cuor troppo

tenerella, non ve ne potete dar pace, & ve ne state sempre temendo, che

gli uccelli dell'aria non vel rubbino come già pel passato ne rubbarno

Ganimede. temete del continuo non vi sia inghiottito, ne mai per un

momento d'hora, havete l'animo di timor voto & casso & che sarebbe

poi quando piu non ci ritornasse et che li convenisse lasciar l'ossa

fuor di Piacenza? sarebbe si gran cosa? non è forsi mai piu accaduto

che uno naschi in un luogho & muoia nell'altro? Pithagora nacque

in Samo, & morì in Metaponto. Marco Tullio nacque in Arpino, crebbe

in Roma & spirò nel seno Gaietano. Sulmona generò Ovidio & Ponto il

suffocò. Carthagine partorì Terentio, Roma l'instrusse, & Arcadia l'ha

sepellito. Nacque Cirro in Persia & è poi morto in Scythia. A Catone

dette Roma il principio, & Uttica il fine. Roma generò gli Scipioni &

Spagna gli estinse. Havendo noi tutti a morire, non è meglio di morire

ne piu famosi luoghi et dove maggior conto si tenga delle anime de

trappassati? Io per me sel fusse in mia elettione non vorrei morir

altrove che in Roma. Crederei incontanente per la santità de Romani

Prelati et per l'innocentia & purità del sangue Romanesco di volarmene

ratto, ratto in Paradiso. Crederei anchora di far piu gloriosa morte,

morendo dove sepolti giacciono tanti virtuosi poeti. Quivi (se nol

sapete) giaccion sepolti Horatio Pugliese, Ennio Calavrese: Statio di

Narbona: Ausonio di Burdegallo. Duo Senechi con un Lucano Cordubesi.

Qui giaccion l'ossa di Plauto d'Arpino, di Lucillo, di Arunco, di

Pacuvio Brundusino, di Giuvenale d'Aquino, di Propertio d'Umbria,

di Valerio d'Antio, di Catullo da Verona, di Varo di Cremona, di

Gallo da Forli, di Actio da Pesaro, di Cassio da Parma, di Claudio

da Firenze & di Persio da Volterra. Hor fra tante nobilissime ossa,

non vi potrebbono anchora star l'ossa del Conte Oldrico, se cosi

a Dio piacesse? deh state lieta, consolatevi: perche cosi facendo,

consolarete me & siate certa che tosto tosto, con la vettoria in mano

fara ritorno. Da Gazino.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 162 / 268 题