— Aspetto i vostri ordini, — disse il capitano poscia.
— Signor Candell, il presidente Lopez chiede a voi uno di quei favori
che vi possono costare la vita.
— Un marinajo non guarda indietro quando deve giuocare la propria
esistenza. Parlate, signore.
— Si tratta di prendere il mare.
— Lo prenderò.
— Vi avverto che un legno brasiliano sorveglia l’uscita del porto.
— Lo colerò a fondo, o lui colerà me.
— Bisogna vivere e non morire, signore. Il nostro Governo non ha altro
legno che quello che voi comandate, e questo è assolutamente necessario
per la salvezza della nostra patria.
— Dovrò uscire in mare come un ladro? — chiese il capitano, aggrottando
la fronte. — Non temo il brasiliano che mi spia.
— È necessario.
— E sia; ma se quel cane mi attraversa la via gli farò assaggiare un
po’ del mio ferro.
— Farete ciò che vi parrà opportuno. Ascoltatemi ora.
— Parlate, signore.
— Voi uscirete in mare stasera e andrete a incrociare alla
intersecazione del 310º meridiano col 40º parallelo. Colà una nave
proveniente dall’Inghilterra vi consegnerà trecento casse contenenti
ottocentomila cartuccie e trentamila fucili destinati alle truppe che
il nostro presidente sta radunando sotto la sua bandiera.
— Ma come faremo noi a farlo pervenire al nostro presidente?
— Una nave mercantile, comandata dal capitano Avellana, vi attenderà
alla foce della Rio della Plata e imbarcherà il carico.
— Come faremo a farle sapere che noi l’attendiamo?
— Tutte le notti Avellana lancierà un razzo azzurro; il che
significherà che voi potrete imboccare il fiume senza timore degli
alleati. Al momento opportuno vi dirò dove troverete il brigantino.
— E se il brigantino per un caso qualunque venisse catturato prima del
nostro arrivo?
— Allora forzerete la foce del fiume.
— E dovrò misurarmi contro tutta la flotta degli alleati?
— Avreste paura? Ad altri allora il comando, — disse l’agente del
Governo con accento secco.
Il capitano lo guardò con due occhi che mandavano fiamme.
— Signor Calderon, siete voi che vi permettete di dire a me simili
cose? — chiese egli coi denti stretti. — Forse che voi ignorate chi
sia il capitano del _Pilcomayo_? Ho sedici ferite sul mio petto, e
non credo che voi ne abbiate tante, signor agente del Governo. Ah!
voi volete che io forzi il blocco del Rio della Plata? Sta bene, lo
forzerò; ma dubito che il Presidente riesca a vedere i fucili che io
imbarcherò.
— Così vuole il Governo.
— E così sia.
— E vi avverto che ho ampi poteri e che posso destituire chi non mi
ubbidisce, signor Candell.
— Basta così, signore!
— Un’altra cosa devo dirvi.
— Parlate.
— Dalla nave inglese voi riceverete una cassetta contenente sette
milioni, regalati da alcuni signori europei al presidente Lopez, onde
continui la guerra.
— Saranno sicuri.
— Vi avverto che sono tutti in diamanti, onde poterli facilmente
nascondere nel caso che i Brasiliani o gli Argentini catturino il
vostro legno.
— Li terrò sempre con me.
— Badate che questi milioni sono assolutamente necessari al Presidente,
che si trova affatto a secco di danaro.
— Il Presidente li avrà, parola di Candell, qualunque cosa possa
toccare alla mia nave.
— Anche se i Brasiliani calassero a picco il _Pilcomayo_?
— Sì.
— Ne siete ben certo?
— Sicurissimo, purchè mi si concedano sei o sette ore.
— Cosa intendete di dire?
— Lo so io, e basta, signor Calderon.
— Arrivederci a mezzanotte sul ponte del _Pilcomayo_.
— Verrete anche voi al Rio della Plata? — chiese il capitano con
sorpresa.
— Devo accompagnare il tesoro del presidente Lopez.
