LA CONTESSA TASSONA PETRATTA ALLA S. ISABELLA TASSONA BELTRAMA.

Il dolore che sentito havete & del continuo sentite per la morte del

S. Giannoto vostro amorevolissimo Padre, & mio honorato parente, mi

fa star si mal contenta che ne di giorno, ne di notte, posso pel gran

cordoglio liberamente respirare; & fra me stessa sovente dico quanto

mal si puo dir della morte, la maledico, la biastemmio, & me la imagino

per la piu horrida cosa che imaginar si possa: hor mentre in questo

contrasto sono, & fra me stesso con i miei duri pensieri combatto: ecco

che io sento una celeste voce che al cuor mi parla con tacita favella,

& si mi dice, che piangi? che ti duole? di qual cosa t'attristi tu?

forsi perche il S. Giannotto hà cambiato vita mortale per haverne una

immortale? hà mutato un'albergo terreno, per possederne un celeste?

Ah sciocca che sei & invidiosa delle sue perpetue consolationi: non

ti avedi che con queste lagrime & con questi vani lamenti perturbi

le dolcezze ch'egli nel cielo gusta? con questo pensiero presi io la

penna in mano, & deliberai di volervi con mie lettere supplicare a

darvi anchora voi pace, a rasciugarvi il delicato viso, et al tutto

consolarvi, & cosi ve ne prego quanto piu pregar ve ne posso: mala

cosa potrete voi reputar signora Isabella la morte sendo dalli antichi

nostri detta esser ministra di giustitia, porta di salir al Cielo,

scala di doventar immortale, & unico riposo delle nostre miserie? non

dice l'Apostolo che beati sono i morti? & rendendo di ciò la ragione,

dice perche riposano dalle fatiche loro: il S. Giannotto. adunque

riposa & voi vi inquietate i spiriti, & voi di si mala maniera vi

tribolate? Deh non piangete più. à che proposito versar tante lagrime

& mandar fuori del petto tanti dolorosi sospiri: se vostro Padre il

quale prima di voi nacque, prima di voi è anchora morto: s'è servato

in questo la legge della natura: volevate forsi morir prima di lui.

havendo Iddio nella sua imperscrutabil mente determinato di trarlo a

se prima che trahesse voi? quando egli vi fu da Iddio dato per padre,

vi fu dato con tal conditione, ch'egli era mortale & che padre non vi

sarebbe salvo che per tanto spatio di tempo, quanto egli v'è stato:

solo Iddio ci è padre perpetuo & eterno: i padri carnali ci sono dati

a tempo. se insin'hora hà fatto verso di voi ufficio di padre pensate

che hora essendosi partito da questo mondo avanti a voi, come anchora

era cosa lecita, & honesta farà ufficio di foriere, & vi apparecchiarà

nelle celesti stanze commodo & honorato albergo & come credete

voi ch'egli morisse contento, ramentandosi d'haver sempre vissuto

honoratamente & da huomo che Iddio ami, tema, & di perfetto cuore

riverisca: con quanta consolatione credete voi che trapassato sia,

ricordandosi d'haver voi prima, (qual amò sempre tenerissimamente) a

si nobilissimo cavagliere collocata. Sono anchora piu che certa che di

gran contentezza gli è stato, il morire fuor della patria per non veder

le lagrime de suoi cari parenti, & per non udir i singhiozzi de suoi

fedelissimi vasalli, i quali amava & consigliava non da padrone, ma da

vero padre, non da Tiranno, ma da vero & legittimo possessore. Forse

che a voi rincresce perche l'è morto in Ancona, & non a lo stato suo ò

vero nella delitiosa Napoli: & io vi dico ch'egli non poteva morire in

piu accommodato luogo, accioche facilmente in ogni luogo si risapesse

il suo felice trappasso: qui voglio far fine al mio scrivere acciò non

paia che io mi diffida della vostra prudentia, ne voglio piu piangere,

accio non si creda che io dubiti di non vederlo al novissimo giorno

risuscitato. Di Ferrara nelle nostre case alli XXV. di Ottobre.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 147 / 268 题