SAMUELE BIAVA.

Quando tacquero gli squilli

De' cimenti bellicosi,

E sostarono i vessilli

In pacifici riposi,

Che per vedove, pupilli

Son ricordi lagrimosi,

Lagrimosi per le belle

Fidanzate verginelle:

Io que' campi dei cimenti,

Quelle tende abbandonai,

Dove molti fra gli stenti

Eran gli anni che passai;

E la mano dei valenti

Qua, là stretta, m'avviai

Col retaggio del soldato,

Fardelletto immacolato.

Torna meco il cor leale

Senza cruccio di rapina,

Nunzian presso il suol natale

Suon di fiume; erbosa china;

E un pensiero sale, sale

Dove gaja montanina

Col sorriso dell'amore

Prigionier mi fece il core.

Ecco alfine la vallea,

In cui gli anni giovinetti

Col tripudio trascorrea

Dei sospiri benedetti;

E il mulino mi ricrea

Coi garofani diletti,

Che ancor pendono a festoni,

Come allora, dai balconi.

E che vuol lassù spïare

Il mio sguardo per la vetta,

Se non è quel casolare,

In cui forse ancor m'aspetta...!

Oh, fuor fuor del limitare

Sporge il capo una vedetta...!

Sento un brivido, e due stille

Mi fan velo a le pupille.

Poi col suon dell'esultanza

— Salve, io grido, a lei, che olezza,

Come il fior che ha più fragranza,

Caro premio a la prodezza!

Se qui fosse la mia stanza,

Il conforto a la stanchezza...!

Corsi l'acque, i continenti

Fra pericoli, fra stenti —.

Stette muta; e incoraggiato

Il suo timido mistero

Rispondea — Non ha scordato,

No quest'anima un guerriero...!

Pace all'ospite onorato,

Che fra noi non è straniero!

L'ebbe anch'egli la preghiera

Della mane, della sera —.

Fu quel viso di vermiglio

Pria, qual rosa, colorito;

Indi estatico, qual giglio,

Senza moto, impallidito:

Quando il dubbio del consiglio,

Vinto al cenno dell'invito

Sclamò, spintasi più presso

— Sì tu sei, tu sei lo stesso —.

— Per l'Iddio, che il firmamento

Con un sole su noi stende,

Che l'amore fa contento

Dopo lugubri vicende,

E più saldo al mutamento

D'anni e popoli lo rende,

Son lo stesso, che tu dici,

E saremo insiem felici.

Lasciai l'armi, e di ritorno

Ancor mia ti ritrovai:

L'avvenire a noi d'intorno

Di speranza è ricco assai —.

Ella — È ver, e del soggiorno

E di quanto ereditai

Da' miei padri, o benvenuto,

Or padrone — ti saluto —.

Solca mari pellegrino

Per le gemme il mercadante,

Solca terre il contadino

Per le messi trafelante:

Ma dei rischii sul cammino

Va cercando il guerreggiante

Sol la gloria, qual mercede

Della intrepida sua fede.

Non disprezzi il valoroso,

Che si affaccia poverello,

Non gli serri pauroso,

Qui de' nostri alcun l'ostello:

Guai per lui, se sospettoso

Tien nemico quel fratello,

Che dell'armi tra i perigli,

Disse, io vado pe' tuoi figli!

Chi si trova ad Inverigo non deve ommettere una visita al vicino

_Cremnago_ per vedere il cimitero innalzato di recente dall'architetto

Giuseppe Clerichetti, intorno al quale ci arresteremo per dir qualche

cosa.

Nel lato settentrionale della cinta sorge un edificio mortuario

di forma quadrata al basso, superiormente di figura cilindrica con

gradinata a cupola d'ordine dorico, colle pareti laterali a bugnati e

fregiate di colonne scanellate, quattro delle quali formano il pronao

adorno della cornice, dell'architrave e del frontone, su cui leggi

scolpito _Hypogeum_. Il davanti scompartito in tre campate divise da

colonne, essendo intieramente aperto, lascia libero allo sguardo la

parte interna a stucco lucido, che ha forma quadrata ed è illuminata da

un ampio lucernario, col fondo occupato dall'altare marmoreo, su cui è

posto un bel marmo carrarese raffigurante la Maddalena ai piedi della

croce, lavoro di Labus.

Ai Romani che abitarono la Brianza si attribuisce il nome di _Villa

Romanò_ e di _Romanò_, due terre vicine e poste ad oriente della

strada, che percorriamo. Nella prima si veda la chiesa di San Lorenzo,

che è probabilmente del secolo IX. con freschi degni di non essere

dimenticati, e la casa Besozzi col giardino che gli sta dappresso.

Nel _Ronco Boccogno_ fu trovato del ceppo gentile, del quale si servì

l'architetto Cagnola per la costruzione del suo palazzo, ma ben presto

la cava non presentò che ordinaria pudinga per cui venne abbandonata.

Romanò posto sur un alto fondo, bello, beato d'un esteso orizzonte

ha della roccia arenaria nel territorio del _Pertocco_ di proprietà

Perego, della stessa natura di quella di Viganò, ma più tenera e

soggetta a sfaldarsi. Nella sottoposta valle del Lambro scontri ad

ogni tratto fabbriche di tegole o di mattoni. L'osteria di _Bigonzo_

che trovi sulla via principale, poco dopo uscito da Inverigo, è quel

_Bigoncio_ più volte donato anticamente ai canonici di Monza.

