_Crevenna. — Lezza. — Ponte. — Caslino. — Castelmarte. —
Proserpio. — Mariaga. — Brùgora. — Arcellasco. — Carpèsino. —
Longone. — Galliano. — Lago del Segrino. — Canzo. — Corni di
Canzo. — Scarenna. — Asso. — Pagnano. — Vicino. — Valbrona.
— Rezzago. — Caglio. — Sormano. — Pian del Tivano. — La Buca
Nicolina. — Lasnigo. — Barni. — Magreglio. — La sorgente
Minaresta. — Civenna._
È la Vallassina una valle molto aperta al lato meridionale e che
va ristringendosi più più che procede; quasi in forma di triangolo,
fiancheggiata da due altissime catene di monti, che la dividono dai due
rami del lago di Como. Questa estensione di terra è faticosa, ma d'una
singolare purità di cielo e dolcezza d'atmosfera.
Varie sono le strade che dal Piano d'Erba introducono nella valle, una
delle quali passa per _Crevenna_, per _Lezza_, indi per _Ponte_, ove
sono ragguardevolissimi una vasta chiesa architettata dal Cantoni,
molto operoso filatojo, ed alcuni pregevoli freschi in un monastero
distrutto, raffiguranti caccie e ritratti. Di qui si viene a _Caslino_,
celebre pei _caccini_, d'onde si prosegue nell'interno della vallata.
In questa gita potresti salire da Ponte all'alpestre _Castelmarte_,
dove, appena giunto, dimenticherai la stanchezza della fatta via,
diportandoti nella galleria dell'illustre dottor Giulio Ferrario
vice-bibliotecario dell'Imp. R. Biblioteca di Brera. È ricchissima
d'incisioni nostre e peregrine, e di qualche oggetto d'antichità, e di
là per un buonissimo telescopio si può vagheggiare l'ampio orizzonte,
che si stende a mezzogiorno, e distinguere come da vicino le ville che
fregiano i nostri colli, e le maestose guglie della basilica milanese.
In un gabinetto separato stanno raccolte le edizioni della grandiosa
opera dei _Costumi di tutte le nazioni_, _I Romanzi di Cavalleria_ ec.
ec. I più distinti pennelli moderni concorsero ad abbellire l'attigua
delizia Bertolio, e questa del pari che la Ferrario otterrai facilmente
di vedere dalla cortesia de' loro proprietarj. Nelle mura della
parrocchiale stanno incastrati gli avanzi d'un sepolcro antico; sopra
la porta interna del campanile un leone in bassorilievo e due tirsi per
istipite della porta medesima; nell'alto del campanile verso ponente
un ipogeo contenente un busto di donna frammezzo a due di uomini con
sotto le parole MA..... CONISIMAXIMUS. L'iscrizione che doveva essere
applicata a questo monumento sepolcrale fu probabilmente cancellata per
sostituirvene un'altra stranissima in ricordanza di Ugone Francesco ed
Ubaldo Prina. Ivi entrano in iscena Goffredo da Buglione, Boemondo,
Tancredi, Baldovino, tutti personaggi reali confusi con Rinaldo
estense, personaggio uscito di getto dalla fantasia del Tasso. L'Ubaldo
Prina si dice appunto nella lapide capitano fedele e compagno d'esso
Rinaldo, onde ne viene di conseguenza che deve essere un personaggio
ideale non meno del suo compagno[25].
I nomi di Castelmarte e di _Proserpio_, terra vicina ed egualmente
montuosa, dove sono d'antico i ruderi d'un castello, di moderno la
villa Staurenghi, ricordano il culto di _Marte_ e di _Proserpina_.
Un'altra via si stacca al ponte della _Malpensata_ sul Lambro,
rade questo torrente per qualche tratto, indi si suddivide in varie
stradicciuole che si diramano nei villaggi di _Mariaga_, _Brùgora_,
_Arcellasco_, ed alcuni altri compresi anticamente sotto il nome
colletivo di _Corte di Casale_; indi procede a _Carpèsino_, poi a
_Longone_ da cui è pochissimo discosto _Galliano_ di recente adornato
dal palazzo Carpani. Ed ecco aprirsi dinanzi il melanconico laghetto
del _Segrino_, giacente fra i due monti di _Canzo_, coperti di foreste
la cui ombra gettandosi sulle onde del lago le rende costantemente
nericcie. Intorno al lago corrono due strade bastevolmente agiate, che
si riuniscono ancora alla _Cassina Meda_.
