DA MONZA A MERATE PER LA VIA MILITARE.

_La Santa. — Arcore. — Velate. — Il Pozzo della Monaca. — Ville

Giulini e d'Adda. — Usmate. — Oreno. — Vimercate. — Pirovana.

— Lomagna. — Osnago. — Ronco. — Montevecchia. — Cernusco

Lombardone. — Carsaniga. — Merate. — Robbiate. — Verderio. —

Novate. — Sabbioncello. — San Rocco. — Subaglio. — Montebello._

Appena uscito dal borgo di San Gerardo avrai a manca la cinta del Parco

dalla quale non ti accomiaterai che dopo un miglio di viaggio, presso

la _Santa_, lunga contrada ch'ebbe nome da una chiesa antichissima di

Santa Anastasia.

Quale sorriso di variatissima scena ti si spiega dinanzi! casali,

ville, giardini, floridi colli d'insensibile pendìo, bellezze create

dalla natura e accresciute dall'arte, colti di prodiga ricompensa alle

solerti fatiche del colono, che curvo sulla marra o sparso nei vigneti

canta le canzoni del suo villaggio, alternandole colle vispe forosette

dai fianchi baldanzosi, e ridenti nel volto di rosata bellezza! Oh non

turbino quegli animi mai desiderio di mutamento! Oh sapessero le cure

che accompagnano le ricchezze quanto meglio ravviserebbero le delizie

della vita povera, ma contenta! Giuseppe Parini confrontando la serena

fantasia, la ricchezza del cuore, i pochi bisogni e i pochi desiderj

di questi contadini, col tumultuoso affannarsi di chi va in traccia di

grandezze a cui presto deve dare un irrevocabile addio; confrontando

la decenza delle spalle, la bella proporzione delle membra, il franco

portar della persona, il viso rubicondo di queste villanelle, colla

faccia interriata, cogli occhi lividi, coi corpicciuoli disseccati di

molte cittadine; confrontando la vispa ubertà di questi campi colla

neghittosa grettezza delle città, ripeteva:

Oh beato terreno

Del vago Eupili mio,

Ecco al fin nel tuo seno

M'accogli; e del natìo

Aere mi circondi;

E il petto avido inondi!

Già nel polmon capace

Urta sè stesso, e scende

Quest'etere vivace,

Che gli egri spirti accende,

le forze rintegra,

E l'animo rallegra;

Però ch'austro scortese

Qui suoi vapor non mena,

E guarda il bel paese

Alta di monti schiena,

Cui sormontar non vale

Borea con rigid'ale.

Nè qui giaccion paludi,

Che da lo impuro letto

Mandino a i capi ignudi

Nuvol di morbi infetto;

E il meriggio a' bei colli

Asciuga i dorsi molli.....

Io de' miei colli ameni

Nel bel clima innocente

Passerò i dì sereni

Tra la Beata gente,

Che di fatiche onusta,

È vegeta e robusta.

Qui con la mente sgombra,

Di pure linfe asterso,

Sotto ad una fresc'ombra

Celebrerò col verso

I villan vispi e sciolti,

Sparsi per li ricolti;

E i membri, non mai stanchi

Dietro al crescente pane;

E i baldanzosi fianchi

De le ardite villane;

E il bel volto giocondo

Fra il bruno e il rubicondo;

Dicendo: Oh fortunate

Genti, che in dolci tempre

Quest'aura respirate,

Rotta e purgata sempre

Da venti fuggitivi,

E da limpidi rivi!

A voi il timo e il croco,

E la menta selvaggia

L'aere per ogni loco

De' varj atomi irraggia,

Che con soavi e cari

Sensi pungon le nari.

Un rettifilo di via separa la _Santa_ da _Arcore_ terra lusinghiera

pel ridente prospetto delle sue case, dove troverai un'antica chiesa

ruinata[10], ed una nuova degna di visita, e i palazzi d'Adda e

Giulini, due dei molti di cui vedrai prodigiosa ricchezza nelle terre

di Brianza.

