Von BISMARCK.»

Federico III dovette partire subito per recarsi ad assumere l'Impero e a

rendere al Padre gli estremi onori. Re Umberto volle fare personalmente

al suo augusto amico gli augurii in terra italiana, e giunse alla

stazione di Sampierdarena mentre dalla riviera di ponente vi giungeva il

convoglio germanico. In quella piovosa e fredda mattina del 10 marzo

l'incontro dei due Sovrani fu molto triste. L'Imperatore chiuso nella

sua vettura, ricevette commosso il Re e Crispi. Non poteva parlare:

ascoltava e dava risposta scritta sui fogli del suo taccuino. A Crispi

porse un foglietto sul quale erano queste parole: “J'ai été bien touché

des paroles prononcées dans les deux Chambres„.

[Illustrazione: Nota manoscritta.]

È ignorato che durante il soggiorno di Federico Guglielmo in Liguria gli

anarchici avevano deciso un attentato contro di lui. Un rapporto su

questo argomento dava le seguenti notizie:

“Nei conciliaboli già segnalati era stato dapprima deciso che

l'assassinio del Principe imperiale sarebbe stato tentato per mezzo di

bombe cariche di dinamite, in occasione del viaggio a San Remo di S. M.

il Re d'Italia, che sarebbe stato ucciso insieme al Principe. Il Re non

avendo fatto quel viaggio, l'esecuzione del delitto è stata aggiornata.

Una nuova riunione ha avuto luogo recentemente a Nizza, e in essa si

sarebbe deciso che l'esecuzione del Principe imperiale solo avesse luogo

in quella stessa settimana. L'individuo incaricato del delitto sarebbe

un certo G. A., garzone di cucina a Mentone.

Gli anarchici sanno benissimo che il successo dell'attentato non

potrebbe avere nessuna conseguenza politica favorevole alla loro causa;

essi vogliono solamente affermare pubblicamente la potenza del loro

partito con un gran fatto.„

Dal _Diario_:

_27 marzo._ — Il conte Solms mi annunzia che Moret ha ritirato

l'invito mandato alla Porta per intervenire alla Conferenza sul

Marocco. Chiede il mio parere, ed io gli dichiaro di esser contrario

e di essermi manifestato in tal senso col conte Rascon. Ho

telegrafato a Londra per conoscere l'opinione di lord Salisbury. Il

Solms mi previene che l'Austria ha risposto che avrebbe seguìto il

parere delle Potenze mediterranee.

_27 marzo._ — In seguito ad una lettera particolare

dell'ambasciatore d'Italia a Madrid, conte Tornielli, nella quale si

partecipava la speranza del ministro Moret che l'Italia volesse fare

una dimostrazione di simpatia alla Spagna, inaugurandosi nel

prossimo maggio dalla Regina Reggente l'Esposizione di Barcellona,

telegrafo al conte Nigra, a Vienna:

«Mi risulta che il governo spagnuolo vedrebbe con viva soddisfazione

che la nostra squadra, sotto il comando del duca di Genova, si

trovasse a Barcellona alla metà del mese di maggio, cioè per

l'arrivo colà della Regina Reggente. Questa dimostrazione di

simpatia, la quale gioverebbe a rafforzare il principio monarchico

in Ispagna in un momento in cui la Francia cerca d'indebolirlo, e ad

affermare l'intesa dei due paesi, potrebbe acquistare una

significazione politica d'importanza anche maggiore se la squadra

austro-ungarica si unisse alla nostra. Parmi che cotesto governo non

possa non essere favorevole a tale progetto. Voglia parlarne a

Kálnoky e telegrafarmi se l'idea è da lui bene accolta.»

_29 marzo._ — Risposta di Nigra:

«Kálnoky mi dice che divide il parere di V. E. circa la convenienza

dell'invio delle squadre a Barcellona durante il soggiorno colà

della Regina Reggente, ma che deve informarne l'Imperatore e

prendere i suoi ordini. Egli si riserva di far conoscere la

decisione di S. M. a V. E.»

