_Beverate. — Airuno. — La Rôcca. — Gherghentino. — Sua valle.
— Suo torrente. — Olginate. — Carlate. — Somasca. — Vercurago.
— Calolzio. — Maggianico. — Galbiate. — Montebaro. — Lecco. —
Territorio._
La più grossa frazione di Brivio è _Beverate_ patria di San
Simpliciano, immediato successore di Sant'Ambrogio nell'episcopato
milanese, antichissima badia di _San Colombano_, terricciuola tutta
contadinesca, ora ravvivata da una fornace poco discosta che converte
in tegole le buone argille ond'è qui molta ricchezza. A questo
villaggio devi recarti per proseguire la tua strada verso Lecco,
quando non voglia andar direttamente ad _Airuno_ per una strada sulle
prime montuosa poi piana, radente i casali di _Bolona_, _Cartiglio_ e
_Canosse_.
_Airuno_ è una striscia di case tagliate da un torrente e che viene
in parte a trovarsi sul monte della _Rôcca_, collina scoscesa,
faticosa, sulla quale al lunedì dell'Angelo trovi un aspetto di
festività, un soggiorno di allegrezza campestre, una faccenda tra
venditori e compratori, un'armonia d'inni religiosi frammisti a
villereccie canzoni. Di lassù ti sarà caro vedere il bacino della
_Valgherghentino_, che è un piano tutto a gelsi, a vigneti, a boschi
ed a campagne, cui fanno cornice a tramontana e ad occidente le falde
del _San Genesio_, e tagliato di mezzo da torrenti. Laggiù due poveri
casali, _Gherghentino_ che da nome alla valle, e _Meglianico_ che viene
a trovarsi proprio al piede del monte anzidetto. Questa vallea già
feudo di Marcellino Airoldi, poi de' suoi discendenti, ha due uscite
una dalla parte d'Airuno, l'altra più settentrionale, poco discosta da
Olginate.
Da Airuno nulla ti arresta fino al _ponte del Gherghentino_, che si
va magnificamente costruendo di pietra con quella sollecitudine onde a
nostri giorni si eseguiscono anche le più ardite imprese. Prende nome
questo torrente dalla valle d'onde proviene, ed è ricco di arenarie
schistose di finissima grana d'un color bigio scuro; con isquamette
di mica bianca e sottili strati di marna rossiccia e strati calcari
anch'essi d'un colore piegante all'oscuro. Fra _Gherghentino_ e il
_Mulinello_ lungo il letto di questo torrentaccio vedresti frequenti
massi di serpentino, spaccati con mine, e distinti alla nerezza del
loro colore, ma nessuno troverai dotato di polarità.
Alla base del monte che da Airuno procede sino a questo torrente
potrà il geologo osservare le molte roccie calcaree, senza arenaria,
compatte, di grana terrosa, di color azzurrognolo e d'odore argilloso.
_Olginate_ ebbe vita ed eleganza dalla strada militare, che fece
scomparire quelle tristissime vie che lo rendevano fra i più disagevoli
passi carrozzabili. La chiesa di Sant'Agata rialzata sul dosso del
monte, la casa, la torre ed il giardino Testori non vogliono restare
sotto silenzio.
Risponde ad Olginate il visitato santuario di _San Girolamo Miani_,
elevato al di sopra di _Somasca_; una povera chiesa, a cui serve di
parete orientale la brulla pendice sopra della quale appoggia anche
l'altare. Un'altra chiesetta rotonda di recente costruzione, abbellita
d'un quadro (la risurrezione di Cristo) del professore Mazzola,
male si affratella con questa romantica e sterile situazione, colla
ruvida scala guadagnata dai devoti a ginocchioni, colle reliquie del
castellotto sulla vetta della rupe, colla grigia nudità de' monti
cadenti a ridosso della valle.