La strada procede serrata fra due linee di monti che si vanno
allargando e formano un'amena valletta intorno a _Canzo_ capo del
distretto e sede del commissario. Bisognerebbe trovarsi in questa terra
in un bell'autunno per godere l'amenità della sua posizione e delle
sue feste campestri; un vago teatro, allegre danze, vivaci merende, e
tutte quelle altre festività che piacciono tanto più, quanto più siamo
disgiunti dalle città. Giace questo paesello alle falde dell'erta e
brulla montagna a cui la somiglianza della configurazione diede il
nome di _Corni di Canzo_, lunati cocuzzoli, il più alto de' quali
sorge piedi parigini 1076 al di sopra del livello del mare. La materia
ond'è composto il nocciolo del monte è il sasso calcare, e in alto il
marmo rosso. Un tempo produsse molto ferro e se ne scorgono ancora le
miniere.
La pittoresca cascata della _Vallategna_ è formata dallo scolo delle
acque di _Valbrona_ e della _Valle di Vicino_, che dopo aver dato anima
lassù in alto a varj edificj di seta, discende per quattro canali,
scavati dall'impeto dell'acqua, finchè si confonde ancora in un solo
sul ciglio d'un precipizio, d'onde con fragoroso slancio si trabalza
al basso, candidamente spumeggiante. Dal bacino, in cui raccogliesi
caduta si sparpaglia in rigagnoli, che vanno placidamente a riposare
nel vicino Lambro. Ben pochi pittori di vedute hanno omesso di tradurre
sulle carte e sulle tele i candidi fiocchi di questa cascata che piomba
a settentrione di Canzo.
Una strada pochissimo frequentata corre nella gola fra il _Monte di
San Miro_ e i già nominati Corni di Canzo. La strada o meglio viottolo
ascende sulla costa del primo di questi monti, e fa di leggieri
scordare la fatica della sua ascesa mediante i variati e pittorici
prospetti che di tratto in tratto presenta; dei quali, uno, e forse il
migliore, è la fontana di _Gajumo_, in un bacino quasi circolare posto
ai piedi del romitaggio di San Miro.
_San Miro_ è luogo di devoto pellegrinaggio, visitato da' terrieri
vicini, e dove ai dì festivi si celebra il sagrificio, quando appena
la stagione non corra rigidissima o nevosa. Il povero convento e
l'umile chiesetta, innalzata in onoranza del santo, giacciono in un
luogo eminentemente pittoresco; poco orizzonte, chiuso da nudi scogli,
variato dal rapido torrente della _Ravella_ e da alcune macchie
d'alberi antichi. La prima domenica d'agosto al profondo silenzio di
quel ritiro succedono i canti di festa, i suoni monotoni, ma sempre
cari, delle fistule, delle zampogne; tutta l'altura è gremita di
terrazzani festosi, che, finiti gli uffici divini, calano dall'altura e
si fermano a merendare lietamente in un ameno valloncello, intorno alle
labbra della già nominata fontana di _Gajumo_.
Brevissimo e variato sempre dai multiformi serpeggiamenti del Lambro è
il tratto di via che disgiunge Canzo da Asso restando sulla riva destra
del torrente il casale di _Scarenna_.
_Asso_ era l'antico capoluogo della valle, ed una delle pievi che
componevano la Martesana. Anche oggi è ecclesiasticamente la prima
terra della Vallassina a cui dà anche il nome. Gli avanzi del suo
antico castello rimangono tuttora ben conservati; la chiesa ha di
particolare una considerevole ricchezza di tarsii principalmente negli
stalli del coro. Vi si conserva ancora l'iscrizione d'un cippo dedicato
ad Esculapio che diamo qui secondo la interpretazione favoritaci dal
signor Labus.
GENIO ASCL_EPII_
L_UCIUS_ PLINIUS
BURRUS ET
P. PLINIUS
TERN_US VOTUM SOLVUNT_
Asso è paese di molta mercatura e attività, ma di povere e disagiate
contrade. Quanta vaghezza però non lo circonda! Un giorno io sedeva
stanco d'un viaggio faticoso a raccogliere gli spruzzi che mi
gettavano addosso le onde del Lambro nel frangersi contro de' massi
di cui è ripieno quel letto. Mirava il grosso borgo al fondo d'una
valle angusta, e diceva fra me: di quali austere bellezze fu prodiga
la natura a questo sito! Se io fossi un signore!... ma troncava di
mezzo la frase, vedendo l'impossibilità del mio progetto, e dando una
svolta al pronome proseguiva: Quante volte un signore va sbracciandosi
a creare fiumi e laghi e monti e grotte dove la natura pose terreni
piani, o incolti, o ridenti; a mettere boschi ove dovrebbero
biondeggiare le spiche, a far saltare il camoscio, ove dovrebbero
sbrucare le giovenche ed i buoi. Ma ne viene che i suoi monti, i suoi
laghi, i suoi boschi, se tu li paragoni a' naturali, si cambiano in
mucchietti di talpa, in pozzette d'acqua piovana, in cespugli di rovi.
