MÈNECLE _e_ FÀNIA.
FÀN. Buon dì, Mènecle...
MÈN. Salute, cognato mio... (_disinvolto_) Sicchè tu vieni a dirmi che
hai scoperto che tua sorella non è felice con me, e a rimproverarmi...
FÀN. (_impacciato_) Non a rimproverarti... Ma se felice ella sia,
domandalo a te stesso, alla tua coscienza...
MÈN. (_disinvolto_) Ben detto!... E dimmi: perchè non l'hai domandato
tu prima... alla gran madre... alla natura?
FÀN. Mènecle!
MÈN. Ah tu credevi che il vecchio Mènecle, un cittadino pieno di
meriti...
FÀN. Oh certamente...
MÈN. Grazie. Vedi che andiam d'accordo... un cittadino pieno di grandi
meriti, noti a tutta Atene (_si interrompe sospirando comicamente_) —
da dieci olimpiadi! — avesse a dare, a una giovinetta di diciott'anni,
le emozioni che tu dài alla tua Crìside, ammannendo alla di lei
fantasia... i suoi grandi meriti per imbandigione!?... Bel pasto!... e
sostanzioso... per una mensa coniugale!
FÀN. Questo io non dissi... ma...
MÈN. Ah! c'è un ma...
FÀN. Ma io sperai che non per nulla, sulla soglia della tua casa,
il giorno che Aglae vi entrò, stessero appese, in lieto augurio, le
ghirlande di antico alloro intrecciate alla giovane édera: e che in
quel dì non fossero indarno comparse le due cornacchie all'altare.
Vi hanno premure delicate, cure affettuose, conforti... che anche un
uomo...
(Fa pausa come cerchi la parola).
MÈN. Tira via... Di' pure... maturo. Sono stato in Sicilia con tuo
padre...
FÀN. Ebbene sì... che anche un uomo... inoltrato sul cammino del
tempo...
MEN. (Ama le perifrasi!)... Grazie...
FÀN. ... al pari degli altri _può_, e più degli altri, _deve_ dare ad
una giovane compagna; e che potrebbero compensarla...
MÈN. (_prosegue ironico la frase_) ... di quell'altre che le
mancassero. Benissimo. E insomma...
FÀN. (_impazientito_) Oh insomma io dico che tu trascuri Aglae. Non hai
premure per lei. Aglae non è contenta. Aglae non è felice...