È poco discosto, rialzato sulla falda del monte, _Calolzio_ ove fu di
recente costrutta una bella chiesa dall'ingegnere Giuseppe Bovara di
Lecco ad una sola nave di venticinque braccia di larghezza con tre
sfondi per ciascun lato che servono di cappelle e d'ingresso, ha la
lunghezza di cinquantadue braccia e l'altezza di quaranta, compreso
il cornicione sostenuto sopra mezze colonne corinzie, avente la volta
con cassettoni ottagoni e rosoni a rilievo. A questa navata è unito
il presbitero quadrato formato da sei colonne e due pilastri impostati
ai muri, egualmente d'ordine corinzio, d'oncie ventisette di diametro
e venti d'altezza, sopra il cui cornicione poggia la cupola a tutto
sesto. L'ordine corinzio è quello che domina pure nell'interno.
A _Maggianico_ l'amatore delle belle arti osserverà la palla d'altare
divisa in otto scompartimenti, bellissimo lavoro di Bernardino
Luini. Rappresenta la Madonna col divin Pargoletto e il Padre Eterno.
Quest'opera minata dal tempo venne di recente restaurata e collocata
in un nuovo altare di marmo carrarese intagliato. Degno raffronto con
essa è l'altra palla che vedesi nella stessa chiesa, squisitamente
pennelleggiata da Gaudenzio Ferrario, a cui non sarebbe inutile un
ristauramento di qualche abile artista.
Olginate nell'ecclesiastico dipendeva anticamente dal vicino _Garlate_
a cui ti guiderà un'ampia strada diritta presso ad essere terminata. In
questa terra oggi di nessuna considerazione fu già una Corte, e Lotario
imperatore nel secolo X. dell'era nostra vi fondò un castello.
Da qui si ascende a _Galbiate_ per una strada che corre acclive sulla
costa del monte di _Galliano_ notevole pei molti strati calcari della
stessa natura di quei nominati dianzi, quasi perpendicolari nella
direzione da nord-est a sud-ovest della grossezza da tre sino a cinque
piedi.
Galbiate siede al sommo del monte, osserva ad occidente il lungo corso
dell'Adda, i piani e i monti bergamaschi, ad oriente vagheggia i ceruli
laghetti del Piano d'Erba e le incantevoli colline della Brianza.
Ha una bella chiesa con campanile, sopra disegno dell'ingegnere
Brioschi, veduto per la sua posizione in molla lontananza. Questa terra
dipendente una volta dal feudatario della Pieve d'Oggiono comperò la
sua emancipazione nel 17 giugno 1654 ed a memoria di questo riscatto
rimane qui una lapide che dice:
LIBERTAS
QUÆ TOTO NON BENE VENDITUR AURO
LABORE LITE PRAETIO PARTA
GALBIATENSI VICINIÆ AC FINITIMIS OPPIDIS
REGIA CONCESSIONE FIRMATA TANDEM ARRISIT
FELIX DIES XVII JUNII ANNI MDCLIV
QUA INFEUDATIONIS AC OMNIS INFERIORIS JUDICII
EXCUSSO ONERE
POPULUS HIC SUB POTENTISS. REGIS. HISPANIARUM
VICARIA POTESTATE NEMPE MEDIOLANENSIS SENATUS
SE IMMEDIATE REDEGIT
TANTÆ EXEMPTIONIS MEMORIÆ
QUAM FRANCISCI GEORGII OTTOLINI
REGIÆ DUCALIS CAMERÆ NOTARII
AUTENTICA SCRIPTA PRIVATIM ASSERVANT
HUJUS LAPIDIS RETENTIVÆ CUSTODIÆ
PUBLICE RESIGNANTUR
DIE XVIII. SEPTEMBRIS ANNO MDLXXI[15].
Il convento dei Francescani posto sul _Montebaro_ a settentrione di
Galbiate, fu abolito nella generale soppressione del 1810. A Desiderio
ultimo re dei Longobardi si riferisce l'erezione d'una rôcca su questo
monte e della chiesa di San Michele. Dai viali del monastero per un
viottolo ronchioso a spina-pesce si ascende al monte delle crocette,
così chiamato da tre croci piantate sulla sua vetta, d'onde l'orizzonte
si allarga e diviene più maestoso. Di là potrai vedere i sottoposti
laghetti d'Oggiono, d'Annone, indi il lago di Pusiano, cinti a
settentrione dai monti della Vallassina, e più in là il comasco a cui
fanno contorno i poggi di Varese, ai piedi delle Alpi. A manca corre il
guardo fino alle feraci pianure dell'Olona seminate d'innumeri paeselli
e borghi, ed a maggiore distanza il duomo della lombarda Capitale.