Ai quali Giulini toccò per eredità materna il principesco palazzo

Belgiojoso del vicino _Velate_ con sì estesi poderi, che li rendono

i più facoltosi signori di quei contorni e d'un buon tratto di paese

all'incirca.

In questo palazzo ti tornerà piacevole vedere i freschi onde Vitale

Sala abbelliva la sua natale Brianza, che doveva vantarlo fra i suoi

primi ornamenti, ma perderlo quando aspettava la conferma delle grandi

speranze concepite.

Gian Paolo Osio d'Usmate, quel desso che Manzoni condannò nei

_Promessi Sposi_ ad un'obbrobriosa celebranza sotto il nome d'Egidio,

il seduttore dell'incauta Geltrude, gittò in un pozzo di Velate la

monaca Benedetta Felicia Omati che avea trafugata dal convento di

Santa Margherita di Monza, dopo averle fracassate le tempie con molte

scalciate d'archibuso, onde, sebben cavata fuori, pochissimi giorni

dopo ne morì. L'Osio caricato di questi e d'assai altri delitti fu

messo al bando, confiscati i suoi beni, rasa dalle fondamenta la sua

casa in Monza. Salvatosi presso un amico, sperando aver bene, vi trovò

quel fine a cui riescono il più delle volte questi ribaldi; in luogo di

protezione e salvezza ebbe dall'amico tradimento e morte.

Rimettendoti sulla strada postale di fronte a Velate avrai _Usmate_,

patria di Guidotto, che fu console dei nobili milanesi nel 1100, quando

questi per un trionfo della parte plebea avevano dovuto abbandonare la

città portando nell'esiglio il feroce desiderio della vendetta e del

sangue. Passando per di qui osserverai il palazzo Ali-Ponzoni col suo

giardino, e il buon fresco della _Vergine_ con _San Giovanni Battista_

e _Santa Margherita_ nella chiesa parrocchiale.

Se ti venisse vaghezza di uscire dalla via principale, giunto che

tu sii ad Arcore, potresti piegare a destra e per una via tagliata

attraverso a fertili campagne recarti ad _Oreno_, indi a _Vimercate_,

terra d'antica apparenza, ricchissima di memorie, feudo già dei

De-Capitani, poi dei Secco-Borella, finalmente dei Trotti, per aver la

contessa Giulia Borelli maritata Trotti riportata la vittoria contro

il fisco e mantenuto l'imperio misto a favore del senatore Trotti suo

figlio. Tanto ci è detto anche nella quasi inintelligibile iscrizione

imbiancata sulla piazza della chiesa principale. Ogni ingresso nel

borgo presenta un aspetto di passata grandezza, con segni evidenti

d'antichità. La chiesa della Madonna, di architettura barocca, è

grande, ricca e decorata d'un bel pallio d'argento cesellato; la chiesa

di Santo Stefano del secolo XIII. mostra sulla sua tazza logori freschi

di merito non comune, ed ai suoi fianchi una torre del 1261. Il palazzo

e giardino De-Pedris ponno intrattenere per qualche mezz'ora piacevole

il viaggiatore, che indarno però ricercherebbe qui il sorriso di

molte altre terre briantee; non pendici di soave declino, non azzurri

laghetti, non serie di palazzi, non continuo passaggio. Il suo collegio

convitto, attraverso a varie vicende non sempre favorevoli, pervenne

sino a noi e sussiste tuttora. Vimercate fu capo della Martesana nei

tempi feudali, municipali e ducali; venuti gli Spagnuoli vi posero un

vicario togato della Martesana che si eleggeva ogni tre anni, potendo

però essere subito confermato. Francesco Sforza nel giardino di casa

Corio, in Vimercate, dopo aver ridotta la città di Milano alle più

strazianti miserie dell'assedio, per la smania di dominio, sottoscrisse

ai 29 febbrajo 1450 i capitoli che lo dichiaravano successore dei

Visconti. Nei tempi delle contese popolari e patrizie qui si distinsero

i Rustici ed i Melosi che, cercando il vantaggio privato, cagionavano

la ruina della patria.

