_Vedano. — Biassono. — Macherio. — Belvedere. — Gernetto. —
Peregallo. — Lesmo. — Tregasio. — Corezzana. — Campo Fiorenzo. —
Galgiana. — Rogolea. — Casate Nuovo. — Monticello. — Missaglia. —
Misericordia. — Contra. — Maresso. — Castel Pirovano. — Viganò.
— La costa della Biscia. — Casate Vecchio. — Besana. — Monte. —
Montereggio._
Diverse, ma tutte deliziose, sono le strade che guidano da Monza nel
centro dell'incantevole Brianza.
Ora giovi metterci su quella che scorge alla collinetta di _Vedano_
d'onde dalla villa e dal giardino Litta l'occhio tira a settentrione
sopra un ampio orizzonte, un cielo di zaffiro, una successione non
interrotta di casali, di ville, di paeselli, di borghi.
A Vedano tiene appresso, non più discosto che due miglia, _Biassono_,
già borgo insigne e murato, alla punta estrema verso tramontana dello
stesso Parco, patria di quell'illustre arcivescovo Ansperto che sotto i
Carlovingi salì a tanta autorità ed eresse l'atrio davanti alla chiesa
di Sant'Ambrogio in Milano ed in patria un pio edificio ospitaliere.
Da _Macherio_, che gli succede, è poco discosta la villa di casa Verri,
ove si deliziava il celebre storico ed economista milanese di questa
famiglia, nel cui palazzo esiste un'iscrizione antica, voto di Petronio
Vero Ercole, che dice:
HERCULI _Publius_
PETRONIUS
VERUS _Votum Solvit Libens Merito_.
Ma tutto vien meno quando, appena veduto il _Belvedere_ di casa Taverna
sulla riva del Lambro e reputato disegno di Pellegrino Pellegrini,
volgarmente chiamato coll'aggiunto di Tibaldo dal nome paterno,
e passato il fiume a Canonica pieghi a destra verso l'incantevole
_Gernetto_ elevato sopra un colle d'argilla rossa, che si propaga dalla
vicina Brianza.
Ben potrebbero le fantasie di Grossi o d'Azeglio, ritrarre al vivo
le singolari bellezze di questa giocondissima villa, ove S. E. il
conte Giacomo Mellerio, uomo illustre nei fasti della beneficenza
moderna, raccolse quanto di meglio potea rispondere alle esigenze
dell'agiatezza, al compimento dell'occhio, all'allettamento del cuore.
Ma io nè sono, nè mi credo da tanto da provarmi a tutte trasfondere
qui le cento bellezze, le peregrine venustà, il sorriso dei giardini,
le maestose serre, i nomi delle straniere piante e de' fiori, le
ricchissime famiglie delle rose, varie d'odore e di nome, le giapponesi
camellie, la sensitiva mimosa, le piumate peonie, gli indiani
ananas, la magnolia, la gaggia, il cedro, la melia, la lagerstremia,
l'eucalitto, la principesca ampiezza delle sale, gli estesi piani,
le amene vallette, gli erbiti, le artefatte fontane sprizzanti acqua
perenne, i superbi arancieri, gli ombreggiati e serpeggianti passeggi
che riescono al fiume, i rigagnoli con singolare splendidezza tirati da
terre lontane, e gli argentei bacini, placido nido del pesce. Mi sia
dunque lecito approfittare d'alcuni bei versi, che l'abate Pollidori
dettava su così delizioso soggiorno, egli che sovente si trova di mezzo
a queste maraviglie.
Rotta la roccia degli aspri macigni,
Oh quante marre, e per più lune, oh quante
Quivi braccia sudaro! onde s'aprisse
Questa in facil pendìo strada regale,
E quel che a destra sorge, aprico poggio
Il sen schiudesse a pellegrini tralci....
Laterizio lavor di man maestra
Quegli archi sono, che congiunti insieme
Di non comune onor v'ornan la vetta.
Sappi che loro in grembo occulta scorre
Linfa che, dono di montana valle[16],
Qua per lungo cammin arte conduce.
Tu la vedrai tra poco, in vario metro
Bella nei bei giardin di sè far mostra....
Ma pria l'ambito limitar t'accolga....
L'occhio intorno rivolgi, e ben sel merta
Bello il cortile di sue forme e bello
Il portico che a lui grandeggia innanzi.
Sacra tutela e primo al colle onore
Quinci si schiude la devota Edicola.
Creta foggiata dal Toscan La Robbia[17]
N'adorna il fronte. Ve' come si smalta
D'azzurro e bianco si ch'emula il marmo....
Seguace di Tizian, come ombra il corpo
Il veronese Bonifacio pinse
La posta in alto preziosa tela....
Nobil terrazzo di colonne adorno
Che del colle il ciglione ombrando abbella
Ecco per te si schiude. Oh qual diletto
In questa altezza ha il cor; quanto lo sguardo!...
Ricco per l'acque del Pusiano il Lambro
Con tortuoso giro in due lo parte
Ora lento scorrendo, ora tra sassi
Con non ingrato mormorio spumando....
Curvate ad arte le frondose viti
Tal ne ombreggian la via, che a mano a mano
Di un bel raggio solar l'ombra si lista,
Sostati; è questo il desiato sommo
D'onde tutta n'appar l'immensa valle
Cui fan l'Alpi corona e il Po confine.
Entra adunque al casin, che qui non lungi
Sorge sul colle, ed al riposo asilo
Di piumati soffà s'abbella e cinge....
All'occhio ed al pensier ti sia diletto
Opra ammirare di scalpel valente[18]....
Volgendo a manca, ove il pendìo digrada
Ver l'ampio bosco, che di mura e siepi.
Tutela a sua beltà, si cinge intorno....
Ve' come l'arte che natura imita
Ora declive praticel vi schiude,
Ora sacra al pensier ombra v'aduna.
Quasi spiral colà poggio s'innalza
Di variopinte Dhalie inghirlandato.
Qua si apre ondoso stagno, in cui la pioggia
Delle foglie piangenti incurva il salice.
Non tocchi mai dal verno in quella parte
Fan di lor chiome i resinosi pini
Ombrello al suol, tra lor difformi in questo
Con ricercato stil s'addensan gli alberi
Che qua venuti da stranieri lidi
V'alternano i color, le forme, gli usi.
Tortuoso sentiere or ti conduce
In luogo, onde vagare all'occhio è dato
Ver più remote piagge; ora in romita
Cella, che in cima d'un burrone ascoso
A dolce meditare invita l'alma.
Sono anche a vedersi un quadro di Palagi (Galeazzo Maria Sforza
ammalato) a grandezze naturali, un altro di Diotti (Lodovico il Moro,
cinto da Vinci, Corio, Bellincioni, Gaffurio, Bramante e Fra Pacioli);
i quadri campestri più veri che brillanti del tedesco Peter, altri
del Londonio, pittore buccolico; un gruppo dello scultore Fabris che
tolse l'affettuoso tema dell'incontro d'Ettore con Andromaca alle porte
Scee, ed altri quadri di Migliara, Bisi, Gozzi, Mallerini romano, tutti
concorrenti ad accrescere la magnificenza di questa delizia.
Mentre l'amante del bello si diporta fra le amenità del giardino, il
botanico s'arresti a contemplare le esotiche produzioni, i moltissimi
catti fra cui il _mostruoso_, così chiamato per la deformità delle
sue parti; i palergonj del Capo di Buona Speranza; la _rosa Paduli_,
che ricevette il nome della contessa Mariannina Della Somaglia,
sposata Paduli, e che primeggia fra le molte rose thee, il melifluo
rododendro arboreo, che come nel patrio suolo qui ogni anno produce i
fiori stillanti dolcissimo liquore. Il dottor Giovanni Labus dettò la
seguente epigrafe che scolpita nel mattone, ricorda l'architetto di
questo luogo.
AN. M. DCCC. XX
EX PRÆDIS IAC. MELLERI V. C.
FIGLINA GERNETTIANA
LUCA . SOMALEA . ARCHITECTO.
Negli anni scorsi qui s'accoglievano il numismatico De-Carli, il
bibliofilo cavalier d'Elci, lo storico Rosmini, ed il filologo
monsignor Mai; oggi vi si trovano sovente in bella unione il poeta
Polidori, il filosofo Rosmini-Serbati, l'archelogo Labus i quali due
ad utile delle scienze rivolgono la potenza del loro ingegno e la
ricchezza delle loro cognizioni. Una straordinaria quantità di monete,
rinvenute quasi al piede di una torre, avanzo de' tempi feudali, e
le più di esse coniate sotto l'imperatore Anastasio (dal 495 al 518
dell'era cristiana) fece sospettare che vi fossero state nascoste da
qualche profugo riparatovi per poco riposate condizioni di tempi.
Nell'oratorio eseguito secondo il disegno del valente architetto
dilettante, conte Giovanni Luca della Somaglia, Ciambellano di S. M. I.
R. A., uomo versato in più guise di studj, sono due pietosi monumenti
sepolcrali lavori di Canova, i quali attestano l'affezione che lega
l'esimio possessore alle reliquie della sposa, contessa Elisabetta di
Castelbarco, perduta d'anni 24, e del conte Giovanni Battista suo zio.
Un altro monumento dell'illustre scalpello del cavalier Fabris è posto
a ricordare Giovannina Mellerio, che morendo nel 17 anno dell'età sua,
lasciò al genitore, già orbo di tre figli, un'inesauribile eredità di
dolori, confortati però dall'idea che le virtù della defunta saranno
ora coronate di quella gloria, che fa dimenticare tutte le caduche
grandezze. Nella base di questo monumento si leggono i seguenti versi
latini del canonico Schiassi di Bologna:
_Tres primum gnati; rapta est dein optima conjux,_
_Filia nunc rapitur; quid mihi jam reliquum?_
_O utinam Deus et mihi vestra in sede recepto_
_Det, dulces animæ, visere vos iterum!_[19]
Per diversa direzione, ma per brevissima strada si va a _Lesmo_ e
_Peregallo_, due paeselli che ricordano le miserabili gare domestiche,
onde in secoli meno pacati si guerreggiava famiglia con famiglia. Rosa
Peregalli, presa d'amore per Gian Guidotto De-Lesmi, non potendo per le
scissure civili, onde si cercavano sempre a morte le loro due famiglie,
appagare il voto più ardente del suo cuore, ricorse ad un frate che
romitava a Santa Maria delle Selve. Da lui gli amanti ebbero benedetto
il loro voto, ed ottennero che il buon romito riducesse la pace fra le
discordie municipali. Brevissima gioja! Non andò molto, che Rosa ne
morì, non senza gravi sospetti di veleno, e Guidotto fu trovato nel
_Bosco Bello_ morto e interizzito, con una larga ferita nel petto su
cui ancora tenea compressa la mano in atto di ristagnare il sangue.
Tragico avvenimento che ravvivò ancora le contese delle due case
litiganti, e fece spargere ancora larga copia di sangue!
Nella villa di Lesmo, durante la peste del 1630, si riparavano
Giambattista Maggi colla moglie Angiola Riva, cittadini milanesi,
traendovi seco il neonato Carlo Maria che divenne poi buon poeta
italiano e milanese, fu segretario del senato, e qui rimasero finchè
il male cominciò a rallentarsi ed a permettere di nuovo il consorzio
fra i pochi che erano rimasti in vita. Carlo Maria, fatto poi uomo, si
deliziava dell'ameno soggiorno di questa terra avita, che riguarda sì
dappresso le amenità della Brianza. Basilio Bertucci nel suo ditirambo
il _Bacco in Brianza_, parlando dei buoni vini di questo villaggio
canta:
Risciaqualo di poi col vin di _Lesmo_
Poi l'empi del medesmo;
Bevanda portentosa
Ambrosia armoniosa
Da cui trasse il suo vario
Sapere e la galante
Vena dolce e piccante
Dell'insubre senato il _Segretario_.
Poveri versi che diedero poi motivo ad altri assai più leggiadri, onde
Francesco Redi nel suo _Ditirambo_, parlando del vino di Botte esce a
dire
Se per sorte avverrà, che un dì l'assaggi
Dentro a' Lombardi suoi grassi cenacoli
Con la ciotola in man farà miracoli
Lo splendor di Milano il savio Maggi
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
E saria veramente un Capitano
_Se tralasciando del suo Lesmo_ il vino
A trincar si mettesse il vin Toscano.
La posizione elevata e pendente dei terreni in questo luogo fece sì
che le sorgenti delle acque sieno qui molto sotterranee e rese ancor
più profonde dalle valli. Perciò volendosi scavare un pozzo a Lesmo si
dovette andar sotterra più di 210 piedi prima di trovar le acque.
Da Lesmo continuando verso Monticello, e lasciando a manca _Corezzana_
riesci a _Campo Fiorenzo_, ove il già lodato conte Mellerio ad utile
del comune mantiene una scuola elementare. Vi fece in oltre erigere,
secondo il disegno del signor conte Della-Somaglia, un elegante
oratorio campestre con porta corinzia sulla facciata. Di qui mentre
per agiata via ascendente t'incammini verso Casate Nuovo, puoi deviare
alquanto per vedere la bella chiesa d'ordine corinzio onde fu decorata
la terricciuola di _Galgiana_ della quale fece il disegno l'architetto
Giacomo Moraglia.
Poverissima di memorie è Galgiana, onde non avendo potuto parlare di
questa terra nelle _Vicende della Brianza_, qui riporterò l'unico fatto
che di recente seppi di essa. Essendo corso poverissimo di riccolto
e contristatissimo di guerre l'anno 1531, Girolamo Crippa, curato
di Galgiana, provata l'insufficienza della sua prebenda, in caso di
scarsa messe, a mantenere una parrocchia, la cedette ai Dominicani
del vicino _San Giacomo_. Non tardarono i Galgianesi a stancarsi
dell'amministrazione dei frati e si lagnarono di essi coll'arcivescovo
perchè non volessero star paghi ai trenta soldi che avevano fin
allora sborsato per la limosina funeraria. Un tale stato di reciproca
malevolenza durò fino al 1582, quando quel San Carlo Borromeo, che
fece da solo quanto avrebbero appena potuto molti altri insieme uniti,
esaminate di proposito le ragioni dei Galgianesi, e non avendo potuto
ottenere che i frati presentassero le loro, dichiarò dissoggettata
quella parrocchia da ogni dipendenza dal convento di San Giacomo, non
dando più luogo a' riclami che i frati voleano poi mettere in campo.
— Qui puoi vedere la villa Pizzagalli, già d'Adda, con bel giardino
ed un'ampia gradinata che avrebbe dovuto servire ad erigere la chiesa
parrocchiale (1730) ove non fossero venute a distruggere questo
progetto le contese fra il parroco e il marchese d'Adda.
Nella vicina _Regolea_ era solito villeggiare il poeta Francesco Corio
d'Abbiategrasso, che tornato in patria per confortarsi della noja di
quelle interminabili pianure, fece una fedele descrizione in versi
milanesi d'alcune delle nostre ville.
_Triuggio_, terra a nord-est di Canonica, sulla via che mena ad
_Agliate_, è luogo poco considerevole ed in poco fortunata posizione;
a tramontana ha _Tregasio_ dove anticamente era un convento di
Benedettini fondato nel XII. secolo dalla famiglia Casati, e che a
quel tempo era tributario alla Santa Sede di dodici denari. Di là
per una comoda via, quasi sempre diritta, pervieni a _Casate Nuovo_,
posto al piè di ridenti collinette, fra un circolo di ville e di
eleganti case campestri che non desiderano se non maggior riunione.
La famiglia Casati, di cui ci venne poc'anzi parlato, fondò anche a
_Povenzano_ un monastero di monache le quali nel 1569 furono trasferite
a Milano per essere unite a quelle del Cappuccio. Essa possiede ancora
il grandioso palazzo che è ad un tempo uno de' più magnifici della
Brianza; edificio d'ordine romano, il cui ingresso fu levato dal
palazzo imperiale di Vienna, con privato oratorio, dipinto dall'Alberti
e fregiato d'un quadro del profess. Giuseppe Diotti. Era questa una
delle molte villeggiature che accoglievano di frequente l'allegro
poeta Ballestrieri, e che furono celebrate ne' suoi versi. Minore di
splendidezza, ma ricompensata largamente di una migliore posizione è
la villa Tealdi, che ti presenta sul suo ingresso le figure dei duchi
Visconti Sforza, ed alcuni personaggi de' _Promessi Sposi_, frescati
da Giuseppe Ronchi. Oh come ti sarà dolce diportarti sullo spazioso
giardino, reso tanto vago e dalla natura e dall'arte. Di là passerai a
vedere nell'interiore del palazzo molte incisioni de' migliori bullini
francesi. Poco discosta è la villa de' conti Lurani ragguardevole per
grandiosità, ricchezze e felicità di prospettive, d'onde per una strada
vicinale finita nel 1836 si giunge alla recente chiesa, che riesce a
settentrione del paese intorno alla quale converrà che ci fermiamo a
parlare di proposito, quanto almeno può uno che non sia artista, e che
debba trascorrere fra tanti altri oggetti, tutti più o meno in diritto
d'essere menzionati.
Ne diede il disegno il valente monzese architetto profess. Giuseppe
Amati; fu principiata nel 1815 e proseguita con elemosine de' meglio
stanti del paese e collo zelo del parroco Lazzaro Rossi. Offre
nell'interno, tutto compreso, la lunghezza di braccia 54 sull'altezza
di 48; con vôlta a pieno sesto, della larghezza di braccia 24 e
sostenuta senza chiavi, tutta tagliata da cassettoni coi soliti rosoni
ed altri ornamenti eseguiti dal pittore Cambiasio. Alla bellezza del
disegno corrisponde pienamente quella degli interni adornamenti e i
freschi del pittore Lavelli, sulle due estremità della vôlta maggiore,
con medaglioni rappresentanti gli Evangelisti, il trionfo della Gloria
di fronte al coro, la Madre di Dio, il San Giovanni Battista, i quattro
Dottori della chiesa e l'apostolica Duodena tutti a colore; la vôlta
del presbitero dipinta in cinque medaglie dallo stesso Lavelli a
chiaro-oscuri raffiguranti il battesimo di Gesù Cristo, l'Adorazione
de' Magi, la Trasfigurazione, la Cena in Emmaus, la discesa dello
Spirito Santo. Più in là formano il fondo di sì belle pitture i rosoni
dorati, ond'è adorna la tazza del coro. Non dimenticheremo l'organo de'
fratelli Serazzi di Bergamo, molto armonioso, e con grande estensione
di suono. E per non ristare alla sola descrizione dell'interno usciamo
a vedere il magnifico atrio sorretto da otto colonne joniche di pietra
di Viggiù, a cui mette una larga gradinata a lastre obbligate, talune
d'una rara lunghezza.
Poco dista di qui il convento di _San Giacomo_, già appartenente ai
padri inquisitori delle Grazie di Milano, del quale non rimangono che
pochissime memorie e scritte e tradizionali.
Vuoi tu mirare in compendio il più bel giardino di natura? sali a
_Monticello_, dove nei giorni autunnali vedrai confusi ai corsaletti
della contadinella gli sciamiti e le seriche vesti di molte cittadine,
che sentono allargarsi il cuore agitato da questa aria piena di vita.
