Quell’ardito progetto poteva evitare la sospensione della pesca, la
quale diventava inutile senza le caldaie occorrenti per la preparazione
del _trepang_. Era bensì vero che avrebbero potuto seccare i molluschi
al sole, ma questa operazione che richiedeva un tempo troppo lungo, non
poteva ormai più farsi coi selvaggi così vicini.
Come ben aveva osservato il vecchio marinaio, gli australiani non
dovevano trasportare per parecchie miglia quei grandi e pesanti bacini,
che per loro non erano di alcuna utilità, tanto meno poi se si fossero
accorti di essere inseguiti.
Bisognava però non perdere tempo. Se i fuggiaschi raggiungevano
le boscaglie di _eucalitys_ senza aver abbandonato il bottino, pei
pescatori di _trepang_ non rimaneva altro che di spiegar le vele e
d’abbandonar quella baia così ricca di _olutarie_.
Il capitano perciò si era slanciato di corsa verso una delle due
gole aperte tra le rupi, seguìto da Wan-Horn, da Cornelio e da Hans.
Quantunque quel passaggio fosse aspro e difficile, lo superarono in
pochi minuti e scesero nella pianura.
L’oscurità era tale da non poter discernere l’orda degli antropofaghi;
però si udivano i clamori selvaggi che si allontanavano verso l’est, in
direzione delle colline e del bosco.
— Non sono lontani che un miglio, disse il capitano, dopo d’aver
ascoltato alcuni istanti con profondo raccoglimento.
— Cercano di raggiungere il bosco, disse Cornelio.
— È lontano? chiese Wan-Horn.
— Sei o sette miglia.
— Bisogna affrettarsi, capitano. Voi sapete che gli australiani sono
rapidi camminatori.
— Ma anche le nostre gambe sono buone. Se possiamo guadagnare due o
trecento metri apriremo il fuoco. Avanti e guardatevi d’intorno per non
cadere in qualche agguato.
— E per vedere se hanno abbandonate le caldaie, aggiunse Wan-Horn.
Ripresero la corsa costeggiando lo stagno, e cercando di dirigersi
verso l’est, ma gli australiani, a quanto pareva, fuggivano sempre
rapidamente, poichè le loro voci se non si allontanavano non
diventavano nemmeno più vicine. Il capitano, che non era più agile come
i due giovanotti, mandava al diavolo le gambe dei selvaggi, e Wan-Horn,
che sbuffava come una foca, brontolava incessantemente.
Facendo sforzi inauditi avevano superato due chilometri in poco meno di
un quarto d’ora, quando il vecchio marinaio incespicò improvvisamente
contro una massa oscura la quale mandò un suono metallico.
Il capitombolo era stato così brusco, da schiacciargli il naso, pure si
era alzato con sorprendente sveltezza.
— Oh!... esclamò. Non m’ingannavo io!...
— Cos’hai trovato, vecchio mio? chiese il capitano accorrendo.
— Ve lo dicevo io, che quei mangiatori di carne umana si sarebbero
sbarazzati ben presto d’un peso inutile?... Mi sono rotto il naso
contro una delle nostre caldaie.
— Quale fortuna!... che vi sia anche l’altra in questi dintorni?
— O più innanzi?... Se hanno abbandonata questa, debbono essersi
sbarazzati anche dell’altra.
— Zitto! disse Cornelio.
— Cos’hai.
— Non odo più le grida dei selvaggi, zio mio.
— Che abbiano già raggiunto il bosco?
— O che si siano accorti che gl’inseguiamo?
— Preferirei che ci lasciassero ritornare alla spiaggia, ora che
possediamo questa caldaia. Dell’altra possiamo far senza.
— Oh!... Oh!... esclamò Wan-Horn. A terra!
In aria si udiva uno strano ronzìo che s’avvicinava rapidamente. I
quattro olandesi si lasciarono cadere a terra, quantunque Cornelio e
Hans ignorassero il pericolo che li minacciava.
Poco dopo, a pochi passi da loro, udirono un leggiero colpo, come se un
corpo duro avesse urtato contro il suolo, indi un nuovo ronzìo, ma che
s’allontanava verso il punto dond’era partito.
— Era un _boomerang_, disse Wan-Stael. Quei bricconi si sono accorti
che noi davamo a loro la caccia.
— È uno di quei bastoni leggermente ricurvi dei quali mi hai parlato?
chiese Cornelio.
— Sì, e poteva rompere il capo a qualcuno di noi.
— Ma mi pare che fosse ritornato indietro dopo d’aver toccato il suolo.
— È ritornato nelle mani dell’uomo che lo ha lanciato.
— Quel bastone?