Uscendo dalla porta opposta a quella per cui entrasti eccoti sur un

tratto di via spopolata d'uomini e di case, melanconica, che per lunghi

rettifili e per successive svolte dopo due miglia e mezzo di cammino,

lasciando a destra il solitario _Carnate_, ti ridurrà ancora ad Usmate

ove siamo già pervenuti per altra strada più ampia, più allegra, più

variata.

Ed ecco, poco dopo calati dalla scesa settentrionale, sorridere

dappresso lagotica faccialta della _Pirovana_, che deve tutta la

sua bellezza a don Cesare Gherghentini, il quale con singolare

magnificenza, elevando case, costruendo giardini, grotte, vigneti,

strade acclivi, trasportò tutto il tripudio della bellezza su questo

sito prima boschivo ed inameno, e chi sa dove sarebbero riusciti i suoi

abbellimenti, se morte immatura non avesse troncata la vita d'un uomo,

che tolto il danaro all'oziosità degli scrigni lo versava nelle mani

degli artisti, degli agricoltori.

Se ti prendesse voglia di scender dalla costa occidentale di questa

amenissima collina riusciresti a _Lomagna_, ove nulla ti invita, se

ne eccettui il palazzo dei marchesi Busca, che n'erano i feudatari e

quello, meglio grandioso che vago, recentemente costrutto per la dimora

del curato; di qui corre una strada comunale a _Bernaga_, _Cassina

Bracchi_ e _Casate Nuovo_ ove giungeremo d'altra parte.

Più bello, più ridente, più frequentato è _Osnago_, a cui perverrai,

proseguendo per la strada principale, lasciando a destra _Ronco_,

_Bernareggio_ e qualche altro paesello o di poche attrattive, o di

bellezze comuni. Vuoi un testimonio dell'antica magnificenza? entra

nel palazzo Aresi-Lucini, già abitazione de' feudatarj di questa

terra, a cui sta dinanzi una larga spianata quadrilunga; ami piuttosto

ricrearti coll'aspetto dell'eleganza moderna? t'aggira per le sale,

pei viali, pei boschetti, pei disordinati andirivieni del palazzo e

del giardino ove il cavaliere don Paolo De-Capitani vice-presidente

dell'Imp. R. Giunta del Censimento Lombardo-Veneto viene di frequente

ad innebbriarsi d'un bel cielo, d'un'aria dolce, d'un clima temperato.

La chiesa parrocchiale più elegante che il campanile, è abbellita

di buonissimi quadri e d'un presbitero eseguito in noce sul disegno

dell'illustre ornatista professore Giuseppe Moglia. Ma ti duole fra

tanta amenità di vedere come la via ond'è tagliato il paesello, dopo

superata la chiesa proceda verso tramontana, stretta, a gomiti, a

sghimbescio e poi superato il palazzo Aresi d'improvviso si avvalli

prima di correre di nuovo larga e piana. Ignoriamo il motivo di

questo sconcio, l'unico che si trovi da Milano infino a Lecco, ma

speriamo, che non potrà tardare un necessario miglioramento. Qui veniva

frequentemente il santissimo poeta Passeroni nella casa ospitale dei

Crippa, e dalle tante bellezze ond'era circondato, tolse forse qualcuna

di quelle descrizioni che riboccano nel suo poema e nelle sue rime.

Succede ad Osnago _Cernusco Lombardone_ collocato alle falde della

piramidale _Montevecchia_ cui discerni alle vette circostanti,

all'albero che soverchia la chiesetta di San Bernardo posta sulla cima

più orientale. O viaggiatori visitate quel sito allorchè l'autunno

invita a ristar della fatica, a preparar salute ed allegria per

le melanconiche giornate del verno! Spingete l'occhio sui piani

sottoposti! sui monti che vi coronano. Visitate quel luogo quando

sparge di nuove bellezze le rinate campagne, e diffonde i soavi incensi

de' fiori

Il tepido spirar delle prim'aure

Fecondatrici....

