«Il mio cuore» — si diceva poco più tardi Farnese mentre la carrozza
chiusa correva lungo la splendente via Nazionale verso il civettuolo
teatro — «è come una di quelle famose scatolette cinesi che ne
contengono successivamente altre cinque o sei, sempre più piccole,
l'una incastrata nell'altra. Il mio amore per Beatrice, che tuttavia
è indiscutibile, mi permette, per esempio, di recitare commedie
come quella che ho recitato poc'anzi per potere andare da Claudina
Rosiers. Nella scatoletta successiva vi è il rimorso per l'inganno ed
il desiderio di restar con Beatrice; ma in quella incastratavi dentro
trovo invece il desiderio di riveder Claudina. Così sono sicuro di
trovarne dentro a questa, ritornando dal teatro, un'altra che conterrà
una coerentissima noia ed il pentimento per l'inutilità di ciò che ho
fatto stasera... e nuove lotte fra il rimorso e il desiderio, fra la
ragione e l'impulso. Ah, che cosa ridicola!» Ma tutta questa saggia
analisi non gli impediva di avere il cuore preso da una gioia quasi
infantile e che si rivelava in gesti allegri e numerosi, quanto più
la carrozza s'avvicinava alla bianca facciata dell'elegante teatro.
«Io invento le favole per giustificare a mia moglie la mia condotta» —
egli aggiungeva, in un altro momento di rimorso — «e poi, quando vedo
ch'ella mi presta fede e soffoca in mio onore ogni minimo sospetto,
faccio il viso di un Trissottino che ascolti lodare Vadio. Ancòra
un'altro trionfo della coerenza!» Osservazione che non gli impediva,
appena disceso innanzi al grande scalone di marmo del teatro, di
domandare ad un impiegato, e con una mal dissimulata ansietà nella
voce, se Claudina Rosiers era in scena. Avuta una risposta affermativa,
egli salì un po' contrariato le scale, guardò la sala dal cristallo
ovale della porta della platea: vide Claudina in scena, vide i suoi
gesti ma non ne udì le parole, e l'automaticità di quei gesti senza
parole lo fece sorridere mentre, percorrendo il corridoio del primo
ordine di palchi, arrivava al palco di proscenio che è quasi su la
ribalta e bussava su la piccola porta col pomo di cristallo del suo
bastone per farsi aprire dal palchettaio. Appena entrato, guardò la
sala, rispose a cinque o sei saluti direttigli dai palchi o dalle
poltrone, ma si rivolse subito alla scena, poichè _La visita di nozze_
era giunta al punto in cui, Cygneroi uscito, la povera donna prorompe,
accompagnando il gesto del fazzoletto, in quel «Pouah!» più eloquente
di cento parole, quel grido che viene dall'anima e dalla coscienza in
rivolta, quel grido che riassume, a quel punto ed in quel senso, tutto
il disprezzo di una grande miseria umana. Una salva di applausi aveva
tenuto dietro a quel «Pouah!» detto da Claudina Rosiers con violenza ed
efficacia meravigliose. Mentre la commedia volgeva rapidamente verso la
malinconica fine, Farnese seguitava ad osservare la sala dal fondo del
palco, dove s'era rifugiato per non essere visto dall'attrice e darle
d'improvviso in palcoscenico il piacere della sua visita inattesa. E
non appena il sipario cominciò a cadere fra gli applausi, lo scrittore
uscì dal palco, dirigendosi verso la porta delle scene: ma per arrivare
a quella porta, cui egli si avviava in fretta a fine di giungere da
Claudina prima che gli importuni l'avessero avvicinata, lo scrittore
dovette traversare il grande _foyer_ del primo piano risplendente di
marmi, di specchi e di luce elettrica. Aveva appena schivato un gruppo
di giornalisti, quando una mano si posò su la sua spalla e una voce lo
chiamò per nome:
— Ah, siete voi, Filangieri? disse lo scrittore volgendosi e
riconoscendo l'uomo che l'aveva salutato. Come mai da queste parti?
Non più alle ballerine si limita la vostra caccia serale, ma si estende
anche alle commedianti? I miei complimenti!
— _Pardon, pardon_, rispose Filangieri con una pronunzia che
marcava l'_erre_ e non prendendo la mano che Farnese gli tendeva per
congedarsi. Io non ho mai limitato le mie cacce, come dite voi, alle
ballerine od alle commedianti; mio Dio, fra le starne e le quaglie la
differenza non è molta..... Ma ora vengo qui perchè quella Claudina
Rosiers è veramente graziosa e mi dicono anche che sia molto, dirò
così, assediabile... Che ne sapete voi? voi, autore drammatico?
