Crispi, a Parigi. — «Un governo serio quando tratta con altro
governo si astiene dal dare pubblicità ai colloquii che avvengono
tra esso e i ministri stranieri. Di simile pubblicità si fa uso
soltanto quando non si vuole comporre amichevolmente un dissidio.
Noi non possiamo nè direttamente nè indirettamente ammettere il
diritto nel Bey di decretare discipline per l'esercizio
dell'insegnamento privato de' nostri concittadini in istituti
italiani in Tunisia. Ripeto quanto già dissi. Se siffatto diritto
fosse ammesso e l'Europa lo acconsentisse, noi ci sentiremmo in
dovere di applicare analoghi decreti qui in Roma a tutti gli
istituti e corporazioni straniere, la maggior parte de' quali è
francese. Se avessimo voluto sollevare una questione internazionale
col nostro reclamo, non vi avremmo telegrafato come già fecimo.
Senonchè il signor Goblet pare animato da ben altri sentimenti. In
conclusione noi non possiamo accontentarci delle assicurazioni
dateci circa il modo di applicazione dei decreti ai nostri istituti.
Sono i decreti stessi che respingiamo in principio come illegali,
violatori de' nostri diritti, contrari alle Capitolazioni e ai
trattati vigenti....»