Londra, 8 settembre 1847.
Concedete a un Italiano, che studia da alcuni mesi ogni vostro passo con
un'immensa speranza, di indirizzarvi, in mezzo agli applausi spesso pur
troppo servili e indegni di voi, che vi suonano intorno, una parola
libera e profondamente sincera. Togliete, per leggerla, alcuni momenti
alle cure infinite. Da un semplice individuo animato di sante intenzioni
può escire talvolta un grande consiglio; ed io vi scrivo con tanto
amore, con tanto commovimento di tutta l'anima mia, con tanta fede nei
destini del paese che può per opera vostra risorgere, che i miei
pensieri dovrebbero esser la verità.
E prima è necessario, beatissimo padre, ch'io vi dica qualche cosa sul
conto mio. Il mio nome v'è probabilmente giunto all'orecchio; ma
accompagnato di tutte le calunnie, di tutti gli errori, di tutte le
stolide congetture che le polizie per sistema e molti uomini del mio
partito per poca conoscenza e povertà d'intelletto v'hanno accumulato
d'intorno. Io non son sovvertitore, nè comunista, nè uomo di sangue, nè
odiatore, nè intollerante, nè adoratore esclusivo di un sistema o d'una
forma imaginata dalla mente mia. Adoro Dio e una idea che mi par di Dio:
l'Italia una, angelo d'unità morale e di civiltà progressiva alle
nazioni d'Europa. Qui e dappertutto ho scritto come meglio ho saputo
contro i vizî di materialismo, d'egoismo, di riazione, e contro le
tendenze distruggitrici che contaminano molti del nostro partito. Se i
popoli sorgessero in urto violento contro l'egoismo e il malgoverno dei
loro dominatori, io pur, rendendo omaggio al diritto dei popoli, morrò
probabilmente fra i primi per impedire gli eccessi e le vendette che la
lunga servitù ha maturato. Credo profondamente in un principio
religioso, supremo a tutti gli ordinamenti sociali in un ordine divino
che noi dobbiamo cercare di realizzare qui sulla terra; in una legge, in
un disegno provvidenziale che dobbiamo tutti, a seconda delle nostre
forze, studiare e promovere. Credo nelle ispirazioni dell'anima mia
immortale e nella tradizione dell'umanità. Ho studiato la tradizione
italiana e v'ho trovato Roma due volte direttrice del mondo, prima per
gli imperatori, più tardi pei papi. V'ho trovato che ogni manifestazione
di vita italiana è stata manifestazione di vita europea; e che sempre,
quando cadde, l'Italia, l'unità, morale europea cominciò a smembrarsi
nell'analisi, nel dubbio, nell'anarchia. Credo in un'altra
manifestazione del pensiero italiano; e credo che un altro mondo europeo
debba svolgersi dall'alto della città eterna ch'ebbe il Campidoglio ed
ha il Vaticano. E questa credenza non m'ha abbandonato mai, per anni,
povertà, delusioni e dolori che Dio solo conosce. In queste poche parole
sta tutto l'esser mio, tutto il segreto della mia vita. Posso errare per
intelletto, ma il core è sempre rimasto puro. Non ho mentito mai per
paura o speranze, e vi parlo come se parlassi a Dio al di là del
sepolcro.
Io vi credo buono. Non v'è uomo, non dirò in Italia ma in Europa, che
sia più potente di voi. Voi dunque avete, beatissimo padre, immensi
doveri: Dio li misura a seconda dei mezzi ch'ei concede alle sue
creature. L'Europa è in una crisi tremenda di dubbî e di desiderî. Per
opera del tempo, affrettata dai vostri predecessori e dall'alta
gerarchia della Chiesa, le credenze son morte; il cattolicismo s'è
perduto nel dispotismo: il protestantismo si perde nell'anarchia.
Guardatevi intorno: troverete superstiziosi o ipocriti; non credenti.
L'intelletto cammina nel vuoto. I tristi adorano il calcolo, i beni
materiali: i buoni invocano e sperano: nessuno _crede_. I re, i governi,
le classi dominatrici combatton per un potere usurpato, illegittimo,
dacchè non rappresenta culto di verità, nè disposizione a sagrificarsi
pel bene di tutti: i popoli combattono perchè soffrono, perchè
vorrebbero alla volta loro godere: nessuno combatte pel dovere; nessuno,
perchè la guerra contro il male e la menzogna è una guerra santa, la
crociata di Dio. Noi non abbiamo più cielo: quindi non abbiamo più
società.
Non v'illudete, beatissimo padre: questo è lo stato d'Europa. Ma
l'umanità non può vivere senza cielo. L'idea società non è che una
conseguenza dell'idea religione. Avremo dunque, più o meno rapidamente,
religione e cielo.