_(?) aprile._ — L'ambasciatore d'Austria-Ungheria mi comunica il

seguente telegramma di Kálnoky:

«Vogliate dire a S. E. il signor presidente del Consiglio che noi ci

associamo con grande soddisfazione al progetto di riunire le squadre

dei due Stati per salutare S. M. la Regina Reggente di Spagna a

Barcellona, e che diamo un gran valore all'incontro e alla riunione

delle squadre che mostreranno così unite le due bandiere delle due

Potenze alleate. S. M. l'Imperatore e Re ha consentito col più

grande piacere a questa idea e ha già dato gli ordini necessari al

Comando della marina.»

_6 maggio._ — Avendo proposto al conte Kálnoky che le squadre

italiane e austro-ungarica giungessero a Barcellona simultaneamente

a quella inglese, l'ambasciatore Nigra mi comunica che la squadra

imperiale è partita ieri per Barcellona, dove arriverà l'11 maggio.

Le due squadre potrebbero partire insieme da Barcellona.

_30 marzo._ — Ambasciatore di Spagna: gli dico di non opporsi

all'intervento della Turchia alla Conferenza sul Marocco. La Spagna

avendo fatto l'invito, non può ritirarlo.

_1.º aprile._ — Telegrafo al principe di Bismarck: «Prego V. A. di

gradire nel giorno anniversario della sua nascita i miei voti più

sinceri. Confrontando la Germania di oggi, ch'è in gran parte opera

vostra, con la Germania del 1815 che vi vide nascere, ammiro la

grandezza del vostro genio e la potenza della vostra volontà; sono

orgoglioso dei buoni rapporti che intercedono tra noi e mi conforta

che il mio paese proceda di conserva nella storia della nostra epoca

con quello di cui V. A. con mano sicura e ferma guida i destini».

— Il conte di Launay mi telegrafa di essersi recato a far visita al

Gran Cancelliere. «Egli mi ha detto — così il Launay — di essere

stato commosso del telegramma grazioso in ogni modo che in occasione

del suo giorno natalizio gli ha indirizzato V. E. Il Principe non

potrebbe essere più soddisfatto dell'amicizia che regna tra i due

governi. Una perfetta intesa è tanto più necessaria dinanzi

all'avvenire incerto. Nessuno può prevedere ciò che avverrà in

Francia, dove i partiti estremi prevalgono sugli elementi moderati.

Noi non attaccheremo perchè non vogliamo rappresentare la parte di

provocatori. Il vostro governo evita saggiamente tutto ciò che possa

aver l'aria di una provocazione. Ma se malgrado questa attitudine,

la guerra dovesse scoppiare, noi siamo in condizione di affrontare

la sorte con successo. Ho approfittato di questa occasione per

ringraziare il Cancelliere dell'appoggio che continua a darci per

impedire il deprezzamento della nostra rendita. S. A. mi ha risposto

che faceva questo di gran cuore. Sono questi i servizi che si

debbono rendere gli amici».

_3 aprile._ — Solms mi dà lettura di una Nota colla quale si

risponde ad un mio telegramma diretto ad ottenere che il principe di

Bismarck volesse persuadere Salisbury a permettere alle nostre

truppe di Massaua, che soffrono per il gran caldo in quel porto del

Mar Rosso, di passare l'estate in Egitto. Il governo inglese ci ha,

invece, offerto l'isola di Cipro, ed ho risposto che tanto valeva

ritirare le truppe in Italia.

_4 aprile._ — Il conte Rascon viene a parlarmi dell'intervento turco

nell'affare del Marocco. Il Marocco rifiuta tale intervento.

_13 aprile._ — Solms mi dà notizia di una Nota di Radowitz da

Costantinopoli, secondo la quale i francesi avrebbero dato a credere

al Sultano che noi abbiamo mandato da Massaua ottomila soldati a

Suez, con animo di occupare l'Egitto.

La sera del 10 Radowitz ha pranzato a Yldiz-Kiosque. Poco avanti il

pranzo, il Gran Visir gli ha comunicato la notizia ricevuta

dall'Ambasciata di Francia relativa all'invio delle nostre truppe a

Suez, soggiungendo confidenzialmente che il conte di Montebello

aveva offerto alla Turchia tutto l'appoggio della Francia per quelle

misure che giudicasse necessario prendere in vista di un tal fatto.