Da qui prosegui ad _Arosio_, villaggietto coronato di vitifere colline,

e posto in fertilissimo terreno. Oltre le bellezze comuni con tutti

i paeselli che lo circondano mostra di proprio il palazzo erettovi

da monsignor Olgiati, vescovo di Como, ora appartenente alla famiglia

Borri. L'attività vi è ravvivata dalle filande dei signori Casati, una

delle quali vanta ben più di cento mulini.

Gli utilissimi indicatori, da qualche anno providamente collocati

su tutti i bivj, ti risparmieranno la fatica di chiedere la via per

Giussano, poichè t'insegneranno appena uscito da Arosio, delle due

strade che ti si parano innanzi a prendere la sinistra. Poco dopo

uscirai dal distretto di Cantù per entrare su quello di Verano, in

cui è posto _Giussano_. Qui è bella la chiesa, bella la villa Torri,

bello il palazzo Mazenta, eretto a quanto si crede, secondo il disegno

del celebre Pellegrino Pellegrini. Un Alberto da Giussano, uomo di

gigantesca figura, fu capo della società formatasi nel 1176 sotto il

pomposo titolo della _Società della Morte_, i cui membri giuravano di

morire innanzi che volgere le spalle al nemico.

Di qui andiamo a _Robiano_, forse una delle antiche terre orobiche,

come ne fa qualche fede il nome; indi a _Verano_, antichissimo

castello ruinato nel 1222 dai Milanesi guidati dal demagogo Arrigotto

Marcellino. Nulla merita in questa terra d'essere veduto più che

la villa Trotti, ove sono con istrana vaghezza congiunti moltissimi

oggetti, che parrebbero destinati a rimanere disuniti.

Di là finalmente calando per un insensibile pendìo giungi ad _Agliate_,

posto sopra ambedue le sponde del Lambro, una delle antichissime

matrici della. Martesana, ove nell'881 il vescovo Ansperto da Biassono

fondò la collegiata. In tempi meno remoti ebbero il dominio misto di

questa terra i Confalonieri, noti sotto il titolo di _Conti d'Agliate_.

Vago contrapposto coll'antica matrice è il tempietto che la contessa

Luigia Confalonieri, figlia dello storico Pietro Verri, fece erigere

sul colle della _Rovella_ giusta il disegno del molto operoso Giacomo

Moraglia, nel quale è da ammirare un San Giuseppe di Diotti. Amenissimi

di vista sono la villa e il giardino Ciani, che fanno bella apparenza

di sè sulla _Costa d'Agliate_. Di qui vedi la _Grotta di Realdino_,

scavo rinomato di pudinga, operato dalle acque che corrosero una parte

della terra; presenta delle incrostazioni stalattitiche, formate dal

gemito delle acque filtranti nella pudinga; vedi _Carate_, una delle

antiche delizie di Teodolinda, a cui si attribuisce l'erezione della

torre. Qui dormono le ceneri di Romagnoli aspettando che l'ammirazione

le onori del maestoso monumento di cui diede il disegno il valente

ornatista Durelli. Nelle vicinanze d'Agliate abbondano i carbonati

calcari, de' quali si fa uso, cuocendoli, per formare una calce di

qualità inferiore.

Per rimetterci sulla direzione di Monza possiamo ritornare a Giussano

e prendere poi la via che mena direttamente a _Paina_, luogo di posta,

tagliato da quattro strade principali; una a settentrione, che è la

principale, discende dalla Vallassina, l'altra meridionale conduce

a Monza; la terza ad oriente viene da Verano, la quarta ad occidente

guida a Mariano, a Cantù, a Como.

La situazione di questa parte del milanese cagiona un'eccessiva

profondità delle acque sotterranee. In Desio i pozzi sono profondi

ordinariamente 90 piedi; in Seregno quello di casa Carlini è profondo

132 piedi, e quel che è mirabile in Paina terra più settentrionale, e

60 piedi e mezzo più elevata che Seregno, non hanno che la profondità

di piedi 129; e quel che è più mirabile nel casolare di _Brugaccio_,

attiguo a Paina, il pozzo comunale non ha più di 22 piedi di

profondità. Non mi sarebbe possibile assegnare la ragione di questi

subiti cambiamenti, poichè è noto che il corso delle acque sotterranee

dipende da tante circostanze, da inuguaglianza di suolo, dalla

direzione delle sotterranee comunicazioni, da irregolarità accidentali

di superficie, da strati d'argilla, che possono impedire la direzione

d'una sorgente e tanto impedirla che sia obbligata a rigurgitare e

sollevarsi all'altezza a cui non sarebbe destinata a risalire. Potrebbe

questa ultima essere se non una ragione, almeno una conghiettura

riguardo al pozzo di _Brugaccio_ o _Brugazzo_. Quanto a quelli di Desio

l'abate Amoretti dice d'aver assistito all'escavazione d'uno di essi,

e d'avere osservato che fino alla profondità di 90 piedi si trovavano

unicamente sabbie frammiste a ciottoli di granito, di gneis, di

schisto, di serpentino, di pietra calcaria.

Ma è tempo che diamo riposo alla stanchezza delle membra, dopo

tanti passi che abbiamo fatto tra molte bellezze, ora parlando con

noi stessi, ora intrattenendoci coi cortesi contadini, sì facili ad

affratellarsi collo sconosciuto; perchè incapaci di tradire, non sanno

diffidare di nessuno.

Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine · 第 63 / 80 题