UNA PAGINA DEL QUADERNO D’ANGELA.

Dunque una volta vi era un bandito, che si chiamava... come si

chiamasse, babbo Efisio non lo sa. Ma non bisogna contarla così —

ricominciamo.

Una volta vi era un ricco signore, e vi era una signorina bella bella,

che si erano innamorati e poi sposati; la signorina però, prima di

pigliare marito, aveva promesso di sposare un altro; e questo qui,

vedendosi rubare la moglie, andò in collera e giurò di vendicarsi.

Un giorno i due sposi andavano da un paese ad un altro a cavallo,

accompagnati da un pastore, vecchio amico di casa. La sposa cavalcava

un baio mansueto come un agnellino, e precedeva il marito e il

pastore nella strada deserta; quando, svoltando fra due siepi di fichi

d’india, la sposina si trovò faccia a faccia col suo primo innamorato,

con quello che era in collera perchè non l’aveva potuta sposare.

Quell’uomo, che aveva giurato di vendicarsi, era a cavallo anche lui ed

aveva molti compagni dietro, a cavallo tutti. Egli attraversò la strada

col suo sauro, ed afferrò il baio della signora per la briglia; la

signora gridava, perchè quell’uomo, che era sempre stato brutto, quando

era in collera diventava ancora più brutto; gridava e chiamava suo

marito.

Intanto l’uomo che l’aveva voluta sposare le afferrò la testa, e

dicendole che era venuta finalmente l’ora della vendetta, la baciò

molto volte dinanzi a tutti.

Io dico che per un uomo che era tanto in collera, si contentava

di poco; ma la signora non la pensava così; e suo marito nemmeno.

Lei gridava, gridava, e intanto percuoteva sulla faccia quell’uomo

frenetico, a rischio di farlo arrabbiare di più; il marito, a quelle

grida, arrivò di corsa.

Vedendosi baciar la sposa dinanzi a tanta gente, spinse il cavallo

addosso al suo rivale; ma tutta quella gente gli si mise intorno, ed

egli non potè far altro se non dire forte al nemico che se non era il

più vile degli uomini, se non voleva che lo schiaffeggiasse nel caffè

o sulla strada o in chiesa, la prima volta che lo incontrasse, doveva

aspettarlo lì un’oretta, per ammazzarsi lealmente alla presenza dei

testimoni. L’altro disse di sì, che lo avrebbe aspettato; la sposa era

pallida come una morta, e per non cadere da cavallo si appoggiava al

braccio del pastore.

Proseguirono la strada; la sposa tremava e piangeva; il marito cercava

di consolarla e di farle coraggio; andarono prima a casa, poi il

pastore e lo sposo tornarono alla campagna, ma non vi era più nessuno.

Mentre stanno lì a guardare di qua e di là, sentono alle spalle lo

sparo d’una schioppettata e una palla fischia all’orecchio dello sposo.

Si voltano e vedono in un oliveto molte persone a piedi che fuggono;

ma ce n’era ancora una dietro un grosso albero di ulivo, e questa non

aveva avuto tempo di fuggire — era lui, l’uomo che aveva baciato la

sposa.

Accorgendosi che l’avevano veduto, non osava andarsene per paura di

pigliarsi una schioppettata; stettero così un bel poco, i due uomini

sulla strada, a cavallo, l’altro dietro l’albero, di là dal muro

dell’oliveto, ma senza potersi muovere.

Poi lo sposo disse al compagno, in modo da farsi udire: — Tu rimani

qui, perchè non fugga, io vado a stanare quel coniglio... — Sentendosi

dare del coniglio, l’uomo nascosto si mostrò, e senza dire nulla spianò

il fucile, ma gli altri due furono più pronti, spararono prima di lui

e lo fecero cadere a terra morto. Lasciarono il cadavere nell’oliveto;

tornarono prima a casa, poi alla macchia, e divennero banditi. La

giustizia cercò di pigliarli, ma non vi riuscì; allora fece il processo

e li condannò tutti o due a morte; il pastore se n’andò sui monti, il

marito della bella signora una notte si buttò in mare, dopo aver accesa

una fiammata sopra uno scoglio; una barca di contrabbandieri gli venne

incontro e lo portò lontano lontano, dove il poveretto soffrì molto.

Questa storiella me l’ha contata babbo Efisio, che è un pastore

melanconico, che deve aver sofferto molto, e mi sembra ancora un po’

malato; io l’ho tenuta in mente per poterla scrivere, e la scrivo per

non dimenticarmela mai più. La storia dell’uomo che fu condannato a

morte per aver difeso la propria vita potrebbe essere quella di mio

padre. Babbo Efisio mi ha detto di non sapere il nome del bandito, ma

forse perchè io glie lo dimandai in faccia agli altri; egli pure deve

sapere che tutti hanno giurato di non parlarmi mai di mio padre. Babbo

Efisio verrà presto a Sassari, me l’ha promesso; ed io lo interrogherò

in segreto; se è vero che mi vuol bene, non ricuserà di dirmi tutto

quello che sa. Perchè mai babbo Efisio mi vuol bene, se mi ha visto

ieri per la prima volta? perchè anche lui aveva una figlia della mia

età, che si chiamava Angela come me, e poi ha conosciuto la mia mamma,

ha conosciuto la mia nonna. Possibile che non abbia anche conosciuto

mio padre?

La Gallura è un luogo montagnoso; Tempio è una città tutta di granito,

ha una bella fontana, e le ragazze e le donne portano in testa la

brocca piena senza tenerla colle mani; l’acqua di Tempio è buona; i

letti di Tempio sono troppo alti. Ho attraversato una _cussorgia_,

ho visitato uno _stazzo_; ho visto tirare al bersaglio e non ho avuto

paura, i pastori hanno improvvisato delle poesie, io ho dato e ricevuto

molti baci. Mi pare di non aver dimenticato nulla.

Ah! zio Silvio è di malumore; per tutta la strada, dallo stazzo a

Tempio, mi ha portata in groppa, ma non gli ho potuto cavare una

parola.

Poco fa ho sentito lo zio Cosimo che diceva a Bice: — Te ne sei

accorta? Hai indovinato il suo male? — Parlavano sicuramente dello zio

Silvio. Pare che anche Bice abbia indovinato il male di zio Silvio. Io,

già, non posso sapere mai nulla.

Amore ha cent'occhi · 第 32 / 59 题