V.

Questioni molto serie proposte da Santippe a Socrate.

Ed era oramai il mezzodì.

Volgendo gli occhi in alto, si vedeva sul vertice enorme del Partenone

la gran figura bronzea di Pallade folgorante nel sole, erta sopra tutti

gli Dei, tutta chiusa nelle armi; il divino suo volto e l’asta protesa

contro ogni barbarie.

Socrate, seduto presso la fontana, pensava al padre suo che fu un uomo

buono, ed alla madre sua. Ambedue erano morti da molto tempo, ma egli

li rivedeva presenti ancora, al di là della morte.

E la bella fontana mormorava nel mezzodì.

Suo padre era stato uno scultore e si chiamava Sofronisco; la madre

sua si chiamava Fenarete, ed era stata una levatrice. Ebbene, egli

proseguiva nel mestiere del padre e della madre: era uno scultore di

anime ed un alleviatore del dolore umano, come sua madre, la levatrice.

Pensava anche alle fole dette ad Assioco, a quelle improvvise,

strane parole che gli erano venute su dal cuore: _Oltre a ciò sappi,

o Assioco, che molte e belle sono le ragioni le quali mostrano la

immortalità dell’anima_; e non sapeva più se quelle erano fole o

realtà. Il rombo delle sue parole al morente gli durava ancora nel

cuore. Dolce è il profumo d’ambra e di rose che sprigionava il corpo

di Cleonetta: dal disfatto corpo di Assioco già si diffondeva il

lezzo della morte. Misteriosi sensi! Eppure vi doveva essere una

resurrezione; un divino eterno ritorno!

Il sole faceva splendere la non lontana marina. Lontano, lontano,

in più lontano mare, ecco apparire le Isole Beate; e sul prato

dell’asfodelo sotto il gran verde di belle piante, sorridevano coloro

che piansero in vita; quelli che qui soffersero per ingiusto giudizio,

erano colà da più veri giudici consolati.

Felicità inconcepibile! E allora Socrate ripetè a sè stesso quelle

parole che poco prima aveva dette ad Assioco: «Da quest’ora l’anima mia

desidera la morte!»

La fontana mormorando dolcemente, pareva consentire con lui; e su nel

cielo il sole pareva una grande pupilla che lo guardasse. Egli riguardò

nel sole, e come un brivido gli passò per il cuore in quel calore del

mezzodì. Forse non fu soltanto Sofronisco il padre suo nè Fenarete

la sua sola madre; forse anche quello lassù, il sole, Apolline, fu il

padre suo.

Ma oramai era già trascorsa l’ora che gli Ateniesi dicevano del mercato

vuoto, cioè del mezzodì, quando tutti ritornano a casa.

Ed anche Socrate si avviò, come era usato, verso casa, e tutta la sua

mente era infiorata e come inabissata in questi pensieri della vita e

della morte. Ma non appena fu giunto in vista della sua casa, sentì la

voce di Santippe, la quale era su la porta, e disse: — Tu diventi un

po’ carogna, Socrate! Mi sai dire cosa si fa oggi da mangiare? Tu vai

via la mattina; non lasci nemmeno un obolo per la spesa e poi quand’è

mezzogiorno, eccolo, bell’e fresco come una rosa. Cosa credi che noi

campiamo d’aria come le cicale, o di chiacchiere come fai tu? Hai

portato almeno qualche cosa da desinare?

Socrate non portava niente da desinare perchè era stato astratto in

altre cose, nè aveva lasciato oboli molti per la spesa, perchè ne aveva

pochi. Socrate infine non era ricco, anzi egli viveva «in una miriade

di povertà», come ebbe a dichiarare.

Disponeva, ben è vero, di un piccolo patrimonio lasciatogli da suo

padre, compresa quella sua casetta; ma tutto sommato, stando al computo

che fece Senofonte, — uomo pratico di affari, — il suo capitale non

arrivava alle cinque mine, che sarebbe come dire cinquecento lire, «al

patto però che si fosse trovato un buon compratore».

Di questo capitale egli aveva speso qualche obolo e qualche dramma per

comperare, come abbiamo veduto, quel poco di scienza che possedeva:

ma nell’esercizio di rivendita non domandava niente. Faceva con tutti

come con Assioco, a cui aveva dato così bei conforti per prepararsi

a morire. «A me costano tanto» aveva detto, ma non disse, «e tu dammi

tanto».

Già, egli avrebbe potuto mandare a Clinia una nota delle sue

prestazioni: _Per avere consolato l’anima di tuo padre, venticinque

dramme_. Ma come si fa? Come si fa a mandare la parcella per simili

cose?

