Quando tacquero gli squilli
De' cimenti bellicosi,
E sostarono i vessilli
In pacifici riposi,
Che per vedove, pupilli
Son ricordi lagrimosi,
Lagrimosi per le belle
Fidanzate verginelle:
Io que' campi dei cimenti,
Quelle tende abbandonai,
Dove molti fra gli stenti
Eran gli anni che passai;
E la mano dei valenti
Qua, là stretta, m'avviai
Col retaggio del soldato,
Fardelletto immacolato.
Torna meco il cor leale
Senza cruccio di rapina,
Nunzian presso il suol natale
Suon di fiume; erbosa china;
E un pensiero sale, sale
Dove gaja montanina
Col sorriso dell'amore
Prigionier mi fece il core.
Ecco alfine la vallea,
In cui gli anni giovinetti
Col tripudio trascorrea
Dei sospiri benedetti;
E il mulino mi ricrea
Coi garofani diletti,
Che ancor pendono a festoni,
Come allora, dai balconi.
E che vuol lassù spïare
Il mio sguardo per la vetta,
Se non è quel casolare,
In cui forse ancor m'aspetta...!
Oh, fuor fuor del limitare
Sporge il capo una vedetta...!
Sento un brivido, e due stille
Mi fan velo a le pupille.
Poi col suon dell'esultanza
— Salve, io grido, a lei, che olezza,
Come il fior che ha più fragranza,
Caro premio a la prodezza!
Se qui fosse la mia stanza,
Il conforto a la stanchezza...!
Corsi l'acque, i continenti
Fra pericoli, fra stenti —.
Stette muta; e incoraggiato
Il suo timido mistero
Rispondea — Non ha scordato,
No quest'anima un guerriero...!
Pace all'ospite onorato,
Che fra noi non è straniero!
L'ebbe anch'egli la preghiera
Della mane, della sera —.
Fu quel viso di vermiglio
Pria, qual rosa, colorito;
Indi estatico, qual giglio,
Senza moto, impallidito:
Quando il dubbio del consiglio,
Vinto al cenno dell'invito
Sclamò, spintasi più presso
— Sì tu sei, tu sei lo stesso —.
— Per l'Iddio, che il firmamento
Con un sole su noi stende,
Che l'amore fa contento
Dopo lugubri vicende,
E più saldo al mutamento
D'anni e popoli lo rende,
Son lo stesso, che tu dici,
E saremo insiem felici.
Lasciai l'armi, e di ritorno
Ancor mia ti ritrovai:
L'avvenire a noi d'intorno
Di speranza è ricco assai —.
Ella — È ver, e del soggiorno
E di quanto ereditai
Da' miei padri, o benvenuto,
Or padrone — ti saluto —.
Solca mari pellegrino
Per le gemme il mercadante,
Solca terre il contadino
Per le messi trafelante:
Ma dei rischii sul cammino
Va cercando il guerreggiante
Sol la gloria, qual mercede
Della intrepida sua fede.
Non disprezzi il valoroso,
Che si affaccia poverello,
Non gli serri pauroso,
Qui de' nostri alcun l'ostello:
Guai per lui, se sospettoso
Tien nemico quel fratello,
Che dell'armi tra i perigli,
Disse, io vado pe' tuoi figli!
Chi si trova ad Inverigo non deve ommettere una visita al vicino
_Cremnago_ per vedere il cimitero innalzato di recente dall'architetto
Giuseppe Clerichetti, intorno al quale ci arresteremo per dir qualche
cosa.
Nel lato settentrionale della cinta sorge un edificio mortuario
di forma quadrata al basso, superiormente di figura cilindrica con
gradinata a cupola d'ordine dorico, colle pareti laterali a bugnati e
fregiate di colonne scanellate, quattro delle quali formano il pronao
adorno della cornice, dell'architrave e del frontone, su cui leggi
scolpito _Hypogeum_. Il davanti scompartito in tre campate divise da
colonne, essendo intieramente aperto, lascia libero allo sguardo la
parte interna a stucco lucido, che ha forma quadrata ed è illuminata da
un ampio lucernario, col fondo occupato dall'altare marmoreo, su cui è
posto un bel marmo carrarese raffigurante la Maddalena ai piedi della
croce, lavoro di Labus.
Ai Romani che abitarono la Brianza si attribuisce il nome di _Villa
Romanò_ e di _Romanò_, due terre vicine e poste ad oriente della
strada, che percorriamo. Nella prima si veda la chiesa di San Lorenzo,
che è probabilmente del secolo IX. con freschi degni di non essere
dimenticati, e la casa Besozzi col giardino che gli sta dappresso.
Nel _Ronco Boccogno_ fu trovato del ceppo gentile, del quale si servì
l'architetto Cagnola per la costruzione del suo palazzo, ma ben presto
la cava non presentò che ordinaria pudinga per cui venne abbandonata.
Romanò posto sur un alto fondo, bello, beato d'un esteso orizzonte
ha della roccia arenaria nel territorio del _Pertocco_ di proprietà
Perego, della stessa natura di quella di Viganò, ma più tenera e
soggetta a sfaldarsi. Nella sottoposta valle del Lambro scontri ad
ogni tratto fabbriche di tegole o di mattoni. L'osteria di _Bigonzo_
che trovi sulla via principale, poco dopo uscito da Inverigo, è quel
_Bigoncio_ più volte donato anticamente ai canonici di Monza.