Sorge Monticello al sommo d'un'insensibile collina, forse la più vaga
della Brianza; guarda da tutti quattro i lati scene diverse, ma tutte
meravigliose per chi non se le rese troppo comuni con un continuo
ritrovarvisi frammezzo. E perchè potesse rappresentare quasi una città
in iscorcio non vi furono dimenticati e i comodi d'un caffè e d'una
giornaliera vettura, ai quali vorremmo vedere uniti migliori alberghi
ove il visitatore potesse trovarsi con minore disagio. Ma questa
poca cura degli alberghi è troppo generale in Brianza, dove invece
una eccessiva quantità di bettole, di taverne, assorbe il più della
popolazione e impedisce che si preparino osterie meno ineleganti,
alloggi meno incomodi, letti meno disagiati. Non mi si faccia carico
se lascio uscire questa specie di lagnanza; per me nella balsamica
aria della mia Brianza, un tozzo di pane, un frutto, un tetto da non
rimanere di notte allo scoperto, un pagliariccio da distendermi, non
mi danno di che invidiare alle saporite mense, alle marmoree pareti,
alle seriche cortine dell'agiatezza; ma so pur che non tutti avranno
con me comune questo sentimento; so di più d'uno che si astenne di
vedere le meraviglie nostre per non patire i disagi d'un cattivo
alloggio. Ma torniamo a Monticello ove ci aspetta l'elegantissimo
palazzo che convertì in luogo di delizie, di studj, di domestica
pace, i ruderi di quel castello che un tempo ardeva di tanto incendio
di guerra, e che deve essere stato la prima volta ruinato nel 1274,
ai tempi delle fraterne discordie. L'architetto Canonica trascelto
a presentare il disegno di questo palazzo grandioso lo scompartì in
due ale con magnifica facciata, ponendo nel mezzo un ampio salone,
sostenuto da colonne, e rendendo tutto notevole per decenza, eleganza
ed agiatezza. L'attuale proprietario signor conte Ambrogio Nava,
coltissimo sostenitore delle belle arti, artista anch'egli, adornò
questo campestre soggiorno con una serra di suo disegno, con lunghi
cancelli che difendono, ma non tolgono ai passeggieri il vago aspetto
dei giardini, dei fiori, e presentano sopra equidistanti pilastri
i busti di Monti, Appiani, Romagnosi, Manzoni, Cagnola, Volta,
Albertolli ed Oriani. L'altro grandioso edificio, onde è abbellita
questa vaghissima terra, fu fabbricato dal defunto barone Cavaletti,
ora di proprietà Calderara, e qui pure troverai al solito ampie sale,
variati giardini e raccolte d'esotici fiori. E la chiesa di Sant'Agata?
è piccola, informe, nulla presenta, che corrisponda alla magnificenza
della sua destinazione, alla bellezza della sua posizione, onde sarebbe
pure a desiderarsi che non venisse meno lo zelo de' più ricchi e nobili
possidenti di questa terra nel condurre ad effetto l'edificazione
della progettata chiesa rotonda, con elegante atrio esterno tutto
all'ingiro. Se questo nostro voto potesse rinfiancare tale pietosa
intenzione, noi ci allargheremmo ben volontieri in incoraggiamenti, ma
i terrieri di Monticello hanno ben più saldo argomento di riporre le
loro speranze nella liberalità e religione di chi può somministrare i
mezzi occorrenti, che non nelle parole per lo meno insufficienti d'un
povero scrittore. Ma trascegliendo per questa nostra fermata il luogo
di Monticello, spendiamo qualche ora piacevole nella visita delle terre
circostanti.
Dal pendìo d'una collina ridente di vendemmia discendiamo a
_Torrevilla_ che è la più piccola parrocchia della diocesi milanese,
non constando in tutto che di 140 anime. È bello il disegno della
parrocchiale, e riceverà maggior vaghezza dal campanile, che vi si
sta erigendo secondo il disegno del già nominato conte Ambrogio Nava.
