I cavalli selvaggi.

L’immensa prateria che li circondava era completamente deserta, ma non

presentava quella uniformità che generalmente si crede offrano quelle

vastissime pianure che si stendono al di là del territorio argentino e

che si chiamano _pampas_.

Il territorio saliva e scendeva dolcemente in forma di lunghissime

ondate, con depressioni talvolta molto profonde e tal’altra con

elevazioni non indifferenti e che intercettavano la vista. Oltre a ciò,

non era sempre erba quello che lo copriva, ma qua e là si alzavano

gruppi di carrubi selvatici, cespugli di _gynerium_, e più oltre si

vedevano torreggiare, come immensi ombrelli, dei superbi ombù dal

fogliame verde cupo e dal tronco massiccio e bitorzoluto.

La fauna, pel momento almeno, mancava completamente. Infatti, per

quanto Cardozo e il mastro spingessero i loro sguardi, non si vedeva

verun animale attraversare quegli splendidi tappeti verdi, chiazzati di

variopinti papaveri. Pareva che i guanachi, gli struzzi, i giaguari,

i coguari e i lupi aguara, animali che abbondano nelle _pampas_,

fossero scomparsi o fossero emigrati, per paura degl’Indiani, verso

altre regioni. Solamente per l’aria si vedevano svolazzare qualche

_zenostrichia piteta_, o passero comune, qualche _vindita_, uccello

tutto nero colle remiganti bianche, e dei superbi _trochilidi_ o

uccelli mosca, che ronzavano attorno ai cespugli di banchsie.

— Che ne dici, Cardozo, di questa prateria? — chiese il mastro che

stringeva vigorosamente colle muscolose gambe i fianchi del cavallo.

— Dico che manca di bistecche, marinajo, — rispose il ragazzo che si

teneva saldamente aggrappato alla monumentale sella.

— E poi?

— Che credevo la _pampa_ fosse differente.

— E perchè?

— Mi avevano detto che era una pianura perfettamente piana, coperta di

erba, ma senza un cespuglio, senza un albero.

— E chi ti aveva detto questo?

— Lo avevo letto sui libri.

— Hanno mentito.

— Lo vedo bene.

— Andate un po’ a credere ai libri! E questa, ragazzo mio, è vera

_pampa_.

— Ma dove sono i cavalli selvaggi e le bestie feroci?

— Troveremo gli uni e le altre, te lo assicuro. Senza dubbio la

vicinanza degl’Indiani li ha fatti fuggire verso il sud.

— Dannati Indiani! Se mi capitano a tiro...

— Meglio che stiano sempre lontani, Cardozo.

— Sfuggiremo a quei predoni?

— I _gauchos_ non li lascieranno avvicinare. Sono uomini da dare dei

punti ai selvaggi.

— Hanno il tipo di selvaggi anche i nostri uomini.

— Eppure sono di razza bianca come me e te. Tutt’al più hanno qualche

goccia di sangue indiano nelle vene.

— Sono di razza spagnuola?

— Sì, poichè discendono dai primi coloni sbarcati sul Rio della Plata.

— Dimmi, marinajo; che uomini sono questi _gauchos_? Io non lo so

ancora.

— Sono guardiani di bestiame che vivono ordinariamente nelle praterie

che circondano il territorio di Buenos-Aires. Quantunque discendenti

dagli Spagnuoli, questi strani uomini hanno in profondo orrore la

civiltà, e sfuggono, come se avessero paura della febbre gialla, le

vicinanze delle città. La loro patria è la _pampa_, nè da questa si

discostano per qualsiasi motivo.

— Sono coraggiosi?

— Temerari fino alla follia. Hanno un disprezzo assoluto per la

morte. Da giovanetti frequentano i _saladeros_, che sono stabilimenti

grandiosi, dove si macellano migliaja di buoi all’anno. Abituati a

guazzare in mezzo al sangue, crescono sanguinari, battaglieri, feroci.

