_Palazzo. — I freschi d'Appiani. — Il Parco. — Il Frutteto.
— Cassina di San Lorenzo. — Marco Visconti. — I Forni. — Il
Mirabellino. — La Faggianaja all'Ungherese. — Il Bosco bello. —
Il Belvedere. — La Faggianaja all'Italiana._
Quando Andrea Appiani cominciava a dar luminose prove del suo ingegno
fu chiamato a decorare di freschi la _Sala rotonda_ che sta nel mezzo
del magnifico palazzo vicereale. Il lavoro di alcuni anni fu coronato
d'un pieno successo; il tema furono gli amori e l'apoteosi di Psiche.
Lo scompartimento è una medaglia grandiosa a figure quasi naturali,
coronata di quattro lunette sulla volta stessa e di quattro
superiormente alle porte.
In una, Psiche bellissima nelle sembianze, sfarzosa negli ornamenti,
modesta negli atti, trae intorno a sè i popoli rapiti d'ammirazione.
Nella seconda, la giovinetta contemplando immobile l'angeliche forme
d'Amore addormentato, lascia partire incautamente dalla sua lucerna
quel raggio di luce funesta, che deve risvegliarlo. Nella terza,
Psiche prostrata chiede da Proserpina, seduta su magnifico trono, il
vaso della bellezza; che nella quarta dischiude improvvidamente, e
trovato invece della bellezza il sonno, vinta da irresistibile forza,
s'abbandona a dormire sull'erba. Amore sollecito la sveglia, toccandole
l'omero sinistro colla freccia lieve lieve che non la punga. Oh chi
non sente la mistica voce di quel tocco! Nelle altre ond'è adorna la
vôlta vedi Venere, che punta di sdegno, giura vendicarsi del trionfo
riportato da Psiche di sovrana bellezza; la Dea d'amore che riceve il
vaso della bellezza dall'innocente fanciulla; Amore che dinanzi a Giove
perora per l'amante e per sè; finalmente Mercurio che reca Psiche fra
le eterne esultanze del cielo. Nella medaglia di mezzo la fortunata
giovinetta è condotta da Amore dinanzi a Giove, a Giunone, a Diana ed a
Pallade perchè riceva gli onori della divinazione.
Dir tutti i pregi di questo lavoro non sarebbe nè da me, nè della mole
del mio lavoro, onde mi basti averne tocco l'argomento, lasciando che
il contemplatore ne riveli il merito da sè medesimo.
E del palazzo reale ci basti l'aver accennato questi dipinti, a cui
aggiungeremo la sua elegante facciata in ciascuno de' lati, il teatro e
la cappella.
L'anno dopo che Napoleone avea assunta la corona di re d'Italia commise
il disegno del vasto Parco che fu cominciato dal cavaliere Canonica e
finito dall'ingegnere Tazzini.
Ad esso si entra, uscendo dal palazzo, pel cancello che dà sulla
via di Vedano, e prima sotto i filari dei roveri compare a manca il
_Frutteto_, con cui fa un bizzarro contrasto la gotica torre della
_Cassina di San Fedele_, illustre pel valore onde Marco Visconti
respinse di là con cinquecento fanti i soldati più numerosi di Galeazzo
Visconti. Eppure erano cugini! tristissimi tempi in cui l'ambizione
aveva soffocato ogni senso di carità, di gratitudine, di parentela!
La bastia qui appresso fu dallo stesso Marco distrutta, quando cinse
Monza di nuove mura rinforzate presso Porta a Milano col castello entro
cui erano i _Forni_ «certe cameruccie disposte l'una sopra l'altra nei
varj piani della rôcca, nelle quali si calava da un buco, che era nella
vôlta: buje del tutto, col pavimento convesso e scabroso, così basse,
così anguste che uno non si poteva recar diritto sulla persona se stava
in piedi, non distendersi, ove si fosse voluto mettere a giacere,
ma dovea starsene accoccolato o ravvolto, con tormento indicibile.
Galeazzo medesimo avea fatto fabbricare quegli orridi luoghi per
tormentarvi i prigionieri di stato e fu egli il primo a provarli,
adempiendo in sè una predizione che era corsa nel tempo appunto che si
stavano costruendo[9]».
Il cardinale Durini amico di tutti i dotti del suo tempo, dotto
anch'egli, eresse nel 1776 il _Mirabellino_ rialzato al sommo d'una
collinetta donde può la vista assai lontano, poco disgiunta dal
quale è la _Faggianaja all'Ungherese_, che al pari della _Faggianaja
all'Italiana_ è ricchissima di questo ghiotto augello.
Un viale che di là si dirama mette al _Bosco Bello_, del circuito
all'incirca di quattro miglia, popolato di timide lepri. Proseguendo
potrai ascendere al _Belvedere della Costa_, e confortarti d'una
deliziosa veduta, non omettendo però di visitare la _Cascata da
Bertori_, e il _Serraglio de' cervi_ a cui mette un arco a sesto acuto
adorno degli stemmi viscontei.
Del resto per ogni dove tu volga l'occhio ti sfolgoreggiano dinanzi
bellezze sempre varie e sempre nuove.
E nel silenzio delle valli chete
Arresta il pellegrin verde laghetto
Non turbato da remo ovver da rete;
Sul cui tranquillo e riposato aspetto
La pianticella acquatica s'allegri
E mettendo a fior d'onda alcun fioretto,
E d'abbondante umor sempre rintegri
Le rigogliose fluttuanti foglie
Le capellute barbe e i germi integri.