Era cotesta una maniera di spingere la Porta a una decisione

irriflessiva. Il Gran Visir dubitava egli stesso dell'esattezza di

tale notizia; ma non poteva non esserne preoccupato. Il Sultano

pareva allarmatissimo, e durante il pranzo ha parlato continuamente

con l'Ambasciatore di Germania. Radowitz non ha mancato di fargli

osservare che la notizia, venendo da fonte che non offre garanzie

d'imparzialità, non poteva essere accettata senza controllo, e che

prima di emettere un giudizio qualunque bisognava assicurarsi della

sua esattezza; in ogni caso la sua opinione personale era che la

politica italiana escludeva qualsiasi attentato all'integrità

dell'Impero Ottomano e ai diritti del Sultano. Coteste parole hanno

contribuito a calmare lo spirito di Sua Maestà.

_15 aprile._ — Photiadès-pascià m'informa di essere stato

interpellato da Costantinopoli circa l'invio a Suez di ottomila

soldati nostri sotto il comando del generale Saletta. Egli avrebbe

smentito la notizia soggiungendo che si tratta del ritorno delle

truppe da Massaua. L'insinuazione sarebbe stata fatta dal

vice-console francese a Massaua.

_3 giugno._ — Il conte Solms m'informa di un colloquio tra il conte

di Bismarck e l'ambasciatore di Francia a Berlino, signor Herbette.

Rispondendo alla domanda che la Germania concorra alla sola

esposizione di belle arti del 1889, il Conte si sarebbe rifiutato

con parole assai vive. Egli avrebbe detto che il governo francese

sarebbe impotente a tutelare l'ospitalità dovuta ai tedeschi. Se i

francesi li oltraggiassero e maltrattassero le loro opere d'arte, il

governo francese si troverebbe in una posizione difficile, e siccome

la Germania vuole conservare lo stato di pace tra le due nazioni, è

meglio evitare ogni occasione di dissidio. Dopo i casi di Belfort, i

tedeschi non sono punto sicuri in Francia e fanno male ad andarvi;

si troverebbero più sicuri ed incontrerebbero minori pericoli nel

fondo dell'Africa.

Herbette restò scosso da coteste parole ed esclamò: «C'est que vous

êtes les vainqueurs et nous les vaincus.»

Il Bismarck rispose che vi erano state altre guerre tra i due paesi,

e qualche volta furono vinti i tedeschi; ma non avvenne mai quello

che è avvenuto dopo il 1870, cioè che gli spiriti in Francia fossero

rimasti così inquieti e molesti da rendere difficili le relazioni

che sono necessarie tra popoli civili.

L'Herbette osservò che in Francia vi sono trentamila tedeschi che vi

fanno affari.

— Ve n'erano più di trecento mila prima del 1870, — replicò il

Bismarck, — e tutta cotesta massa di nostri concittadini dovette

ritirarsi. Desidererei che tra la Francia e la Germania vi fosse una

muraglia chinese e nessuna ragione di rapporti e di dissidi.

Herbette espresse l'avviso che francesi e tedeschi avvicinandosi e

frequentandosi, finirebbero per conoscersi e stimarsi. Così solo

potrebbero cessare i rancori. Ma il conte di Bismarck non nutre la

stessa speranza.

Così il colloquio terminò.

Il Solms torna a parlarmi della favola che le flotte unite di

Italia, Austria e Inghilterra sarebbero andate a Costantinopoli per

fare una dimostrazione. Il Radowitz assicura che la notizia a

Costantinopoli sia stata mandata da Photiadès-pascià. Costui sarebbe

l'organo, volontario o involontario, delle due legazioni di Francia

e di Russia presso il Quirinale. Gérard e Paparigopoulo sarebbero

l'anima di cotesto intrigo.

_15 giugno._ — Il re Umberto riceve il seguente telegramma:

«Accablé de douleur je fais part de la mort de mon père bien aimé

Empereur et Roi Frédéric III. Il s'est éteint doucement ce matin à

onze heures et quart.

Politica estera: memorie e documenti · 第 80 / 215 题