Non sognano che colpi di trombone e coltellate e non hanno che un

desiderio: segnare in viso gli avversari. Uccidere un uomo è come

sgozzare un pollo; affrontare un duello mortale è per loro come andare

ad una festa.

— Ma pure mi sembrano assai cortesi e molto ospitalieri.

— Sì, sono cortesi, anzi ci tengono molto a mostrarsi tali e sono

molto larghi di cuore; ma pure sono gran bricconi. Basta che un oggetto

qualsiasi, che tu, puta caso, porti indosso, a loro piaccia, perchè non

si facciano scrupolo di assassinarti appena uscito dalla loro capanna.

Sono poi estremamente suscettibili; uno scherzo, che a loro non garbi,

te lo pagano con una coltellata; se tu per caso li ferisci, sei certo

che alla prima occasione si vendicheranno, anche se convintissimi che

tu li abbia offesi per mero accidente.

— Bisogna star in guardia, marinajo. Ecco dei consigli veramente

preziosi. Ma dimmi un po’: la polizia argentina non s’immischia mai nei

loro assassinii?

— Chi metterà il naso nelle faccende dei _gauchos_? Eppoi, credi tu che

il _gaucho_, commesso il delitto, rimanga lì ad attendere la polizia?

Salta sul suo cavallo, riempie le sue _alforjas_ (bisacce) di viveri, e

se ne va in altra provincia a cercare un altro padrone.

— Devono essere abili cavalieri questi uomini.

— Si vantano molto i _vaqueros_ messicani e i _cow-boys_ del Far-West

degli Stati Uniti; ma i _gauchos_ superano gli uni e gli altri. Sono i

primi cavalieri del mondo, te lo dico io, nè alcuno può eguagliarli.

Sono capaci di stare in sella per cinque giorni senza mai discendere,

e di attraversare cento volte l’America del Sud, dormendo solamente

poche ore. Sono talmente abituati a cavalcare, che non sanno quasi più

camminare, e ritengono che il cavallo sia così indispensabile all’uomo,

da non credere che vi siano degli individui che non sappiano cavalcare.

— Facciamo una ben magra figura noi, di fronte ai nostri due compagni.

Che meschino concetto si faranno!

— Bah! ce la caviamo discretamente, figliuol mio.

— Ma però.....

— Pst!.....

— Cosa c’è?

— A terra! Presto, figliuol mio, a terra!.....

Cardozo, senza sapere di cosa si trattasse, con un superbo volteggio

si slanciò fra gli alti cactus, mentre il mastro si gettava dall’altra

parte. I due _gauchos_ avevano già fatto altrettanto con una rapidità

prodigiosa e avevano atterrato il loro cavallo in mezzo alle folte e

alte piante.

— Ma cos’hai veduto? — chiese Cardozo, che per ogni precauzione aveva

armato il fucile.

— Dei cavalieri, — disse il mastro.

— Dove?

— Passavano a tre o quattro chilometri da qui.

— Indiani, o viaggiatori?

— Non ho potuto guardarli bene; ma non so quali viaggiatori si

arrischierebbero ad attraversare questo dannato paese.

— Che dobbiamo far parlare le carabine? Non mi spiacerebbe di

esercitarmi un po’ sulli pelli rosse.

— Vedremo, Cardozo.

— E i due _gauchos_?

— Ci sono... Oh!... in guardia, Cardozo!

A pochi passi da loro si era improvvisamente alzata una coppia di

_teruteri_, specie di pavoncelli, ed era volata via, mandando acute

strida.

— Qualcuno ha spaventato quegli uccelli, — disse il mastro con

inquietudine. — Che gl’Indiani siano giunti già qui?

— Diego!...

— Che vedi?

— I cactus si agitano dinanzi a noi.

— Imbraccia il fucile e sta pronto a far fuoco.