L'avremo, non dai re e dalle classi privilegiate: la loro condizione
stessa esclude l'amore, anima di tutte le religioni: ma dal popolo. Lo
spirito di Dio discende sui molti, radunati in suo nome. Il popolo ha
patito per secoli sulla croce; e Dio lo benedirà d'una fede.
Voi potete, beatissimo padre, affrettar quel momento. Io non vi dirò le
mie opinioni individuali sullo sviluppo religioso futuro: poco
importano. Vi dirò che qualunque sia il destino delle attuali credenze,
voi potete porvene a capo. Se Dio vuole che rivivano, voi potete far che
rivivano. Se Dio vuole che si trasformino; che, movendo dappiè della
croce, dogma e culto si purifichino inalzandosi d'un passo verso Dio
padre ed educatore del mondo, voi potete mettervi fra le due epoche e
guidare il mondo alla conquista e alla pratica della verità religiosa,
spegnendo l'esoso materialismo e la sterile negazione.
Dio mi guardi dal tentarvi coll'ambizione: mi parrebbe di profanar voi e
me. Io vi chiamo, in nome della potenza che Iddio v'ha concesso, e non
vi ha concesso senza perchè a compire un'opera buona, rinnovatrice,
europea.
Vi chiamo, dopo tanti secoli di dubbio e di corruttela, ad essere
apostolo dell'eterno Vero. Vi chiamo a farvi _servo di tutti_; a
sacrificarvi, occorrendo, perchè la volontà di Dio _sia fatta così sulla
terra com'è nel cielo_; a tenervi pronto a glorificar Dio nella vittoria
o a ripetere rassegnatamente, se mai soccombeste, le parole di Gregorio
VII: _Muojo nell'esilio, perchè ho amato la giustizia e odiato la
iniquità_.
Ma per questo, per compiere la missione che Dio v'affida, vi sono
necessarie due cose: esser credente e unificare l'Italia. Senza la prima
cadrete a mezzo la via, abbandonato da Dio e dagli uomini; senza la
seconda, non avrete la leva colla quale soltanto potete operare grandi,
sante e durevoli cose.
Siate credente. Abborrite dall'essere re, politico, uomo di Stato. Non
transigete coll'errore: non vi contaminate di diplomazia: non venite a
patti colla paura, cogli espedienti, colle false dottrine d'una legalità
che non è se non menzogna inventata quando la fede mancò. Non abbiate
consiglio se non da Dio, dalle ispirazioni del vostro core e
dall'imperiosa necessità di riedificare un tempio alla verità, alla
giustizia, alla fede. Chiedete a Dio, raccolto in entusiasmo d'amore per
l'umanità e fuor d'ogni altro riguardo, ch'ei v'insegni la via: poi
ponetevi per quella colla fiducia del trionfatore sulla fronte,
coll'irrevocabile decisione del martire. Non guardate a diritta o a
sinistra, ma davanti a voi ed al cielo. Ad ogni cosa che incontrate fra
via, domandate a voi stesso: _è questo giusto o ingiusto? vero o
menzogna? legge d'uomini o legge di Dio?_ Bandite altamente il risultato
del vostro esame e operate a seconda. Non dite a voi _s'io parlo ed
opero nel tal modo, i principi della terra dissentiranno: gli
ambasciatori daranno note e proteste_. Che sono le querele d'egoismo dei
principi e le loro note davanti a una sillaba dell'Evangelo eterno di
Dio? Hanno avuto finora importanza perchè, fantasmi, non avevano contro
se non fantasmi. Opponete ad essi la realtà d'un uomo che vede l'aspetto
divino, ignoto ad essi, delle cose umane: d'un'anima immortale che sente
la coscienza d'un'alta missione; e spariranno davanti a voi come i
vapori accumulati nelle tenebre davanti al sole che si inalza
sull'orizzonte. Non vi lasciate atterrire da insidie: la creatura che
compie un dovere non è cosa degli uomini, ma di Dio. Dio vi proteggerà:
Dio vi stenderà intorno una tale corona d'amore che nè perfidia d'uomini
irreparabilmente perduti, nè suggestioni d'inferno potranno mai rompere.
Date uno spettacolo nuovo, unico al mondo: avrete risultati nuovi,
imprevedibili da qualunque calcolo umano. Annunciate un'êra; dichiarate
che l'umanità è sacra e figlia di Dio: che quanti violano i suoi diritti
al progresso, all'associazione, sono sulla via dell'errore: che in Dio
sta la sorgente d'ogni governo: che i migliori per intelletto e per
core, per genio e virtù hanno ad essere i guidatori del popolo. Benedite
a chi soffre e combatte: biasimate, rimproverate chi fa soffrire, senza
badare al nome ch'ei porta, alla qualità ch'ei riveste. I popoli
adoreranno in voi il miglior interprete dei disegni divini; e la vostra
coscienza vi darà prodigi di forza e di conforto ineffabile.
Unificate l'Italia, la patria vostra. E per questo non avete bisogno
d'oprare, ma di benedire chi oprerà per voi e nel vostro nome.