Nella pace di questa vetta l'illustre Gaetana Agnesi elevava la

mente alla soluzione de' sublimi problemi onde facea meravigliare

l'Europa, e poi, quando la gloria mondana si sfrondò per lei d'ogni

sua lusinga, qui veniva a sentir più davvicino la presenza di quel

Dio, che la riempiva di Lui, e nutriva in essa l'operosa carità onde

volle segnalarsi negli ultimi anni a favore dell'umanità soffrente.

Nella chiesa di San Bernardo si tengono, forse non bastevolmente

conservati, due giovanili lavori d'Appiani. Le bellezze naturali vanno

però di lungo intervallo dinanzi alle artificiali, e l'amenità de' suoi

vigneti, d'onde si trae uno dei migliori vini di Lombardia, vince di

lunga mano quella de' suoi giardini. Ma mentre il poeta e l'innamorato

s'inspireranno alla vaghezza di quel colle, di quell'orizzonte, di

quei prospetti, il geologo colle sue fredde indagini si chinerà ad

osservare il terreno, e si recherà di preferenza nel bosco della

_Cascina Ostizz_a a vedere gli strati verticali della roccia di color

grigio-turchino, carichi di mica, e scintillanti sotto la pressione

dell'acciajo, frammisti di pietre marnose e d'un'argilla che tira al

vermiglio per la presenza del ferro idrato[11]. Troverà poi nella valle

fra Montevecchia e Cernusco fondi torbosi, probabilmente deposito d'una

palude rasciugata cogli scoli della Mòlgora, e del Curione.

Nel castello di Cernusco, onde restano pochi ruderi, Enrico da Cernusco

ai tempi de' nostri municipj, podestà generale della Martesana, ristorò

gli avanzi del brianteo esercito e si sostenne nel 1224, finchè

cedendo alla superiorità degli avversarj milanesi dovette salvarsi

nell'esiglio. Tutto il paese è decente, adorno di palazzetti e di

giardini; l'architetto Moraglia eresse recentemente il bel campanile

presso l'elegante e vasta chiesa di San Giovanni Battista ricostruita

sulla prima metà del secolo passato. Questa fu una delle prime terre

infette di peste nel 1630, e di qui fu da Giuseppe Bonfanti trasportata

a Milano ove menò tanta strage.

Non è che un piacevole passeggio l'intervallo che disgiunge Cernusco

dal piccolo casale di _Carsaniga_, seconda posta fra Milano e Lecco.

Qui uscendo un cotal poco dalla via principale, arriverai a _Merate_,

ove farai di trovarti in un martedì per recarti un'idea delle nostre

villereccie unioni, della varietà elegante delle nostre contadine,

dell'operosa faccenda di tanti compratori, venditori ch'erigono e

distruggono botteghe a vento, banchetti posticci e trabacche.

Il collegio, un dì casa de' padri Somaschi, è vasto edificio, capace

d'assai più giovanetti che non ne contenga di presente; la torre

rotonda di casa Prinetti gode uno dei più vistosi prospetti della

Brianza; il principesco palazzo già Novati, ora Belgiojoso, con

giardini e lunghi pineti, merita d'essere partitamente visitato; la

parrocchiale di Sant'Ambrogio di recente ornata di freschi potrà parere

a molti più presto elegante che devota, almeno a chi provò quanto sia

più propizia alla meditazione una vôlta acuta, illuminata scarsamente

da piccole finestre, o da vetriere colorate. In una cappella fatta

erigere dai principi Belgiojoso, i Meratesi innalzarono un monumento di

riconoscenza al vicario Andrea Vanalli, uno dei pochi che attesero alla

poesia latina, sebbene nè dei più conosciuti, nè de' più fortunati,

forse perchè lo distraevano di troppo le cure del suo importante

ministero a cui si consacrò fino alla morte con zelo degnissimo

d'imitazione. L'iscrizione appostavi dice:

ANDREÆ VANALLI OBLATO

QUI

LITERAS SCIENTIASQ. SACRAS. SCITISSIME PROFESSUS

SCRIPTOR ET IPSE PROSA VERSUQ. POLITIOR

DEIN CURIAM HANC GERENDAM NACTUS

VITAM CURIS OMNIGENIS EXHAUSTAM

ANNO MDCCCXXXIII ÆTATIS LXXIX CURIÆ XXXVII

SANCTIUS CLUSIT

PAUPERUM ET PATRIÆ PATER

TOTO CIRCUMFUSO PLORANTEQ. OPPIDO

ADCLAMATUS

ULTRONEO MERATENSES ÆRE

P. P.[12].

E poichè abbiamo stabilito di far qui la prima posa di questo viaggio,

sarà bene che guadagniamo tempo, per visitare le molte ville onde siamo

circondati.

Appena fuori di Merate s'innalza il _Subaglio_ ruinoso palazzo

in un'invidiabile posizione, a cui viene appresso _San Rocco_ ove

un'elevata croce fregiata dei simboli della Passione ti annunzia la

devota semplicità dei cenobiti che facevano un tempo risuonare delle

loro pietose melodie il silenzio di quella collina. Poco discosto è

_Montebello_, delizia di casa Roma, che sorge a cavaliere della piccola

valle di _Sabbione_, dove giardini, viali, ed ogni guisa d'eleganza

accrescono le bellezze della natura; _Sartirana_ ove scorgerai il vasto

palazzo dei Calchi al labbro d'un laghetto limaccioso e melanconico,

senza emissario apparente, che straripando allaga un canneto ed un

fondo torboso. La _Cassina Fra Martino_, poco discosta da Sartirana

ebbe nome da un _Fra Martino_ De-Capitani di Vimercate cavaliere

gerosolimitano che ne era proprietario nel secolo XVII.; essa nulla

presenta delle molte delizie che ti verranno gustate nell'attigua

_Grugnana_ che ha voce d'essere il miglior punto di vista nei suoi

contorni. Difatti da questa casa erra lo sguardo non solamente sulla

cresta delle colline briantee e sulle pianure del Milanese, ma domina

anche la sottoposta valle di Brivio, il lungo serpeggiamento dell'Adda,

gli angusti piani e le verdeggianti montagne e colline del Bergamasco.

Da una finestra di quel palazzo provasi con quanta verità l'abate

Passeroni ritraesse la Brianza quando diceva:

Ombrose valli, amene vigne e piante

Di frutti onusti e mille oggetti e mille

Allegri e vaghi scuopre l'occhio errante.

Sparse qua e là deliziose ville;

Eccelse torri, e bei palagi alteri

Rallegran le mie stupide pupille.

Piacevoli giardini, e bei verzieri

Tolgono tutto quel, che di lugubre,

E di mesto aver ponno i miei pensieri.

Ma quel, che più mi piace nello Insubre

Terreno, che s'accosta alla montagna,

È quel ciel di zaffiro, e sì salubre;

È quell'aria, che sana ogni magagna.

Che non avendo in sè nulla di crasso

Torpido non mi rende e non mi bagna.

Per altra strada si sale da Merate a _Sabbioncello_, a cui mette

un'ascesa fiancheggiata da cappelle dipinte nel 1715, e sul sommo

scorgesi ben conservato ancora il convento dei Riformati, eretto nel

1540 colle donazioni raccolte dalla confraternita degli scolari della

Madonna di Sabbioncello e che fu soppresso definitivamente nel 1810

in cui venne in proprietà della famiglia Perego di Cicognola. Di lassù

volgendo lo sguardo tra mezzodì ed occidente vedi il gotico prospetto

della villa Bagatti-Valsecchi a _Vizzate_, e più in là _Pagnano_, che

ha chiesa e campanile recenti.

Ma dai pacifici conventi e dalle deliziose ville ti tornerà egli

discaro presentarti all'aspetto d'un campo di battaglia? eppure non

potrai evitarlo se ami vedere a parte a parte il terreno fra cui ti

aggiri.

