_Barzanò. — Cremella. — Cassago. — Il Baciolago. — Veduggio.
— Bulciago. — Nibionno. — Sibrone. — Masnaga. — Barzago. —
Crippa. — Madonna d'Imbevera. — Perego. — Rovagnate. — Cereda.
— Monticello. — Santa Maria Hoè. — Campanone di Brianza. —
Castelli di Brianza e di Nava. — Teodolinda. — Melodie briantee.
— Caraverio. — Dolzago. — Sirone. — Molteno. — Ello. — Oggiono. —
Imberido. — Sala. — Annone. — Lago._
Siamo nel centro della Brianza, nei luoghi de' più variati ed ameni
prospetti. La terra che ci sorge dinnanzi e ci ravviva il desiderio
di giungervi quanto più le siamo d'appresso è _Barzanò_, villaggio che
vanta una storia abbastanza antica, per non far credere come veri certi
antichissimi avvenimenti che una popolare credenza vorrebbe ammettere,
ma da rifiutarsi in un tempo in cui la filosofia della storia fece sì
luminosi progressi, e richiama tutto all'esame della critica. Talvolta
uno storico dei giorni nostri può parere ignaro d'alcune notizie; ma
il fatto è che anche sapendole, ha creduto bene di ometterle, come
quelle che non reggendo alla prova, avrebbero infarcito il suo libro
di opinioni grossolane e lo avrebbero messo in derisione presso coloro
che nella storia non vedono solamente un ammasso di avvenimenti, ma
un'opera di filosofia[20].
Viene a trovarsi Barzanò alle falde e in parte sul pendìo d'un
insensibile poggio, che vede assai davvicino verso oriente l'altra
vitifera collina di _Sirtori_, la quale a schiena di cammello si
allunga e procede fino al maestoso Sangenesio. Un piano circolare tutto
popolato di casali, variato di laghi e di ben coltivate campagne, di
casolari, di palazzetti, di chiese, vedi aprirsi a settentrione. La
vista poi rialzandosi dal fondo della valle corre a ponente per vette
sublimi di monti fino alle ghiacciaje della Savoja. Nell'interno del
paese i ruderi d'un antico castello, ruinato nel 1222 dal demagogo
Ardigotto Marcellino a capo d'una banda di militi milanesi, potranno
rammentare i tempi del feudalismo, ma giaciono muti come il cadavere
d'un eroe. Non sarebbe improbabile che avesse servito di sede ai conti
Sigifredo, Ugo e prete Berengario padre e figli, signori di questa
terra, che poi ribellatisi contro l'imperatore Enrico di Germania
furono posti al bando dell'impero, e il loro feudo per concessione
reale dato al vescovo di Como (1015).
Meglio conservato dei castello è l'attiguo battistero, oggi chiesa
di San Salvatore, che alcuni vorrebbero avanzo del paganesimo ma che
dalla configurazione appare opera de' primi tempi cristiani, sebbene
non abbia che una sola nave con vôlta pesante, variata da una tazza e
sostenuta da piloni variati. È evidente però che la parte anteriore è
più recente della restante. Nel mezzo è la solita vasca battesimale,
ottangolare, di marmi, colla circonferenza di sette braccia ed oncie
tre, ed alta un braccio ed un terzo, girata di fuori da un gradino
di sarizzo e nell'interno da due gradini di marmo a pezzetti bianco
e rossi alternati. Sull'unica porta d'ingresso, molti rabeschi, che
erano parte integrale delle prime chiese cattoliche, fregiano una
rozza immagine della Vergine che appare di mezzo all'arco. La capra che
spicca da questi ornamenti è uno dei fregi della simbolica architettura
della prima cristianità e raffigura i peccatori, i quali nella chiesa
trovavano un rifugio, un perdono. Il culto del paganesimo in questa
terra è attestato da tre cippi ora collocati in questa medesima chiesa.
Una, scoperta nel 1821 dall'egregio signor consigliere Celestino
Mantovani uomo versatissimo negli studj della storia, e votiva a Giove
e Summano dio de' fulmini, dice, secondo i supplementi del chiarissimo
archeologico dottor Giovanni Labus, _Votum Solvit Libens Merito_
JOVI AL-TO (_vel_ ALTITO_nanti_) _et_ SUMM-ANO FELICI-ANUS PRI-MIUS
CU-M-SUIS _Locus. Datus. Decreto. Decurionum._ Altre due ricordano
un Novelliano Pandaro, quasi inintelligibili ma anch'esse secondo lo
stesso antiquario dovrebbero dire: