G. CARD. HOHENLOHE.

[Illustrazione: Autografo riprodotto fotograficamente: lettera del

card. Hohenlohe a Crispi.]

_(Minuta di una lettera del cardinale Gustavo di Hohenlohe — 24-7-89)_

«Nell'ultima udienza dissi alla S. V. di aver invitato il ministro

Boselli il quale aveva concesso di far fare lo scalone di San

Gregorio e ci ha promesso anche altri favori. Mi parve che la

Santità Vostra fosse contenta. Tanto maggiore fu la mia sorpresa nel

ricevere quella lettera (sgarbata)[30] del cardinale Rampolla. Oggi

non possiamo più (segregarci dai personaggi del governo italiano con

un sistema cinese).[31] Iddio ha disposto le cose in modo che la

Chiesa non può più riprendere il dominio temporale. La salute delle

anime esige che noi ci rassegniamo, che restiamo tranquillamente

nelle sfere ecclesiastiche e facciamo la carità con le nostre

sostanze e con i nostri insegnamenti ai fedeli.

[30] Cancellata la parola.

[31] Mutato poi di pugno del Cardinale in «sequestrarci dalla vita

moderna».

Si parla di partenza. (S. E. Crispi stesso mi disse l'altro giorno

di dire a Vostra Santità)[32] che se Lei vuole partire egli non vi

si opporrà e La farà accompagnare con tutti gli onori, ma che Vostra

Santità non tornerà più a Roma. E che se la Sua partenza suscitasse

una guerra per es. per parte della Francia, la religione perderebbe

immensamente. Che l'Italia non farà la guerra se la Francia non

l'attacca; che in caso di guerra il governo italiano garentisce la

sicurezza del Papa a Roma. Ma che il Papa non si faccia illusioni:

partito che sarà, non tornerà a Roma e la Santa Sede soffrirà una

terribile scossa.

[32] Mutato in «Persona intima di S. E. Crispi mi assicurò che il

pensiero del Ministro a questo proposito, è il seguente».

(Più; la Francia fa tutte le facilitazioni alla Russia in Oriente

per far trionfare lo scisma, purchè abbia l'alleanza della Russia.

Sembrerebbe dunque che poco da quella parte vi sia da sperare).[33]

[33] Periodo cancellato.

Noi Cardinali abbiamo il dovere strettissimo di dire la verità al

Papa, perciò eccola.

Del tempo di Pio VI si perdettero i cinque milioni di scudi

depositati da Sisto V. a Castello, e con tutto ciò fino al 1839 ogni

nuovo Cardinale _giurava_ di conservare questi cinque milioni che

non vi erano più. Non fu che il cardinale Acton che protestò contro

quel giuramento nel 1839 e papa Gregorio trovava giuste le

osservazioni dell'Acton. Così oggi pure si fa giurare ai Cardinali

cose che non si possono mantenere. Perciò conviene rimediare.[34]

[34] La lettera doveva essere consegnata al cameriere fidato del

Papa da monsignor Azzocchi, affinchè non venisse intercettata. Il

cardinale di Hohenlohe scriveva in data 27 luglio a Pisani-Dossi

«questa mattina sarà consegnata la nota carta».

_(Note di Pisani-Dossi, Capo di gabinetto alla Consulta)._

_(Relazione di Pisani-Dossi a Crispi)._

«4/8/89.

Il Papa ebbe la lettera di Hohenlohe sabato 27 luglio per mezzo del

suo cameriere Centra. La lettera, oltre le modificazioni fatte in

presenza di Pisani-Dossi, aveva subite queste altre: 1.º — al

principio — «Mando a V. S. le fotografie promesse, ecc. (Credo

fossero le fotografie del viaggio del Re a Berlino donate dal

Pisani-Dossi ad Hohenlohe); 2.º — Si chiedeva un'udienza al Papa e

se ne accennava lo scopo — e qui la lettera com'era stata combinata;

3.º — in fine — «Ecco quanto doveva dire a V. S.»

Il 3 agosto il Papa mandò monsignor Sallua, piemontese, commissario

del Santo Uffizio e vicario di Santa Maria Maggiore da Hohenlohe a

dirgli che S. S. era molto afflitta per la lettera da lui scritta e

non poter accordargli la chiesta udienza. Rispose Hohenlohe che

avrebbe dovuto piuttosto lui lamentarsi della condotta del Papa

verso lui e che il Papa doveva ringraziare Hohenlohe di avergli

fatto conoscere la verità sulla situazione attuale, soggiungendo che

anche gli altri governi erano dell'opinione del governo italiano.

Quel negare l'udienza, chiesta da Hohenlohe, era da questi

considerata come una provocazione; che tuttavia egli non avrebbe

data loro la soddisfazione di fare dei passi inconsiderati.

Ringraziassero Iddio se egli si conduceva con tanta moderazione, e

il Papa poi in particolare ringraziasse Hohenlohe se era divenuto

cardinale, perchè Pio IX nel 1852 non voleva nemmeno ricevere

monsignor Pecci, e fu Hohenlohe che attutì lo sdegno del Papa contro

Pecci. Concluse che era ora di finirla con siffatte bugie e

finzioni.

Monsignor Sallua si fece pallido e si mise a piangere, e scusava il

pontefice perchè vecchio.

Hohenlohe ripigliò a dire che Leone XIII era in balìa di pochi

intriganti e di agenti del cardinal Monaco «villano, di scarpe

grosse e di cervello fino», il quale spaventava il Papa colle pene

dell'inferno.

Nel corso della conversazione tanto Hohenlohe quanto Sallua

riconobbero che la storia della partenza del Pontefice era una

scenata che aveva disgustato molta parte del clero contro il Papa.

Hohenlohe il quale disse, quasi dettando, quanto sopra a

Pisani-Dossi, crede di avere colla sua lettera cagionato una buona

scossa al Papa e di aver reso un servizio al ministro Crispi.»

Berlino 21 luglio 1889.

_Carissimo amico_,

Sono arrivato da quattro giorni. Prima visita ad Holstein. Seppi che

il Principe stava poco bene a Varzin. Il figlio Erbert era tornato

dal suo congedo a Berlino, il giorno precedente. Holstein mi osservò

che riguardo alle gravi notizie ch'io portavo in tuo nome, il

Principe non poteva conoscere che quanto essi stessi gli fanno

sapere da Berlino. Riguardo ai provvedimenti da prendere bisognava

certamente sentire lui. Gli si telegrafò la mia venuta e lo scopo.

Rispose ad Erbert e Holstein che mi dassero qui tutte le

informazioni possibili, e che mi attendeva ospite a Varzin domani

sera, lunedì. Martedì vi sarà anche Erbert. È un viaggio noiosissimo

di 11 ore. Varzin giace a poca distanza da Rugenwalder, sulla costa

del Baltico.

Da Holstein fui intanto presentato ad Erbert, al ministro della

Guerra generale Verdy de Vernoy (appartenente a famiglia francese

protestante, cacciata dalla Francia due secoli or sono) ed al

Consigliere di legazione Kaschdau, che accompagnò l'Imperatore in

Italia e che con Holstein è depositario alla Cancelleria delle cose

più segrete.

Qui sono assolutamente increduli riguardo alle notizie che ho

portato, cioè, alla possibilità di un improvviso attacco alle nostre

frontiere, a un tentativo di sbarco sulle nostre coste dell'Italia

meridionale con due divisioni provenienti da Tolone, ed una da

Algeri, etc. Almeno fino ad ora tutte le informazioni che hanno qui

dai confini italo-francesi e da Parigi, escludono la possibilità del

fatto. Però si telegrafò a Parigi al barone De Huene, maggiore di

Stato Maggiore e capo dell'ufficio militare addetto all'ambasciata.

È persona intelligentissima e che ha avuto una rara abilità

nell'organizzare in tutta la Francia un perfetto servizio di

informazioni.

La risposta di De Huene, arrivata stamane, dice che non vi è alcun

agglomeramento straordinario di truppe al confine italiano, nè

movimento eccezionale nell'arsenale di Tolone. Ripete quanto aveva

già detto in un recente rapporto, cioè, che nelle alte sfere

militari francesi si è malcontenti del sistema di fortificazioni

verso il confine italiano, e che per rimediarvi si intraprenderanno

tosto lavori importanti. Ciò accennerebbe a idee di difesa, non di

offesa. Le comunicazioni strategiche ferroviarie sono purtroppo

ottime, il che darebbe la possibilità di ottenere in brevissimo

tempo quell'agglomeramento di truppe che ora non esisterebbe. Le

ultime manovre navali allo scopo di studiare la difesa delle coste

sul Mediterraneo, lasciarono molto a desiderare. In alcuni punti

dove la ferrovia è troppo litoranea si lavora attivamente per

deviazioni interne. A Lione, ove ha sede il Comando dell'esercito

che dovrebbe operare contro l'Italia, nulla si rimarca di movimento

straordinario. Il generale in capo sarebbe Billot. Fu abile ministro

della Guerra, ma venne presto allontanato per i suoi principi

ritenuti monarchici. Ad ogni modo, a riguardo dell'Italia, sono

tutti uguali in Francia, e monarchici, e repubblicani, e

boulangisti, e anarchici. A questo proposito permettimi di aprire

una parentesi.

Prima di partire da Milano trovai il dep. Mazzoleni, anima candida,

tipo da nazzareno, che, in questi tempi, prende sul serio la

missione di predicare la pace fra gli uomini. Era reduce da Parigi,

ove fu al Congresso della pace e dell'arbitrato internazionale.

Messo un po' alle strette, mi confessò, nella sua lealtà, di essere

rimasto impressionatissimo dell'avversione all'Italia che trovò in

ogni ceto di persone. Andò, con Pandolfi, Boneschi, e non ricordo

quali altri deputati, alla Camera per stringere la mano a quei

deputati francesi che erano venuti in Italia e che fecero a Milano

tante dichiarazioni di amicizia e fratellanza. Ebbene, questi

signori che si erano ben guardati dal recarsi alla stazione per

ricevere i nostri connazionali, anche alla Camera se ne fuggirono

per non lasciarsi trovare. Nell'imminenza delle elezioni, farsi

vedere a stringer la mano ad alcuni deputati italiani, per quanto

radicali, voleva dire compromettersi cogli elettori, rovinare la

propria elezione.

Chiudo la parentesi. — Ebbi l'avvertenza di far ben capire ai nostri

amici di qui che se tu eri allarmato per quanto avevi saputo in via

speciale e positiva, però, tu stesso ritenevi che un attacco poteva

verificarsi solo verso ottobre o novembre. In proposito, Erbert e

Holstein convengono che quello che non ritengono possibile ora,

possa benissimo divenirlo allora. Credono fermamente che gli uomini

ora al potere in Francia non vogliono in questo momento la guerra,

perchè occupati esclusivamente a preparare le elezioni, questione

per loro di vita o di morte. Solamente l'esito delle elezioni darà

l'idea di cosa possa attendersi più o meno prossimamente dalla

Francia. Ritengono molto in ribasso il boulangismo, e che le notizie

allarmanti che tu hai avuto provengano dalla parte monarchica del

partito boulangista che intriga al Vaticano. Ad ogni modo, se chi

avrà in mano i destini della Francia dopo le elezioni volesse fare

un colpo di testa, qui assicurano che saranno preparati. Anche in

questo frattempo, se qualche fatto rimarchevole ed inquietante per

noi si verificasse ai nostri confini verso la Francia od altrove, mi

disse Erbert che, come all'epoca della questione delle scuole a

Tunisi, incaricherebbero l'Ambasciatore di far sapere al governo

francese che, come nostri alleati, si interessano altamente di un

possibile nostro pericolo, e di fronte a questo sono pronti a

sostenerci. Ma di ciò parlerò più positivamente con il Principe a

Varzin.

È fatto molto gradito e rassicurante in ogni evento, il pregio e

l'importanza che qui si attribuisce alla nostra alleanza. Ritengono

e dichiarano indispensabile di fronte alla Russia l'alleanza

austriaca, ma dicono che non amano l'Austria, mentre amano l'Italia.

Vidi Erbert ieri alle 3 ½ e mi disse che pochi momenti prima era

stato a vederlo il conte De Launay con un tuo dispaccio che

riguardava la possibile partenza del Papa, per eccitamento

specialmente del cardinale Rampolla. Erbert ritiene che questo

cardinale, come tuo isolano, deve odiarti più d'ogni altro. Mi disse

di avere risposto a De Launay che se si levasse all'Italia questo

verme roditore, non lo crederebbe un male. Cosa ne dirà il Principe?

Sentirò anche questo, e vedrò se il parere del padre è identico a

quello del figlio.

S'intende che ti scriverò non appena da Varzin sarò reduce a

Berlino, ma solo di passaggio, perchè non avrei più ragione di

fermarmi. Invece, il ministro della Guerra, che s'interessa assai

dei nostri approvvigionamenti verso il confine francese, cosa alla

quale io potei inesattamente rispondere, desidera che, ritornando in

Italia, mi fermi a Francoforte. Di là mi farà accompagnare da un

ufficiale a farmi l'idea del come essi sono preparati. Credetti non

rifiutare l'offerta trattandosi di 24, o 48 ore di ritardo.

Politica estera: memorie e documenti · 第 164 / 215 题