MÈN. (Giustissimo!... a maritarsi vecchi, ecco ciò che succede...)

EL. Quel giorno dunque...

AGL. Che il buon Mènecle...

(Mènecle si avanza fra i due giovani).

MÈN. (_proseguendo la frase, a voce alta_) ... andrà all'altro mondo...

EL., AGL. (_sgomentatissimi entrambi al vederlo_) Ah!...

MÈN. ... speriamo, neh, figlioli, che sia lontano — quel giorno

piangeremo prima amaramente la sua partenza e poi potremo sposarci

senza scrupolo. Ma sentite, neh! (_picchiandosi lo stomaco_) che

polmoni e che cassa di stomaco! Ce n'è ancora per trent'anni!... Se

aspettate me state freschi!

AGL. (_buttandosi alle sue ginocchia_) Oh perdono, Mènecle!...

EL. (_idem_) Perdono... padre mio...

AGL. Ti giuro, per le Dee, che...

MÈN. (_rialzandoli entrambi con affabilità affettuosa_) Su, su,

ragazzi!... ma che giuramenti e che perdoni! So tutto... Grazie a te,

Elèo, della tua lealtà; grazie, Aglae, della tua fedeltà al tuo dovere.

Soltanto, speriamo (_con bonarietà comica_) non mi farai più dell'altre

scene di gelosia...

AGL. (_mortificata chinando gli occhi_) Mènecle!...

MÈN. No, no — non ti rimprovero... benchè, per Giove, lo meriteresti,

per insegnarti a frugare nelle carte del marito e a leggerne le

lettere...

AGL. (_sorpresa, mortificata_) Ah!...

MÈN. ... e a scriverne dell'altre ai giovinotti, a sua insaputa...

AGL. (_mortificata_) Come... tu...?

MÈN. (_con bonarietà comica e imperiosa_) Silenzio!... Sappiamo tutto.

Se la moglie fa la curiosa, il marito ha diritto di fare il curioso...

(_a Elèo_) Neh, ricordalo bene anche tu, una volta che sii suo

marito...

AGL. (_supplichevole_) Oh... Mènecle!...

MÈN. Silenzio!...

EL. (_interpretando anch'egli come ironia le parole di Mènecle_)

Mènecle, punisci me... ma risparmia a me ed a lei le tue ironie...

MÈN. Ma che ironie?!! Le _tue_ vuoi dire. È una moglie divisa in due

— a me in corpo, a te in effigie — non è un'ironia? E cosa credi,

che Mènecle sia feroce come Teseo, da lasciar morir casto il povero

Ippolito? Cosa credete (_ad entrambi_) che Mènecle sia così egoista,

così disonesto, così imbecille da accettar la elemosina del vostro

sagrificio? (_Mènecle, stando in mezzo ai due giovani, ha proferito

queste parole con impeto e voce brusca; i due giovani, sotto la

sfuriata del vecchio, tengono mortificati la testa e gli occhi bassi;

quando al finir delle sue parole s'attentano a levarli furtivamente

verso di lui credendolo in collera, s'accorgono che Mènecle sorride

del loro inganno, e li guarda affettuoso facendo lor cenno, delle

due braccia, di appressarglisi_) Voi altri siete così matti che

lo avreste anche mantenuto... ma poi... poi, neh? (_si volge ad

Aglae affettuosamente canzonandola e rifacendole la voce_) le forze

mancavano... e ci voleva il sepolcro bianco... tutto bianco... (_con

rimprovero comicamente brusco_) farmi far di queste spese!... Ohibò!...

Tu... (_sempre ad Aglae_) in castigo della burla che m'hai fatto, — e

tu in castigo (_ad Elèo_) del non avermi mai detto niente — quando si

ama la moglie si avvisa il marito — vi mariterete... E così imparerete.

AGL., EL. (_gettandosi entrambi commossi al collo di Mènecle_) Ah

Mènecle, mai!

MÈN. (_con voce grave, liberandosi dall'abbraccio dei due, piangenti

di commozione_) Preferireste vivere, aspettando senza volerlo,

senza saperlo, la morte mia?... (_ad Aglae_) Oggi tu ed io andremo

dall'arconte, a deporre la scritta del divorzio insieme: e ci verrai

a fronte alta, perchè tu rimani nella mia famiglia... (_movimento

di Aglae e di Elèo_) già, nella mia famiglia... tu sposi mio figlio

adottivo...[213].

AGL., EL. Ah!...

MÈN. (_proseguendo, ad Elèo_) ... se non ti rincresce passare dalla tua

nella mia tribù,[214] verrai meco dai fràtori del borgo di Alopéce,

e sarai iscritto nel registro della fràtria mia, come mio figlio, —

erede con lei (_accennando Aglae_) delle mie fortune, partecipe delle

cose sante e sacre[215]. Porterai in nome Làmaco: il nome di mio padre

caduto da valoroso a Samo... e nella famiglia di Mènecle al nome non si

mente...

EL. (_abbracciandolo commosso_) Padre! padre mio!...

(Aglae piange col volto nelle mani. Elèo vorrebbe dir qualcosa.

Mènecle indovina il suo pensiero e lo previene).

MÈN. Quanto al tuo partire... c'è tempo...

EL. (_sorpreso_) Che?

MÈN. Pelopida... gli ho parlato io. Non ne vuol seco più di undici.

(_con inflessione grave e seria_) Li ha scelti già... (_gesto vivo di

protesta di Elèo_) Non temere! Verrà il tuo giorno...

AGL. Oh Mènecle, la tua generosità...

MÈN. No, no, adagio, a parlare di generosità. In questo mondo la si

scambia con la imbecillità; ed io invece, andate là, che i miei conti

li ho fatti bene. Povero vecchio abbisognante, per i miei tardi giorni,

di un affetto che li consoli, dovrei amareggiarmelo col pensiero che

il mio vivere impedisce la vostra felicità? E che questa idea vostro

malgrado si inframmetterà tra me e voi, vi renderà a vostra insaputa

l'affezione a Mènecle un peso? Scambierei questo affetto vostro, così

sincero e così puro, col bel conforto di sapere che il dì quando la

Parca (_sorridendo ad Aglae_) — _la scellerata Parca!_ — mi farà quel

tal servizio, un sospiro non confessato di sollievo sfuggirà dai petti

delle due sole persone che mi voglion bene? E mentre è sì dolce il nome

di padre, dovrei vivere tutti i dì fra il dolor di non esserlo... e la

tema di divenirlo!... scambiar la paura di avere un figlio con la gioia

tranquilla di lasciarne, partendo, qui... due?

EL., AGL. (_vivissimamente_) Partendo?

MÈN. (_ad Aglae con voce affettuosa_) Non sei più sola... Che resto

a far qui? Ricordi le tue parole? «Quando fu il dì del bisogno, ci

vollero questi vecchioni per liberare la città e le sue donne!» Laggiù

a Tebe ci è bisogno. (_con inflessione mesta, solenne, ai due giovani

che fan per trattenerlo e lo guardano attoniti, commossi_) Ci vogliono

questi!... Vivere liberando donne, morire liberando città!

(Quadro).

La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note · 第 106 / 112 题