Cardozo puntò l’arma nella direzione indicata. Si vedevano i cactus

leggermente piegarsi a destra e a sinistra come per dar posto ad un

corpo, e si udiva tra le foglie un certo strofinìo accompagnato da un

lieve tintinnìo.

Il mastro ed il coraggioso ragazzo, inginocchiati dietro il cavallo,

coi fucili puntati, decisi a tutto, aspettavano col dito sul grilletto.

Una testa finalmente apparve a pochi passi e una voce a loro ben nota

disse rapidamente:

— Coprite la testa del vostro cavallo.

— Ramon! — esclamarono i due marinai.

— In persona, — rispose il _gaucho_.

— S’avvicinano gl’Indiani? — chiese Cardozo.

— Quali?

— Quelli che abbiamo veduto, — disse Diego.

— Ma dove?

— Oh! — esclamò il lupo di mare al colmo della sorpresa. — Non gli

avete veduti passare a tre chilometri da qui?

Il _gaucho_ si mise a ridere.

— Non vi comprendo, — disse il mastro.

— Ma, amico mio, sono cavalli quelli che avete veduto.

— Senza cavalieri?

— Cavalli selvaggi e nulla più.

— E perchè vi siete nascosti?

— Per sorprenderli. Si dirigono a questa volta, e fra breve io e Pedro

daremo a loro la caccia.

— Sono molti? — chiese Cardozo.

— Una trentina.

— E perchè volete che copra la testa del nostro cavallo?

— Perchè, se sente i compagni avvicinarsi, comincerà a nitrire e gli

altri scapperanno.

— Forse che s’intendono fra loro?

— Pare di sì. Eccoli che arrivano ai galoppo: li udite?

In lontananza si udiva infatti un sordo galoppare accompagnato da

sonori nitriti. Il _gaucho_ prese una coperta e avvolse lestamente la

testa al cavallo.

— E vostro fratello dov’è? — chiese il mastro.

— Laggiù: pronto a saltare in sella appena la _tropilla_[11] sarà qui.

— E siete sicuro di prenderne un paio?

— Abbiamo l’occhio infallibile e il braccio abile, — disse il _gaucho_

con orgoglio. — Mai un cavallo sfugge all’infallibile lazo dei

cavalieri delle _pampas_. Eccoli che arrivano: guardateli.

Aprì lentamente i cactus che si estendevano sulla sua destra,

fiancheggiando un largo tratto coperto di erba assai bassa, e mostrò la

truppa, che si dirigeva verso di loro caracollando disordinatamente.

Erano circa trenta cavalli fra maschi, femmine e poledri, alti,

robusti, dal mantello bajo cupo, la criniera folta, gli occhi grandi

e vivi. Non erano veramente belli; ma s’indovinava in quelle gambe

secche e nervose e in quei fianchi stretti una resistenza insuperabile,

unita ad una sobrietà a tutta prova. Erano, come tutti gli altri

cavalli che popolano l’estremità dell’America del Sud, spingendosi

fino allo stretto di Magellano, i discendenti di quei settantacinque

cavalli spagnuoli sbarcati a Rio della Plata nel 1507. È noto che essi

si propagarono così rapidamente in quelle immense e grasse praterie

che dopo soli quarantatre anni ne furono presi proprio all’estremità

meridionale del continente, di fronte alla Terra del fuoco.

Anche oggidì, malgrado l’enorme consumo che ne fanno gl’Indiani, che

vivono quasi esclusivamente di carne di cavallo, sono numerosissimi e

si vedono scorrazzare in grandi bande le ubertose praterie, sfuggendo

il contatto dell’uomo, ch’è diventato il loro peggiore nemico.

La _tropilla_ segnalata dal _gaucho_ in breve giunse a soli

quattrocento passi dalle macchie di cactus, dove si arrestò, mettendosi

a pascolare senza diffidenza.