Qui potrebbe trovar tutto creato dalla natura; un ripido torrente
quando ruinoso, quando pressochè asciutto, nel cui letto brillano
migliaja di petruzze di svariatissimi colori; monti maestosissimi che
s'ergono colla cima acuminata, quasi affilata lancia; su loro crescono
al basso vigneti e noci, sul dorso prati, in alto giganteggiano i
castagneti, i faggi e le quercie; cascatelle quasi perenni soverchiate
da ponti di legno, donde l'occhio avezzo alla pianura guarda con
titubanza. Un po' di tutto questo si potrebbe chiudere in un bel parco,
e la delizia naturale vincerebbe di lunga mano qualunque altra potesse
l'arte più lusinghiera contrapporle.
Chi è venuto nella valle, non come i più, per dire: ci sono stato,
ma per esaminarne ogni parte, abbandoni per un istante la strada
provinciale, e prendendo la montuosa di _Pagnano_ che tira ad oriente,
si rechi a _Vicino_, e quindi a _Valbrona_, solitario casale fra monti
maestosi. Amico, pasci l'animo di melanconiche idee? senti il bisogno
di trovarti un giorno lontano dalle clamorose agitazioni della città?
senti che la tua salute invochi aria più vibrata e purgata? ascendi
a questi romiti paeselli d'onde godrai ad un tempo deliziosissimi
prospetti. Poco discosto da Valbrona, fra una selva di castani, sorge
sur un poggio la chiesetta della _Madonna della Febbre_, meta ai devoti
pellegrinaggi di questi alpigiani, soprattutto quando sono affetti di
quartana. Una strada ronchiosa discende da qui fino ad Onno sul labbro
del lago di Lecco.
Tre altre strade si staccano da Asso a nord-ovest e conducono una a
_Rezzago_, l'altra a _Caglio_, presso cui sono buone argille, la terza
a _Sormano_, luogo considerevole. Ivi il marchese Lodovico Trotti si
rese benemerito per alcune fabbriche, onde il padre Guidone Ferrari gli
fece quest'iscrizione:
COEMPTIS ALPIBUS
BELLASII MAGRELLII CIVENNÆ
ITEM SURMANI
QUÆ ET TURNI ET CLARÆ VALLIS OLIM
DIRUTISQUE MAPALIBUS
ÆDIFICIA BENE MACERIATA
CUM CASEALI ET STABULIS
PASTORIBUS AC BUBULO PECORI
MARCHIO LODOVICUS TROTTUS
EXTRUXIT A MDCCXVII
Tutte queste tre strade riescono nel _Pian del Tivano_, elevato
piedi 5566 sul livello del lago, luogo di prati, e fecondo d'erbe
farmaceutiche, d'anemoni, di ranuncoli, astranzie, ec.; ricco di
torbiere, di pietre calcari, che strofinate danno un odore di petrolio.
È tradizione che in questi dintorni la regina Anfelda, moglie di
Teodorico, possedesse un castello di amenità. I monti che coronano
questo piano sono tutti a strati calcari o marnosi, nè vi sono rari i
grossi massi di granito e di schisto, come pure la breccia. Nel mezzo
del piano, vuol essere veduta la _Buca Nicolina_, che si crede un
antico ricetto di ladri.
Dal Piano del Tivano si discende al ramo del lago di Como per _Velleso_
o per _Zelbio_ riuscendo alla terra lacunale di _Nesso_.
Proseguendo da Asso per la via principale, ed assecondando il corso del
Lambro, arrivi a _Lasnigo_, uno de' paesi più antichi di questa pieve.
Avea già un mercato e si conserva ancora il nome del luogo ove si
tenea.
Poco dopo passato il fiume giungi a _Barni_, rinomato per le sue
lumache, a cui succede _Magreglio_, presso cui vedesi la sorgente
_Minaresta_, che per tre minuti fa un sensibile aumento, indi
per cinque continua a decrescere, e dà vita al _Lambro_, che poi
rinvigorito dagli scoli delle montagne circostanti, scende maestoso a
tagliare di mezzo la vallata. La poco discosta acqua _della Febbre_,
d'un sapore amarognolo, è secondo alcuni febbrifuga.
Per tortuosa strada giungiamo quindi a _Civenna_ che al pari della
sottoposta Limonta appartenne fino al 1797 come feudo al monastero di
Sant'Ambrogio di Milano. Poco dopo, ad una cappella solitaria quando
la strada cessa di ascendere per piegare a Bellagio, ti si offre il
più giocondo e magnifico prospetto della valle; tre laghi ad un giro
d'occhio, montagne succedenti a montagne, il ridente Menaggio, la
maestosa Varenna, la variata fuga di tante terre, gli spumeggianti
spruzzi di tante cascate, un cielo mite e ridente. Ciò tutto ravviva
questo mirabile spettacolo di scena.