E bisogna dire ad onore di Santippe, che non era lei sola a

disapprovare questo sistema gratuito di suo marito. Qualcuno anche

degli amici gli andava dicendo: «Ma allora, Socrate, la tua scienza non

vale niente, se la dài per niente».

E Santippe continuava: «Mi sai dire dove sei stato tutta questa

mattina? A predicare la castità ai passeri? Ad accarezzare i capelli di

Fedone, quel vergognoso mistero del sesso che non è nè uomo, nè donna?

O sei andato a misurare quanto è lungo il salto della pulce? o a fare

gli esperimenti sulle cicale per vedere se le cantano con la bocca o

col deretano? Be’, cos’hai guadagnato?»

*

Egli aveva guadagnato meno ancora di frate Egidio, seguace di

San Francesco, perchè frate Egidio voleva vivere affaticandosi

corporalmente, cioè della sua fatica; e una volta andò a opera a

bacchiare noci, e quando le ebbe bacchiate, gliene toccarono tante di

sua parte che si dovette levare la tonaca e, legate le maniche ed il

cappuccio, ne fece un sacco che tutto riempì di noci. Naturalmente non

le vendette frate Egidio, ma con grande letizia le distribuì ai poveri.

Almeno si fosse presentato così Socrate a Santippe, con delle noci, dei

fichi, dell’uva da distribuire ai figliuoli, che aveva piccini, e si

sarebbero rallegrati di quei doni.

Ma niente!

Che cosa doveva rispondere Socrate a Santippe?

Forse doveva offrirle il banchetto che Santo Francesco offrì a Santa

Chiara, che lasciarono sulla mensa il pane corporale perchè Santo

Francesco nutrì l’estatica monacella di pane spirituale?

O doveva rispondere come Gesù Cristo: «Guarda, Santippe, come crescono

i gigli delle convalli. Nemmeno Salomone in tutta la sua splendidezza

fu mai vestito come uno di questi: guarda, come si nutrono gli uccelli

dell’aria»?

Ma Cristo — come Santo Francesco — non aveva figliuoli nè moglie che

avessero fame; e in caso proprio di necessità, Cristo avrebbe operato

la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma a Socrate non venne mai

in mente di operare miracoli, o di camminare su le acque come Cristo,

o di risuscitare i morti. E per tutto questo Socrate tacque davanti a

Santippe. E quanto a Cristo, poi, sembra che anche Cristo fosse seccato

di dovere riposare il capo sopra un cuscino di pietra, mentre gli

uomini usano cuscini di lana e di piume.

Io devo credere che Socrate dovesse rimanere assai malinconioso oltre

che silenzioso, davanti alle recriminazioni di Santippe.

Perciò io non so come facciano i grandi scrittori a dire nei loro

celebri volumi che Socrate _era meravigliosamente esente da bisogni

personali_; e meno ancora capisco come i professori delle scuole

facciano ai loro scolari tradurre in greco questa stupida proposizione:

_Socrate con poche sostanze viveva contentissimo_.

No, non è proprio così, illustri e garbati signori. È un’altra

faccenda; è che quando si è «dentro pieni di imagini degli Dei» come

era Socrate, i soldi non trovano la via per entrare; ovvero quando si

è pieni di imagini degli Dei non è lecito prender moglie per continuare

questa stirpe umana!

E Santippe continuava: «Ah, tu vai predicando l’Aretè, la Sofrosine,

la Sofia, il Dovere! Il dovere l’ho fatto io che ho tirato su questi

figliuoli e li ho nutriti con queste qui! e non li ho mica esposti

come fanno le belle signore del tuo cuore! Eh, sì, che il più grande lo

meritava d’esser bacchiato: un vagabondo già come te, e che parolacce

dice a sua madre! A quello lì dovresti parlare e dirgli quello che gli

va detto, se non fossi o un grande impostore o un vecchio rimbambito.

Ma se, figlio di un cane, proprio non puoi fare a meno di andare in

giro a chiacchierare e hai questa malattia nel tuo sangue infelice,

invece di quell’aria melensa «io non so niente, io so che non so

niente», e poi dài dell’imbecille, dell’ignorante a tutti che oramai

non c’è uno solo che ti possa più sopportare in Atene, fa almeno come

Protagora. Anche lui chiacchiera, ma le sue chiacchiere le sa però

mutare in tanta buona moneta sonante!»

Santippe: Piccolo romanzo fra l'antico e il moderno · 第 10 / 24 题