— Non muovetevi e state zitti, — disse Ramon ai due marinai. — Se i

cavalli si accorgono della nostra presenza, partiranno di gran carriera

e non potremo più raggiungerli.

Si avvicinò al suo cavallo e dal disotto della coperta levò una

correggia di pelle intrecciata, lunga una decina di metri, terminante

in un nodo scorsojo, passato in un largo anello di ferro. Era un

_lazo_, terribile arma nelle mani di quei figli delle _pampas_, di cui

si servono sia per imprigionare cavalli e buoi, sia per strangolare i

loro avversari.

Si assicurò che un’estremità fosse saldamente legata al pomo della

sella, poi arrotolò la correggia in grandi cerchi, tenendola nella mano

sinistra, e attese a fianco del cavallo.

La _tropilla_ si avvicinava sempre fiancheggiata dai poledri, i quali

caracollavano in tutti i sensi, inseguendosi e rotolandosi fra le erbe.

Ad un tratto i maschi, che camminavano in prima fila, si arrestarono,

alzarono la testa come per fiutare l’aria e si misero a nitrire

vigorosamente.

La _tropilla_ interruppe bruscamente il pasto e si strinse attorno ai

maschi, dando segni di una forte inquietudine. Un momento di ritardo e

tutto era perduto.

Ramon in un momento fece saltare in piedi il cavallo, gli balzò in

groppa e lo spinse addosso alla _tropilla_, mandando alte grida. Quasi

subito, a cinquanta passi, si vide sorgere Pedro, il quale si slanciò

al largo, onde chiudere il passo ai fuggitivi.

La _tropilla_ sorpresa, spaventata, stette un momento ferma, poi

fece un rapido voltafaccia e si slanciò a tutta carriera attraverso

la prateria coi crini al vento, gli occhi in fiamme, le femmine e i

poledri in testa, i maschi dietro, come se avessero voluto proteggere

la ritirata. Parea che passasse un uragano sulla prateria: le erbe,

i cespugli, i grandi cactus piegavansi e cadevano spezzati o contorti

sotto le zampe di quei cavalli spaventati e il suolo tremava.

I due _gauchos_, spronando furiosamente le loro cavalcature, in pochi

istanti raggiunsero la fuggente truppa, obbligandola a fare un secondo

voltafaccia e a dividersi, poi levarono i _lazos_ facendoli girare

rapidamente attorno alla loro testa, procurando colle dita della mano

destra di tenerli aperti.

Le due solide corregge caddero fischiando in mezzo alla _tropilla_,

che si sbandò da tutte le parti, fuggendo in diverse direzioni. Due

cavalli, i più belli e vigorosi, s’impennarono bruscamente gettando

nitriti di furore, poi caddero a terra agitando pazzamente le zampe.

Erano ormai prigionieri. Gli infallibili lacci dei _gauchos_ erano

caduti sul loro collo e li stringevano in maniera da strangolarli.

— Bravi! — esclamò Cardozo, battendo le mani.

— Sono valenti, — disse il mastro, stropicciandosi allegramente le sue.

— Si arrenderanno i due prigionieri?

— Opporranno una fiera resistenza, ma finiranno col cedere. Ai

_gauchos_ nessun cavallo, per quanto sia selvaggio e forte, resiste.

Ramon e Pedro erano intanto saltati a terra portando con loro un

altro laccio. Avvicinatisi ai due cavalli selvaggi, che continuavano

a dibattersi disperatamente tentando di spezzare la correggia che li

soffocava, cominciarono a imprigionare abilmente le zampe anteriori e

le posteriori, finchè li ebbero ridotti all’impotenza.

La _tropilla_ in quel frattempo aveva galoppato attorno ai due

prigionieri, come se avesse voluto portare a loro ajuto; ma appena

vedutili legati, si allontanò ventre a terra e pochi minuti dopo

spariva verso il nord.

Il tesoro del Presidente del Paraguay · 第 18 / 44 题