— Cioè volete sorvegliarmi, — disse il capitano con ironia. — Fate come
vi aggrada; ma badate che la vostra preziosa pelle correrà dei brutti
rischi. Addio, signore.
Alla mezzanotte il valoroso capitano giungeva a bordo del suo legno, le
cui macchine già erano sotto pressione, e faceva imbarcare tre grandi
casse, ermeticamente chiuse, che parecchi uomini avevano condotto alla
spiaggia su alcuni carri. Cosa contenevano? A nessuno lo disse: però,
quando furono a posto in fondo alla stiva, lo si vide stropicciarsi le
mani con visibile soddisfazione e lo si udì mormorare parecchie volte:
— Ora sfido gli alleati a togliermi il tesoro del Presidente.
Alle 12,20 il signor Calderon saliva sul _Pilcomayo_.
— Quando desiderate, siamo pronti, — gli disse il capitano, ricevendolo
sulla scaletta.
— Partiamo, — disse freddamente l’agente del Governo.
Dieci minuti dopo l’incrociatore lasciava silenziosamente il _quai_,
passava in mezzo alle numerose navi che ingombravano il porto e usciva
arditamente in mare. Il capitano era sul ponte di comando fra i suoi
ufficiali, tutto l’equipaggio sotto le armi, il cannone della torretta
caricato e la mitragliatrice di prua pronta.
Il legno da guerra brasiliano incrociava dinanzi al porto, ma era assai
lontano in quel momento e non s’accorse dell’uscita del _Pilcomayo_,
che navigava senza fanali e tenendosi sotto la costa.
Quando si vide fuori di portata, il capitano Candell lanciò la
sua nave a tutto vapore verso il sud, e tre giorni dopo incrociava
all’intersecazione del 310º meridiano col 40º parallelo. La nave
inglese recante le armi, le munizioni e il tesoro del presidente Lopez
vi era di già da parecchi giorni. Il trasbordo del carico fu subito
fatto, poi le due navi si separarono, l’una diretta in Inghilterra e
l’altra verso il Sud.
Il 20 gennaio il _Pilcomayo_ si arrestava a sole quaranta miglia dalla
foce del Rio della Plata.
— Le vostre istruzioni, signore? — chiese il capitano Candell
all’agente del Governo.
— Aspettare la notte e avvicinarsi alla foce del Rio, — rispose il
signor Calderon. — Quando vedrete il razzo azzurro, imboccherete il
fiume a tutto vapore e risalirete la corrente, finchè ve lo dirò io.
— E se non vediamo il segnale?
— Riprenderete il largo e tornerete la notte seguente.
— E se vengo attaccato?
— Darete battaglia, se sarete dentro il Rio; fuggirete, se sarete in
alto mare.
— Ma se mi calano a picco nel Rio, gli alleati ricupereranno le armi.
— Ma salverete il tesoro.
— Non riesco a comprendervi.
— Non importa: tali sono gli ordini del Governo: ubbidite.
— Obbedisco per ora, signor Calderon.
— Come! per ora?
— M’intendo io.
— Spiegatevi.
— Quando sarà giunto il momento.
— Ora.
— Signor Calderon, a bordo del mio legno comando io, — disse il
capitano con accento minaccioso. — Voi comanderete quando saremo a
terra.
— Osereste ribellarvi?
— Anche, se la salvezza del tesoro e delle armi lo esigessero. Lasciate
pensare a me su ciò che devo ora fare, poi direte al Presidente ciò che
meglio crederete.
E vedendo che l’agente del Governo stava per ribattere parola: — Non
una sillaba di più, — aggiunse, — o mi vedrò costretto a chiudervi
nella vostra cabina. M’avete compreso? Il comandante qui sono io!
Ecco per qual motivo il _Pilcomayo_, come abbiamo veduto nel precedente
capitolo, incrociava dinanzi la foce del Rio della Plata, che le navi
degli alleati, senza dubbio messe in guardia dall’inaspettata partenza
dell’incrociatore da Boston, segnalata dai loro consoli, rigorosamente
guardavano, pronte a respingerlo a colpi di cannone e possibilmente a
catturarlo.