Da una parte distingui per lungo tratto gli azzurri serpeggiamenti
dell'Adda e tante vallette e tanti poggi e tante montagne del
Bergamasco. È degnissimo di sentirsi in Galbiate l'eco polisillabo, il
quale a chi grida d'in su la via risponde da una casa rimpetto fino a
quindici ed anche più sillabe. Io l'intesi ripetere per intero i due
versi
Che vuoi dirmi in tua favella
Peregrina rondinella?
Chi brama godere amenità di vista senza molto disagio di strada visiti
le delizie Balabio e Sanchioli, come non ometta di vedere il molto
ameno ritiro che si fabbricò il chiarissimo economista Barone Custodi,
ov'è la ricca biblioteca di cui sarà ereditiera l'Ambrosiana.
Se da Garlate ami portarti direttamente a Lecco segui la via militare,
passa per le _Torrette_ ove la moltiplicità delle fornaci sono animate
dalla roccia calcarea del Montebaro, terrosa, di grana fina, di
frattura concoidea, talvolta scagliosa e di colore cinereccio molto
chiaro, frammista di selce piramica (_pietra focaja_) che ora si
presenta sotto forma di vene d'uno a due pollici in grossezza, ora
di nuclei, qualità che quel monte ha comune con tutta la catena di
Galliano.
Ed eccoti arrivato al maestoso ponte fatto erigere da Azzone Visconti
nel 1335 per congiungere meglio tutte le parti del suo dominio. Non
avea esso in origine che otto arcate, ma l'arcivescovo Giovanni II.
Visconti, per ovviare le soverchie piene del lago, fece dilatare
l'alveo dell'Adda che qui ricomincia, e prolungare il ponte di due
nuove arcate. Nè bastando ancora questo provvedimento, i Comaschi,
come quelli che più risentivano delle innondazioni del lago, a tutte
loro spese fecero un maggior allargamento al letto del fiume e per
conseguenza aggiunsero un nuovo arco al ponte, per cui venne ad
avere undici arcate. Le due più recenti che si attaccano alla riva
occidentale del fiume furono rinovate nel 1799 per essere state
tagliate dai Francesi che poterono in tal guisa arrestare i passi
vittoriosi degli eserciti Austro-Russi. Più d'uno de' miei pochi
lettori si ricorderà dell'angusta porta all'ingresso occidentale
di questo ponte, che fu da pochi anni demolita come disagevole al
passaggio.
Ed ecco far bella mostra _Lecco_, la più importante e considerevole
terra del nostro territorio dopo Monza, posto al 41.° 51′ 7″ di
latitudine e 41.° 71′ 50″ di longitudine. «Giace poco discosto dal
ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago
stesso, quando egli ingrossa: un gran borgo al giorno d'oggi e che
s'incammina a diventar città» come dice Manzoni.
Nell'industria ha poche terre rivali; attivissimi edificj di seta;
decentissimi alberghi (_la Croce di Malta, il Leon d'oro, l'albergo
Reale_), più facili a trovarsi nelle città che in terre di campagna;
depositi di ferramenta lavorate; la grandiosa fabbrica di cotoni
dello Schmutz, bastano a mostrare la sua operosità. Lecco in un
sabato d'autunno presenta riunito quanto di ricco, di vivace, di
risplendente trovasi diffuso per tutte le terre della Brianza e pei
luoghi all'intorno; grosse comitive di signori, verroni sorridenti di
donzelle, di giovani, leggiere navicelle seminate con vago prospetto
sulle azzurrine onde del lago; intanto fra i venditori e compratori
un'operosa faccenda; una pressa di sbarcare e di imbarcare, un continuo
andar e venire, e saltimbanchi e cerettani e cento altre cose siffatte.
