La _Gazzetta Piemontese_ del 17 giugno 1834 pubblicava la seguente

«SENTENZA.

Genova, 14 giugno 1834.

»Il Consiglio di Guerra divisionario sedente in Genova convocato

d’ordine di S. E. il signor Governatore Comandante Generale della

Divisione

»Nella causa del Regio Fisco militare contro _Mutru Edoardo_ del

vivente Giovanni, d’anni 24, nativo di Nizza Marittima, marinaro

di 3ª classe al R. servizio. — _Canepa Giuseppe Baldassare_ del fu

Giov. Battista, d’anni 34, nato e domiciliato in Genova, commesso

in commercio, sottocaporale provinciale nel 1º Reggimento Savona. —

_Parodi Enrico_ del vivente Giovanni, d’anni 28, marinaro mercantile,

nato e domiciliato in Genova. — _Dalus Giuseppe_ detto _Dall’Orso_

del fu Francesco, d’anni 30, nato a Praja dell’isola di Terzeïra

(Portogallo), marinaro mercantile di passaggio in Genova. — _Canale

Filippo_ del vivente Stefano, d’anni 17, nato e domiciliato in

Genova, lavorante libraio. — _Crovo Giovanni Andrea_ del vivente Giov.

Agostino, d’anni 36, nativo di Carreglia (Chiavari) e domiciliato in

Genova, sostituto segretario del Tribunale di Prefettura. — _Garibaldi

Giuseppe Maria_ del vivente Domenico, d’anni 26, capitano marittimo

mercantile e marinaro di 3ª classe al R. servizio. — _Caorsi Giov.

Battista_ del fu Antonio, detto il figlio di Tognella, d’anni 30 circa,

abitante in Genova. — _Mascarelli Vittore_ del vivente Andrea, d’anni

24 circa, capitano marittimo mercantile, dimorante nella città di

Nizza;

»I primi sei detenuti e gli altri contumaci, inquisiti di alto

tradimento militare, cioè:

»Li Garibaldi, Mascarelli e Caorsi di essere stati i motori d’una

cospirazione ordita in questa città, nei mesi di gennaio e febbraio

ultimi scorsi, tendente a fare insorgere le Regie truppe, ed a

sconvolgere l’attuale Governo di Sua Maestà; di avere li Garibaldi

e Mascarelli tentato con lusinghe e somme di denaro effettivamente

sborsate d’indurre a farne pur parte alcuni bassi uffiziali del

Corpo Reale d’Artiglieria, e di avere il Caorsi fatto provvista a sì

criminoso scopo d’armi, state poi ritrovate cariche, e di munizioni da

guerra. E gli altri sei di essere stati informati di detta cospirazione

e di non averla denunciata all’Autorità Superiore, e di essersi anzi

associati;

»Udita la relazione degli Atti, gli inquisiti presenti nelle loro

rispettive risposte, il R. Fisco nelle sue conclusioni, ed i difensori

nelle difese degli accusati presenti

»_Il Divino aiuto invocato_

»Reietta l’eccezione d’incompetenza opposta dai difensori di alcuni

accusati — Ha pronunciato doversi condannare, siccome condanna, in

contumacia i nominati _Garibaldi Giuseppe Maria, Mascarelli Vittore_ e

_Caorsi Giov. Battista_, alla pena di morte ignominiosa e dichiarandoli

esposti alla pubblica vendetta come nemici della Patria e dello Stato,

ed incorsi in tutte le pene e pregiudizi imposti dalle Regie Leggi

contro i banditi di primo catalogo in cui manda gli stessi descriversi.

— Ha dichiarato li Mutru Edoardo, Parodi Enrico, Canepa Giuseppe

Baldassare, Dalus Giuseppe e Canale Filippo non convinti allo stato

degli Atti del delitto ad essi imputato, ed inibisce loro molestie dal

Fisco. — E finalmente ha dichiarato e dichiara insussistente l’accusa

addebitata all’Andrea Crovo, e lo rimanda assoluto. — Genova, 3 giugno

1834.

»Per detto Illustrissimo Consiglio di Guerra

»BREA, segretario.

»Visto ed approvato

»_Il Governatore Comand. gen. della Divisione_

»Marchese PAULUCCI.»

Era questa la prima volta, dice Giuseppe Garibaldi nelle sue

_Memorie_,[11] che leggeva stampato nei giornali il suo nome: era

questa la prima volta che lo leggevano gl’Italiani.

Chi mai avrebbe detto che l’oscuro marinaio di 3a classe, _il bandito

di primo catalogo_, il condannato nel capo per disertore e ribelle,

avrebbe presentato un giorno al Figlio di quel Re che lo mandava

al capestro una delle più belle corone d’Italia; parteciperebbe

con un gran Principe e un gran Ministro alla gloria di rivendicare

l’indipendenza e fondare l’unità della patria sua; «empirebbe del suo

nome (per dirla colle parole di Vittorio Emanuele) le più lontane

contrade;» diverrebbe uno degli uomini più popolari e delle figure

più meravigliose dei tempi moderni; invecchierebbe in una specie

d’inviolabilità, sotto l’egida della sua passata grandezza; morrebbe

con onori regali, e sopravviverebbe a sè stesso nell’immortalità della

storia?

Eppure quel giovane che l’Italia vedeva per la prima volta sui passi

dell’esiglio, inseguíto da una pena capitale, portava fin d’allora in

sè stesso tutte le promesse di un non volgare destino.

Quantunque ancora perduto nella folla, chiunque avesse potuto

conoscerlo e studiarlo da vicino, nella sua indole, ne’ suoi costumi,

ne’ suoi atti, nelle sue parole poteva fin d’allora presagire che

tosto o tardi egli sarebbe uscito di schiera e avrebbe fatto parlare di

sè. In qual modo egli n’avrebbe fatto parlare, era questo il segreto

dell’avvenire; ma certo l’avvenire aveva dei segreti per lui, e lo

aspettava.

Da quell’ignoto poteva uscire, secondo gli eventi e le fortune, così

un ardito corsaro come un glorioso ammiraglio, tanto un bandito famoso

quanto un candido eroe, così un avventuriere fortunato come un grande

capitano; ma non poteva più uscire oramai un uomo comune.

Già a ventisei anni egli aveva provato che, se la sua vita poteva

restare oscura, non lo poteva la sua morte. Anche arrestato per via

dal laccio del carnefice si sarebbe scritto sulla sua tomba: qui giace

un martire. Anche sparito nella tenebra d’un naufragio il marinaio

ligure ne avrebbe lungamente ripetuto il nome a’ suoi figliuoli come un

esempio d’intrepidezza e di virtù.

Giuseppe Garibaldi era un predestinato; e la Provvidenza (perchè dirla

il cieco destino?), temperandolo fanciullo nell’ampia palestra dei

mari e delle tempeste, aprendogli nella giovinezza e nella virilità

una scena adatta alle sue attitudini ed alla sua forza, scampandolo da

tanti pericoli e persino da sè stesso, aveva tutto predisposto in lui

e attorno a lui perchè riuscisse degno della singolare missione che gli

aveva affidata.

Che se essa non apparve sempre tutta buona, tutta provvida, tutta

grande, fu però ottima, provvidissima, grandissima un giorno, e ciò

basta alla posterità ed alla storia.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 12 / 168 题