Farnese dovette faticare a vincere la tentazione che gli era venuta
di picchiare sul cappello luccicante del fatuo bellimbusto. Cercò di
rispondergli a dovere, ma Filangieri aveva già cambiato discorso e gli
domandava con falso interesse:
— E voi che fate? Lavorate? Lavorate? A che, se si può sapere? È molto
tempo che non abbiamo più nulla di vostro! Sarete crudele per molto
tempo ancora?
— Non credo, rispose Farnese, osservando la faccia glabra e il colorito
rossastro e la figura tozza e grossa dell'aristocratico _viveur_,
poichè da quindici giorni tutti i giornali annunziano nelle loro
cronache la mia nuova commedia che andrà in scena qui fra tre o quattro
giorni. Buona sera.
E, stretta la mano dell'elegante, si allontanò per rivoltarsi poi a
vedere il naso lungo fatto dal suo interlocutore a quella inattesa
risposta che l'aveva lasciato male. Un po' infastidito per il ritardo,
lo scrittore arrivò al palcoscenico, traversò la scena già pronta per
il nuovo atto, passò in mezzo alla folla dei comici senza fermarsi
con nessuno, arrivò al camerino di Claudina, bussò discretamente alla
porta col pomo di cristallo del suo bastone e, mentre un'indifferente
voce femminile rispondeva «avanti», egli entrò. Ma quale non fu la
sua delusione nel trovare Claudina circondata da quattro abiti neri,
che esponevano in quel camerino d'attrice ed intorno a quella donna
bella la loro imbecillità e la loro presunzione! Chiunque avrebbe
potuto leggere sul volto di Claudina un'eguale ed intensa espressione
di fastidio, il cui significato, dopo l'ingresso di Farnese, era
evidentissimo e chiunque avrebbe compreso che il meglio da fare era
ritirarsi e lasciar libera la piazza. Non certo i quattro visitatori
capirono questo, pur avendo osservato quell'espressione di contrattempo
disegnarsi sul volto dell'attrice. Essi erano quattro purissimi
rappresentanti di quella speciale gioventù che passa l'esistenza,
consentita a loro oziosa dalle eredità famigliari, tra le sale dei
circoli ed i bars equivoci, le orizzontali ed i _bookmakers_. Essi
odiano i salotti perchè il loro spirito grossolano, la loro ignoranza
presuntuosa e le loro attitudini equivoche ve li fanno trovare a
disagio. Ogni sera, dalle otto alle tre di notte, si incontra ovunque
la loro marsina perfetta ed il loro monocolo inglese, ogni sera
espongono la loro bestialità e la loro volgarità. Ed il più triste
è questo: che il più delle volte questi bei campioni hanno i nomi
più illustri dell'aristocrazia europea e su ciascuno di essi, si può
mettere, come faceva Farnese su quei quattro, un nome venerato di papa,
di cardinale o di guerriero e su la loro carta da visita — che lasciano
alle più volgari donne galanti con due righe d'invito o di scusa —
hanno gli stemmi più immacolati e gloriosi. Farnese pensava questo,
guardando quei quattro, uno dei quali era un conte di Fontanerose, il
cui trisavolo era stato uno dei più illustri generali savoiardi, ed ora
il giovane conte era celebre fra i suoi camerati per le sue relazioni
ridicole con una orizzontale quarantenne; un altro, un Sammartino,
aveva il padre ministro fra i più stimati e la sua famiglia era fra le
più chiare per opere d'ingegno e di spada — mentre il giovane rampollo
era divenuto celebre per aver giuocato in una notte di _baccarat_ un
suo palazzo del valore di cinquecento mila lire; il terzo, un giovine
imberbe di venti anni ma già logoro e vizzo, un Morosini, aveva gli
avi fra i dogi ed i più eminenti personaggi della gloriosa Repubblica
Veneta e si diceva che il giovinetto minacciasse la madre, quando
la povera donna ricusava di dargli quel denaro, che egli portava a
una comparsa da operette in compagnia della quale si ubbriacava di
acquavite, tutte le sere, in un fetido _bar_ di via Cavour; il quarto,
infine, un tal Santacroce, ultimo avanzo di antichissima famiglia
fiorentina, — che aveva avuto un avo paterno in Palestina a combattere
nelle crociate a fianco di Goffredo di Buglione per la liberazione di
Gerusalemme ed il cui nome è ricordato da Torquato Tasso nel suo poema
come quello di uno eroe integerimmo — era già stato escluso da tre
_clubs_ milanesi e veneziani perchè sorpreso mentre barava al _whist_.
Ripensando la storia di quei quattro importuni, Farnese, che in altri
momenti se ne sarebbe rattristato, sorrise di un amaro sorriso ironico.
