«Londra, 3 ottobre 1877.
_Caro Depretis_,
Ebbi ieri la tua lettera.
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Vedrò Cialdini al mio passaggio da Parigi, e se affretterò il mio
ritorno tenterò di vederlo in Italia.
Parlammo con lui dell'esercito e della difesa del paese.
Non si mostrò contento delle disposizioni date da Mezzacapo. Ma
venendo ai particolari convenne che molti dei giubilati erano ferri
vecchi, e che quei messi in disponibilità o trascurati potrebbero
alla prima occasione essere rimessi onorevolmente a posto.
In verità, al Ministero della Guerra si fu poco rispettosi degli
elementi che venivano dalla rivoluzione, mentre si usarono tutti i
riguardi a coloro che fino al 1860 furono nemici nostri. Che ti pare
di Pianell, il quale comanda Verona, alle porte d'Italia, a pochi
passi dal Tirolo? Ed aggiungi, che è una fortezza, cotesta, che
avrebbe dovuto esser distrutta, e che gli austriaci ambiscono, che
riprenderebbero alla prima occasione, e che facilmente muterebbero a
nostra offesa. In Germania mi dicevano che non si è voluto
atterrarla per non dispiacere al Pianell.
Comunque sia, coteste son cose che accomoderemo.
Cialdini se ne persuaderà ed io metterò tutta l'opera mia, perchè
egli non proceda ad un atto che sarebbe interpretato a nostro danno.
Io non poteva nascondere a di Launay ch'ero stato con Bismarck.
Siccome ti telegrafai, tenni a lui solamente segrete le trattative
per l'alleanza contro la Francia. Egli però mi portò sempre a
leggere le lettere ed i telegrammi, prima che fossero spediti. E
voglio credere che tu li abbia letti tutti.
Bisogna assolutamente andare a Vienna e vedere Andrássy. Colà il
partito militare è deciso, appena glie se ne offrirà l'occasione, di
occupare la Bosnia.
Il Governo germanico non si oppone, ma non ha dichiarato che lo
permetta. Anche qui non erano contrarii, a quanto me ne dice
Menabrea, ma quando seppero che noi non potevamo permetterlo senza
compenso territoriale alle Alpi, finirono per darci ragione.
In tale stato di cose un linguaggio franco e risoluto, una
dichiarazione che li assicuri del nostro consenso e del nostro aiuto
a condizioni nettamente determinate, ci dovrà giovare, e non potrà
nuocere.
Io mi sento la potenza di farlo cotesto discorso e se tu consenti
prenderò la via di Vienna. Se pensi altrimenti farò subito ritorno
in Italia. Su questo attendo un tuo cenno col telegrafo, all'arrivo
della presente.
Disraeli è malato. Derby è a Liverpool ed attendo un suo avviso per
sapere il giorno in cui ci potremo vedere. Farò a lui le
osservazioni opportune sull'argomento di cui più innanzi ti ho
intrattenuto, e non dubito della favorevole di lui risposta. Mi
verrà agevole discorrere di tutto ciò, dopo che so ch'egli è ben
disposto.
La stampa inglese non ci è stata amica, e ne siete colpa un po' voi,
perchè non l'avete curata e l'avete lasciata in balìa dei moderati.
Ed in questo paese i giornali sono potentissimi, e bisogna saperne
far conto. E vedi in proposito di ciò qualche cosa che mi riguarda.
Ieri il Times pubblicò un telegramma del suo corrispondente romano,
nel quale si dice che il mondo officiale e diplomatico di costà è
male impressionato dei miei discorsi in Berlino e del mio telegramma
all'imperatore Guglielmo. Cotesto è un eco di alcune parole
dell'_Opinione_ del 29, che i vostri giornali lasciarono passare.
I miei discorsi a Berlino furono costituzionalissimi e corretti.
Nelle alte sfere ne furono contentissimi e me n'espressero la loro
approvazione.
Del mio telegramma all'Imperatore ne parlai al ministro Bülow ed al
barone Holstein, e non solo nulla mi osservarono sulla forma, ma si
compiacquero che io abbia fatto risalire all'Imperatore il merito
delle dimostrazioni fatte a me ed all'Italia dalla rappresentanza
del popolo tedesco.
Ed aggiungi che questa volta anche l'etichetta di Corte fu messa da
parte. Appena la Principessa Imperiale mi seppe a Berlino, mandò
persona sua per manifestarmi il desiderio di una mia visita. E
siccome l'Imperatore ed il Principe erano al campo delle manovre,
essa tenne per me un pranzo alla residenza di Potsdam. A me
personalmente tutto ciò poco importa, ma io ne son lieto pel mio
paese e pel mio partito.
Farò al _Foreign Office_ le tue dichiarazioni, e vedrò anche
d'interessarne Menabrea, perchè possa anche lui togliere la cattiva
impressione prodotta per l'affare dei passaporti. Non trascurerò
cotesto argomento quando vedrò il conte Derby.
Avrai le notizie che mi chiedi sulle elezioni generali di Francia. E
saprai il mio itinerario appena mi avrai telegrafato alla ricezione
di questa mia.
Godo che lo stato delle finanze sia buono. Con la buona finanza
potremo fare delle grandi cose. Pel resto, lascia a me la cura. Alla
Camera tutto procederà in regola.
Ed ora lascia che ti stringa cordialmente la mano.