— Sì, Cornelio; i _boomerangs_, che sono semplici pezzi di legno lunghi
dai sessanta ad ottanta centimetri, un po’ arrotondati ad una delle
estremità, sono armi sorprendenti, ma che solamente gli australiani
possono adoperare. Lanciati innanzi, sia contro un capo di selvaggina,
od un uomo, od un uccello, invece di perdere la forza come avverrebbe
per qualunque altro pezzo di legno, la riacquistano e ritornano
nelle mani del cacciatore dopo d’aver descritto una parabola molto
accentuata. Dipende ciò dal colpo che imprime l’australiano o dalla
loro forma speciale? Ancora lo si ignora; guardati però da quegli
strani proiettili, perchè possono fracassarti un braccio o romperti il
capo.
— Che sia lontano il selvaggio che lo ha lanciato?
— Forse a cinquanta od a sessanta passi. Scorgi nulla tu?....
— L’oscurità è così fitta, che non permette di discernere un uomo a
quindici passi di distanza.
— Battiamo in ritirata, capitano, consigliò Wan-Horn. Se si accorgono
che siamo solamente in quattro, ci daranno addosso e non abbiamo tempo
da perdere, poichè fra mezz’ora comincierà ad albeggiare.
— Ma la caldaia?
— La porteremo noi due. I vostri nipoti che sono valenti tiratori,
s’incaricheranno di tener lontani i selvaggi.
— Hai ragione, vecchio mio. Se l’alba ci sorprende lontani dal
campo, quei furfanti ci piomberanno alle spalle e saremo costretti ad
abbandonare la caldaia. Hans, Cornelio, vi affidiamo la nostra difesa.
— Il primo che si avvicina troppo è uomo morto, disse Cornelio. Le mie
palle vanno diritte a loro destinazione.
— Spicciati, zio, disse Hans. Mi pare di scorgere delle forme nere
agitarsi laggiù.
— Partiamo, Wan-Horn.
Atterrarono la caldaia che pesava una quarantina di chilogrammi e
si misero in marcia, allungando il passo, mentre i due giovanotti,
armati i loro fucili, pure indietreggiando, sorvegliavano le mosse
degli antropofaghi, i quali si avanzavano strisciando per offrire meno
bersaglio alle palle.
Ormai non vi era più dubbio. Accortisi di essere inseguiti si erano
arrestati, ed ora si preparavano ad assalire, ma con estrema prudenza,
non sapendo contro quali forze avevano a lottare. Di quando in quando
qualche _boomerang_ ronzava in aria, ritornando poi nelle mani di colui
che lo aveva lanciato, ma l’oscurità proteggeva i quattro olandesi, i
quali affrettavano la ritirata per non venire scoperti.
L’alba non doveva però essere lontana e se gli australiani riuscivano
a scorgerli non avrebbero certo esitato ad assalirli. Quattro uomini,
quantunque armati di fucili e ben decisi a difendersi, non era tal
numero da spaventarli.
— Avanti, ripeteva Wan-Stael, che cercava di guadagnare via. Fra breve
arriveremo al campo e ci porremo in salvo sulla _giunca_.
Quel grande e pesante bacino impediva però a loro di retrocedere con
rapidità; inoltre il terreno, sparso di grossi massi e di cespugli,
li costringeva a dei giri viziosi facendo perdere a loro un tempo
preziosissimo.
Erano giunti ad un chilometro dalle roccie che nascondevano la baia,
quando gli australiani, che fino allora li avevano seguiti sempre
strisciando, balzarono in piedi. Si erano accorti dell’esiguo numero
dei nemici e s’erano decisi ad assalirli?
— Hans!.. Cornelio!... esclamò Wan-Stael. State in guardia!...
Due colpi di fucile vi risposero; i due bravi giovinotti avevano
cominciato il fuoco e le loro palle non dovevano esser andate perdute,
poichè si udirono quasi subito urla feroci e urla di dolore.
— Fuggite!... gridò Wan-Stael.
— Non ancora, zio disse Cornelio. Tira in mezzo, Hans, e bada a non
sprecare le palle.
— Non sono che a cento passi da noi e li vedo benissimo, Cornelio.
— Fuoco adunque!...
Altri due spari echeggiarono un momento dopo. Le urla degli australiani
li avvertirono che anche quei colpi avevano fatto un vuoto fra i ranghi
degli assalitori.
I due giovanotti retrocessero sollecitamente caricando le armi e
raggiunsero il capitano e Wan-Horn, i quali non avevano abbandonata la
caldaia.
— Siete feriti? chiese Wan-Stael.
— No, ringraziando Iddio, risposero.
— Tenetevi fuori di portata dai _boomerangs_ e dalle zagaglie. È
lontana la baia?
— Non è che a seicento metri, ma l’alba comincia a spuntare. Vedo
laggiù le stelle a impallidire rapidamente, disse Hans.
— Un ultimo sforzo, Wan-Horn.
— Tengo duro, capitano.
— Eccoli!... esclamò Cornelio. A me, Hans!...
Gli australiani infatti giungevano a rapidi passi, urlando, ed agitando
minacciosamente le loro scuri di pietra verde, attaccate colla gomma
_xantorrea_ che è più tenace del mastice, e le loro lancie colle punte
di osso.