Fra gli avanzi dell'antica torre dei conti Raimondi, ora di proprietà
Balsami furono trovate nell'aprile prossimo scorso due antiche urne
di cerizzo, poca meraviglia per noi, che ad ogni tratto nei nostri
paesi ne vediamo disseppellirsi. Fra i mille progetti che si fanno è
anche un deviamento della strada da Lecco a Monza, facendola piegare
da Torrevilla a _Casirago_ attiguo a Monticello, e mandandola poi
direttamente a Casate Nuovo per evitare l'ascesa dell'eminenza di
Monticello.
Breve è l'intervallo che separa _Missaglia_ da questa terra, alla
quale si va per comoda via tirando verso oriente. Qui è il capo luogo
del distretto, ma paese più grosso che bello, più ben situato, che
costrutto. La chiesa è antica, come pure il campanile su cui vedi
scolpite varie iscrizioni che ricordano la memoria dell'operoso parroco
Giovanni Tettamanzi, il quale nulla risparmiò pel lustro di questa
chiesa, durante il suo regime che finì colla sua vita nel 1605.
Alla _Misericordia_ si tiene un fiorito mercato settimanale, presso
l'antico convento fondatovi dal Beato Michele da Carcano.
_Contra_ è luogo di delizia; _Tignoso_, antico castello, celebre
durante l'assedio di Monza, 1323; _Maresso_, antica terra montuosa
colla chiesa di San Faustino soggetta fino dal 1192 alla Santa Sede
e che fu smembrata dalla chiesa di Missaglia per alcuni legati fatti
a favore di essa dal cardinale Conti da Casate, 1270. Da qui un breve
tragitto guida fra ridenti campagne al delizioso Osnago.
Da Missaglia camminando per un sentiero montuoso, dirigendosi verso
Viganò, prima di giugnere a _Castel Pirovano_ si trova uno scavo, di
proprietà Cai, ricco d'arenaria, che tira alla natura d'un calcario
compatto, di frattura scagliosa, d'un colore cinereccio, misto di
minutissima mica e di vene di spato calcareo.
Coloro che dalla somiglianza d'un nome, cavano una conseguenza,
sostengono che la denominazione del poco discosto _Viganò_ deriva
dall'adorazione che vi avesse Giano:
Al tempo degli Dei falsi e bugiardi.
Noi conosciamo troppo la debolezza di tali conghietture per poterle
ammettere fra le storiche verità, onde lasciando quello che è per lo
meno incertissimo veniamo al positivo. Girolamo Pirovano sul finire
del secolo decimosettimo tenendo ad affitto alcuni fondi della chiesa
di Viganò rinvenne in un boschetto una cava di arenaria, che doveva
formare la ricchezza di questa terra. L'amministrazione della chiesa
per incoraggiarlo gli regalò quel boschetto ed egli in ricambio regalò
alla chiesa un confessionale tuttora esistente di sasso della sua
moléra. A poca distanza del paese sul dorso d'una lene collina tutta
ridente di piante, vedi un gruppo di casolari sostenuti con colonne
d'ordine diverso, chiamati il _Cantone dei Picozzi_. Sotto di essi
lavora incessantemente lo scalpello a lisciare, a domare gli informi
sassi che si estraggono dalla vicina cava. Quest'arenaria o moléra
di Viganò è formata di particelle le più di esse silicee, e di mica
argentina legate da un cemento marnoso. In alcuni strati più profondi,
detti cornettone, che sono la miglior pietra di costruzione, predomina
il calcario e le parti sabbiose e micacee sono e più scarse e più
tenui. La saponina, come la chiamano quei lavoratori, pel suo carattere
saponaceo, serve di strato intermedio fra gli strati dell'arenaria;
la marciura è un'altra arenaria frammista agli strati principali,
pochissimo coerente che ebbe un tal nome da quegli scalpellini per la
facilità di sfogliarsi; le marchesite, uno de' nomi che ti verranno
ivi pure uditi, sono piriti di ferro di figura sferoidale, che talvolta
sciogliendosi formano coll'arenaria un terriccio nero saturo di ferro
solfato; udrai pure chiamar nitro una fioritura bianca e salina che si
vede in quelle cave nei tempi asciutti e ne' luoghi coperti.