Raccogliete intorno a voi quelli che rappresentano meglio il partito
nazionale. Non mendicate alleanze di principi. Seguite a conquistare
l'alleanza del nostro popolo. Diteci: _L'unità d'Italia deve essere un
fatto del XIX secolo_; e basterà: opereremo per voi. Lasciateci libera
la penna, libera la circolazione delle idee per quanto riguarda questo
punto, vitale per noi, dell'unità nazionale. Trattate il governo
austriaco, anche dove non minacci più il vostro territorio, col contegno
di chi lo sa governo d'usurpazione in Italia e altrove. Combattetelo
colla parola del giusto, dovunque ei macchina oppressioni e violazioni
del diritto altrui fuori d'Italia. Invitate, in nome del Dio di pace, i
gesuiti, alleati dell'Austria in Isvizzera, a ritirarsi da un paese dove
la loro presenza prepara inevitabile e prossimo spargimento di sangue
cittadino. Dite una parola di simpatia che riesca pubblica al primo
polacco di Galizia che vi verrà innanzi. Mostrateci insomma con un fatto
qualunque che voi non tendete solamente a migliorare la condizione
fisica dei pochi sudditi vostri, ma che abbracciate nel vostro amore i
milioni d'Italiani fratelli vostri; che li credete chiamati da Dio a
congiungersi in unità di famiglia sotto un unico patto; che benedireste
la bandiera nazionale dove si levasse sorretta da mani pure,
incontaminate; e lasciate il resto a noi. Noi vi faremo sorger intorno
una nazione, al cui sviluppo libero voi, vivendo, presiederete. Noi
fonderemo un governo unico in Europa, che distruggerà l'assurdo
divorzio fra il potere spirituale ed il temporale; e nel quale voi
sarete scelto a rappresentare il _principio_ del quale gli uomini scelti
a rappresentar la nazione faranno le applicazioni. Noi sapremo tradurre
in un fatto potente l'istinto che freme da un capo all'altro della terra
italiana: noi vi susciteremo attivi sostenitori nei popoli d'Europa: noi
vi troveremo amici nelle file stesse dell'Austria: noi soli, perchè noi
soli abbiamo unità di disegno e crediamo nella verità del nostro
principio, e non l'abbiamo tradito mai. Non temete d'eccessi da parte
del popolo gittato una volta su quella via: il popolo non commette
eccessi se non quando è lasciato agli impulsi proprî senza una guida
ch'ei veneri. Non v'arretrate davanti all'idea d'essere cagione di
guerra. La guerra _esiste_ dappertutto: aperta o latente, ma vicina a
prorompere e inevitabile.
Nè, beatissimo padre, io v'indirizzo queste parole, perch'io dubiti
menomamente dei nostri destini, perchè io vi creda mezzo unico,
indispensabile all'impresa. L'unità italiana è cosa di Dio: parte di
disegno provvidenziale e voto di tutti, anche di quei che vi si mostrano
più soddisfatti dei miglioramenti locali e che, meno sinceri di me,
disegnano farne mezzo di raggiunger l'intento. Si compierà con voi o
senza di voi. Ma ve lo indirizzo perchè vi credo degno d'essere
iniziatore del vostro concetto; perchè il vostro porvi a capo
dell'impresa abbrevierebbe di molto le vie, e diminuirebbe i pericoli, i
danni, il sangue che si verserà nella lotta; perchè con voi questa lotta
assumerebbe aspetto religioso e ci libererebbe da molti rischi di
reazioni e colpe civili; perchè s'otterrebbe a un tempo, sotto la vostra
bandiera, un risultato politico e un risultato immenso morale; perchè il
rinascimento d'Italia, sotto l'egida d'una idea religiosa, d'uno
stendardo non di _diritti_ ma di _doveri_, lascierebbe addietro tutte le
rivoluzioni de' paesi stranieri e porrebbe immediatamente l'Italia a
capo del progresso europeo; perchè sta nelle mani vostre il poter fare
che questi due termini _Dio_ e il _Popolo_, troppo spesso e fatalmente
disgiunti, sorgano a un tratto in bella e santa armonia, a dirigere le
sorti delle nazioni.
S'io potessi esservi vicino, invocherei da Dio potenza, per convincervi
col gesto, coll'accento, col pianto: così, non posso che affidar
freddamente alla carta il cadavere, per così dire, del mio pensiero; nè
mi riuscirà pure d'aver la certezza che avete letto e meditato un
momento quello ch'io scrivo. Ma io sento un bisogno imperioso di
adempiere a questo dovere verso l'Italia e voi; e qualunque sia per
essere il pensier vostro, mi parrà di trovarmi più in pace colla mia
coscienza.
Credete, beatissimo padre, ai sensi di venerazione e d'alta speranza che
vi professa il vostro devotissimo