I primi albori permettevano di distinguerli senza fatica. Erano tre
o quattro cento, di statura media, colle membra gracili, i ventri
sporgenti, i lunghi e grossi capelli ondeggianti, i petti coperti di
tatuaggi e adorni di collane di denti di animali selvaggi. Indosso non
portavano che dei miseri mantelli di kanguro che coprivano a mala pena
le loro spalle, ma tutti avevano la pittura di guerra che dava a loro
un lugubre aspetto.
Alla loro testa marciavano i capi, riconoscibili per le penne di
_kakatoe_ che portavano infisse nei capelli e per le code di cani
selvaggi che portavano appese alla cintura. Non mancavano nemmeno i
_malgara docks_ o _kerredais_, specie di stregoni che sono ad un tempo
medici e celebratori di matrimonî.
Quell’orda feroce, affamata, si preparava ad assalire i quattro
bianchi, coi cui corpi contava di regalarsi dei grossi arrosti, ma non
osava però ancora precipitarsi innanzi all’impazzata.
Cornelio ed Hans, nascosti dietro un grosso macigno, avevano riaperto
il fuoco, cercando di abbattere i capi e gli stregoni, mentre il loro
zio ed il vecchio marinaio s’allontanavano correndo, per raggiungere le
rocce che ormai erano a poche centinaia di passi. Se i due coraggiosi
giovanotti riuscivano a ritardare l’assalto di pochi minuti, potevano
trasportare la caldaia alla costa.
Gli australiani però, che temevano di perdere le loro prede, non
s’arrestavano, malgrado gli spari continuati di Hans e di Cornelio.
S’avanzavano scagliando nembi di lancie, di scuri e di _boomerangs_,
emettendo spaventevoli vociferazioni ogni volta che uno di loro,
colpito da qualche palla, stramazzava a terra.
I due valorosi giovanotti resistevano però, per lasciar tempo al
loro zio ed al marinaio di guadagnare via: combattevano come due veri
soldati, anzi come due veterani, caricando e scaricando i loro fucili
senza posa.
Quando i primi _boomerangs_ giunsero fino a loro, abbandonarono il
posto e tenendosi al coperto di alcune macchie di mulghe, s’appostarono
duecento metri più indietro.
— Mira giusto e picchia sodo, Hans, disse Cornelio. Lo zio e il vecchio
Horn sono vicini alle rupi e se noi possiamo ritardare la marcia dei
selvaggi di qualche minuto la caldaia è salva. Guardati dai bastoni
volanti e dalle scuri.
— Non temere, Cornelio. Le mie palle non vanno perdute.
— Orsù, fuoco!...
Altri due selvaggi che urlavano più forte degli altri e che precedevano
i compagni, caddero alla distanza di centocinquanta metri. La morte di
quei due uomini, uno dei quali era uno stregone, parve che rendesse i
selvaggi furibondi.
Abbandonando ogni precauzione si scagliarono innanzi come un torrente
impetuoso, emettendo vociferazioni orribili, gettando lancie,
_boomerangs_ e scuri.
Non era più possibile arrestarli; ci avrebbe voluto un cannone carico a
mitraglia. Cornelio ed Hans scaricarono ancora una volta i loro fucili,
poi fuggirono raccomandandosi alle gambe.
Ma già il capitano e Wan-Horn erano giunti presso le rupi e stavano
arrampicandosi su per le rocce, spingendo innanzi la caldaia.
— Presto, ragazzi miei! gridò Wan-Stael, vedendo i nipoti inseguiti
dall’orda intera.
— Non temere, zio, rispose Cornelio. Le gambe sono solide!...
Ed infatti i selvaggi, quantunque corressero disperatamente, pur
continuando a scagliare le loro armi, non riuscivano a guadagnare un
passo sui due giovanotti che pareva avessero le gambe di un cervo.
In pochi momenti questi raggiunsero le rupi e le scalarono senza
arrestarsi.
Stavano già per volgersi per scaricare un’ultima volta le loro armi,
quando videro il capitano abbandonare la caldaia.
— Sei ferito, zio? chiese Cornelio, slanciandosi verso di lui.
— No... odi?... ascolta anche tu, Wan-Horn!
Tutti tesero gli orecchi. Cosa strana! mentre verso la pianura
echeggiavano le urla selvagge degli australiani, verso la baia
s’udivano scrosci di risa, voci rauche che cantavano, grida d’uomini
che parevano avvinazzati.
— Gran Dio! esclamò Wan-Horn. Cosa fanno i nostri chinesi?...
— Che siano impazziti per lo spavento? chiese Cornelio.
— O che si siano ubbriacati? disse il capitano, impallidendo. Vi erano
cinque barili di _sciam-sciù_ nella mia cabina. Accorriamo, amici,
presto o qui accadrà un massacro.
Abbandonarono la caldaia, che precipitò nella pianura rimbalzando di
roccia in roccia, e col cuore stretto da un’angoscia inesprimibile,
e la fronte bagnata d’un freddo sudore, superarono le ultime rocce
scendendo verso la baia.