CRISPI.

Non mancò mai in Crispi il buon volere per ristabilire migliori

relazioni con la Francia. Il 10 ottobre egli riceveva dal Ressman le

seguenti informazioni:

Non ebbi dal signor Spuller una sola udienza in cui egli ad uno o ad

altro proposito, non abbia protestato delle sue fermamente

amichevoli intenzioni verso l'Italia e verso il Regio Governo,

ripetendo in frasi quasi stereotipe che mai per opera sua un

dissidio sorgerà fra le due nazioni, che mai egli lascerà degenerare

in conflitto alcuna contestazione fra noi, che sempre si studierà a

darci ogni più efficace prova di buon volere e di animo conciliante.

Anche nel colloquio che ebbi ieri con lui, questo signor Ministro

degli Affari esteri, annunziandomi il prossimo arrivo in congedo del

signor Mariani, che passerà qui due o tre settimane, mi disse che

gli ripeterà verbalmente le più categoriche istruzioni affinchè dopo

il suo ritorno in Italia raddoppii d'animo per convincere il Regio

Governo delle cordiali disposizioni del Governo della Repubblica e

si adoperi «con ardore, con serenità, con allegro umore» (sono le

sue parole) a dissipare ogni possibile malinteso ed a ravvicinare di

più in più i due paesi.

L'occasione era buona per far sentire al signor Spuller che da atti,

meglio che da ogni parola, l'E. V. ed il Governo di Sua Maestà

potrebbero essere indotti a vincere i dubbi sulla sincerità di

quelle intenzioni che troppo sovente risorgevano, ora perchè nessuno

in Italia poteva capacitarsi che il Governo francese fosse

interamente estraneo al linguaggio troppo spesso amaro, calunnioso,

aggressivo della stampa parigina, non meno di quella dei

dipartimenti verso il Regno vicino; ora perchè pareva difficile di

non ammettere una certa connivenza del medesimo nella guerra così

accanita che qui una formidabile lega di ribassisti muoveva al

credito italiano; ora perchè in più di una questione insorta fra'

due Governi, come per esempio in quella di Gabes, le tergiversazioni

e gli indugii a venirne ad una soluzione non tradivano invero

sentimenti conformi alle reiterate dichiarazioni di amicizia. Non

nascosi al signor Spuller, che queste osservazioni non mi erano

suggerite da un solo apprezzamento mio personale, ma che più volte

mi venivano fatte dall'Eccellenza Vostra e che a me stava a cuore di

poterle rispondere altrimenti che con giudizii miei propri dettati

da desiderio di conciliazione.

M'inspirai nel mio discorso dal telegramma che l'Eccellenza Vostra

mi aveva indirizzato in data del 3 corrente.

Il signor Spuller nel rispondermi cominciò dall'inveire in termini

violentissimi contro il giornalismo ed i giornalisti. Riconobbe,

esprimendone vivo rammarico, che il Governo era impotente contro la

stampa, non solo per effetto della legge, ma principalmente pel

carattere e per la qualità dei giornalisti coi quali aveva da fare.

«Io che ogni mattina mi vedo condannato a riceverne qui molti, vi

posso dire che nulla uguaglia la loro ignoranza profonda, le loro

insensate prevenzioni, la loro passione. E la passione è retaggio

dell'ignoranza, avvegnacchè chi è istruito, chi sa, chi ragiona non

deve ciecamente appassionarsi. Oggi i giornalisti si reclutano fra

tutto ciò che vi è di più basso, di più infimo fra gli uomini capaci

di tenere una penna. Fatelo sentire al vostro Governo, affinchè non

renda noi responsabili di eccessi che deploriamo e contro i quali

lottiamo noi per i primi».

Obiettai al mio interlocutore che sapevamo certamente distinguere

fra una ed un'altra classe di giornali e di giornalisti, che il mio

voto di un diverso indirizzo della stampa francese riferivasi

specialmente alla stampa ufficiosa, della quale il Governo della

Repubblica pure non poteva continuare ad affermarsi irresponsabile.

A ciò il signor Spuller rispose citando quello che fu già il

giornale di Gambetta ed il suo, _La République Française_, di cui

non gli pareva dovessimo dolerci. Alla mia volta gli nominai _Le

Temps_, che giornalmente riceve comunicazioni del Ministero degli

Affari esteri ed accolse pure in non lontano tempo apprezzamenti

assai poco benevoli circa gli uomini e le cose d'Italia. Il signor

Spuller parve non esser meco d'accordo su questo punto.

Alla guerra che qui si fa ai valori italiani il Ministro pretese

interamente ed assolutamente estranea l'azione del Governo, nè trovò

risposta quando gli dissi che erano per lo meno scusabili i sospetti

che doveva far nascere la quasi unanimità dei bollettini finanziarii

di tutti i giornali di Parigi nel dare quotidiani e feroci assalti

al credito Italiano.»

Furono probabilmente queste dichiarazioni dello Spuller, suo antico

amico personale, che suggerirono all'on. Crispi di preannunziare nel suo

discorso di Palermo del 14 ottobre l'abolizione delle tariffe

differenziali applicate alle merci importate in Italia dalla Francia.

L'on. Crispi non pose condizioni, ma pel fatto stesso della sua

iniziativa obbligò il governo francese a manifestare l'animo suo.