Da qui prosegui ad _Arosio_, villaggietto coronato di vitifere colline,
e posto in fertilissimo terreno. Oltre le bellezze comuni con tutti
i paeselli che lo circondano mostra di proprio il palazzo erettovi
da monsignor Olgiati, vescovo di Como, ora appartenente alla famiglia
Borri. L'attività vi è ravvivata dalle filande dei signori Casati, una
delle quali vanta ben più di cento mulini.
Gli utilissimi indicatori, da qualche anno providamente collocati
su tutti i bivj, ti risparmieranno la fatica di chiedere la via per
Giussano, poichè t'insegneranno appena uscito da Arosio, delle due
strade che ti si parano innanzi a prendere la sinistra. Poco dopo
uscirai dal distretto di Cantù per entrare su quello di Verano, in
cui è posto _Giussano_. Qui è bella la chiesa, bella la villa Torri,
bello il palazzo Mazenta, eretto a quanto si crede, secondo il disegno
del celebre Pellegrino Pellegrini. Un Alberto da Giussano, uomo di
gigantesca figura, fu capo della società formatasi nel 1176 sotto il
pomposo titolo della _Società della Morte_, i cui membri giuravano di
morire innanzi che volgere le spalle al nemico.
Di qui andiamo a _Robiano_, forse una delle antiche terre orobiche,
come ne fa qualche fede il nome; indi a _Verano_, antichissimo
castello ruinato nel 1222 dai Milanesi guidati dal demagogo Arrigotto
Marcellino. Nulla merita in questa terra d'essere veduto più che
la villa Trotti, ove sono con istrana vaghezza congiunti moltissimi
oggetti, che parrebbero destinati a rimanere disuniti.
Di là finalmente calando per un insensibile pendìo giungi ad _Agliate_,
posto sopra ambedue le sponde del Lambro, una delle antichissime
matrici della. Martesana, ove nell'881 il vescovo Ansperto da Biassono
fondò la collegiata. In tempi meno remoti ebbero il dominio misto di
questa terra i Confalonieri, noti sotto il titolo di _Conti d'Agliate_.
Vago contrapposto coll'antica matrice è il tempietto che la contessa
Luigia Confalonieri, figlia dello storico Pietro Verri, fece erigere
sul colle della _Rovella_ giusta il disegno del molto operoso Giacomo
Moraglia, nel quale è da ammirare un San Giuseppe di Diotti. Amenissimi
di vista sono la villa e il giardino Ciani, che fanno bella apparenza
di sè sulla _Costa d'Agliate_. Di qui vedi la _Grotta di Realdino_,
scavo rinomato di pudinga, operato dalle acque che corrosero una parte
della terra; presenta delle incrostazioni stalattitiche, formate dal
gemito delle acque filtranti nella pudinga; vedi _Carate_, una delle
antiche delizie di Teodolinda, a cui si attribuisce l'erezione della
torre. Qui dormono le ceneri di Romagnoli aspettando che l'ammirazione
le onori del maestoso monumento di cui diede il disegno il valente
ornatista Durelli. Nelle vicinanze d'Agliate abbondano i carbonati
calcari, de' quali si fa uso, cuocendoli, per formare una calce di
qualità inferiore.
Per rimetterci sulla direzione di Monza possiamo ritornare a Giussano
e prendere poi la via che mena direttamente a _Paina_, luogo di posta,
tagliato da quattro strade principali; una a settentrione, che è la
principale, discende dalla Vallassina, l'altra meridionale conduce
a Monza; la terza ad oriente viene da Verano, la quarta ad occidente
guida a Mariano, a Cantù, a Como.
La situazione di questa parte del milanese cagiona un'eccessiva
profondità delle acque sotterranee. In Desio i pozzi sono profondi
ordinariamente 90 piedi; in Seregno quello di casa Carlini è profondo
132 piedi, e quel che è mirabile in Paina terra più settentrionale, e
60 piedi e mezzo più elevata che Seregno, non hanno che la profondità
di piedi 129; e quel che è più mirabile nel casolare di _Brugaccio_,
attiguo a Paina, il pozzo comunale non ha più di 22 piedi di
profondità. Non mi sarebbe possibile assegnare la ragione di questi
subiti cambiamenti, poichè è noto che il corso delle acque sotterranee
dipende da tante circostanze, da inuguaglianza di suolo, dalla
direzione delle sotterranee comunicazioni, da irregolarità accidentali
di superficie, da strati d'argilla, che possono impedire la direzione
d'una sorgente e tanto impedirla che sia obbligata a rigurgitare e
sollevarsi all'altezza a cui non sarebbe destinata a risalire. Potrebbe
questa ultima essere se non una ragione, almeno una conghiettura
riguardo al pozzo di _Brugaccio_ o _Brugazzo_. Quanto a quelli di Desio
l'abate Amoretti dice d'aver assistito all'escavazione d'uno di essi,
e d'avere osservato che fino alla profondità di 90 piedi si trovavano
unicamente sabbie frammiste a ciottoli di granito, di gneis, di
schisto, di serpentino, di pietra calcaria.
Ma è tempo che diamo riposo alla stanchezza delle membra, dopo
tanti passi che abbiamo fatto tra molte bellezze, ora parlando con
noi stessi, ora intrattenendoci coi cortesi contadini, sì facili ad
affratellarsi collo sconosciuto; perchè incapaci di tradire, non sanno
diffidare di nessuno.