I quattro fantocci, che avevano teso con gravità ed estrema eleganza
inglese la mano allo scrittore, ricominciavano a discorrere delle gambe
di una danzatrice ungherese del caffè delle Varietà, delle acconciature
di una cantante dell'Olimpia, delle prossime corse a Tor di Quinto
e delle probabilità di rivincita di _Jenny_ o di _Saut-de-terre_,
dell'ultima partita di Sammartino al Circolo del Remo, dell'abilità del
giovane Morosini a confezionare i _cocktails_ americani. Farnese non
nascondeva il suo fastidio, mentre Claudina tentava di fargli capire
come ella fosse annoiata dalla presenza di quei quattro bellimbusti
e, ad un dato momento, avvicinatosi all'attrice col pretesto di
prendere una _parte_ manoscritta che era sul tavolo, egli le disse
nell'orecchio: «Me ne vado.» Allora l'attrice si levò e spinse fuori
dal camerino i quattro bellimbusti, che si erano anch'essi levati con
lei, dicendo loro:
— Miei cari signori, perdonatemi, ma io devo vestirmi e se la vostra
compagnia è piacevole, io devo ancora cenare.
Uno stupido gridò:
— Venite a cena con noi. Ci divertirete.
— Verrei, rispose l'attrice dalla porta socchiusa, se voi aveste, per
un caso miracoloso, la medesima possibilità di divertir me!
Quello dei quattro che aveva più spirito, Santacroce, mormorò
inchinandosi alla porta del camerino della commediante:
— Toccati!
Ma gli altri protestarono perchè Farnese era rimasto dentro. Santacroce
mormorò:
— I vantaggi degli autori!
Poi, non avendo avuta alcuna risposta, i quattro si allontanarono
fra le quinte, mormorandosi l'un l'altro e con grande convinzione:
«È lui l'amante, è lui l'amante!» alludendo allo scrittore rimasto
nel camerino. Intanto Farnese aiutava l'attrice ad infilare una
grande _redingote_ di foggia maschile e di color bleu e le tendeva
la piccola _toque_ di velluto celeste. Claudina e Farnese rividero
i quattro bellimbusti, poco più tardi, fermi innanzi alla porta del
teatro per assistere all'uscita delle signore. I quattro fecero, per
essere osservati, una grande scappellata a Claudina, nel momento in cui
l'attrice aiutata dallo scrittore saliva nella carrozza chiusa di lui.
La carrozza partì subito per la oscura via della Pilotta. Lo scrittore
aveva presa la mano all'attrice e le sfilava il guanto, mentre ella gli
offriva di salir da lei a bere una tazza di buon thè autenticamente
russo, per riscaldarsi un poco. L'attrice tacque per qualche minuto,
poi cominciò a ritirare la mano; e Farnese chinandosi verso di lei
potè vedere, al gran chiarore argenteo dei riflettori elettrici
della Fontana di Trevi, due piccole lacrime brillare e gonfiarsi
nell'intercilio della graziosa donna. Tacque anch'egli e tale era la
lotta che si svolgeva in lui, che non trattenne nemmeno la mano della
compagna, che sempre più si discioglieva dalla sua stretta amorosa.
Ei sentiva rifiorire dentro la sua anima tutti i buoni sentimenti
per Beatrice, pensò ch'ella lo aspettava forse, fiduciosa, in quel
momento in cui egli stava per tradirla. Questo malessere spirituale
cresceva tanto, minuto per minuto, ch'egli non analizzava nemmeno i
sentimenti che doveva provare l'attrice per piangere, per liberare
la sua piccola mano dalla stretta, per rincantucciarsi, come faceva,
nell'angolo della vettura. Così quando, in piazza di Spagna, furono
discesi innanzi alla casa di Claudina ed ebbero rimandata la carrozza,
si guardarono in volto con una muta interrogazione. L'attrice, aperta
la porta, aveva acceso una minuscola candela per salire le scale; e,
come lo scrittore entrava sotto l'andito del portone per seguirla,
secondo ciò che era stato stabilito al loro salire in carrozza, ella lo
allontanò con la mano e con voce tremante lo pregò di considerare come
non avvenuto il suo invito e di lasciarla sola. Farnese, dopo un primo
momento di insistenza e di violenza — momento in cui il solo desiderio
aveva tentato di imporsi — ad una seconda preghiera dell'attrice si
era allontanato, baciandole solo la mano; e, poichè Claudina da dentro
aveva richiuso il pesante portone, egli si era trovato solo, alla
tramontana, sotto il brivido lungo e fremente delle stelle, senza
conscienza di ciò che era passato in quella mezz'ora nelle loro due
anime.