Quest'arenaria è attissima alla fabbricazione; a Milano se ne fa
grand'uso e il rinomato architetto Zanoja si servì di essa per erigere
la porta Nuova di questa città. Si calcola a settanta mila lire annue
la produzione netta di queste miniere.
Tutta l'ossatura del monte qui d'intorno è composta d'arenaria più
o meno vicina alla natura di queste due; tale è quella di _Pérego_
d'onde furono scavate le colonne che sostengono il portone dell'ufficio
del Censo a Milano. Unita ad essa è pure l'arenaria bruna, laminare,
ricchissima di mica, che fu esaminata minutamente dal chimico Broglia;
altre arenarie sono alla _Costa della Biscia_ presso Rovagnate;
d'arenaria sono il letto e le sponde del torrente che scorre presso
Santa Maria Hoè; onde parve ad alcuni probabile che lo scheletro della
collina di _Bernaga_ sia tutto costituito d'arenaria, da cui si dirama
a' tre luoghi suddetti.
Chi da Monticello si volge ad occidente per una comodissima via
declinante e fiorente di nuove bellezze, fatti pochi passi, perviene
a _Casate Vecchio_, terra illustre d'antiche memorie, dove a' tempi
di Filippo Maria Visconti si rifugiarono le famiglie, Quartironi
ed Arrigoni della Valtaleggio avverse alla repubblica Veneta. I due
Casati Vecchio e Nuovo furono nel 1692 infeudati ai marchesi Casati
che ne tennero il possesso, fino a che furono soppressi i feudi
in Lombardia. Merita essere veduta la villa Greppi, molto ampia
e deliziosa con istranieri e varieggiati giardini, decenti case
rusticane, ampie cantine, ampie tinaje, torchi di recente forma con
vite d'ottone, lunghi cancelli ferrei, busti di uomini grandi, e quanto
può contribuire ad attestare il buon gusto e la magnificenza del suo
proprietario. Qui, in tempi di minor lustro per questa delizia, soleva
villeggiare il poeta milanese Balestrieri vagheggiando tante bellezze
E peu el _Gernet_ là in faccia, e peu in sostanza
I caseggià de tutta la _Brianza_.
Eguale amenità di posizione ha _Besana_ divisa in due frazioni
inferiore e superiore. Qui è la delizia Dragoni, e qui nel 1834 fu
ampliata l'antica chiesa di Santa Catterina, venendo ridotta a tre
navate, la maggiore delle quali ha la larghezza di circa braccia 14
sopra 66 di lunghezza totale. Fu un danno alle giuste proporzioni della
chiesa che il valentissimo architetto Moraglia, il quale ne diede il
disegno, abbia dovuto valersi della vecchia in quel tutto che potè.
Nulladimeno anch'ivi appare la stessa perizia d'architettura che scorgi
nell'attiguo oratorio dei Santi Luigi e Carlo, disegnato dallo stesso
Moraglia.
Non si lascino innosservati i giardini di casa Prinetti, ove è uno
studiato disordine di ajuole, di vigne, di boschetti, di praticelli,
di frutteti, di spalliere, di tempietti, di case, di pescaje; come pure
le belle case Delfinoni e Zappa la qual ultima fu disegnata dalla mano
stessa che disegnò l'oratorio anzidetto. È notevole Besana pei suoi
setificii.
La costa che da qui corre fino a _Monte_ gode incantevoli punti di
veduta; è ridente di tutte le bellezze dell'agricoltura, e tra il verde
dominante mostra la bella abitazione campestre Mazzola con giardino
di recente costruzione, _Montereggio_ di proprietà Carnaghi, la villa
Toffetti non ancor terminata, e il vistoso casino Lurani posto al sommo
della costa.
Così stanchi ma non sazj di un lungo passeggiare ci riduciamo a sera
alle care amenità di Monticello, ove troveremo ingenua schiettezza,
universale cortesia, aria piena di vita, continuata variazione di scene
sempre amene e sempre belle.