Del resto nulla d'interessante per l'amatore delle belle arti;
chiesapiccola, eccentrica e mal rispondente ai bisogni ed
all'importanza del paese, non grandiosi palazzi, non gabinetti
d'antichità; se non che ora va provvedendo anche a questa mancanza
il distinto ingegnere Giuseppe Bovara che nella sua casa riunì molti
oggetti di pittura, d'antiquaria e di mineralogia con cui fanno un
vaghissimo contrasto i mirabili lavori in sóvero, che l'industrioso
falegname Giacomo Anghileri (premiato anche dall'accademia di Brera nel
1824) eseguì sotto la direzione dello stesso ingegnere, e la maggior
parte di essi rappresentanti le famose reliquie dell'antichità che
rimangono ancora nella capitale del mondo cristiano ad attestare la sua
passata grandezza.
Poco è discosto _Pescarenico_, casale di pescatori, dove esiste tuttora
il convento del padre Cristoforo che ricevette tanta celebrità nei
_Promessi Sposi_. Un'isoletta tutta verdeggiante nell'interno e al di
fuori tutta cinta di candido muro chiamasi pure _Pescarenico_.
Gli innumeri casali onde è seminato il territorio di Lecco, all'occhio
di chi li guardi da lontano da qualche luogo che vi risponda di fronte,
si confondono, formando una lunga striscia biancheggiante che degrada
sfumando fin che viene ad unirsi coll'altra striscia segnata dalla
configurazione prolungata di Lecco. Alessandro Manzoni, giovinetto
venia in questo territorio a respirare quest'aria piena di vita, e
quante volte col fervido desiderio della gioventù avrà sospirato al
momento di poter trasfondere dal suo cuore le tenere affezioni ond'era
tocco all'aspetto di quelle austere bellezze. Il tempo rispose al suo
e più all'altrui desiderio, e la prima pagina dei _Promessi Sposi_
fu appunto consacrata alla fedele dipintura di queste pacifiche terre
montuose.
«Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non
interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere
e del rientrare di quelli, viene quasi a un tratto a ristringersi
e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra,
e un'ampia riviera di rincontro; e il ponte, che ivi congiunge
le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa
trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda
ricomincia, per pigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi
di nuovo, lasciano l'acqua distendersi e allentarsi in nuovi golfi e in
nuovi seni. La riviera, formata dal deposito di tre grossi torrenti,
scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di _San Martino_,
l'altro con voce lombarda, il _Resegone_, dai molti suoi cocuzzoli in
fila, che in vero lo fanno somigliare una sega: talchè non è chi, al
primo vederlo, purchè sia di fronte, come per esempio dai bastioni di
Milano che rispondono verso settentrione, non lo discerna tosto, con
quel semplice indizio, in quella lunga e vasta giogaja, dagli altri
monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon tratto la
riviera sale con un pendìo lento e continuo; poi si dirompe in poggi
e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l'ossatura dei due
monti e il lavoro dell'acque. Il lembo estremo interciso dalle foci
de' torrenti è pressochè tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi
e vigneti, sparsi di terre, di ville, di casali; in qualche parte
boschi, che si prolungano su per la montagna.... Dall'una all'altra
di quelle terre, dalle alture alla riva, da un poggio all'altro,
correvano e corrono tuttavia strade e stradette, ripide, acclivi,
piane, tratto tratto affondate, sepolte fra due muri, donde, levando il
guardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte;
tratto tratto elevate su aperti terrapieni, e da quivi la vista spazia
per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa
nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta
scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si
scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un tratto, dove un altro,
dove una lunga distesa di quel vasto e svariato specchio dell'acqua; di
qua lago, chiuso all'estremità o piuttosto smarrito entro un gruppo, un
andirivieni di montagne, e di mano in mano più espanso tra altri monti
che si spiegano ad uno ad uno allo sguardo, e che l'acqua riflette
capovolti, coi paesotti posti in sulle rive; di là braccio di fiume,
poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento
pur fra i monti, che l'accompagnano, digradando via via, e perdendosi
quasi anch'essi nell'orizzonte. Il luogo stesso da cui contemplate
que' varj spettacoli, vi fa spettacolo da ogni banda, il monte di cui
passeggiate le falde, vi svolge al di sopra, d'intorno, le sue cime e
le balze, distinte, rilevate, mutabili a ogni tratto di mano, aprendosi
e contornandosi in gioghi ciò che v'era sembrato prima un sol giogo, e
comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava in sulla
costa: e l'ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il
selvaggio, e orna vie più il magnifico dell'altre vedute».