In un colloquio del 23 ottobre con Menabrea il ministro Spuller mi

espresse calorosamente — telegrafava l'Ambasciatore — il suo

desiderio di corrispondere alla iniziativa di V. E., non

dissimulando però le difficoltà parlamentari. Affine di ottenere

dichiarazioni più esplicite dal signor Spuller, senza oltre

impegnare V. E., gli dissi sotto la mia personale responsabilità,

che sarei felice di dar termine alla mia carriera, anzitutto con il

contribuire a ristabilire pacifiche relazioni commerciali tra

Francia ed Italia, al che Spuller rispose che si stimerebbe pure

fortunato di esordire nella sua carriera diplomatica con il

raggiungere l'ottimo intento, al quale egli è disposto a mettere il

massimo impegno. Mi invitò a conferire in proposito con il signor

Tirard.»

Quale atteggiamento assumesse il presidente del Consiglio, signor

Tirard, risulta da quest'altro telegramma del Menabrea, del 25 ottobre:

In seguito alla conversazione che, mercoledì ultimo, io ebbi col

signor Spuller e della quale io resi conto all'E. V. col mio

telegramma di ieri, mi recai presso il signor Tirard, che aveva

avuto tempo di leggere e meditare il discorso di V. E.

Egli dimostrò di apprezzarlo grandemente e ne riconobbe il senso

pacifico e conciliativo; tuttavia egli non ammette intieramente che

il contegno stesso della Francia abbia causato, per parte nostra, la

denunzia del trattato di commercio, che fu ed è tuttora pretesto di

tante recriminazioni contro di noi.

Nell'annunzio fatto da V. E. di avere la intenzione di proporre al

Parlamento l'abolizione dei diritti differenziali rispetto alla

Francia, senza chiedere la reciprocità per parte di essa, il signor

Tirard si compiacque di riconoscere un atto conciliativo tale da

calmare le asprezze tuttora esistenti nei rapporti commerciali dei

nostri due paesi. Ma quando io gli chiesi se egli avrebbe seguìto

nella via conciliativa apertagli dall'E. V., egli mi rispose che,

prima di addivenire all'abolizione, per parte della Francia, delle

tariffe differenziali, sarebbe necessario di riformare alcuni

articoli della nostra tariffa generale, che sono effettivamente

proibitivi per il commercio francese; al che gli feci osservare che

la questione posta in quel modo era affatto diversa dall'altra,

poichè egli ci suggeriva infatti per le nostre tariffe delle

modificazioni che giustificherebbero soltanto la stipulazione di un

nuovo trattato di commercio, al quale la Francia stessa in questo

momento ripugnava, mentre la dichiarazione di V. E., relativa

all'abolizione dei diritti differenziali, era un atto di conciliante

cortesia, che non potrebbe essere ricambiato che con un atto

consimile per ben dimostrare che i nostri due paesi, conservando

tuttora la loro libertà commerciale, non intendono continuare più

oltre una guerra di tariffe che non giova a nessuno. Il signor

Tirard, tuttochè si mostrasse desideroso di ristabilire più facili

rapporti commerciali coll'Italia, non nascose che temeva

d'incontrare nella nuova Camera un ostacolo quasi insuperabile.

Poichè le ultime elezioni furono fatte sotto l'influenza del

protezionismo più assoluto, per cui è dubbio che, colla miglior

volontà, egli possa compiere il desiderio espressomi con vivacità

dal suo collega, il signor Spuller, quello cioè di ristabilire la

pace commerciale.

Tuttavia l'ostilità contro l'Italia va scemando; il discorso di V.

E. produsse molto effetto sugli uomini più oculati. Benchè la stampa

che, in generale, agisce sotto l'influenza della speculazione, tenti

di mantenere un'irritazione che serve di argomento alle sue

polemiche, non pertanto le idee pacifiche tendono a prendere il

sopravvento.

Il presidente della Repubblica, cui feci questa mattina la mia

visita di dovere, mi parlò in quel senso, ed espresse il pensiero

che le Potenze europee, anzichè profondere tesori per divorarsi tra

loro, dovrebbero unirsi per resistere all'avversario che dalla

sponda occidentale dell'Atlantico sembra voler minacciare il

commercio e l'industria europea.

Ma l'ostilità francese era irreducibile, e l'iniziativa pacifica

dell'on. Crispi non fu corrisposta.

Crispi non nutrì tuttavia risentimento verso i ministri della

Repubblica. Una piccola prova della serenità del suo spirito è data

dalla seguente lettera:

Sombernon (Côte d'or) le 13 mai 1890.

_Monsieur le Président du Conseil_,

J'ai l'honneur de vous offrir la sincère et respectueuse expression

de mes sentiments de reconnaissance pour l'insigne faveur qui m'a

été accordée sur la proposition de Votre Excellence, par sa Majesté

le roi d'Italie, quand elle a daigné me conferer la grand-croix de

son ordre royal des Saints Maurice et Lazare dont son digne ministre

à Paris, M. Resmann, m'a remis les insignes et le diplôme le six mai

courant.

Il m'a été particulièrement agréable de recevoir par l'intermédiaire

de Votre Excellence cette marque de la haute estime de Sa Majesté,

et je serai heureux si Votre Excellence voulait bien se charger

d'être auprès du Roi l'organe et l'interprète de ma profonde

gratitude.

Je saisis cette occasion, monsieur le Président du Conseil, de vous

assurer de la très haute considération avec laquelle j'ai l'honneur

d'être

de Votre Excellence

le très humble et très obéissant serviteur

Politica estera: memorie e documenti · 第 169 / 215 题