Il campo è a _Verderio_ inferiore, ove avresti potuto recarti, anche da

Osnago, piegando a destra oltrepassando la _Canova_, il _Brugarolo_,

come è indicato da una croce innalberata sul lembo della strada colle

dolorose parole:

AI MORTI DELLA BATTAGLIA DEL 28 APRILE 1799

ETERNA PACE

Il combattimento infierì tra i Francesi comandati dal generale

Serrurier e gli Austro-Russi sotto la condotta del generale

Wukassovich; durò poche ore, ma assai per bagnare di sangue il terreno

della battaglia. Finì colla decisiva disfatta dei repubblicani, di cui

non solo rimasero molti feriti; ma tutti i superstiti vi perdettero la

libertà.

Poco dopo la funesta giornata il milanese conte Ambrogio Annoni,

dipintore di quadri sacri, uno dei primi possidenti di Verderio, eresse

questa affettuosa lapide a compiangere la morte d'un valoroso.

QUI GIACCIONO LE OSSA

DEL PRODE GIOVINE CAPITANO

SAMUELE SCHEDIUS

NOBILE UNGHERESE DI MODRA

CHE NELLA BATTAGLIA ARDENTE IN VERDERIO

AI 28 DI APRILE DEL 1799

FRA LE ARMATE AUSTRIACHE E LE FRANCESI

SEGNALÒ COL SUO SANGUE

LA PIENA VITTORIA DELLE PRIME

IL CONTE AMBROGIO ANNONI

FECE INNALZARE

ALLA MEMORIA DEL VALORE DI LUI

E DEI COMMILITONI

QUESTO MONUMENTO

Allato al campo di battaglia sorge il vasto palazzo Confalonieri, nelle

cui muraglie s'additano ancora le palle del cannone; nella chiesa

maggiore puoi vedere un San Carlo, quadro di Giovanni Pock, ed una

Pietà del pittore milanese De-Giorgi.

Sulla strada che corre da Merate a Verderio la più grossa abitazione

è _Paderno_ collocato in un'amena ed aperta pianura. Qui presso

comincia il sottoposto naviglio finito nel 1777 per ordine dell'operosa

imperatrice Maria Teresa, lungo il quale ci riserbiamo a fare

un'apposita scorserella. Nella sua chiesa sono de' buoni quadri.

Più ameno di Paderno è _Robbiate_, ai piedi della vitifera collina del

_Mont'Orobbio_, d'onde si premono i vini più squisiti del Milanese. Una

generale credenza suppone che tanto la collinetta, quanto il paesello

alle falde, ricevessero vita e nome dagli Orobi, (abitatori de' monti)

pretesi come i primi cultori del nostro paese. Onde il padre Guidone

Ferrari disse di questo sito in una bella iscrizione:

HARUM ABORIGENES SEDUM

GRÆCI DIXERE OROBIOS

INDE COLLI ET CIRCUMJECTIS FINIBUS

NOMEN MANET[13].

Basilio Bertucci tradusse una popolare credenza in poesia colle forme

predilette al principiare del secolo scorso là dove scrive nel _Bacco

in Brianza_:

Ha di Brianza il monte

Colle eminente aprico,

In cui già per occulta

Istoria, e a pochi nota,

Visse in la prisca etate

Gente bibace, al Dio del vin divota,

Che a lui per poter fare

Sacrifizj divini

Inalzaro un altare,

E vi posero in fronte ARA DEO VINI

Onde al luogo si feo

Prima il nome ARA DEO,

Che in corrotto vocabolo appellato

Poi fu ARODIO, or AROBIO è chiamato.

Qui (o sia, che alla pietade

Di quella buona gente abbi voluto

Prestar il grato Dio premio dovuto,

O sia, che i rai del sole ivi raccoglia

Tutta quanta del monte

La vivace vinifera virtute)

Producon le beate

Viti a l'uman palato

Ambrosia sì soave

Che giurare ardirei

Che non invidia al nettar degli dèi.

Di là per _Santa Maria del Piano_ e _Novate_, già feudo dei

Pietrasanta, potrai ritornare a Merate, ove troverai desiderio di

maggior proprietà negli alberghi.

Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine · 第 25 / 80 题