E l'amarezza di quell'addio onde Lucia ignara del suo avvenire salutava
le patrie alture, forse fu da lui provata quando si separò da esse nei
giorni della fanciullezza.
«Addio, montagne sorgenti delle acque, ed erette al cielo; come
ineguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente
non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più famigliati; torrenti,
dei quali egli distingue lo scroscio, come il suono delle voci
domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo come branchi di
pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi cresciuto
tra voi se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne
parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna,
si disabbelliscono in quel momento i sogni della ricchezza; egli si
maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se
non pensasse che un giorno tornerà dovizioso. Quanto più s'avanza nel
piano, il suo occhio si ritrae fastidito e stanco da quella ampiezza
uniforme; l'aere gli simiglia gravoso e senza vita; s'inoltra mesto
e disattento nelle città tumultuose, le case aggiunte a case, le vie
che sboccano nelle vie pare che gli tolgano il respiro; e dinanzi agli
edifizj ammirati dallo straniero, egli pensa con desiderio inquieto al
camperello del suo paese, alla casuccia a cui egli ha già posti gli
occhi addosso da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a' suoi
monti».
Tenera effusione d'affetti, interprete d'un sentimento che io provai
vivo nel cuore, ma che non avrei saputo lodevolmente, significare onde
mi prevalsi dell'innarrivabili parole di Manzoni colla sconfortante
certezza che il confronto di tante dovizie debba mostrar più vivamente
la povertà delle mie idee e delle mie espressioni!
Fra tutti questi casali primeggia _Castello_ dove sorge un antico
seminario diocesano. Qui l'attività de' magli che domano il ferro
nell'intervallo fra Castello e _San Giovanni della Castagna_ fu
espresso con molta verità da Ugo Foscolo quando nel suo inno alle
Grazie diceva a Canova:
Come quando più gajo Euro provoca
Sull'alba il queto Lario e a quel susurro
Canta il nocchiero, allegransi i propinqui
Liuti e molle il flauto si duole
D'innamorati giovani e di Ninfe
Sulle gondole erranti; e dalle sponde
Risponde il pastorel colla sua piva.
Per entro i colli rintronano i corni
Terror del capriol, mentre in cadenza
Di Lecco il maglio, domator del bronzo,
Tuona dagli antri ardenti; stupefatto
Pende le reti il pescatore, ed ode.
La grotta di _Laorca_ ha bellissime stalattiti e stalagmiti, che
si presentano sotto vaghissime forme. Da essa usciva già un'acqua
limpidissima che accresceva la strana bellezza del luogo, ma essendo
nel 1805 rovinati due casolari che erano elevati sopra la caverna,
l'acque rimasero d'allora fangose e nocive alle macchine che fanno
aggirare ed alle erbe. Il tempietto vicino e il terrazzo che gli
risponde sono dominati dal ciglio prominente d'una rupe, mirabile pei
variatissimi scherzi prodotti dal filtramento delle acque pei fessi
della montagna. La religione consacrò questa solitaria posizione,
dicendola dimora un tempo di penitente romito. Poco discosta è la
sorgente del _Caldone_ le cui acque si proclamano per salubri, sebbene
nulla contengano di minerale. _Germagnedo_ poco di qui discosto,
vogliono fosse la parrocchia del D. Abbondio dei _Promessi Sposi_,
altri la collocano invece ad _Acquate_, presso cui da poco tempo
vennero scoperti filoni di ferro spatico.
(Chi volesse visitare la confinante Valsassina veda il capitolo _Una
corsa per la Valsassina_)